
Originariamente Scritto da
caglitricolore

Alleanza nazionale è in piena crisi esistenziale, nel senso letterale del termine: non sa più perché esiste né se continuerà ad esistere. La sua classe dirigente (quella che è rimasta) è disorientata e non sa che pesci prendere né a che santo votarsi. Gli esodi non si contano più e dalla Lombardia alla Sicilia è una incessante emorragia di quadri e di iscritti che vanno verso la Destra.
An ormai è un partito tutto di Fini, ma senza fini, senza scopi. Non più di destra (se non a parole), ma non ancora (del tutto) di centro, naviga (ma sarebbe meglio dire "galleggia") verso lidi "altri" lasciandosi trasportare dalla corrente lontano da Berlusconi. Anzi, naviga in rotta di collisione col Cavaliere, in compagnia di Casini esperto della materia.
I due, ormai, sembrano Castore e Polluce i leggendari gemelli della mitologia classica. Sembrano i Dioscuri della politica italiana del ventunesimo secolo. Con qualche differenza tra di loro. Casini ha sempre saputo cosa vuole: smarcarsi da tutti per poter giocare la partita con tutti o quasi. Stare al centro per "fare centro", centrare, cioè, l'obiettivo di andare al governo comunque. Con qualsiasi maggioranza, di destra o di sinistra. Pur di stare nella stanza dei bottoni, per "contare", per "esserci", e soprattutto "per il bene supremo della Nazione" che non può essere privata del suo contributo. Una volta si diceva la politica dei due forni.
Anche Fini vorrebbe giocare a trecentosessanta gradi, ma gli riesce più difficile soprattutto oggi che è nata La Destra. Il suo volere andare altrove (verso il Partito popolare europeo con Casini e altri) è frenato dal suo doversi dichiarare (ancora) di destra. Nel suo procedere incerto fa appello a "valori", a "programmi" e a "regole" che non è dato sapere cosa siano nel dettaglio, ma sono cose che servono a marcare le distanze da Berlusconi. Non può parlare esplicitamente né di "centro" né di "cosa bianca" perché i suoi elettori lo farebbero "nero". Tuttavia è insopprimibile la sua pulsione a stare altrove e con altri. Con Casini, con Montezemolo, con Di Pietro, con Pezzotta... con chiunque!
Poco importa che il governo sia ormai "morente", senza più il sostegno del "brodino" di Bertinotti. Sarebbe il caso di approfittarne. E invece no. E' più urgente regolare i conti (personali) con il Cavaliere. E' più urgente farsi i dispetti. E mentre a sinistra si litiga e ci si divide su temi politici (dalla legge elettorale alla sicurezza alla omofobia ecc.) sull'altro versante ci si divide e basta. Per dispetto.
Magari gli elettori di centro-destra vorrebbero che si fosse uniti per far cadere Prodi. Vorrebbero che si pensasse a sconfiggere le sinistre di ogni ordine e grado. Vorrebbero più sicurezza. Vorrebbero meno tasse. Vorrebbero avere più fiducia. Gli elettori vorrebbero... Ma chi li ascolta? Certamente non Fini, non Casini. Hanno altro a cui pensare, altro da discutere, magari con Montezemolo e non con gli straccioni del centrodestra. E per dispetto, di litigio in litigio, hanno screditato e messo in crisi non solo la Casa delle Libertà, ma con essa lo stesso bipolarismo "aiutati" in questo dalla speculare irresponsabilità della sinistra antagonista sul fronte opposto. Adesso, ritrovatisi entrambi con le mani libere (ma anche vuote) di fronte al rimescolamento degli scenari politici (nasce il Partito democaratico, nasce il Partito del popolo delle libertà, si scompongono le alleanze a destra e a sinistra) cercano riparo all'ombra dei poteri forti. Incontrano Montezemolo, imprenditore col pallino della politica. Come Berlusconi, ma in versione politicamente corretta come piace a loro, ragazzi educati. Parlano di tutto, anche di riforme. Tanto per cambiare, vagheggiano (con ogni probabilità) la nascita di un nuovo soggetto politico o di una nuova coalizione, a seconda delle necessità e della legge elettorale che verrà fuori prima o poi. Insomma, pensano ad un sistema tripolare (o tripartitico) che possa consentire loro di vivere di rendita di posizione stando nella "terra di mezzo". Alternativi (a parole) al centro-destra a guida berlusconiana, alternativi (sempre a parole) ad un centro-sinistra a guida veltroniana. In realtà sempre aperti ad alleanze "moderate", istituzionali e non. Ad alleanze che escludano "le ali estreme" definite alla bisogna come tali a loro insindacabile giudizio.
E il bipolarismo? Tranquilli, se ne riparlerà al momento opportuno, tra non molto. Ci penserà l'età anagrafica dei protagonisti. I "venti anni di meno" di Fini e Casini sono una autentica assicurazione sulla vita (propria) e sulla morte (politica) di Berlusconi. Prima o poi ne raccoglieranno l'eredità. Il chiodo fisso: l'eredità. E già! perché i voti moderati sono di loro proprietà, di diritto, e prima o poi dovranno essere restituiti. Al momento sono "voti in libertà" (come si diceva un tempo), ma torneranno a casa loro con la fine del Cavaliere e delle sue creature politiche dirette e indirette.
Non potendo raccogliere l'eredità dal de cuius per disposizioni testamentarie, pensano di arrivarci lo stesso per altra via. Sfugge loro, però, un particolare non del tutto irrilevante: potrebbero pensarci gli elettori a diseredali, prima e definitivamente.
Nuccio Carrara
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