La produzione inglese di annodati.

I primi annodati introdotti in Inghilterra datano la metà del XIII° secolo. Erano tappeti spagnoli portati in dote da Leonora di Castiglia per il suo matrimonio con Edoardo d’Inghilterra. Non suscitarono molto interesse. Quando, nel XVI° secolo, la Repubblica di Venezia donò a Wosley, cancelliere di re Enrico VIII°, sessanta tappeti orientali per convincerlo ad abbassare i dazi sulle merci che la Serenissima esportava in Inghilterra, il mondo anglosassone parve accorgersi dell’esistenza del tappeto. Il risultato fu che il cancelliere, pur non riducendo i dazi, aiutò dei privati ad impiantare manifatture per la produzione di tappeti sia annodati che ad ago. Per gli annodati, furono importati dalla Turchia telai già preparati e pronti all’utilizzo. I manufatti prodotti, copie di tappeti anatolici annodati con nodo simmetrico, erano genericamente chiamati “Turchi”; unica eccezione quelli a disegno Holbein in quanto decoro già molto conosciuto in Europa. I risultati non incoraggianti delle produzioni locali e l’improvvisa richiesta della nobiltà inglese, favorirono l’importazione massiccia di prodotti dal medio oriente. Dopo i primi pessimi tentativi imitanti prodotti orientali, furono adottati disegni più vicini alla tradizione europea del ricamo. Furono utilizzati disegni floreali, stemmi, scene campestri e galanti con colorazioni pastello e materiali come il cotone, la lana, il lino. Risalgono a quel periodo tre esemplari creati per la Corona inglese e decorati con lo stemma reale. Successivamente, furono annodati una serie di manufatti per la residenza della regina la quale, amante di questi arredi, favorì l’arrivo di numerosi annodatori dall’oriente. Costoro, non solo annodavano, ma insegnavano a maestranze inglesi le tecniche realizzative. Inoltre, dalla Francia, giunsero in Inghilterra, a seguito di forti dissidi interni, numerosi annodatori della “Savonnerie”. A questi si aggiunsero artigiani di fede ugonotta che ripararono, per sfuggire alle persecuzioni religiose, sotto la protezione della Corona inglese. Molti esemplari di questo periodo, sia con decori “all’orientale” sia “all’europea”, sono conservati presso musei inglesi e di altre nazioni. Nei cento anni seguenti, non vi fu nessuna innovazione dei decori che apparivano sempre più monotoni e ripetitivi. Per incentivare nuove idee, nel 1756, la “Società Reale per le Arti” istituì un concorso per premiare il miglior tappeto dell’anno. Il premio, molto alto, spronò la realizzazione di nuove produzioni. In quell’epoca, due erano i più famosi maestri inglesi. Il primo era un frate spagnolo: Pierre Parisot. Il secondo, originario di Axminster, era Thomas Whitty. Il Parisot, aiutato da due maestri francesi, produsse i primi notevoli esemplari per la nobiltà inglese. Tuttavia, in breve tempo, dovette chiudere l’azienda per poi riaprirla, molto ingrandita, a Fulham. Il prezzo alto e le scarse riserve economiche, in breve tempo, lo costrinsero ad una nuova chiusura. I suoi tappeti furono, di gran lunga, i più belli mai annodati in Inghilterra. Il Whitty, che aveva spiato e copiato il Parisot, aprì ad Axminster una manifattura in cui, grazie all’impiego di donne e bambini sottopagati, riuscì a contenere i prezzi, anche se la qualità era scadente. Comunque, visto che la Corona era interessata a scoraggiare l’importazione di manufatti dall’oriente, gli fu assegnato il premio del miglior tappeto dell’anno: non per la qualità, ma per il prezzo contenuto. Altre realizzazioni, più belle e più care come quella di Thomas Moore, furono scartate. A metà del settecento un ricco commerciante elvetico, Claude Passavant, subentrò al Parisot, trasferendo l’azienda a Exeter e, nel 1758, si aggiudicò, a parimerito con Whitty, il premio annuale. Intanto Thomas Moore, altro importante artigiano del tappeto, apriva un suo laboratorio a Moorsfields. Queste tre manifatture, sono quelle che sostennero la produzione degli annodati inglesi; inizialmente copiando iconografie orientali, successivamente ideando, ciascuna fabbrica in modo autonomo, disegni di gusto europeo molto apprezzati dalla clientela continentale e americana. Grande fu il successo della produzione del Whitty, anche se i disegni, che avevano il gradimento del pubblico, erano ripetuti continuamente senza un’ulteriore evoluzione. In realtà, i suoi tappeti non furono mai prodotti dotati di alto valore artistico. Fiori sparsi, ghirlande, nastri fioriti, foglie larghe o strette, erano i decori utilizzati e, all’inizio del XX° secolo, ispirarono i cosiddetti “Saruq americani”. Dopo la sua morte, i decori cambiarono, ma re Giorgio IV, per la sua nuova reggia a Brighton, commissionò alla ditta di Axminster numerosi tappeti. Questo causò l’abbandono dei disegni appena rinnovati per crearne di nuovi, con tipologie cineseggianti, più adatti allo stile dell’edificio. Nacquero esemplari ricchi di uccelli, draghi, serpenti, anche di grandi dimensioni. La fabbrica fu distrutta nel 1828 da un incendio e, nonostante alcuni tentativi di rinascita, fu abbandonata una decina d’anni dopo.
Il Passavant invece, pur non ottenendo un grande successo di vendite, continuò sulla linea di grande qualità già impostata dal Parisot. Superiori alle altre produzioni, per qualità dei materiali e dei decori, svilupparono temi vegetali e floreali seguendo la via tracciata dalla Savonnerie. L’impostazione degli annodati era simile ad un quadro; la cornice era costituita da foglie avvolgenti a volte interrotte da conchiglie, rosoni, stemmi. Nel campo, nastri ed elementi floreali contornavano, al centro, un motivo geometrico o stellare simile a quelli più piccoli degli angolari e della bordura. L’insieme era elegante ed armonico ma, a causa dei prezzi elevati, non ebbe il successo che meritava chiudendo nel 1761.
La manifattura di Thomas Moore, grazie all’aiuto avuto dall’architetto Robert Adam, ebbe un momento di discreto successo. L’Adam disegnò una serie di cartoni, qualcuno usato anche dal Whitty, e seguì personalmente la loro realizzazione. I motivi decorativi erano semplici: cesti fioriti negli angoli, rosoni floreali al centro, cerchi floreali concentrici, a volte con un motivo centrale. Le bordure, solitamente, erano formate da piccole cornici. Contrastanti le cromie: decori chiari e campo scuro o viceversa. La morte di Adam lasciò la manifattura senza direzione artistica e, nel 1795, la fabbrica fu chiusa e venduta. La diffusione della “macchina a vapore”, favorì la nascita di telai meccanici che sostituirono in breve tempo le annodature manuali consentendo, visto la più facile e veloce realizzazione, un abbattimento dei costi.
Il “canto del cigno” del tappeto inglese, e sotto certi aspetti europeo, si ebbe con William Morris, un artista eclettico, che in polemica con la crescente “civiltà industriale”, tentò di far nascere un nuovo artigianato in contrapposizione all’invadenza delle macchine. Fondò un movimento il “The Art and Crafts Movement”, da molti visto come precursore della “Bauhaus”, finalizzato a favorire un dialogo fra arte e tecnologia. Il Morris era anche un “Art referee”, consulente artistico del “South Kensington Museum “ (ora Victoria and Albert Museum), e fu lui a consigliare gli acquisti dei famosi tappeti “Ardebil” e “Chelsea”. Esperto ai massimi livelli delle produzioni turche, persiane, cinesi, fu molto polemico sullo scadimento del tappeto inglese. Stigmatizzo violentemente anche le produzioni orientali dell’epoca che utilizzavano coloranti anilinici. Disapprovò l’uso come modelli, che alcune di queste manifatture facevano, di tappeti occidentali fatti a macchina. Imparò le tecniche di preparazione e tintura naturale dei filati e di annodatura trasferendo il suo laboratorio sulle rive del Tamigi, a Hammersmith. Iniziò con alcuni piccoli tappeti e, dopo qualche esperimento, nel 1881 realizzo personalmente un grande e pesantissimo annodato per il Conte Carlisle. Un altro manufatto fu da lui realizzato per il Conte di Portsmouth, particolare con la sua forma ad arco, conteneva elementi floreali e tre scudi con le insegne di famiglia. I colori erano sempre numerosi e la realizzazione, ispirata a motivi persiani, aveva la caratteristica di risultare piatta, quasi per maggiormente aderire al pavimento, senza quel rilievo prospettico che aveva contraddistinto le produzioni francesi. Dopo il 1887 produsse solo tappeti “orientati”, ispirati alla tecnica “a vasi” persiana, ed aiutato in questo da Henry Dearle. Dal 1890, il Morris tornò ad occuparsi solo di piccoli tappeti lasciando al Dearle la gestione dei decori più imponenti. Da quel momento, iniziò la graduale decadenza di questa manifattura la cui attività terminò attorno al 1917. Con lui si conclude l’esperienza “innovativa/industriale” del tappeto europeo: successivi tentativi, a parere degli studiosi, non ebbero uno sviluppo degno di considerazione.
A tutti un saluto.