Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito No ai servi di Confindustria



    Torino si è fermata ieri per due ore. Il corteo vero e proprio era composto da circa ventimila persone, ma due ali di folla hanno accompagnato la manifestazione mentre i negozi del centro hanno abbassato in segno di lutto le serrande e spento le luci di Natale. L’intera città ha voluto ricordare le vittime e i feriti nell’incendio della Thyssen Krupp.
    Un corteo silenzioso, rotto a tratti dagli applausi della gente stipata lungo il percorso e dai fischi e dalle contestazioni proprio verso i sindacalisti che hanno parlato in piazza Castello.
    In molti hanno urlato “buffoni”, “vergogna”, “venduti”, “andate a lavorare parassiti”.
    Una tragedia come quella di Torino, per dimensione dell’azienda interessata, per gravità dell’incidente e numero di lavoratori coinvolti, ha conquistato le prime pagine di giornali e telegiornali, ma ormai da anni si assiste ad un continuo stillicidio di morti bianche e quasi tutte hanno lo stesso denominatore comune: condizioni di lavoro insicure, carenza di controlli e, soprattutto, lavoratori costretti ad operare in simili condizioni perché deboli in un mercato del lavoro ormai selvaggio e precarizzato.
    La gente ormai lo ha capito e per questo ha contestato quei sindacati responsabili di aver ceduto troppo presto e senza lottare alle condizioni volute da chi sta governando non in nome e per conto dei lavoratori italiani, ma per tutelare gli interessi dei turbocapitalisti apolidi.
    Troppe volte abbiamo visto contiguità tra sindacati e governo, troppe volte abbiamo visto barattare gli interessi dei lavoratori con veri e propri privilegi per il sindacato, a cominciare dalla vergognosa svendita delle liquidazioni in cambio di una partecipazione allo scippo.
    Ora la gente è stanca e non ne può più.
    Alla manifestazione di Torino, un vero e proprio funerale simbolico, c’era tanto dolore e lacrime, ma anche tanta rabbia e qualche tensione che ha coinvolto anche i numerosi cameramen e giornalisti presenti mentre il corteo sfilava. La gente ha cominciato a percepire come molta informazione sia ormai “embedded”, asservita al potere economico. Siamo tutti stanchi di sentir parlare di fatalità, di incidenti, di sfortuna. Quando si fanno turni massacranti, quando giovani e giovanissimi con contratto di tre mesi vengono messi ad operare vicino a macchine pericolose e complesse, quando mancano le misure di sicurezza, addirittura mancano gli estintori, c’entra assai poco la fatalità.
    Al corteo di Torino hanno partecipato anche i rappresentanti delle istituzioni, del governo, i ministri della Sanità e della Solidarietà sociale, Livia Turco e Paolo Ferrero e il presidente della Camera Bertinotti che ha auspicato “una necessaria svolta”.
    “Bisogna rispettare il dolore in ogni sua manifestazione - ha poi aggiunto Bertinotti -. La migliore forma di rispetto è il silenzio e non mi pare il caso di fare discussioni politiche”, ha concluso.
    No, il silenzio non serve più, serve la chiarezza e la coerenza e bisogna interrogare politicamente la propria coscienza.
    Appoggiare governi liberisti che destabilizzano il mercato del lavoro significa prendersi responsabilità precise: basta con le morti bianche, ma basta con tutti i governi, di centrodestra o centrosinistra, camerieri di Confindustria

  2. #2
    Avanguardia
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    sn

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Stan Ruinas Visualizza Messaggio


    Torino si è fermata ieri per due ore. Il corteo vero e proprio era composto da circa ventimila persone, ma due ali di folla hanno accompagnato la manifestazione mentre i negozi del centro hanno abbassato in segno di lutto le serrande e spento le luci di Natale. L’intera città ha voluto ricordare le vittime e i feriti nell’incendio della Thyssen Krupp.
    Un corteo silenzioso, rotto a tratti dagli applausi della gente stipata lungo il percorso e dai fischi e dalle contestazioni proprio verso i sindacalisti che hanno parlato in piazza Castello.
    In molti hanno urlato “buffoni”, “vergogna”, “venduti”, “andate a lavorare parassiti”.
    Una tragedia come quella di Torino, per dimensione dell’azienda interessata, per gravità dell’incidente e numero di lavoratori coinvolti, ha conquistato le prime pagine di giornali e telegiornali, ma ormai da anni si assiste ad un continuo stillicidio di morti bianche e quasi tutte hanno lo stesso denominatore comune: condizioni di lavoro insicure, carenza di controlli e, soprattutto, lavoratori costretti ad operare in simili condizioni perché deboli in un mercato del lavoro ormai selvaggio e precarizzato.
    La gente ormai lo ha capito e per questo ha contestato quei sindacati responsabili di aver ceduto troppo presto e senza lottare alle condizioni volute da chi sta governando non in nome e per conto dei lavoratori italiani, ma per tutelare gli interessi dei turbocapitalisti apolidi.
    Troppe volte abbiamo visto contiguità tra sindacati e governo, troppe volte abbiamo visto barattare gli interessi dei lavoratori con veri e propri privilegi per il sindacato, a cominciare dalla vergognosa svendita delle liquidazioni in cambio di una partecipazione allo scippo.
    Ora la gente è stanca e non ne può più.
    Alla manifestazione di Torino, un vero e proprio funerale simbolico, c’era tanto dolore e lacrime, ma anche tanta rabbia e qualche tensione che ha coinvolto anche i numerosi cameramen e giornalisti presenti mentre il corteo sfilava. La gente ha cominciato a percepire come molta informazione sia ormai “embedded”, asservita al potere economico. Siamo tutti stanchi di sentir parlare di fatalità, di incidenti, di sfortuna. Quando si fanno turni massacranti, quando giovani e giovanissimi con contratto di tre mesi vengono messi ad operare vicino a macchine pericolose e complesse, quando mancano le misure di sicurezza, addirittura mancano gli estintori, c’entra assai poco la fatalità.
    Al corteo di Torino hanno partecipato anche i rappresentanti delle istituzioni, del governo, i ministri della Sanità e della Solidarietà sociale, Livia Turco e Paolo Ferrero e il presidente della Camera Bertinotti che ha auspicato “una necessaria svolta”.
    “Bisogna rispettare il dolore in ogni sua manifestazione - ha poi aggiunto Bertinotti -. La migliore forma di rispetto è il silenzio e non mi pare il caso di fare discussioni politiche”, ha concluso.
    No, il silenzio non serve più, serve la chiarezza e la coerenza e bisogna interrogare politicamente la propria coscienza.
    Appoggiare governi liberisti che destabilizzano il mercato del lavoro significa prendersi responsabilità precise: basta con le morti bianche, ma basta con tutti i governi, di centrodestra o centrosinistra, camerieri di Confindustria
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  4. #4
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    Questa E' L' Emergenza "sicurezza" .

  5. #5
    Micene
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    Citazione Originariamente Scritto da Stan Ruinas Visualizza Messaggio


    Torino si è fermata ieri per due ore. Il corteo vero e proprio era composto da circa ventimila persone, ma due ali di folla hanno accompagnato la manifestazione mentre i negozi del centro hanno abbassato in segno di lutto le serrande e spento le luci di Natale. L’intera città ha voluto ricordare le vittime e i feriti nell’incendio della Thyssen Krupp.
    Un corteo silenzioso, rotto a tratti dagli applausi della gente stipata lungo il percorso e dai fischi e dalle contestazioni proprio verso i sindacalisti che hanno parlato in piazza Castello.
    In molti hanno urlato “buffoni”, “vergogna”, “venduti”, “andate a lavorare parassiti”.
    Una tragedia come quella di Torino, per dimensione dell’azienda interessata, per gravità dell’incidente e numero di lavoratori coinvolti, ha conquistato le prime pagine di giornali e telegiornali, ma ormai da anni si assiste ad un continuo stillicidio di morti bianche e quasi tutte hanno lo stesso denominatore comune: condizioni di lavoro insicure, carenza di controlli e, soprattutto, lavoratori costretti ad operare in simili condizioni perché deboli in un mercato del lavoro ormai selvaggio e precarizzato.
    La gente ormai lo ha capito e per questo ha contestato quei sindacati responsabili di aver ceduto troppo presto e senza lottare alle condizioni volute da chi sta governando non in nome e per conto dei lavoratori italiani, ma per tutelare gli interessi dei turbocapitalisti apolidi.
    Troppe volte abbiamo visto contiguità tra sindacati e governo, troppe volte abbiamo visto barattare gli interessi dei lavoratori con veri e propri privilegi per il sindacato, a cominciare dalla vergognosa svendita delle liquidazioni in cambio di una partecipazione allo scippo.
    Ora la gente è stanca e non ne può più.
    Alla manifestazione di Torino, un vero e proprio funerale simbolico, c’era tanto dolore e lacrime, ma anche tanta rabbia e qualche tensione che ha coinvolto anche i numerosi cameramen e giornalisti presenti mentre il corteo sfilava. La gente ha cominciato a percepire come molta informazione sia ormai “embedded”, asservita al potere economico. Siamo tutti stanchi di sentir parlare di fatalità, di incidenti, di sfortuna. Quando si fanno turni massacranti, quando giovani e giovanissimi con contratto di tre mesi vengono messi ad operare vicino a macchine pericolose e complesse, quando mancano le misure di sicurezza, addirittura mancano gli estintori, c’entra assai poco la fatalità.
    Al corteo di Torino hanno partecipato anche i rappresentanti delle istituzioni, del governo, i ministri della Sanità e della Solidarietà sociale, Livia Turco e Paolo Ferrero e il presidente della Camera Bertinotti che ha auspicato “una necessaria svolta”.
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    No, il silenzio non serve più, serve la chiarezza e la coerenza e bisogna interrogare politicamente la propria coscienza.
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  6. #6
    CON LA RESISTENZA!
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    Torino si è fermata ieri per due ore. Il corteo vero e proprio era composto da circa ventimila persone, ma due ali di folla hanno accompagnato la manifestazione mentre i negozi del centro hanno abbassato in segno di lutto le serrande e spento le luci di Natale. L’intera città ha voluto ricordare le vittime e i feriti nell’incendio della Thyssen Krupp.
    Un corteo silenzioso, rotto a tratti dagli applausi della gente stipata lungo il percorso e dai fischi e dalle contestazioni proprio verso i sindacalisti che hanno parlato in piazza Castello.
    In molti hanno urlato “buffoni”, “vergogna”, “venduti”, “andate a lavorare parassiti”.
    Una tragedia come quella di Torino, per dimensione dell’azienda interessata, per gravità dell’incidente e numero di lavoratori coinvolti, ha conquistato le prime pagine di giornali e telegiornali, ma ormai da anni si assiste ad un continuo stillicidio di morti bianche e quasi tutte hanno lo stesso denominatore comune: condizioni di lavoro insicure, carenza di controlli e, soprattutto, lavoratori costretti ad operare in simili condizioni perché deboli in un mercato del lavoro ormai selvaggio e precarizzato.
    La gente ormai lo ha capito e per questo ha contestato quei sindacati responsabili di aver ceduto troppo presto e senza lottare alle condizioni volute da chi sta governando non in nome e per conto dei lavoratori italiani, ma per tutelare gli interessi dei turbocapitalisti apolidi.
    Troppe volte abbiamo visto contiguità tra sindacati e governo, troppe volte abbiamo visto barattare gli interessi dei lavoratori con veri e propri privilegi per il sindacato, a cominciare dalla vergognosa svendita delle liquidazioni in cambio di una partecipazione allo scippo.
    Ora la gente è stanca e non ne può più.
    Alla manifestazione di Torino, un vero e proprio funerale simbolico, c’era tanto dolore e lacrime, ma anche tanta rabbia e qualche tensione che ha coinvolto anche i numerosi cameramen e giornalisti presenti mentre il corteo sfilava. La gente ha cominciato a percepire come molta informazione sia ormai “embedded”, asservita al potere economico. Siamo tutti stanchi di sentir parlare di fatalità, di incidenti, di sfortuna. Quando si fanno turni massacranti, quando giovani e giovanissimi con contratto di tre mesi vengono messi ad operare vicino a macchine pericolose e complesse, quando mancano le misure di sicurezza, addirittura mancano gli estintori, c’entra assai poco la fatalità.
    Al corteo di Torino hanno partecipato anche i rappresentanti delle istituzioni, del governo, i ministri della Sanità e della Solidarietà sociale, Livia Turco e Paolo Ferrero e il presidente della Camera Bertinotti che ha auspicato “una necessaria svolta”.
    “Bisogna rispettare il dolore in ogni sua manifestazione - ha poi aggiunto Bertinotti -. La migliore forma di rispetto è il silenzio e non mi pare il caso di fare discussioni politiche”, ha concluso.
    No, il silenzio non serve più, serve la chiarezza e la coerenza e bisogna interrogare politicamente la propria coscienza.
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  7. #7
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    Soprattutto la fine : appoggiare governi liberisti....non si è responsabili delle vittime forse no, ma di fronte alle vittime si. Si è oscenamente complici.

  8. #8
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    Bisogna fermare subito l'olocausto dei nostri lavoratori!!! E' inacettabile quello che sta accadendo. Ma da questi governi e da questi sindacati servi del capitale cosa ci si potrà mai aspettare di buono?

 

 

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