Il direttore Mimun ci spiega che il Tg5 non è la Rai ma manderà un inviato che “vale per tre”
Roma. Da gennaio il Tg5 avrà un inviato in Iraq perché “bisogna parlare dell’Iraq e bisogna raccontare bene quel che succede là”, dice al Foglio Clemente Mimun, direttore del tiggì di Canale 5.
Finora i grandi media italiani non hanno parlato molto di quel che accade a Baghdad: per sapere che le cose stanno cambiando, stanno migliorando, è necessario guardare tv e stampa internazionali, la Bbc e il Washington Post per esempio, che spiegano come la “dottrina Petraeus” abbia invertito le sorti del conflitto: reportage, dati, storie spiegano perché i profughi tornano, perché gli scontri tra sciiti e sunniti sono diminuiti, perché il duro e puro Moqtada al Sadr si è staccato dalle frange più estreme delle sue milizie, perché ci sono meno bombe e meno morti.
La sensibilità per la questione irachena – che c’è, assicura Mimun, “quel che succede a Baghdad influenza tutto il resto, è da lì che si capisce il mondo” – va però incrociata con il budget, con le risorse che si possono investire per una trasferta comunque ad alto rischio.
“Noi non siamo la Rai – dice Mimun – non abbiamo tutti gli uffici di corrispondenza e tutti gli inviati che ha la Rai e, se sforiamo il budget, per noi non paga Pantalone”.
Il direttore del Tg5 conosce bene quel che ora è l’avversario – secondo i dati, il Tg1 supera il Tg5 – ci ha lavorato tanti anni, sia al Tg2 sia al Tg1, e quindi è convinto che se la Rai – con la potenza della copertura internazionale che ha – non ha inviati è un conto, se non ce li ha il Tg5 è un altro. Ma Mimun può tirare un sospiro di sollievo, perché se deve stare attento a “quattrini” e informazione, se deve badare a come destinare le risorse scegliendo i fronti che meglio devono essere raccontati, ha però una gran fortuna: Toni Capuozzo.
L’inviato del Tg5 e direttore del settimanale tv Terra! “da solo ha la capacità di raccontare e fare quello che altri inviati devono fare in più d’uno”, spiega il direttore. Che dice di conoscere bene i grandi della Rai, da Lilli Gruber (quando ancora faceva la giornalista) a Monica Maggioni, ci ha lavorato insieme, “ma non ho mai avuto un inviato come Toni Capuozzo”, uno che sa fare tutto e che sa farlo da solo, “non bisogna mandarne tre” per raccontare come cambia Baghdad.
In questo modo, è salva la notizia ed è salvo il budget.
www.ilfoglio.it del 1 dic 07
saluti




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