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  1. #1
    Comunista e Ateo
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    Predefinito E alla fine la Camera tagliò i tagli

    La riforma aveva già avuto l'ok di Palazzo Madama

    E alla fine la Camera tagliò i tagli

    I deputati sopprimono il tetto agli «stipendi d'oro» dei manager pubblici


    Taglia, taglia, scusate il bisticcio, stanno tagliando i tagli. L'ultimo a essere soppresso è stato il tetto agli «stipendi d'oro». Passato al Senato, è stato cancellato alla Camera. Anzi, d'ora in avanti i «grand commis» pubblici potranno guadagnare anche di più. Alla faccia di tutte le promesse intorno al bisogno di sobrietà. E di tutti gli italiani che faticano ad arrivare a fine mese. Eppure, dopo tante retromarce nella sbandierata moralizzazione avviata solo per placare l'indignazione popolare, pareva che almeno questo principio fosse acquisito: chi lavora per la sfera pubblica (dai ministeri alle Regioni, dalle aziende di Stato alle municipalizzate) non deve avere buste paga, liquidazioni e pensioni troppo alte. Per mille motivi. Perché le nomine sono spesso dovute non alle capacità professionali ma alle amicizie giuste. Perché in cambio di certi appannaggi non viene chiesta talora efficienza ma piuttosto «gentilezze» al partito di riferimento. Perché nel mondo privato, tirato in ballo a sproposito, chi guadagna molti soldi deve anche render conto agli azionisti del proprio operato (nei Paesi seri) e non mangia contemporaneamente a due greppie: i contratti deluxe del libero mercato e le sicurezze del sistema pubblico.
    Ed ecco che Palazzo Madama aveva approvato, all'articolo 144 della Finanziaria, le seguenti regole: «Il trattamento economico onnicomprensivo di chiunque riceva a carico delle pubbliche finanze emolumenti o retribuzioni nell'ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni statali (...) agenzie, enti pubblici anche economici, enti di ricerca, università, società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica nonché le loro controllate, ovvero sia titolare di incarichi o mandati di qualsiasi natura nel territorio metropolitano, non può superare quello del primo presidente della Corte di cassazione». Cioè 275 mila euro l'anno. Chiaro? Chiarissimo: il limite valeva per tutti (tutti) gli stipendi pagati con soldi pubblici. Compresi «i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, i presidenti e componenti di collegi e organi di governo e di controllo di società non quotate, i dirigenti». E se per trattenere Fiorello o strappare Gerry Scotti a Mediaset la Rai fosse costretta a offrire più della concorrenza? Previsto anche questo: «Il limite non si applica alle attività di natura professionale e ai contratti d'opera» se si tratta di «una prestazione artistica o professionale indispensabile per competere sul mercato in condizioni dì effettiva concorrenza ». E se invece si trattasse di strappare alla concorrenza non un cantante ma un grande manager che sul libero mercato potrebbe guadagnare tre, quattro o cinque volte di più? Anche queste eccezioni erano previste. Come eccezioni, però. Le nuove regole infatti, diceva l'articolo 144, «non possono essere derogate se non per motivate esigenze di carattere eccezionale e per un periodo non superiore a tre anni». Di più: dovevano ottenere la firma del capo del governo e rientrare «nel limite massimo di 25 unità. Corrispondenti alle posizione di più elevato livello di responsabilità». Riassumendo: solo venticinque altissimi dirigenti pubblici in tutto il Paese e per un periodo limitato (quindi niente pensioni d'oro e niente liquidazioni stratosferiche) potevano guadagnare più di 275 mila euro l'anno. Tutti gli altri, sotto. E guai a chi faceva il furbo perché ogni contratto doveva d'ora in avanti essere trasparente. Di più: «In caso di violazione, l'amministratore che abbia disposto il pagamento e il destinatario del medesimo sono tenuti al rimborso, a titolo di danno erariale, di una somma pari a dieci volte l'ammontare eccedente la cifra consentita».
    Non bastasse, l'articolo fortissimamente voluto soprattutto da Massimo Villone e Cesare Salvi, autori del libro «I costi della democrazia», metteva un altro candelotto sotto i privilegi di certi boiardi di Stato: il divieto del cumulo di poltrone, a meno che non accompagnato da una robusta decurtazione delle prebende. Insomma: una piccola grande rivoluzione. Che per la prima volta cercava di mettere ordine in un sistema che negli ultimi anni aveva lasciato i cittadini basiti davanti a casi clamorosi. Come quello di Giancarlo Cimoli, che guadagnava alle Ferrovie circa 1,5 milioni di euro l'anno e se ne andò, per andare a guadagnarne 2,7 all'Alitalia, con una liquidazione per «raggiungimento risultati » (il pareggio) di 6,7 milioni. O del suo successore Elio Catania, che per un paio di anni alle Ferrovie (lasciate con un buco di 2 miliardi e 155 milioni) incassò una buonuscita di 7 milioni. O ancora quello di Massimo Sarmi che alle Poste prende un milione e mezzo di euro l'anno cumulando le buste paga da amministratore delegato e di direttore generale. Per non dire di certi arbitrati, compensati con parcelle da capogiro. Tre per tutte? Quella spartita (in tre) dal collegio guidato dall'ex presidente del Consiglio di Stato Mario Egidio Schinaia (1,4 milioni), quella finita al collegio presieduto dall'avvocato dello Stato Giuseppe Stipo (1,3 milioni per due verdetti), quella incassata dal collegio pilotato da Marcello Arredi, capo del dipartimento Infrastrutture stradali del ministero delle Infrastrutture e presidente nel 2006 di un collegio incaricato di regolare una controversia fra l'Anas e l'Impregilo: 1,2 milioni. Soldi in più, oltre lo stipendio. Potevano i potentissimi Grand Commis accettare una sforbiciata del genere? No. E così, subito dopo l'approvazione in Senato, talpe sapienti hanno cominciato a rosicchiare l'articolo 144, a partire dai trattamenti alla Banca d'Italia, comma per comma, riga per riga. Risultato: la Commissione Bilancio della Camera, tra le proteste di una pattuglia di indignati guidata da Villone, ha praticamente fatto saltare tutti, ma proprio tutti, i punti centrali. E a meno che non intervenga il governo, tutto continuerà come prima. Anzi, peggio. Perché il messaggio all'opinione pubblica, dopo tante promesse, è uno solo: marameo.

    Lo stesso marameo che, dalle bianche spiagge di Bali, lanciano agli italiani i componenti della affollatissima delegazione italiana al vertice mondiale sul clima: 52 persone. Dicono Alfonso Pecoraro Scanio e il suo staff che altre delegazioni sono ancora più numerose. E che l'altra volta, a Montreal, l'allora ministro Altero Matteoli si portò perfino due agenti di scorta. Sarà. Ma ci restano alcune curiosità: come mai, nel mucchio, oltre a tre rappresentanti del Comune di Milano, due della Regione Lazio, un assessore della Toscana e l'assessore all'Ambiente della Campania Luigi Nocera, riemerso per l'occasione dai cumuli di immondizia napoletana, ci sono solo due sindacalisti della Cgil e della Uil e nessuno della Cisl? Possibile che nessuno della Cisl, con una collana di orchidee al collo, avesse da dire qualcosa sul pianeta?
    Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella

  2. #2
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    c'e da gigliottinarli tutti

  3. #3
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    Bisogna dire che, vista la Fiducia, verranno soppressi tutti gli emendamenti.

  4. #4
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    Per queste cose l'Italia non la blocca nessuno...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Ricky-PdCI Visualizza Messaggio
    La riforma aveva già avuto l'ok di Palazzo Madama

    E alla fine la Camera tagliò i tagli

    I deputati sopprimono il tetto agli «stipendi d'oro» dei manager pubblici


    Taglia, taglia, scusate il bisticcio, stanno tagliando i tagli. L'ultimo a essere soppresso è stato il tetto agli «stipendi d'oro». Passato al Senato, è stato cancellato alla Camera. Anzi, d'ora in avanti i «grand commis» pubblici potranno guadagnare anche di più. Alla faccia di tutte le promesse intorno al bisogno di sobrietà. E di tutti gli italiani che faticano ad arrivare a fine mese.
    Ma non c'erano dubbi.
    La tecnica è sempre la stessa: grandi annunci mediatici per avere il plauso del popolo bue e poi in camera caritatis si aumentano stipendi e prebende.
    A noialtri la "competitività", a loro i quattrini delle nostre tasse.
    Per noi la competitività può significare essere arsi vivi nell'olio bollente per non cambiare un manicotto da cento euro (eh, in Cina mica li cambiano, i manicotti), per loro avere il fastidio di partecipare ai funerali con auto blu e scorta.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Ricky-PdCI Visualizza Messaggio
    Bisogna dire che, vista la Fiducia, verranno soppressi tutti gli emendamenti.
    quindi?
    I tagli restano oppure sono stati tagliati i tagli?

  7. #7
    Comunista e Ateo
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    Citazione Originariamente Scritto da martizva Visualizza Messaggio
    quindi?
    I tagli restano oppure sono stati tagliati i tagli?
    Viene posta la fiducia sul testo del senato, ergo gli emendamenti della camera sono carta straccia.

    Altrimenti saremmo costretti alle navette continue tra camera e senato.

    Inutile dire che non abbiamo nè il tempo (31 dicembre massimo x l'approvazione) nè i numeri x fare le navette.

  8. #8
    la ricerca della bellezza nascosta
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    leggo che vi indignate . L'ennesima indignazione, l'ennesimo scandalo, l'ennesima mortificazione.
    La consapevolezza del distacco tra popolo e classe dominante c'è ma è come se fosse repressa a livello inconscio.
    Molti di voi, passata l'indignazione e la rabbia, continuerà a parteggiare per l'uno o l'altro schieramento: cx vs cs. Ex comunisti contro ex fascisti, socialisti contro democristiani etc. etc.
    E, mentre il tempo passa, i sudditi tendono ad acquisire i connotati dei servi.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Ricky-PdCI Visualizza Messaggio
    Viene posta la fiducia sul testo del senato, ergo gli emendamenti della camera sono carta straccia.

    Altrimenti saremmo costretti alle navette continue tra camera e senato.

    Inutile dire che non abbiamo nè il tempo (31 dicembre massimo x l'approvazione) nè i numeri x fare le navette.


    il testo è emendato, eccome se è emendato...
    pare che gli emendamenti fossero oltre duemila, accorpati in tre maxiemendamenti...

    http://www.ansa.it/site/notizie/awnp...113167393.html

  10. #10
    TIBET IS NOT CHINA
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    bello schifo veramente, davvero in Italia tagliare dei privilegi acquisiti è praticamente impossibile.

    Ed in più lo scandalo della meritocrazia inesistente dove la mettiamo?

    Incredibile, il bello è che tutti da dx a sx parlano di un Italia sull'orlo del baratro per colpa sempre di qualcun altro, ma quando si può prendere una decisione seria si tirano tutti indietro.

    E' sempre il solito teatrino...nulla di nuovo all'orizzonte....

 

 
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