Baby sballati
Bevono già a 11 anni. A 15 il 33% si spinella abitualmente
ANDREA ROSSI
TORINO
Non è sballo, questo. Non è istinto, impulso, questione di un attimo che si trasforma in una notte intera. Questa è abitudine, premeditazione. Stile di vita, verrebbe da dire. Sbandierato con un certo orgoglio, per di più. Prendete marijuana e hashish: un ragazzo su tre, a 15 anni, ne fa uso. E non ne fa mistero. Per molti, a quell’età, è un’esperienza vissuta in gruppo, come un rito d’iniziazione. Il peggio è che per alcuni – ma non sono pochi - fumare spinelli è un modo consueto per trascorrere il tempo. Una costante. Quasi uno su dieci in Piemonte, secondo l’indagine dell’Health Behaviour in School-aged Children, gruppo di ricerca coordinato dal professor Franco Cavallo dell’Università di Torino. Il campione è lo stesso utilizzato per studiare le abitudini alimentari dei giovani piemontesi tra 11 e 15 anni. Solo che stavolta si parla di «comportamenti a rischio»: fumo, alcol, droga. E anche su questo versante le buone notizie non sono molte.
La cannabis è parte integrante del modo di vivere di un adolescente su tre. Ma non è la sola. C’è dell’altro. Altre sostanze, che si chiamano cocaina, colle, solventi, Lsd, ecstasy. Droghe sintetiche, di quelle che fanno ballare fino all’alba senza sosta, senza sentire la fatica. Senza perdere lo smalto. Uno su cinque, già a 15 anni, ci si è imbattuto. Sorprende, per certi versi, che siano i farmaci a guidare la graduatoria: antidepressivi ma non solo. Come negli Stati Uniti, da qualche mese in allarme per una medicina contro la tosse: assunta in dosi massicce provoca le allucinazioni. E si sta trasformando in uno stupefacente molto in voga tra la gioventù californiana. In Italia non sembrano esserci farmaci che vanno per la maggiore, ma il meccanismo è identico: sfruttarne gli effetti collaterali per darsi la scossa.
Ogni venerdì e sabato notte le squadre del 118 solcano le strade di Torino raccattando ragazzi ubriachi. Un intervento su tre: la media è questa. Facile a credersi, visti certi dati. Il 39 per cento dei ragazzi di 15 anni si è ubriacato almeno una volta nella vita, e a quasi il dieci per cento capita con una certa frequenza. Accade – meno spesso – anche ai più giovani: al 18 per cento dei tredicenni e l’8 per cento degli undicenni è già successo di bere fino al punto da prendersi una sbornia colossale. Del resto, i numeri sul consumo di alcolici non lasciano spazio a troppi dubbi: c’è una platea vasta, che oscilla tra l’eccezione e la norma, tra la bevuta saltuaria e quella regolare. Tra i quindicenni la cifra è alta: il 40 per cento di loro beve vino, birra e superalcolici più di una volta a settimana; quasi il 10 per cento lo fa addirittura ogni giorno. Stesso discorso per il 5 per cento dei tredicenni. Per non parlare dei giovani di 11 anni: quasi la metà di loro, saltuariamente, beve.
Resta la sigaretta, uno degli incrollabili vizi nazionali. Non fa eccezione nemmeno per loro. Attira, e poi finisce per trasformarsi in un’abitudine che si trascina fino all’età adulta. Come tutto il resto, d’altra parte. Il rapporto mette in guardia: «È proprio in questa età che si stabiliscono i modelli di consumo che verranno verosimilmente mantenuti in futuro. Più precisamente, sembra esistere un legame tra l’iniziazione in giovane età e l’abuso di alcol in età adulta».
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSez...5382girata.asp


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