La Cina è vicina, in tutti i sensi.
In questi giorni, infatti, si assiste, presi da senso di impotenza, ad una silenziosa espansione dell' "impero del dragone" verso l'Europa ed in particolar modo verso l'italia che è purtroppo l'anello debole della catena europea.
Già qualche mese fa a Milano vi fu un inquietante prologo, allorquando i Cinesi della zona di Via Sarpi protestarono per una multa inflitta ad una commerciante loro connazionale, scontrandosi con le forze dell'ordine.
Ma la cosa più inquietante, non sono gli scontri, bensì le bandiere della Repubblica Popolare Cinese, ostentate orgogliosamente dai manifestanti stessi.
Tale sventolio di bandiere, infatti, rappresenta la prova lampante della non volontà dei cittadini di etnia cinese presenti in Italia di integrarsi e di sentirsi Italiani.
Grave fu l'assoluta indifferenza delle nostre autorità verso tale episodio.
Coloro che hanno ostentato la loro appartenenza ad un'altra nazione, vi dovevano immediatamente fare ritorno con un ordine di rimpatrio coatto.
Altri episodi si sono avuti a Firenze, quando, per ben due volte, circa un migliaio di cinesi hanno bloccato il traffico assembrandosi davanti al loro consolato perchè convinti di una sanatoria che li riguardava.
Anche qui viene da domandarsi chi e perchè abbia alimentato tale voce.
Ma gli episodi più clamorosi sono quelli che vedono coinvolti due mondi, apparentemente molto distanti tra loro, la moda e la religione.
I tabloid inglesi hanno per la prima volta alzato il velo sulle ipocrisie delle cosiddette grandi firme, orgoglio della produttività italiana, scoprendo che, in realtà di Italiano, i loro prodotti hanno ben poco, forse il 30%.
Succede, infatti, che praticamente nessuna grande marca produce in proprio i capi o gli accessori, cedendone la fabbricazione ad altre ditte Italiane.
Il problema è che, le grandi aziende, avendo un potere contrattuale enorme, dettano alle ditte contoterziste le loro condizioni economiche (in pratica fanno loro il prezzo) che sono insostenibili per aziende in regola con tutti i vincoli di legge.
I contoterzisti, quindi, a loro volta, subappaltano la produzione ad altre ditte, stavolta gestite da Cinesi, che per pochi euro realizzano capi di abbigliamento che poi finiscono a caro prezzo nelle vetrine di lusso, dopo essere stati "ritoccati" dalle ditte regolari quel tanto (il famoso 30% appunto) che basta per poterli definire "made in Italy".
Il secondo riguarda, invece la vera e propria imposizione del governo cinese al nostro, di non ricevere il Dalai Lama, massima autorità religiosa del buddismo Tibetano, a nessun livello istituzionale, pena sanzioni poltiche ed economiche, non meglio precisate da parte di Pechino nei confronti dell'Italia, per timore che tali colloqui possano mostrare il vero volto sanguinario e repressivo della Cina, che poi è alla base del suo sviluppo economico, viste le condizioni quasi inumane nelle quali sono obbligati a lavorare i cittadini di quel paese.
Se non è una colonizzazione questa!
I Cinesi stanno praticamente comandando in casa nostra e nessuno che abbia il coraggio di dire loro qualcosa, poichè potremmo, appunto subire sanzioni economiche.
Che classe politica inetta abbiamo, se ha paura di sanzioni che si ritorcerebbero contro chi le emette come un boomerang?
Se infatti la Cina ci boicottasse economicamente, non riceveremmo alcun danno reale, anzi ne trarremmo solo benefici poichè elimineremmo dal mercato prodotti di bassissima qualità e spesso tossici o nocivi, poichè la Cina, attualmente, esporta solo questo genere di prodotti, dei quali possiamo fare a meno.
Inoltre, le sanzioni cinesi espellerebbero dal mercato anche i prodotti falsamente "made in Italy" di cui sopra, che, a questo punto, da orgoglio, si sono trasformati in disonore nazionale, favorendo un ricambio tra aziende, che andrebbe a premiare quelle che veramente vogliono investire in alta qualità e produrla, integralmente, nel nostro Paese.
Per i proprietari ed i manager di quelle aziende, anche famose, che si servono di tali trucchetti, deve esserci, invece, solo la prigione, non solo per la truffa, poichè di ciò si tratta, ma anche per i danni d'immagine arrecati al nostro Paese.
In definitiva la Cina ha più bisogno di noi, di quanto noi ne abbiamo di lei, e questo deve entrare bene in testa ai nostri politici che dovrebbero addirittura avere il coraggio di boicottare le olimpiadi del 2008 a Pechino.

Luca Monti
Segretario Nazionale di Nuova Destra Sociale