Ho appena sentito l'intervento di Nichi Vendola all'assemblea della sinistra a Roma. Come sempre le sue parole sono apparentemente evocative e suggestive, in realtà esprimono una tensione più estetica che politica, una ricerca della verbosità che ammalia, che è incomprensibile per i più, un linguaggio cifrato e in codice, un intervento tra l'altro che ha violato i tempi di discussioni assegnati ad ognuno, molto più lungo del previsto. un parlare che nell'enunciare l'unità divide, che cita Pasolini per fregarci tutti.
Vendola è oggi un anticomunista feroce che dietro la poesia verbale nasconde una volontà ferrea di creare qualcosa che non appartiene alla tradizione delmovimento dei lavoratori in Italia.
Nichi Vendola? No grazie. Non si capisce quasi un cazzo di quel che dice, quel poco che si capisce, in realtà, suggerisce una via senza uscita.




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