Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Predefinito Degli Stati Generali della Sinistra

    Si è conclusa da poco l'Assemblea della Sinistra e degli Ecologisti.

    Chi l'ha seguita in diretta, ha avuto modo di ascoltare tutti gli interventi.Al seguente link c'è un comunicato del compagno Grassi, che di fatto rispecchia quella che è la mia posizione: No al partito unico, sì all'unità di azione e alla confederazione.
    http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=20209

    Ci tengo a fare una precisazione: io dico NO al partito unico perchè non credo che oggi ce ne siano le condizioni. Le attuali dirigenze dei partiti della Sinistra (sopratutto Rifondazione) sono in gran parte caratterizzate da una pochezza disarmante. Oggi, con un partito unico, verrebbe fuori una schifezza sicuramente non comunista, ma nemmeno socialista (del socialismo come lo intendiamo noi, compagni).
    Anzitutto, quindi, serve una confederazione e un cambio della dirigenza, soprattutto del PRC: una dirigenza che sappia fare analisi serie e abbia un'idea chiara e precisa sul da farsi. Dobbiamo anzitutto rafforzare il PRC sennò non si va da nessuna parte. E poi, collaborare con le altre forze.
    Questo è quello che va fatto al momento, e non un pastrocchio rosso fatto dall'alto: rafforziamo una presenza comunista in Italia, capace di dare risposte ai problemi, e poi pensiamo all'egemonia nella sinistra.

    Ma questa è solo la mia opinione: voi cosa ne pensate?

  2. #2
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    Post Comunicato Federazioni Giovanili di PRC, PdCi, SD e Verdi

    http://62.149.199.232/content/sinistra-generazionale



    Sinistra generazionale

    Le federazioni giovanili di Verdi, Prc, Sd e Pdci saranno presenti all’Assemblea Generale dell’8 e il 9
    (6.12.07) - Siamo ragazzi e ragazze di quella che è stata chiamata “Generazione X”, cresciuta con la «crisi della politica», il crollo delle ideologie, il pensiero unico e la fine della storia
    Nei movimenti globali, ecologisti e pacifisti di inizio millennio abbiamo ritrovato una nostra mutevole identità ed in questi anni non ci siamo rassegnati a delegare ad altri la nostra passione ed iniziativa politica.
    Siamo una generazione che vive oggi sulla propria pelle la crisi verticale del nesso lavoro-cittadinanza costruita attraverso il paradigma della precarietà come condizione legata non solo alla dimensione professionale e del contratto di lavoro, ma come dimensione esistenziale generale, e che riguarda la casa come l’istruzione, la mobilità come l’accesso a saperi e cultura, la libertà di scegliere liberamente sulla tua vita, di seguire i tuoi orientamenti sessuali, come la promessa di un avvenire di guerra, cambiamenti climatici ed instabilità globale.
    La precarietà diviene allora il furto più terribile che si possa fare ad un giovane: il furto della possibilità di immaginare, costruire, organizzare il tuo futuro fuori dal ricatto costante del profitto e del comando.
    E’ una condizione che può essere rappresentata, narrata solo da chi la vive sulla propria pelle e - come tale - spesso invisibile alla sfera della politica e dei diritti sindacali.
    E’ una condizione che pone alla politica domande nuove, che vivono dentro una società profondamente mutata: diritto alla continuità di reddito ed alla formazione permanente garantita e retribuita, accesso a saperi, conoscenze e cultura, al credito, il diritto all’abitare, a vivere in una società non prigioniera delle mafie e della criminalità organizzata.
    Domande e temi nuovi che devono avere piena cittadinanza nell’assemblea di sabato e domenica attraverso la partecipazione delle giovani generazioni, un tema a cui, ci pare, non si è data adeguata attenzione.
    Ci chiediamo, insomma, come si possa immaginare una sinistra nuova senza mettere al centro i soggetti che più inverano le condizioni materiali di vita di una società rinnovata, giovani, donne e migranti in primis.
    Non si può fare a meno di credere, ci pare, che una politica di trasformazione e cambiamento abbia bisogno oggi di farsi percorso di liberazione in primo luogo per tutti questi soggetti.
    E’ per questo che la crisi della politica riguarda più di altri le giovani generazioni, ormai incapaci di credere che la politica possa determinare significativi mutamenti nelle loro condizioni di vita e di lavoro.
    Al centro di questo processo vi è - tra l’altro – quella che chiamiamo «privatizzazione della politica» ad opera dei gruppi dirigenti di troppe forze politiche, tendenzialmente bianchi, anziani, maschi.
    La società italiana è oggi tra le più gerontocratiche del pianeta: esclude, perimetra, mortifica nell’università come nella ricerca, nell’impresa come nel pubblico impiego.
    Questo fenomeno è tanto più grave se avviene, come in realtà è, nel campo della politica perché la condanna all’incomprensione di una parte non marginale della realtà e ne mina la già snervata rappresentanza.
    La precarietà delle giovani generazioni infatti rappresenta oggi una vera e propria emergenza sociale di cui di cui molti nel mondo della politica si riempiono quotidianamente la bocca senza conoscerne la condizione materiale e senza avere la capacità di prospettare e realizzare soluzioni concrete (la recente vicenda del welfare ne è l’ennesima conferma).
    Le manifestazioni che negli ultimi due mesi hanno invaso le strade ele piazze del nostro paese - il 20 ottobre contro la precarietà, il 17 novembre a Genova, il 24 novembre la straordinaria manifestazione delle donne contro la violenza maschile, lo scorso sabato i tantissimi/e in marcia per la difesa dei beni comuni – hanno invece disegnato la realtà di un paese attraversato da una radicale domanda di partecipazione, da soggetti sociali - i giovani e le donne in particolare – che chiedono una presa di parola cui la politica ufficiale non riesce a rispondere.
    Pensiamo che l’assemblea della sinistra dell’8 e 9 dicembre possa rappresentare una straordinaria occasione per l’inversione di questa tendenza; ma perché realmente lo sia dobbiamo essere capaci di accettare la sfida sino in fondo, senza timori o reticenze, senza sfuggire alle critiche di tanti che vogliono prender parola, contribuire all’elaborazione, progettare insieme contenuti, analisi, priorità, pratiche e forme.
    Con questa convinzione non possiamo che ritenere una ricchezza la presenza all’assemblea di quei soggetti sociali che nella politica, ma in una nuova politica, vogliono ancora riconoscersi, e che scegliendo di farlo in quella sede vorranno offrire un contributo critico e costruttivo al percorso unitario che si sta avviando, consapevoli della complessità quanto della possibilità di reale cambiamento che ci troviamo oggi davanti.
    Crediamo infatti che la sinistra unita e plurale debba essere esattamente la messa insieme di tante istanze, diverse ma complementari.
    Interverremo in tutti i workshop ponendo questi temi e chiediamo infine che sia garantito alle giovani generazioni un intervento nell’assemblea plenaria di domenica sui problemi che le riguardano da vicino, ben sapendo che ciò non rappresenta in alcun modo una soluzione del problema, ma solo un possibile inizio.
    L’inizio di un nuovo processo che vedrà la sinistra italiana riconquistare le periferie e il consenso anche di coloro che oggi sono profondamente delusi; l’inizio di un nuovo cambiamento e il rilancio di una lotta per un mondo nuovo.
    Giovani Comuniste/i, Federazione Giovanile Comunisti Italiani, GiovaniVerdi, Giovani di Sinistra Democratica

  3. #3
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    Post Resoconto forum "Lavoro, economia e qualità dello sviluppo"

    http://home.rifondazione.it/dettaglio_01.php?id=3103

    Stati generali alla prima giornata. Avviato il confronto nei forum



    Resoconto del forum ‘Lavoro, economia e qualità dello sviluppo’

    di Anna Maria Bruni

    La prima giornata degli Stati generali della sinistra prende il via alle due del pomeriggio con gli 8 forum annunciati nel programma. La partecipazione è alta, le facce sono note e si riconoscono fra loro. Dirigenti politici dei quattro partiti, intellettuali, professori universitari, il mondo dell’associazionismo. Da rilevare e non sottovalutare, non ci sono molti giovani. Dopo una doverosa tappa al caffè e le ultime iscrizioni, la discussione comincia subito.

    Il forum su ‘Lavoro, economia e qualità dello sviluppo’ è affollatissimo, e sarà uno degli ultimi a chiudere la discussione. I filoni sui quali corre sono legati alla fase attuale – cosa è possibile fare oggi, e che cosa va messo improrogabilmente nell’agenda comune di questo nuovo soggetto politico in via di formazione, per definirne con chiarezza la rotta.

    L’introduzione è affidata a Piergiovanni Alleva, che traccia le linee di un possibile quanto necessario programma, punti che saranno ripresi da quasi tutti gli interventi. Ridisegnare il sistema di welfare per ridefinire diritti e organizzazione del lavoro; estendere lo statuto dei lavoratori eliminando il tetto minimo per la tutela; ridiscutere i concetti base del sistema contributivo; affrontare la questione salariale, legandola indissolubilmente alla contrattazione collettiva.

    A questo proposito Alleva ha sottolineato come dall’accordo del luglio ‘93 si è vista la caduta progressiva dei salari reali, e che va rimesso all’ordine del giorno l’articolo 36 della Costituzione che impone la adeguata retribuzione. Tema questo che sarà ripreso da Nicola Nicolosi e da Massimo Roccella, che ha definito fraudolenta l’interpretazione dell’accordo, in quanto non è possibile contrattare solo l’aumento su base inflattiva, ma si può e si deve contrattare il salario reale.

    Ultima ma non ultima questione sollevata da Alleva la rappresentatività e la rappresentanza, punti sostanziali per un sistema democratico, non emendabili e non relegabili al solo ambito sindacale. Un tema questo ripreso da moltissimi interventi che hanno affrontato l’urgenza di un rapporto con la Cgil, ancora la più grande organizzazione rappresentativa dei lavoratori, di cui oggi, sostiene Giampaolo Patta, non è in discussione la rappresentanza ma la rappresentatività, ovvero la sua efficacia. Ma perché torni ad essere forte il suo potere contrattuale e la capacità di affermazione dei diritti che rappresenta, è necessaria una sponda politica altrettanto valida.

    Porre al centro di un programma la questione del lavoro, lo ha sottolineato anche Rosa Rinaldi, è dunque ineludibile, pena la perdita definitiva del rapporto sociale e la trasformazione del sindacato in semplice patronato. Patta, come molti altri, ha sollevato la questione della tragedia alla Thyssenkrupp indicandola come paradigma della situazione attuale, non solo della situazione tragica in cui versa il mondo del lavoro, ma anche dello stato del Paese, del sindacato e della sinistra.

    La vicenda della ThyssenKrupp è stata ripresa da molti interventi: Roccella ha indicato la necessità di ridefinire un orario di lavoro settimanale non negoziabile, e ha proposto un ordine del giorno da portare in Senato per stilare un decreto legge con attuazione immediata che ristabilisca in via definitiva il tetto massimo consentito, Rosa Rinaldi ha invece sottolineato come gli straordinari siano diventati ordinari per supplire all’estrema povertà dei salari, punto che deve essere fra i pochi, essenziali, necessari alla verifica di governo in calendario a gennaio. Il Comitato 1 maggio ha invece proposto che dall’assemblea uscisse una mozione di solidarietà con i lavoratori dell’azienda torinese.

    La questione della precarietà è stata naturalmente al centro della maggior parte degli interventi, individuata non solo come un problema del mondo del lavoro ma come questione elevata a sistema, e che come tale va contrastata.

    Il cambio di rotta su un altro modello di sviluppo è stato al centro dell’intervento di Francesco Garibaldo, che ha individuato la necessità di ripensare la struttura industriale del paese e la sua politica di nazionalizzazione, uscire dalla logica di mercato per riproporre una politica di programmazione pubblica, associare le questioni ambientali con la qualità dell’innovazione che non deve essere necessariamente legata alle nuove tecnologie poiché possono essere più utili tecniche ‘antiche’, più naturali nel lavoro umano.

    In questo senso possono risultare quasi artificiose le divisioni di alcuni temi in forum diversi, cosa sottolineata anche da Tonino Perna, che ha individuato nel modello con cui è stata costruita l’assemblea la definizione dell’obiettivo da raggiungere.

    La necessità di ritornare all’intervento pubblico diretto è stata invece ripresa da Alfonso Gianni, che ha posto al centro del suo intervento la necessità di ricompattare il mondo del lavoro attraverso la revisione del codice civile, per impedire la costruzione fittizia di figure autonome nel mondo del lavoro che sfuggano alla possibilità di tutela, così come la difesa della contrattazione collettiva e di una ‘democrazia’ del trattamento economico. Da questo punto di vista, Gianni ha individuato la necessità di lavorare alla ricomposizione del mondo del lavoro con quello del non lavoro, anche attraverso la possibilità di produrre occupazione con un buon sistema di welfare, contrastando la necessità del capitale di risparmiare proprio sul lavoro.

    La possibilità di lavorare in questa direzione sta nel fare leva sul ‘pensiero residuo’ di quel mondo del lavoro oggi egemonizzato, ha detto Gianni, che è quella parte di sé che rimane irriducibile alla logica del pensiero unico.

    Tanti ancora i temi toccati, la questione della cessione del ramo d’azienda, altro inghippo elevato a sistema per precarizzare e non tutelare, il reddito sociale o/e di cittadinanza, una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali con un aumento dell’indennità di disoccupazione, la proposta di un fondo nazionale per lo studio universitario, ‘l’esercito di partite Iva’, in realtà giovani con un’unica occupazione, che timbrano il cartellino ma non hanno previdenza.

    Temi scottanti che hanno appena avviato il confronto, che si colloca oggi tra i due interventi che più hanno diversamente connotato il dibattito: quello di Roccella, teso a stabilire alcuni punti realisticamente affrontabili in questa seconda parte della legislatura, e l’intervento di Tiziano Rinaldini, che ha invece puntato il dito sulla divaricazione di questo governo dalla realtà, segno della sostanziale volontà di eludere il conflitto capitale-lavoro. Uno per tutti, la legge che favorisce gli straordinari mentre si grida all’allarme dopo la strage di Torino. Questi sono, per Rinaldini, le questioni che devono caratterizzare il futuro di questo governo, e se questo non accade, dobbiamo sapere cosa vogliamo fare. Perché questo è il punto sostanziale, insieme alla definizione di un’alternativa, ha detto Rinaldini, consapevoli del fatto che la questione esula i confini nazionali, e che è su questo che si decide una nuova forza di sinistra.

    Domani
    sarà dato l’indirizzo web a cui inviare il proprio contributo.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Niccolò Visualizza Messaggio
    Anzitutto, quindi, serve una confederazione e un cambio della dirigenza, soprattutto del PRC: una dirigenza che sappia fare analisi serie e abbia un'idea chiara e precisa sul da farsi. Dobbiamo anzitutto rafforzare il PRC sennò non si va da nessuna parte. E poi, collaborare con le altre forze.
    Questo è quello che va fatto al momento, e non un pastrocchio rosso fatto dall'alto: rafforziamo una presenza comunista in Italia, capace di dare risposte ai problemi, e poi pensiamo all'egemonia nella sinistra.

    Ma questa è solo la mia opinione: voi cosa ne pensate?
    Io sono sostanzialmente d'accordo con te - l'unità d'azione su singole questioni va benissimo così come un'alleanza elettorale per superare un ipotetico sbarramento ma il partito deve assolutamente mantenere autonomia politica e organizzativa.

    Il problema è che questa dirigenza, rinviando con un colpo di mano il Congresso, non solo non se ne vuole andare ma rifiuta il giudizio democratico degli iscritti sull'operato degli ultimi due anni.

    Traine le dovute conclusioni.

  5. #5
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    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._40283822.html

    'COSA ROSSA', OVAZIONE PER INGRAO

    ROMA - Seconda giornata di lavori alla Fiera di Roma dell'assemblea generale della Sinistra. All'arrivo di Pietro Ingrao e' scattata l'ovazione. Niki Vendola, che stava parlando dal palco, ha interrotto il suo discorso per lasciare la scena all'ex presidente della Camera. Tutti si sono alzati in piedi sventolando bandiere. Il grande vecchio della sinistra e' stato salutato calorosamente da tutti i leader della 'cosa rossa'. Ingrao ha detto di avere "molta speranza in questa assemblea. Spero che arrivi la grande unità della sinistra. Queste sono le parole che mi premono".

    Tra gli applausi dell'assemblea della Sinistra Pietro Ingrao e' salito sul palco per un saluto alla platea. "Io vi dico solo una cosa: unitevi, unitevi. Dovete fare presto perché la situazione urge e i problemi della vita quotidiana non possono ritardare". "Io sono un vecchio anziano - ha proseguito - consumato tra le lotte e vi dico andate avanti insieme uniti, con il rispetto del lavoro. Voi che siete qui raccolti dovete fare uno sforzo, uno scatto che segni il mutamento di clima. C'é una destra reazionaria e voi uniti dovete sconfiggere i nemici fino alla libertà ".

    Quando Pietro Ingrao ha finito il suo intervento e' stato accolto da Achille Occhetto e Armando Cossutta che lo hanno abbracciato sorridendo. "Sei sempre giovane!" gli ha detto Cossutta abbracciandolo. Ingrao, visibilmente commosso, contraccambia il saluto. Poi e' stato accolto dai simpatizzanti della Cosa Rossa.

    Ad un certo punto i manifestanti radunatisi davanti alla Fiera di Roma per dire no alla base Usa di Vicenza hanno fatto irruzione nell'assemblea interrompendo gli interventi dal palco. Tutti i manifestanti con le bandiere che recano la scritta 'No Dal Molin' sono saliti sul palco con fischietti e tamburi.

    Una standing ovation in sala ha poi accompagnato l'ingresso del presidente della Camera Fausto Bertinotti. Il presidente di Montecitorio ha evitato di rispondere a domande inerenti a questioni di governo sottolineando che "non sono argomenti della giornata". Infine ultimo commento sulla presenza di Pietro Ingrao: "Sono molto felice che sia stato qui - spiega Bertinotti - con lui c'é una lunga e affettuosissima frequentazione".

  6. #6
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    Post I compagni dell'Ernesto sugli Stati Generali

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=...Articolo=16327

    PRC:ERNESTO DISERTA STATI GENERALI,NO SLITTAMENTO CONGRESSO
    di
    su Ansa del 07/12/2007
    PRC:ERNESTO DISERTA STATI GENERALI,NO SLITTAMENTO CONGRESSO
    «Vogliamo che Rifondazione ritiri la sua delegazione del governo, siamo contrari al rinvio del congresso ed alla verifica chiesta per gennaio perchè c'è stata in questo anno e mezzo di governo ed il risultato si è visto con la vicenda del welfare». A 'bocciarè il governo così come la linea scelta da Rifondazione sono Gian Luigi Pegolo e Fosco Giannini, parlamentari del Prc ed esponenti dell'Ernesto, minoranza del partito. I due parlamentari, insieme con Leonardo Masella e Francesco Maringiò, due esponenti della minoranza, scelgono la sede nazionale del Prc in viale del Policlinico, per contestare l'atteggiamento del partito di Franco Giordano e mettere in evidenza «il fallimento della linea scelta con il congresso di Venezia». Parole dure contro la maggioranza del Prc così come contro Fausto Bertinotti: «La deve smettere di fare il padre-padrone - attacca Giannini - o fa il segretario del partito oppure il presidente della Camera. È lui - aggiunge - il costruttore del disastro». Bocciata dunque la linea del presidente della Camera così come il progetto di un nuovo soggetto politico messo in campo dal Prc con gli altri partiti della sinistra. L'Ernesto non parteciperà agli stati generali della sinistra in programma domani e domenica a Roma perchè, osserva il senatore del Prc: «La 'cosa rossa - osserva - è speculare al Pd. Nasce nello stesso luogo, il governo, su una piattaforma ultra moderata». La sinistra unita, secondo l'Ernesto, «non può mettersi a capo di un nuovo ciclo di conflitti sociali. L'unico modo - avvertono - con cui il nostro popolo può ottenere qualcosa». Se il progetto di un nuovo soggetto politico non piace a Giannini e Pegolo, critiche non sono risparmiate neanche alla decisione di rinviare il congresso del partito in programma per marzo 2008. La decisione di rinviare l'assise osserva Pegolo «è una cosa grave. Un gesto antidemocratico». In linea anche l'accusa di Giannini, convinto che gli iscritti di Rifondazione debbano essere consultati nel momento in cui si decide di dar vita ad nuovo soggetto politico bollato come «un' accozzaglia senza passione». Il senatore di Rifondazione si lascia andare ad una battuta: «Se una bocciofila vuole diventare una birreria deve consultare i suoi soci. Bisogna avere quindi il coraggio di chiedere ai militanti di questo partito se sono pronti a superare se stessi». Il senatore dell'Ernesto non scioglie poi la riserva in merito al voto sul ddl welfare, che dalla prossima settimana sarà al Senato: «Ho seguito il consiglio degli operai di Mirafiori - spiega - ho chiesto al partito e al mio capogruppo Giovanni Russo Spena di poter avere un atteggiamento diverso, magari non partecipando al voto. Sto aspettando una risposta - aggiunge - e mi regolerò in base a quella». In attesa di sapere quale sarà l'atteggiamento sul welfare, Giannini manda però un avvertimento in vista dei prossimi appuntamenti: «A tutto c'è un limite»,dice pensando già al voto di rifinanziamento della missione in Afghanistan

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Niccolò Visualizza Messaggio
    Si è conclusa da poco l'Assemblea della Sinistra e degli Ecologisti.

    Chi l'ha seguita in diretta, ha avuto modo di ascoltare tutti gli interventi.Al seguente link c'è un comunicato del compagno Grassi, che di fatto rispecchia quella che è la mia posizione: No al partito unico, sì all'unità di azione e alla confederazione.
    http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=20209

    Ci tengo a fare una precisazione: io dico NO al partito unico perchè non credo che oggi ce ne siano le condizioni. Le attuali dirigenze dei partiti della Sinistra (sopratutto Rifondazione) sono in gran parte caratterizzate da una pochezza disarmante. Oggi, con un partito unico, verrebbe fuori una schifezza sicuramente non comunista, ma nemmeno socialista (del socialismo come lo intendiamo noi, compagni).
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    Questo è quello che va fatto al momento, e non un pastrocchio rosso fatto dall'alto: rafforziamo una presenza comunista in Italia, capace di dare risposte ai problemi, e poi pensiamo all'egemonia nella sinistra.

    Ma questa è solo la mia opinione: voi cosa ne pensate?
    Totalmente d'accordo.
    Da parte mia impegno solo nel partito e per l'unità d'azione col PdCI, tutto il resto il minimo possibile e solo se costretto.
    Myrddin

 

 

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