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Discussione: La truffa dell'olio

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    Predefinito La truffa dell'olio

    Mi è capitato di tradurre un articolo di un giornale norvegese sull'olio d'oliva. Ve lo passo così com'è, perchè lo trovo interessante. Spazio libero a commenti, smentite e rettifiche da parte di chi ne sapesse qualcosa, ovviamente.

    ----------------------------------------


    *La truffa dell’olio*

    *Probabilmente non proviene dall’Italia. Non vi è nessuna garanzia che si tratti di extravergine. Forse non si tratta neanche di olio d’oliva. *

    *DANIEL BUTENSCHØN e SIMON SKREDDERNES (FOTO) *
    *prodotti alimentari*
    L’olio extravergine d’oliva si è trasformato in un’epidemia culinaria. L’olio d’oliva contiene salute in ogni goccia, il che ha fatto sì che sempre più appassionati l’abbiano sostituito al burro, nella convinzione che il cuore un giorno li ringrazierà. Nel giro di dieci anni i norvegesi hanno triplicato l’assunzione di olio d’oliva – più dei nostri vicini nordici e del resto d’Europa. La domanda di extravergine – l’olio d’oliva spremuto per primo – è cresciuta così rapidamente che i produttori d’olio dell’area del Mediterraneo non riescono a produrne in quantità sufficiente.

    O meglio, non riescono a soddisfare la domanda con metodi legali. Secondo l’UE, nessun prodotto alimentare è esposto a truffe come l’olio d’oliva.

    - Nessuno può sapere con certezza se ciò che paga in negozio sia il prodotto effettivo, conclude il consigliere Anders Taraldsen dell’Ispettorato per i prodotti alimentari.

    *L’Italia fa la portoghese* L’Italia è sicuramente il maggior esportatore mondiale di olio extravergine. L’etichetta che reca l’immagine dell’uliveto secolare italiano rappresenta l’illusione su cui si fonda tutto il ramo tradizionale della produzione di olio. Sul retro delle bottiglie è spiegato perché l’”extra virgin olive oil produced in Italy” è assolutamente meritevole delle corone un più che spendete per l’olio di tale provenienza: le olive raccolte a mano, che vengono subito portate alla spremitura in una macina di pietra, per i gastronomi compongono le miscele di migliore qualità.

    Un’immagine più realistica rispetto all’uliveto sarebbe stata quella delle colonne di autocisterne cariche di olio straniero che entrano nelle fabbriche ipermoderne dei grandi produttori italiani come Filippo Berio e Bertolli.
    I prodotti di marca italiani vengono venduti sotto il nome di Vivaldi, mentre le bottiglie vengono riempite con olio proveniente dalla Spagna, dalla Turchia, dalla Grecia e dalla Tunisia, senza obbligo di indicazione del paese di origine sull’etichetta.

    - Solo all’incirca il 20% dell’olio che utilizziamo è italiano, ammette Gioia Giacobazzi, responsabile per le esportazioni in Europa occidentale della Salov, l’azienda che esporta Filippo Berio anche in Norvegia.

    - Ciò che conta è che l’olio sia miscelato da esperti italiani.
    Questo succede presso tutti i grandi produttori e non lo teniamo certo nascosto, dichiara a DN.

    Tuttavia, quando due documentari sulla rete nazionale RAI hanno mostrato che l’olio d’oliva italiano in vendita nei supermercati proviene in realtà dall’estero, era come trovarsi sul Frognerseteren e gridare a gran voce che il formaggio Gudbrandsdalsost viene prodotto in Lettonia. Gli spettatori erano basiti.

    - Chiunque può scrivere qualsiasi cosa sull’etichetta – italiano, spremuto a freddo, olive raccolte a mano verso la mezzanotte – ma nessuno può confermare che ciò sia vero, ha dichiarato il presidente Nicola Ruggiero dell’associazione italiana olio d’oliva Unaprol alla RAI, stando ad un estratto del programma che il canale ha pubblicato in rete.

    Neanche in Norvegia le bottiglie vengono contrassegnate con il paese d’origine dell’olio. Unil, che importa marchi privati come Eldorado e First Price per NorgesGruppen, sostiene che sarebbe troppo complicato.

    - La maggior parte degli oli di grande produzione si fanno concorrenza sul prezzo e perciò commercializzano gli oli più economici. Sarebbe un incubo logistico contrassegnare le bottiglie ogni settimana, dichiara la responsabile del marketing Nina Brendsrud-Andersen.

    - Ma voi non intendete dichiarare la provenienza dell’olio neanche se i consumatori la richiedono specificamente?

    - Esattamente. Per riguardo ai nostri fornitori e concorrenti sul mercato.

    *The italian job.* Ma il fatto di pagare delle corone in più per olio italiano che non proviene dall’Italia può essere il problema minore quando si vende olio extravergine nei negozi alimentari.

    Nel suo libro di prossima uscita “Extra Virginity: A Cultural and Criminal History of Olive Oil”, il giornalista Tom Mueller descrive quanto sia facile falsificare l’olio extravergine mescolandolo con altri oli e camuffandolo con prodotti chimici.

    In un articolo del New Yorker di agosto Mueller svela quanto sia diffusa questa truffa: non è casuale che Don Corleone nel “Padrino” sia ucciso davanti al negozio di olio di famiglia. L’olio d’oliva è uno dei traffici preferiti della mafia perché è molto più costoso degli altri oli e contemporaneamente facile da falsificare.

    - Il mondo, ed in particolare l’Italia, è pieno di imbroglioni che vendono sciacquatura di piatti a prezzi di lusso. E’ relativamente facile ed i profitti possono essere paragonati a quelli dello spaccio di cocaina con un minor rischio, dichiara Mueller a DN.

    Mueller racconta di come la polizia italiana, con l’ausilio di operazioni di copertura ed interrogatori, abbia scoperto numerose truffe di proporzioni gigantesche.

    - Sono state scoperte centinaia di migliaia di tonnellate di olio di arachidi turco che, tramite una falsificazione dei documenti durante il trasporto sul mare, erano state miracolosamente convertite in olio d’oliva all’arrivo in Italia, racconta Mueller.

    L’olio falso è stato venduto a grandi produttori alimentari come Bertolli, Unilever e Nestlè, che a loro volta l’hanno venduto a clienti in tutto il mondo.
    Anche come olio extravergine.

    Il grande produttore Leonardo Marseglia è stato arrestato l’anno scorso per associazione a delinquere e frode finanziaria in correlazione con queste falsificazioni. In un’intervista con Mueller, questi ha prodotto la seguente “scusante”:

    - il 90% di quello che viene venduto in Italia come extravergine è in realtà tutt’altro.

    *La crescita dell’imbroglio* I tentativi di risolvere il problema sono finora stati scarsi.
    Il problema è che in UE sono i paesi produttori stessi che hanno la responsabilità della qualità nell’industria alimentare. Per quanto riguarda l’Italia, questo non è un vantaggio. Le autorità hanno seguito la truffa così malvolentieri che molti pensano che siano conniventi.

    Un incaricato del dipartimento italiano per l’agricoltura dichiara a DN che nel paese manca un piano nazionale efficiente per l’industria dell’olio, che il sistema delle sovvenzioni è obsoleto ed invita alla “creatività” e non riesce ad attenersi alle leggi esistenti che dovrebbero contrastare le truffe.

    - Inoltre gli incaricati sono responsabili personalmente dei propri interventi, così che se io mettessi 2000 tonnellate di olio sospetto in quarantena, dovrei risarcire tutto di persona se si scoprisse che mi sono sbagliato. Non vi è in altre parole nessun incentivo ad effettuare delle ricerche, dichiara l’incaricato, che ritiene che le truffe aumenteranno col passare degli anni.

    - La domanda in aumento di olio extravergine, combinata con la crescente siccità e con gli incendi delle aree boschive, fa sì che i prezzi delle materie prime aumentino ulteriormente. Per cui la tentazione di truffare sicuramente non verrà meno.

    Il nuovo ministro dell’agricoltura Paolo De Castro ha posto in atto nel marzo di quest’anno un’offensiva contro ciò che egli stesso definisce “la disonestà” nel ramo dell’olio d’oliva. Dei quasi 10.000 prodotti a base di olio d’oliva che hanno subito il test di qualità da parte delle autorità, quasi un decimo è stato segnalato per “irregolarità” quali etichettatura ingannevole, cattiva qualità e falsificazione. In aprile, 205 produttori sono stati denunciati, stando ad un comunicato stampa sul sito web del dipartimento. Nel giugno di quest’anno la polizia ha posto sotto sequestro migliaia di tonnellate di olio etichettate in modo non veritiero dopo che un acquirente locale in Puglia ha sporto reclamo, secondo un altro comunicato stampa. Nessuna delle persone con cui DN ha parlato ritiene che le notazioni e comunicazioni in questione comporteranno più che delle lievi ammende.

    *Test di verginità insufficiente* La maggior parte delle truffe relative all’olio può in effetti essere scoperta tramite un semplice test chimico.

    Vi sono severi requisiti di qualità per l’olio extravergine. L’olio deve essere prodotto tramite spremitura manuale o centrifuga e deve essere spremuto a freddo, il che vuol dire ad una temperatura non superiore a 27 gradi. Inoltre, a parte i severi requisiti sul gusto, deve rispettare una serie di requisiti chimici, tra cui il contenuto di acidità. Tutti i parametri possono essere alterati dagli agenti chimici. E vi sono molti farabutti che ci provano.

    Due anni fa la polizia ha scoperto tramite un test chimico un’ampia organizzazione criminale che colorava olio di soia e di colza con clorofilla chimica, aggiungeva esaltatori di sapidità chimici e lo vendeva in Europa come extravergine.

    Il problema è tuttavia che le truffe più grandiose sono state molto più sofisticate. Queste vengono poste in atto nelle raffinerie ad alta tecnologia, dove l’olio extravergine viene mescolato con olio di arachidi o con olio sottoposto a trattamenti aromatici proveniente da residui d’olio, cosiddetto olio di sansa, che non può essere definito olio d’oliva. Di tanto in tanto viene utilizzato perfino il cosiddetto olio lampante – residui di olio d’oliva a cui vengono aggiunti dei solventi e riscaldato con un lanciafiamme per distruggere le ultime parti di olio – che non può neanche essere venduto come prodotto alimentare. La struttura chimica di queste miscelazioni è così simile a quella dell’olio extravergine che è difficile da rilevare tramite i test chimici.

    *L’industria dell’olio nel torbido *Non c’è nessuno che verifichi che l’olio d’oliva che compriamo nei negozi sia di qualità corrispondente a quanto dichiarato sull’etichetta? Non in Norvegia.
    L’Ispettorato per i prodotti alimentari testa i prodotti solo se sospetta un pericolo per la salute, non per verificare la genuinità della qualità dei prodotti in vendita. Ma anche un controllo sanitario può portare allo scoperto molti imbrogli.

    Nell’autunno del 2001 è scattato l’allarme presso l’Ispettorato per i prodotti alimentari, quando sono stati riscontrati valori troppo alti della sostanza cancerogena PAH in molti oli d’oliva. Ciò che ha destato attenzione è stato il fatto che sia stato trovato PAH anche in alcuni oli extravergine.
    Questo significa truffa.

    - La sostanza nociva PAH viene prodotta quando si utilizza il riscaldamento in un processo di essiccamento per produrre olio di sansa o lampante dai residui di olio. La vendita di questo olio è proibita nei negozi di generi alimentari. Se viene rilevato del PAH negli oli extravergini, come è successo in questo caso, si tratta di truffa, dichiara il consigliere Anders Tharaldsen dell’Ispettorato per i prodotti alimentari.

    L’Ispettorato per i prodotti alimentari si è esposto ed ha proibito lo smercio di una serie di oli, tra cui gli oli extravergini delle marche Diana e Lio. Økokrim ha posto sotto sequestro 4600 litri di olio di sansa turco in un magazzino di Økern. Anche l’olio d’oliva Luxus, precedentemente venduto da Euroshop, è stato posto nella lista degli oli vietati, ma è successivamente stato cancellato. L’Ente svedese per i prodotti alimentari ha reso noto nel dicembre 2001 che gli oli extravergini di produzione di massa di Filippo Berio e Zeta tra gli altri, importati in Norvegia da Smart Club, non erano approvati. Successivamente l’Ente fu condannato a risarcire i due produttori poiché si era avvalso di metodi di analisi non approvati.
    Il direttore alla comunicazione Nina H. Foss della CG Holding, che è proprietaria di Smart Club, dichiara di fare ciò che può per assicurare che la qualità dei prodotti alimentari sia genuina:

    - Riceviamo regolarmente informazioni e test di laboratorio dai nostri fornitori circa il mantenimento della qualità garantita dei prodotti. Inoltre prendiamo parte a comunicati internazionali ed andiamo attivamente sui siti web delle autorità norvegesi per controllare eventuali irregolarità. Riteniamo che le informazioni sull’origine e la tracciabilità siano importanti per tutti i prodotti alimentari. Una modifica al regolamento che imponga l’indicazione non solo del luogo in cui l’olio viene spillato, ma anche di quello di provenienza, è qualcosa che auspichiamo fortemente.

    Ci si chiede se il desiderio di Foss sia stato esaudito. Dopo lo scandalo, l’Ispettorato per i prodotti alimentari ha stabilito che si dovesse fare qualcosa per garantire la purezza dell’olio d’oliva che entra nei negozi norvegesi.

    Poco si è concretizzato.

    - Si è delineata l’immagine di un ramo industriale caotico che necessitava ordine.
    Abbiamo risolto il problema per quanto riguarda gli alti valori delle sostanze nocive, ma anche questo può essere evitato con prodotti chimici. Sicuramente circola dell’olio extravergine d’oliva di dubbia qualità nei negozi norvegesi, dichiara Tharaldsen.

    L’Ispettorato per i prodotti alimentari avrebbe accesso alla tecnologia in grado di scoprire le truffe relative all’olio d’oliva, se solo volesse effettuare controlli regolari, ma non la utilizza mai, dichiara Tharaldsen.

    - Stavamo pianificando un progetto relativo alla garanzia di qualità. Ma semplicemente non ha ricevuto la priorità. L’unica soluzione è il reclamo da parte degli appassionati di olive.

    *Caro = buono *L’unica etichetta della quale, in ultima analisi, ci si può fidare, è quella del prezzo. Questo pensa Mélanie Costarsi-Novais, manager per le importazioni internazionali per la catena specializzata francese Olivier & Co, che ha venduto 220.000 litri di olio extravergine d’oliva l’anno scorso:

    - Se un litro d’olio costa 50 corone, questo basta per capire che non è di buona qualità, dichiara, e consiglia: studiare accuratamente l’etichetta e decidere con il portafogli. Gli oli di buona qualità recano la data di spremitura, la proprietà originaria, la quantità di litri spremuti e la data di scadenza. Ed hanno anche un buon sapore: indipendentemente da come i grandi produttori possano sofisticare l’olio, lo si può sempre intuire dal sapore.

    - Se avete assaggiato il vero olio d’oliva, sapete quando ne state assumendo uno cattivo, dice Costarsi-Novais a DN.

    - Il problema è che la maggior parte delle persone non sanno cosa perdono.

    ----------------------------

    Qui il link del testo originale: http://www.dn.no/d2/mat/article1225149.ece

  2. #2
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    Conosci il norvegese?? Beato te..

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Gherradori Visualizza Messaggio
    Conosci il norvegese?? Beato te..
    Basta mettersi d'impegno a studiarlo...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da pomponio leto Visualizza Messaggio
    Basta mettersi d'impegno a studiarlo...
    Ci sto provando infatti Avevo pensato anche a farlo all'università...

  5. #5
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    Avete finito con gli OT? E' un thread interessante secondo me, non lo sputtaniamo, su...

  6. #6
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    Ok allora parliamo dell'olio...

  7. #7
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    I piccoli produttori chiedono da anni che olio d'oliva extravergine voglia dire, per legge, 100% di olio d'oliva extravergine, e che in etichetta ci sia tutta la filiera, dalle olive in sù, per cui made in Italy voglia dire olio fatto con olive italiane. Ma finora hanno prevalso gli interessi della grande industria.
    Noi abbiamo una piccolissima produzione di olio biologico di collina (veramente biologico, con analisi e ispezioni) e vi garantisco che si sopravvive solo con i contributi per il biologico, perche coltivare olivi e fare l'olio costa molto.

  8. #8
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    basti pensare che in Italia l'indicazione di provenienza dell'olio, a differenza di altri prodotti alimentari, non è obbligatoria. E che in Italia si consuma più olio di quello che si produce: quindi molto dell'olio gabellato come "italiano", in realtà proviene da Spagna, Grecia o Tunisia.

  9. #9
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    Ovvia conseguenza della mancata difesa del made in Italy, ed ecco il risultato: olio turco, o nordafricano, spacciato per extravergine italiano mentre in realtà si tratta di una miscela di tutte le porcherie possibili e immaginabili, per non parlare dell'accanita concorrenza di olii che con quello d'oliva non hanno niente a che fare venduti come salvalinea o proteggisalute...grazie al cielo non ho di questi problemi, consumo olio prodotto in famiglia.

  10. #10
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    Olio d'oliva, prod. mondiale (1000 t, 2005)

    Spagna 695, Italia 591, Grecia 360, Tunisia 150, Siria 140, Turchia 90, Marocco 80, Portogallo 34, Algeria 30, Palestina (territori amministrati dall'ANP) 21, Argentina 12, Giordania 11, Libia 8, Israele 7, Libano 7, Francia 4, Cipro 3, Macedonia 2, Cile 2, Croazia 1 (MONDO 2421).
    Fonte: Calendario Atlante De Agostini 2008

 

 
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