



Le multinazionali del tabacco sono coinvolte nel mercato nero.
Il minuscolo stato di Andorra nei Pirenei ha una popolazione di circa 63.000 abitanti. L'esportazione di sigarette dalla Gran Bretagna ad Andorra è passata di 13 milioni di sigarette del 1993 ai 1520 milioni del 1997. Solo poche di queste sigarette sono poi tornate ad uscire legalmente da Andorra. Pertanto o tutti gli abitanti, compresi lattanti e vecchi, fumatori e non fumatori, fumano quotidianamente più di 60 sigarette inglesi, oppure queste sono state contrabbandate da Andorra in Spagna o addirittura di nuovo in Gran Bretagna.
Le industrie del tabacco inglesi erano consapevoli del fatto che gran parte delle esportazioni verso Andorra vanno a finire nel mercato nero. Un portavoce dell'industria inglese del tabacco Gallaher ha dichiarato nel 1998 alla BBC: "Noi vendiamo legalmente sigarette ai nostri grossisti in diversi Paesi. Se questi grossisti rivendono le sigarette ad altri che a loro volta le riportano illegalmente in questo Paese, ciò avviene al di fuori del nostro controllo."
In Gran Bretagna dopo gli aumenti delle tasse, la quota del mercato nero è salita dal 3 percento del 1996/97 al 18 percento del 1999/2000. Il contrabbando di viaggiatori che introducono illegalmente sigarette straniere costituisce un problema secondario. Ha invece molto peso la reintroduzione illegale di sigarette britanniche attraverso un contrabbando internazionale organizzato. Nel transito esente da dazio un container da carico costa 200.000 dollari USA, nel mercato nero la merce si può vendere con un guadagno fino a 10 volte maggiore. "Dove un governo non è disposto ad agire oppure i suoi sforzi restano vani, noi operiamo all'interno della legge secondo il principio che le nostre marche si trovano accanto a quelle dei nostri concorrenti nel mercato nero come in quello legale." Ciò è quanto ha ammesso alla rivista The Guardian Kenneth Clark, vice direttore del British American Tobacco.


http://www.smilecityitalia.net/article.php?sid=1874
ANCONA - E' cresciuto del 40% in un anno il contrabbando internazionale di sigarette attraverso il porto di Ancona, gestito da organizzazioni criminali ...
ANCONA - E' cresciuto del 40% in un anno il contrabbando internazionale di sigarette attraverso il porto di Ancona, gestito da organizzazioni criminali straniere in collegamento con la Sacra Corona Unita e la Camorra, che però, nel corso del 2002, hanno dovuto abbandonare nella 'rete' della Guardia di finanza 142 tonnellate di sigarette (per un valore di 25 milioni di euro di tributi evasi) e 125 tir e autocarri usati per il trasporto. Sessantadue contrabbandieri sono stati inoltre denunciati all' autorità giudiziaria. L' aumento esponenziale dei traffici di tabacchi lavorati esteri dallo scalo anconetano è uno dei campanelli d' allarme emerso dalla relazione che il comandante della Guardia di finanza delle Marche Franco Patroni ha tenuto ai giornalisti sull' attività del corpo nell' anno che sta per chiudersi. Dietro il contrabbando, ha detto Patroni, "ci sono organizzazioni criminali greche, rumene e tedesche, che agiscono in collaborazione con sodalizi criminali italiani: il mercato di assorbimento delle sigarette non è l' Italia ma la Gran Bretagna, la Germania e l' Olanda, e il riciclaggio dei capitali avviene con pagamenti estero su estero". Motivo per il quale, ha sottolineato il generale, "la collaborazione investigativa con le polizie straniere diventa decisiva". Quanto ai supporti logistici e alle complicità di cui i contrabbandieri potrebbero godere ad Ancona e nelle Marche secondo Patroni il fenomeno si riduce all' impiego di "basisti che seguono il carico in transito, normalmente nascosto sotto merci di copertura e accompagnato da documenti contraffatti facenti capo a società fittizie".


più accise contro il fumo”, ma il contrabbando ringrazia
Roma, 11 ago (Velino) - “Il grosso dei carichi illegali di sigarette intercettati nei porti italiani finisce in Paesi, come per esempio la Gran Bretagna, in cui l’accisa è maggiore di quella italiana e per le organizzazioni criminali c’è più convenienza a contrabbandare”. Lo racconta al VELINO il maggiore Gaetano Cutarelli del Comando generale della Guardia di Finanza. Una pessima notizia per chi, come l’Organizzazione mondiale della sanità, suggerisce da tempo ai governi dei paesi membri di “raddoppiare il prezzo delle sigarette agendo sulle accise, così milioni di fumatori smetterebbero per l’impossibilità di sostenere il costo”. È una lunga battaglia quella dell’Oms, resa ancora più complessa dalle contraddizioni e dai conflitti di interesse che si celano dietro gli enormi profitti realizzati nel commercio mondiale di tabacco e che spesso coinvolgono, oltre alle aziende produttrici, gli stessi paesi membri dell’Oms. Come potrebbe essere il caso dell’Italia dove, nonostante il primo comma dell’articolo 32 della Costituzione reciti che “la Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività”, fumare non è reato e anzi, ammontano a circa dieci miliardi di euro le entrate tributarie annue derivanti dalle accise sul costo di un pacchetto di sigarette. Un perturbante controsenso dal momento che lo Stato si fa garante della salute dei cittadini e allo stesso tempo è beneficiario di una percentuale dei proventi che derivano dalla vendita di prodotti il cui consumo uccide circa 120mila persone l’anno solo in Italia.












Ma come si fa a fare una figura da pirla del genere... eheh... eh... ecco... come dire, mi pare di aver fatto la stessa cosa qualche mese fa, senza sapere chi fosse in realtà seurosia
Ciao Pandozzo, torna presto... e non fumare nel frattempo!![]()