Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Arrow Quoziente di INTELLIGENZA

    Il QI
    Che cos'è l'intelligenza? E come la si può definire? Un dono naturale? Un destino biologico legato al patrimonio genetico? O una facoltà che si arricchisce e si affina in rapporto con ambiente, esperienze e cultura?
    E' un'entità misurabile e quantificabile anche con un test? O il segreto della vita mentale che si nasconde nel cervello umano è ancora tutto da scoprire? Negli ultimi decenni neurobiologi, cognitivisti, neuropsicologi hanno cercato di dare risposte a queste domande. Nessuna è stata finora esauriente. Difficile, secondo la neuroscienza, spiegare tutti quei meccanismi molecolari che stanno alla base dei processi mentali. E ancor più arduo misurare con matematica esattezza una facoltà, l'intelligenza, che è fatta di tante capacità distinte e correlate fra loro: comprensione, pensiero, elaborazione, giudizio, soluzioni, scelte.

    Ma non la pensano così i due americani Charles MURRAY, sociologo, e Richard HERRNESTEIN, psicologo, entrambi professori all'università di Harvard.
    Non hanno dubbi sull'intelligenza: di come sia tramandata per via genetica e di come le differenze, misurate con il quoziente intellettivo, o Q.I., siano solo conseguenza di una ineluttabilità biologica.
    E hanno affidato gli argomenti che li hanno portati a queste provocatorie conclusioni alle 850 pagine del loro libro 'The bell curve' (ossia la curva a campana). Pubblicato negli Usa, il libro di Murray e Herrnstein ha suscitato un'ondata di polemiche.
    La tesi avanzata dai due autori in sintesi è questa: la società americana è sempre più divisa tra una élite intelligente di bianchi che monopolizza la posizione di potere e una sottoclasse di proletariato ritardato afflitto da grandi patologie sociali: disoccupazione, crimine, troppi figli.
    L'intelligenza, misurata con il Q.I., sarebbe il fattore principale della divisione americana in classi sociali.
    I fattori ambientali? Contano poco. I neri costituiscono la grande maggioranza della ' sottoclasse ' meno intelligente e questa spaccatura della società americana tra una élite di bianchi e i ghetti di neri sarebbe ' inevitabile '.
    L'intelligenza, insomma, è un bene che si eredita e non si acquisisce. La controversia non è nuova.
    L'ultima ondata di polemiche risale al 1968 quando Arthur Jensen, professore californiano, in base al fatto che i neri ottenevano punteggi inferiori ( in media 15 punti in meno) rispetto ai bianchi nei test di intelligenza, affermò che questa differenza era genetica e quindi non era possibile colmarla

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da MEROVINGIO Visualizza Messaggio
    Il QI
    Che cos'è l'intelligenza? E come la si può definire? Un dono naturale? Un destino biologico legato al patrimonio genetico? O una facoltà che si arricchisce e si affina in rapporto con ambiente, esperienze e cultura?
    E' un'entità misurabile e quantificabile anche con un test? O il segreto della vita mentale che si nasconde nel cervello umano è ancora tutto da scoprire? Negli ultimi decenni neurobiologi, cognitivisti, neuropsicologi hanno cercato di dare risposte a queste domande. Nessuna è stata finora esauriente. Difficile, secondo la neuroscienza, spiegare tutti quei meccanismi molecolari che stanno alla base dei processi mentali. E ancor più arduo misurare con matematica esattezza una facoltà, l'intelligenza, che è fatta di tante capacità distinte e correlate fra loro: comprensione, pensiero, elaborazione, giudizio, soluzioni, scelte.

    Ma non la pensano così i due americani Charles MURRAY, sociologo, e Richard HERRNESTEIN, psicologo, entrambi professori all'università di Harvard.
    Non hanno dubbi sull'intelligenza: di come sia tramandata per via genetica e di come le differenze, misurate con il quoziente intellettivo, o Q.I., siano solo conseguenza di una ineluttabilità biologica.
    E hanno affidato gli argomenti che li hanno portati a queste provocatorie conclusioni alle 850 pagine del loro libro 'The bell curve' (ossia la curva a campana). Pubblicato negli Usa, il libro di Murray e Herrnstein ha suscitato un'ondata di polemiche.
    La tesi avanzata dai due autori in sintesi è questa: la società americana è sempre più divisa tra una élite intelligente di bianchi che monopolizza la posizione di potere e una sottoclasse di proletariato ritardato afflitto da grandi patologie sociali: disoccupazione, crimine, troppi figli.
    L'intelligenza, misurata con il Q.I., sarebbe il fattore principale della divisione americana in classi sociali.
    I fattori ambientali? Contano poco. I neri costituiscono la grande maggioranza della ' sottoclasse ' meno intelligente e questa spaccatura della società americana tra una élite di bianchi e i ghetti di neri sarebbe ' inevitabile '.
    L'intelligenza, insomma, è un bene che si eredita e non si acquisisce. La controversia non è nuova.
    L'ultima ondata di polemiche risale al 1968 quando Arthur Jensen, professore californiano, in base al fatto che i neri ottenevano punteggi inferiori ( in media 15 punti in meno) rispetto ai bianchi nei test di intelligenza, affermò che questa differenza era genetica e quindi non era possibile colmarla
    Dovresti essere onesto e dire dove hai tratto l'articolo che non è farina del tuo sacco.
    Io l'ho letto nemmeno tanto tempo fa ma non rammento su quale rivista o giornale.
    Potevi almeno avanzare un'ipotesi di infondatezza delle teorie di cui si parla soprattutto se il QI dovessero misurarlo i Neri o i Cinesi o i nativi delle regioni artiche,in danno alle altre varietà della singola razza umana.
    Io penso che ogni varietà umana è più intelligente delle altre nel proprio ambiente ma non lo è più in un altro.
    Ne vuoi una prova?
    Mandiamo quei prof.che pontificano sul QI in Cina a misurarlo nella lingua cinese ,che verosimilmente non conoscono, poi vediamo se non li prendono a calci nel fondoschiena.

  3. #3
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    Da noi il problema del QI... non si pone... non ti propinano a scuola test d'intelligenza e anche le ditte che li usano obiettivamente non sono tante...

    ...insomma è più uno sfizio personale sapere il proprio qi piuttosto che un problema serio...

    cmq io il mio test l'ho fatto... e sono discretamente soddisfatto... mensa arrivooooo (come se avessi dei soldi da buttare per avere una stupida spillina )

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da tucidide Visualizza Messaggio
    Dovresti essere onesto e dire dove hai tratto l'articolo che non è farina del tuo sacco.
    Io l'ho letto nemmeno tanto tempo fa ma non rammento su quale rivista o giornale.
    Mandiamo quei prof.che pontificano sul QI in Cina a misurarlo nella lingua cinese ,che verosimilmente non conoscono, poi vediamo se non li prendono a calci nel fondoschiena.


    me 6 stupido?? il test va fatto nella lingua madre del esaminato, mi sembra ovvio....

  5. #5
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    I test di intelligenza? Quale intelligenza? Perchè di intelligenze ce ne sono varie, si può essere dei geni matematici ma completamente inabili negli affari, musica, rapporti umani.

    A 16 anni leggevo molto libri di psicologia, libri su test psicologici etc.
    Quand'ero militare ho superato brillantemente tutti i test, 17/20 contro la media di 6/20. Ma non significa che io sia intelligente e preparato, ovvero lo sono in varie materie come informatica, sociologia, musica, arte, scienze matematiche, architettura, filosofia, scienze applicate, chirurgia, medicina generale, giurisprundenza e scienze politiche, astronomia, gastronomia e geriatria, agronomia, geografia, bella calligrafia e paleontologia, ma in altre non lo sono.

  6. #6
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    Gli studi condotti nelle società coloniali africane hanno dimostrato che gli atteggiamenti più razzisti si manifestano nei bianchi appartenenti alle classi inferiori. Questi, non potendo fare leva sulle differenze di classe (che sono loro sfavorevoli), usano il fattore razziale per elevarsi due dita più sopra rispetto ai neri che di fatto appartengono allo stesso sottoproletariato.
    Ma appena escono dal loro quartiere, questi "bianchi superiori" tornano ad essere quello che sono realmente: dei morti di fame.
    Meno intelligente è il bianco, più stupido gli sembra il nero.

 

 

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