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    Predefinito Il premier si sbarazza di Casini.

    nostro inviato a Bari

    L’affondo del Cavaliere all’Udc di Casini piace al popolo pugliese che lo acclama alla Fiera del levante di Bari in una selva di bandiere biancazzurre. L’occasione è il comizio di sostegno al candidato del centrodestra Rocco Palese che gli ultimi riservati sondaggi danno in grande rimonta sul big Nichi Vendola, governatore uscente.
    Un testa a testa anche qui: motivo in più per rendere il premier sorridente e fiducioso sull’esito delle elezioni.
    Quando nel padiglione gremito da migliaia di supporter Berlusconi cita il leader centrista partono dei «buu» assordanti e, seguendo il canovaccio delle domande al suo pubblico, attacca:
    «Volete dare un voto inutile e dannoso all’Udc?».
    La platea urla in coro: «Noooo».
    Nomina la Poli Bortone, candidata di «Io Sud», Mpa e Udc e parte un «Ven-du-ta, ven-du-ta» fragoroso.

    «Non è nostra abitudine attaccare gli altri - cerca di placare i suoi -.
    Lei è stata un ottimo mio ministro ma darle il voto è come buttarlo via, è fare un regalo alla sinistra».
    Berlusconi cerca di far ragionare anche gli ultrà: «Gli elettori udiccini sono cattolici e moderati, dovrebbero votare per noi».
    Poi graffia l’ex alleato Pier Ferdinando: «Ad alcuni moderati piace il bel Casini che ha grande visibilità ma solo per la par condicio. Come Di Pietro», e qui la folla non lo lascia andare avanti dando fiato ai «Buuu».
    Ma il premier continua:
    «Se avessero lo spazio televisivo e radiofonico come avviene in tutte le democrazie in proporzione ai loro voti sparirebbero dalla circolazione». Applausi e cori «Silvio, Silvio».

    Quindi la promessa:
    «Abbiamo i numeri in Parlamento per cambiare questa legge illiberale che è la par condicio».
    L’altra promessa solenne che spella le mani ai pidiellini in festa è il taglio dei parlamentari: «Vogliamo più che dimezzarli - grida nel microfono - sono 630 deputati e 315 senatori. E il Senato fa esattamente le stesse cose che fa la Camera: assurdo».
    Ma anche il tema della giustizia è musica per le orecchie dei pugliesi, soprattutto perché dalla procura di Trani è arrivata l’ultima sberla al Cavaliere:
    «Subito dopo le elezioni faremo la grande riforma della giustizia», lasciando intendere che se c’è l’accordo con l’opposizione bene, se no avanti lo stesso.
    «La magistratura politicizzata - ripete il concetto espresso durante una telefonata al Tg5 in mattinata - ha condizionato l’agenda politica: a Milano si sono inventati una Tangentopoli che non c’era, non c’è, non potrebbe esserci; poi hanno gettato fango su Bertolaso; poi un magistrato con la foto del “Che” in ufficio non ha accettato le nostre liste: ecco perché ho dovuto buttarmi nella mischia della campagna elettorale».
    E il premier, nello stesso collegamento con il Tg5 aveva detto anche: «La sinistra, da 16 anni a questa parte, ha un solo grande incubo e grande collante: questo incubo si chiama Silvio Berlusconi».

    A Bari il popolo azzurro saltella: «Chi non salta comunista è».
    Ma il tasto su cui pigiare è quello del governo del fare. Così rivendica l’elezione diretta del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio. «Sono stato criticato perché ho detto che saranno i cittadini a decidere - arringa la folla -. Ebbene sono felice delle critiche: la scelta spetta a voi», mandando così un messaggio anche al presidente della Camera Fini che aveva arricciato il naso quando era stato gettato in campo il tema del presidenzialismo.
    Per la prima volta, poi, cita Travaglio, «il signor Marco Travaglio».

    «Dovete dirmi - chiede alla platea - in quale altra democrazia sulla Tv di Stato, pagata da tutti, si può essere sottoposti a processo senza la possibilità di difendersi di fronte alle terribili accuse del signor Travaglio»
    E ancora: «Ed è scandaloso che sia stato intercettato il presidente del Consiglio. Questo non deve più accadere: la sinistra vuole continuare con questo malvezzo perché vuole uno Stato di polizia».

    Ma a Bari va in scena un Berlusconi bifronte: un po’ all’attacco e un po’ brioso: «Noi siamo cattolici praticanti ma potreste anche fare dei piccoli tradimenti - sorride - telefonate a tutte le vostre ex fidanzate per convincerle a votare: per la libertà si può fare».

    È un premier di buon umore quello giunto a Bari che ha anche voglia di scherzare: «Ho detto a Rocco: porta lo spadone che devo nominarti missionario della libertà».
    E ancora: «Quando gli ho chiesto se era sicuro di vincere e lui mi ha detto di sì ho risposto: certo, con tutti quei fratelli».
    Oppure: «Loro, quelli di sinistra, sono sempre incazzati: noi invece abbiamo il dono dell’ironia e dell’autoironia».
    Ed è un premier più che sorridente quello che lascia la Puglia per tornare a Roma: secondo il ministro Raffaele Fitto e gli organizzatori, infatti, ad abbracciare il leader del Pdl c’erano 10mila persone.
    Dati smentiti dalla questura ma questa volta per ritoccare in su la cifra: in Fiera sono arrivati in 12mila.

    di Francesco Cramer a pg. 2 del ilgiornale.it del 25 03 2010

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Il premier si sbarazza di Casini.

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    nostro inviato a Bari

    L’affondo del Cavaliere all’Udc di Casini piace al popolo pugliese che lo acclama alla Fiera del levante di Bari in una selva di bandiere biancazzurre. L’occasione è il comizio di sostegno al candidato del centrodestra Rocco Palese che gli ultimi riservati sondaggi danno in grande rimonta sul big Nichi Vendola, governatore uscente.
    Un testa a testa anche qui: motivo in più per rendere il premier sorridente e fiducioso sull’esito delle elezioni.
    Quando nel padiglione gremito da migliaia di supporter Berlusconi cita il leader centrista partono dei «buu» assordanti e, seguendo il canovaccio delle domande al suo pubblico, attacca:
    «Volete dare un voto inutile e dannoso all’Udc?».
    La platea urla in coro: «Noooo».
    Nomina la Poli Bortone, candidata di «Io Sud», Mpa e Udc e parte un «Ven-du-ta, ven-du-ta» fragoroso.

    «Non è nostra abitudine attaccare gli altri - cerca di placare i suoi -.
    Lei è stata un ottimo mio ministro ma darle il voto è come buttarlo via, è fare un regalo alla sinistra».
    Berlusconi cerca di far ragionare anche gli ultrà: «Gli elettori udiccini sono cattolici e moderati, dovrebbero votare per noi».
    Poi graffia l’ex alleato Pier Ferdinando: «Ad alcuni moderati piace il bel Casini che ha grande visibilità ma solo per la par condicio. Come Di Pietro», e qui la folla non lo lascia andare avanti dando fiato ai «Buuu».
    Ma il premier continua:
    «Se avessero lo spazio televisivo e radiofonico come avviene in tutte le democrazie in proporzione ai loro voti sparirebbero dalla circolazione». Applausi e cori «Silvio, Silvio».

    Quindi la promessa:
    «Abbiamo i numeri in Parlamento per cambiare questa legge illiberale che è la par condicio».
    L’altra promessa solenne che spella le mani ai pidiellini in festa è il taglio dei parlamentari: «Vogliamo più che dimezzarli - grida nel microfono - sono 630 deputati e 315 senatori. E il Senato fa esattamente le stesse cose che fa la Camera: assurdo».
    Ma anche il tema della giustizia è musica per le orecchie dei pugliesi, soprattutto perché dalla procura di Trani è arrivata l’ultima sberla al Cavaliere:
    «Subito dopo le elezioni faremo la grande riforma della giustizia», lasciando intendere che se c’è l’accordo con l’opposizione bene, se no avanti lo stesso.
    «La magistratura politicizzata - ripete il concetto espresso durante una telefonata al Tg5 in mattinata - ha condizionato l’agenda politica: a Milano si sono inventati una Tangentopoli che non c’era, non c’è, non potrebbe esserci; poi hanno gettato fango su Bertolaso; poi un magistrato con la foto del “Che” in ufficio non ha accettato le nostre liste: ecco perché ho dovuto buttarmi nella mischia della campagna elettorale».
    E il premier, nello stesso collegamento con il Tg5 aveva detto anche: «La sinistra, da 16 anni a questa parte, ha un solo grande incubo e grande collante: questo incubo si chiama Silvio Berlusconi».

    A Bari il popolo azzurro saltella: «Chi non salta comunista è».
    Ma il tasto su cui pigiare è quello del governo del fare. Così rivendica l’elezione diretta del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio. «Sono stato criticato perché ho detto che saranno i cittadini a decidere - arringa la folla -. Ebbene sono felice delle critiche: la scelta spetta a voi», mandando così un messaggio anche al presidente della Camera Fini che aveva arricciato il naso quando era stato gettato in campo il tema del presidenzialismo.
    Per la prima volta, poi, cita Travaglio, «il signor Marco Travaglio».

    «Dovete dirmi - chiede alla platea - in quale altra democrazia sulla Tv di Stato, pagata da tutti, si può essere sottoposti a processo senza la possibilità di difendersi di fronte alle terribili accuse del signor Travaglio»
    E ancora: «Ed è scandaloso che sia stato intercettato il presidente del Consiglio. Questo non deve più accadere: la sinistra vuole continuare con questo malvezzo perché vuole uno Stato di polizia».

    Ma a Bari va in scena un Berlusconi bifronte: un po’ all’attacco e un po’ brioso: «Noi siamo cattolici praticanti ma potreste anche fare dei piccoli tradimenti - sorride - telefonate a tutte le vostre ex fidanzate per convincerle a votare: per la libertà si può fare».

    È un premier di buon umore quello giunto a Bari che ha anche voglia di scherzare: «Ho detto a Rocco: porta lo spadone che devo nominarti missionario della libertà».
    E ancora: «Quando gli ho chiesto se era sicuro di vincere e lui mi ha detto di sì ho risposto: certo, con tutti quei fratelli».
    Oppure: «Loro, quelli di sinistra, sono sempre incazzati: noi invece abbiamo il dono dell’ironia e dell’autoironia».
    Ed è un premier più che sorridente quello che lascia la Puglia per tornare a Roma: secondo il ministro Raffaele Fitto e gli organizzatori, infatti, ad abbracciare il leader del Pdl c’erano 10mila persone.
    Dati smentiti dalla questura ma questa volta per ritoccare in su la cifra: in Fiera sono arrivati in 12mila.

    di Francesco Cramer a pg. 2 del ilgiornale.it del 25 03 2010

    saluti
    A casini piace servirsi in due forni : facendo il fulcro potrebbe stare sempre al governo, ujn po come ha imparato dai verdi tedeschi che un opo alleandosi colla socialdemocrazia ed un po coi democristiani governarono di più dei restanti grandi partiti che dovevano alternarsi.

    Basterebbe tenere chiuso il forno del PDL e costringere alla fame quei signori per rovinarli politicamente.

    Basta poi considerare che il partito di centro é rappresentato da l'ex forza italia e che a dare forza ad un partito non sono i capetti al loro vertice bensì la massa degli elettori che lo vota.

    Se ber4lusconi vuole durare politicamente deve essere duro coi nemici (
    parlare di avversari politici é demenziale).

    S'interrrompa ogn i forma di dialogo, la minoranza faccia il suo ruolo e lasci guidare il manovratore.

    In rai si favorisca l'immissione di "AMICI" escludendo le cariatidi:
    Prodi con petroni non ha insegnato nulla?
    E col generale speciale?
    Chi non é allineato col governo se ne vada ! se la cosa era giusta prima perchè ora non lo dovrebbe essere più?

 

 

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