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Fredrick Töben
è il più importante revisionista australiano.

Ha fondato l’Adelaide Institute nel 1994, con lo scopo di combattere - come ha scritto Mark Weber - il blackout storico concernente l’Olocausto.

E' il responsabile di uno dei più grandi siti revisionisti del pianeta, intitolato proprio all'Adelaide Institute.

Töben nacque nel 1944 nella Germania del Nord, ma emigrò con la sua famiglia in Australia quando aveva dieci anni. Ha compiuto studi universitari in Australia, Nuova Zelanda e Germania; ha lavorato come insegnante in Germania, Nuova Zelanda, Zimbabwe, Nigeria e Australia.

I suoi guai giudiziari sono iniziati nel 1996 con una querela da parte della comunità ebraica australiana (ECAJ), cui corrispose nel 2000 un ordine - da parte della Commissione per i Diritti Umani e le Pari Opportunità (HREOC) - di rimuovere dal suo sito tutto il materiale giudicato offensivo dalla detta comunità.

Nel 1999 è stato imprigionato per sette mesi in una prigione tedesca, per aver fatto domande ritenute "negazioniste" ad un pubblico ministero nel corso di un'intervista.

Nel Novembre del 2000 i nemici di Töben si appellarono alla Corte Federale affinché imponesse al revisionista australiano di rispettare l'ordinanza dell'HREOC.

Nel 2002 il giudice federale Catherine Branson decise che Töben aveva infranto la legge contro la discriminazione razziale (Racial Discrimination Act) e ordinò che il materiale contestato venisse rimosso dal sito.

Töben non si è mai piegato a queste ingiunzioni, rifiutandosi di rimuovere i files incriminati

Nel 2006 Jeremy Jones, il più acerrimo nemico di Töben, ha rinnovato la denuncia alla Corte Federale arrivando a chiedere l'imprigionamento del suo antagonista (vedi qui).

Gli ultimi sviluppi sono di qualche giorno fa: Töben è stato nuovamente convocato dalla Corte Federale, imputato di “disprezzo della corte”, ed è stato invitato a scusarsi per aver infranto gli ordini. Töben, per evitare un altro processo, ha acconsentito a fare le sue scuse; l’Australian Jewish News ha commentato allora che Töben «si era scusato di aver negato l’Olocausto» (vedi qui).
A quel punto Töben ha precisato che le sue scuse erano limitate al fatto di aver infranto gli ordini e non erano estese alle sue convinzioni sull'Olocausto e sulle camere a gas, aggiungendo quindi che se l'interpretazione del giornale ebraico fosse conforme alle intenzioni del tribunale avrebbe rotto l'accordo raggiunto.

Ha quindi interrotto la cancellazione dal sito del materiale incriminato.

In queste condizioni, e in attesa di un chiarimento da parte del tribunale, Töben si è detto pronto ad affrontare l'eventuale processo.

Rischia la galera.