Smagnetizzati i badge d'ingresso a 200 addetti al c all center. Ufficialmente non esistono, dipendono da un'altra società
General Motors scarica i telefonisti in sciopero
Nino Busacca
Cancellati dopo 13 anni di precariato: basta smagnetizzare il badge e non si può più entrare in sede. E' accaduto a Roma, ai lavoratori della Gmac, ramo finanziario della General Motors, che la settimana scorsa hanno avuto l'«ardire» di fare uno sciopero di due giorni. E ieri è scattata la ritorsione della multinazionale, sotto forma di serrata: chi ha partecipato alla protesta è stato bloccato all'ingresso. La vertenza riguarda 200 operatori di call center che lavorano in appalto per il gruppo Usa e altri big come Opel, Toyota, American Express, Cityfin. Il bello è che nonostante 35 di loro lavorino da anni presso la sede General Motors di Piazzale dell'Industria, a Roma, la multinazionale si ostina a negarne l'esistenza, affermando che i collaboratori non compaiono nei suoi libri paga.
Il trucco utilizzato è quello di appoggiarsi a un'altra azienda, la ATSnet, che li inquadra come lavoratori a progetto e opera su commesse. Ma data la sede di lavoro e il rapporto di committenza, Gm e le altre non possono continuare a mettere la testa sotto la sabbia, dato che li adibiscono di fatto a mansioni identiche a quelle dei propri dipendenti diretti: c'è chi è precario da 4 anni, ma diversi arrivano addirittura a 10-13 anni.
I 200 precari lavorano anche in altri uffici della capitale: tra queste, in Via Resti, che è poi la sede della Toyota, e a Torre Sant'Anastasia, dove c'è il vero e proprio call center della Ats. Diversi di loro sono già in causa, assistiti dal Nidil Cgil: 6 dei 35 che operano presso la Gmac hanno deciso di citare il gruppo Usa per interposizione di manodopera, chiedendo l'assunzione diretta in Gm. Guadagnano in media 900-1000 euro al mese, mentre avrebbero diritto a un rapporto da dipendente che per i bancari frutta un netto di almeno 1400 euro al mese. Tra l'altro tutti i 200 sono inbound, cioè addetti ai servizi in risposta, e dunque per la Circolare Damiano del giugno 2006 avrebbero certamente diritto a un rapporto subordinato.
«L'azienda ha rifiutato qualsiasi dialogo - spiega Stefano Fusco, del Nidil Cgil - Dal 15 gennaio di quest'anno abbiamo chiesto un tavolo per discutere le stabilizzazioni previste dalla finanziaria, ma non c'è stato nulla da fare. La settimana scorsa sembrava che ATS volesse aprire, ma poi c'è stata questa sgradita sorpresa della serrata. Viene negata l'esistenza dei lavoratori, ma con lo sciopero hanno fatto vedere che ci sono, e chiedono tutti i diritti finora negati».
Il timore di molti lavoratori è che l'azienda possa imporre di forza anche l'interruzione del rapporto di lavoro, alla scadenza degli attuali contratti di cocoprò. Ma è chiaro che a questo punto ATS e committenti sarebbero sommersi di nuove cause legali, con la richiesta di ricchi arretrati. Intanto per domani l'assessore regionale Tibaldi ha convocato aziende e sindacati.
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...007/art48.html




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