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Discussione: Il mesmerismo

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    Predefinito Il mesmerismo

    Franz Anton Mesmer (1734-1815) e il magnetismo animale. Da teoria medica a conoscenza iniziatica
    di Ermanno Pavesi

    Franz Anton Mesmer (1734-1815) nasce nel 1734 a Iznang, un piccolo paese tedesco sul lago di Costanza; si laurea in medicina a Vienna, dove inizia a esercitare la libera professione. Cercando di spiegare alcuni successi terapeutici ottenuti con l'applicazione di calamite sulle parti malate del corpo, Mesmer sviluppa una teoria scientifica particolare: la possibilità dell'effetto terapeutico della calamita sarebbe dovuta al fatto che lo stato di salute dipenderebbe dalla circolazione nel corpo umano di una particolare energia paragonabile al magnetismo. Malattie e disturbi sarebbero i sintomi clinici dell'alterazione della circolazione del fluido magnetico nel corpo, e l'applicazione di calamite aumenterebbe la carica magnetica del malato sbloccando gli ostacoli alla circolazione del fluido. Questa concezione del magnetismo diverge considerevolmente da quella scientifica: il fluido magnetico assume le caratteristiche di una energia che non è responsabile solo di fenomeni fisici, ma diventa una forza vitale che regolerebbe tutti i fenomeni biologici e sarebbe presente anche in tutti i corpi animati. Proprio per sottolineare questa caratteristica Mesmer conia l'espressione "magnetismo animale".

    Mesmer osserva pure che vi sono persone particolarmente cariche di magnetismo in grado di magnetizzare i pazienti, con risultati ancora migliori di quelli ottenibili con le calamite. Col tempo Mesmer amplia ulteriormente questa teoria: il magnetismo animale sarebbe una specie di fluido sottile onnipresente, che costituirebbe quasi l'energia vitale di tutto l'universo. Mesmer si autodefinisce lo scopritore del magnetismo animale, e ritiene che la sua teoria sia l'unica in grado di spiegare completamente i fenomeni naturali. Il suo sistema supera così i limiti di una teoria scientifica: diventa un sistema filosofico di tipo naturalistico, con la pretesa addirittura di fornire le indicazioni indispensabili tanto per fondare l'ordinamento sociale quanto per costituire una nuova pratica religiosa. Solo la conoscenza del magnetismo animale consentirebbe di costruire una società conforme a natura, ma anche di interpretare correttamente quello che Mesmer chiama ripetutamente "Vangelo della Natura". Mesmer è talmente convinto della validità delle sue teorie che cerca di avere un colloquio con il re Luigi XVI, nella speranza di poterlo convincere ad adottare le teorie del magnetismo animale per una riforma dello Stato francese.

    Mesmer ha conosciuto momenti di grande celebrità, ma anche di grande isolamento, dovuto forse proprio alla sua genialità. Ma la sua opera è estremamente importante e ha esercitato influenze di vario tipo sulla cultura non solo del suo tempo ma fino ai nostri giorni. Mesmer viene considerato come un precursore dell'ipnosi, della psicoterapia moderna e della psicologia del profondo; le sue sedute di gruppo con la formazione di una catena e l'alterazione della coscienza di alcuni partecipanti con fenomeni di chiaroveggenza anticipano le sedute spiritiche. Per le sue pretese di essere un sistema tanto scientifico quanto religioso, e di presentarsi spesso come dottrina iniziatica ed esoterica, il mesmerismo occupa pure un posto particolare nella storia dei nuovi movimenti religiosi. Lo storico americano Robert Darnton ritiene che l'incontro e la collaborazione tra fautori di un'azione rivoluzionaria radicale nel periodo antecedente la Rivoluzione francese siano avvenuti proprio in gruppi mesmeriani (1).

    I rapporti tra Mesmer e la massoneria non sono stati ancora chiariti del tutto. Noi non siamo informati sulla data dell'iniziazione massonica di Mesmer; la sua affiliazione è però indiscussa: da vari documenti e testimonianze risulta che ambienti massonici lo considerano come massone. Il 18 dicembre del 1785 viene "associato" alla loggia dei Filadelfi di Narbonne: ciò significa che Mesmer era allora già massone (2), ma non risulta che abbia fatto parte del Grande Oriente di Francia (3).

    Mesmer stesso fonda la Società dell'Armonia Universale, un'associazione che deve sviluppare e diffondere la teoria del magnetismo animale, ma anche salvaguardare la purezza della dottrina. Gli statuti ufficiali della Società dell'Armonia Universale non presentano caratteristiche che si possano definire semplicemente "massoniche". Testimonianze di contemporanei rivelano però elementi massonici rituali (4). Recentemente è stato ritrovato anche il manoscritto di un rituale per l'"Ordine dell'Armonia secondo il rito settentrionale", che descrive un sistema a sette gradi, in cui i primi tre gradi corrispondono a quelli di apprendista, compagno e maestro nella massoneria, con l'aggiunta di altri quattro nei quali l'iniziazione verte specificamente sulla trasmissione della conoscenza del magnetismo animale (5). Proprio questo ritrovamento conferma l'ipotesi di una struttura massonica della Società dell'Armonia Universale.


    Immagine tratta dal sito http://aerzteblatt.lnsdata.de/

    Abbiamo ricordato che Mesmer era stato associato alla loggia dei Filadelfi di Narbonne. Questa loggia collaborava con l'Ordine dei Filaleti, che a sua volta era strettamente legato a una loggia parigina molto importante, quella degli Amici riuniti. Questi collegamenti possono aiutare a mettere meglio a fuoco i rapporti tra Mesmer e la massoneria. Il 18 dicembre 1785 tra i massoni che vennero associati insieme a Mesmer alla loggia dei Filadelfi vi era anche un personaggio molto importante, Savalette de Langes, Guardiano del tesoro reale e "uno dei più prestigiosi massoni francesi al tempo della fondazione del Grande Oriente, maestro venerabile della loggia degli Amici riuniti e uno dei più attivi tra i fondatori nel 1773 dell'Ordine divino dei Filaleti" (6). Questo ordine prevedeva un sistema a dodici gradi in cui ci si occupava di scienze esoteriche, come l'alchimia e la teurgia, e si studiavano pure le visioni di Swedenborg. Savalette de Langes occupò posti di rilievo anche all'interno della Società dell'Armonia. Vi sono altri casi di intreccio della Società dell'Armonia con logge massoniche con casi di doppia appartenenza: si possono ricordare ad esempio Court de Gébelin, un altro dei fondatori dell'Ordine dei Filaleti e il noto parlamentare Jean-Jacques Duval d'Eprémesnil (7).

    Un caso particolare è rappresentato da Lafayette, che dopo essere stato iniziato alla dottrina di Mesmer, ne divenne un fervente sostenitore, impaziente di trasmettere le sue conoscenze a George Washington, che ritenne opportuno informare subito per lettera: "Un medico tedesco di nome Mesmer ha fatto la più grande scoperta a riguardo del magnetismo animale; ha introdotto nella sua dottrina i suoi allievi, tra i quali il Vostro devoto servitore viene considerato come uno dei più entusiasti. Io so più di quanto un qualsiasi mago abbia mai saputo [...], prima di partire voglio chiedere il permesso, di introdurLa nei segreti di Mesmer, ciò che, su questo può esser sicuro, è una grande scoperta filosofica" (8). Prima della partenza per l'America Lafayette fece visita al re Luigi XVI, che, informato del suo entusiasmo per il mesmerismo, gli chiese: "Che cosa dirà Washington, quando saprà che Lei è diventato il primo apprendista-farmacista di Mesmer?" (9). Da parte sua Mesmer venne invitato ai congressi dei Filaleti del 1785 e del 1787.

    Lo studio del mesmerismo mostra lo sviluppo che - in un ambiente massonico almeno molto vicino alla massoneria - porta da una teoria con ambizioni di scientificità a una dottrina esoterica e iniziatica, ma può anche aiutare a comprendere l'ambiente culturale e la mentalità di altri personaggi, diventati famosi in campi diversi, che, come Lafayette, potevano entusiasmarsi contemporaneamente per dottrine esoteriche.

    ***

    (1) Cfr. Robert Darnton, Der Mesmerismus und das Ende der Aufklärung in Europa (Il mesmerismo e la fine dell'Illuminismo in Europa), ed. ted., Ullstein, Francoforte sul Meno-Berlino 1986.

    (2) Franz Anton Mesmer, Le Magnétisme animal. Oeuvres, a cura di Robert Amadou, Payot, Parigi 1971, p. 206.

    (3) Ibid., p. 207.

    (4) Cfr. ad esempio la descrizione del barone de Corberon, cit. in R. Darnton, op. cit., pp. 180-182.

    (5) F.A. Mesmer, op. cit., pp. 378-386.

    (6) Eugen Lennhoff - Oskar Posner, Internationales Freimaurer Lexicon, 1a ristampa, Amalthea Verlag, Monaco-Zurigo-Vienna 1965, col. 1384.

    (7) Cfr. Pierre Lamarque, Les Francs Maçons aux États Généraux de 1789 et à l'Assemblée nationale, EDIMAF, Parigi 1981, pp. 43-52.

    (8) Lettera del 14 maggio 1784. Cit. in Ernst Benz, Franz Anton Mesmer (1734-1815) und seine Ausstrahlung in Europa und Amerika, Finf, Monaco di Baviera 1976, p. 88.

    (9) Ibid., p. 89.

    Dal sito http://www.alleanzacattolica.org/

  2. #2
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    E silvia

  3. #3
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    Originally posted by Pasquin0
    E silvia
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  4. #4
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    Nato nel 1734, cultore di scienze naturali, ma anche di alchimia e di esoterismo, valente musicista e affiliato alla massoneria, Mesmer si laureò in medicina all'università di Vienna, con una tesi riguardante gli influssi dei corpi celesti sulla salute dell'uomo. Convinto assertore delle teorie vitalistiche, secondo le quali i processi organici sarebbero da attribuire a un presunto "fluido" vitale che permeerebbe l'universo intero, Mesmer, in quegli anni in cui la fisica dell'elettricità e del magnetismo cominciava a segnare i primi progressi importanti, credette appunto di riconoscere nelle forze di origine magnetica, la manifestazione concreta di questa evanescente energia. Concepì una fisiologia in cui il corretto funzionamento dell'organismo è garantito da un flusso armonioso del magnetismo animale attraverso di esso, mentre malattie e disfunzioni sarebbero causate da blocchi, sbilanciamenti o difficoltà di scorrimento dello stesso. Elaborò, su queste basi, un metodo di cura fondato inizialmente sulla semplice applicazione di calamite sulle parti del corpo interessate, e sviluppato in seguito in varianti fantasiose e teatrali, come imposizioni di mani irraggianti energie benefiche, bagni collettivi in grandi tinozze contenenti "acque magnetizzate", e induzione di stati di coscienza alterati, che egli chiamava sonnambulismo artificiale, e che possono essere considerati precursori dell'ipnosi.
    Quando divenne evidente che le sue pratiche non avevano più nulla a che fare con il vero e proprio magnetismo, e che prove con misure quantitative erano impossibili, Mesmer ammise di aver cambiato opinione sulla natura del magnetismo animale, e di considerarlo un fenomeno a sé stante, diverso dal magnetismo terrestre e da quello che si osserva nei metalli. Malgrado le sue fragilissime basi scientifiche, la sua terapia conobbe una stagione di successo enorme, soprattutto negli ambienti nobiliari e altoborghesi di Parigi, città in cui si era trasferito attorno al 1775.

    Mesmer fu uno degli uomini più controversi dell'epoca, oggetto allo stesso tempo di lodi appassionate e di accuse feroci, indicato di volta in volta come genio della guarigione e come sfacciato ciarlatano. A una base di vere competenze mediche e di profondo intuito psicologico, affiancava il peso del suo grande fascino personale, e anche vere e proprie astuzie da imbonitore. Benché non mancasse di attribuirsi il merito di autentici miracoli, come restituire la vista ai ciechi, ammetteva in generale che il suo metodo funzionasse molto meglio con le malattie di origine nervosa: segno evidente, a un occhio critico, che si fondasse, come molte pseudoterapie vecchie e nuove, soprattutto su fenomeni di suggestione. Proprio a questa conclusione giunsero, nel 1784, i membri di una commissione scientifica di nomina regia, tra i quali Benjamin Franklin e Antoine Lavoisier, esaminando le pratiche "magnetiche" e giudicando che i loro risultati non avessero nulla di diverso da quello che oggi chiamiamo effetto placebo.
    Mesmer morì nel 1815, quasi dimenticato. Il mesmerismo costituisce soltanto un esempio tra i tanti, sorti nello stesso periodo, dalla confusione tra concetti fisici, filosofici e spirituali. La maggior parte sono scomparsi allo stesso modo; qualcuno, come l'omeopatia, è sopravvissuto conoscendo successi vasti e imprevedibili. (Lisa Maccari)

    Dal sito www.cicap.org


  5. #5
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    "MESMEROMANIA"

    Mesmer,che promette di calmare tutti gli stati di eccitazione con il suo metodo magnetico, porta a Parigi una nuova eccitazione morbosa: la mesmeromania. Da decenni nulla come questa nuova terapia ha trasmesso alla buona società che si annoia nel suo lusso un tale stato di passione, anzi di vero parossismo entusiasta. Mesmer e il magnetismo diventano in pochi mesi di gran moda, le dernier cri. Davanti alla sua casa lussuosa sulla Place Vendôme aspettano da mattina a sera le berline e i cabriolets dei nobili; aspettano i lacché con le più antiche livree delle prime famiglie di Francia, accanto alle portantine stemmate; e poiché i gabinetti di cura, dove a disposizione dei malati ben paganti stanno soltanto tre tinozze magnetiche, si sono rivelati insufficienti, diventa necessario prenotare con giorni di anticipo un posto ai baquets miracolosi, così come oggi si prenotano i palchi per una prima all'Opera. Siccome è di moda anche la filantropia, Mesmer mette a disposizione alcuni baquets - per la verità un po' più piccoli - anche per i meno agiati, giacché ognuno, ricco o povero, deve poter partecipare alla nuova medicina dell'armonia. Egli esclude dalla cura soltanto i malati con ferite aperte, gli epilettici, i pazzi e i mutilati, riconoscendo così lealmente di poter ottenere agendo sui nervi solo un miglioramento delle condizioni generali, non di poter trasformare per miracolo la struttura dell'organismo.
    In questi locali magnetici (e ben presto anche nella sua abitazione) all'Hotel Bouillon, nella rue Montmartre, che Mesmer ha trasformato in clinica, si affollano per cinque anni pazienti di tutte le classi, malati veri e immaginari, curiosi e snob di tutte le specie. Non c'è parigino che non voglia fare almeno una volta la prova su di sé del fluido miracoloso, se non altro per poter poi descrivere nei saloni mondani sensazioni eccitanti, con quella stessa superficialità con cui oggi al tè delle cinque si può discutere di teoria della relatività o di psicoanalisi. Mesmer è di moda e la sua dottrina, da lui concepita con serietà, non è accolta da quel mondo elegante come una scienza, ma come uno spettacolo di teatro.

    Mesmer stesso non ha mai negato, anzi ha ammesso, che vi fosse un elemento intenzionalmente teatrale nella messa in scena delle sue cure. "Mes procédés, s'ils n'étaient pas raisonnés, paraitraient comme des grimaces aussi absurdes que ridicules, auxquelles il serait en effet impossible d'ajouter foi": da buon conoscitore d'anime sa che ogni guarigione per mezzo della fede ha bisogno, perché ne sia rafforzata l'efficacia, di un cerimoniale magico-religioso. Con questa persuasione psicologica circonda la propria persona di un'aura misteriosa, aumentando la propria autorità con il segreto. L'ambiente turba ed eccita il malato con il suo aspetto singolare. Le finestre sono velate da tende che lasciano tutto in penombra; pesanti tappeti e cortine attutiscono i suoni, gli specchi riflettono dalle pareti la mezza luce dorata, stelle disposte in simboliche costellazioni eccitano la curiosità senza soddisfarla. L'indeterminato intensifica sempre l'attesa, il segreto, la tensione, il silenzio, l'energia mistica; perciò nella magica dimora di Mesmer tutti i sensi, l'occhio, l'orecchio, il tatto vengono continuamente occupati ed eccitati nella maniera più raffinata possibile. Al centro dell'alto salone sta, ampio quanto un pozzo, il famoso mastello della salute. In silenzio, come in un tempio, i malati si raccolgono e trattengono il respiro intorno al magnetico altare: nessuno deve muoversi, non una parola deve essere pronunciata per non turbare le vibrazioni dell'etere. Di tempo in tempo, obbedendo a un segnale prestabilito, i pazienti allineati attorno al baquet formano la celebre "catena magnetica" che più tardi sarà adottata dallo spiritismo. Ognuno deve sfiorare la punta delle dita del vicino, affinché la supposta corrente, rafforzata passando da corpo a corpo, compenetri tutta la schiera fervente. Nel silenzio profondo, mai interrotto da una parola e solo raramente da un lieve sospiro, echeggiano dalla camera vicina gli accordi di un piano invisibile, o di un coro sommesso. Talvolta è Mesmer che suona la sua armonica viennese per attutire l'eccitazione con ritmi dolci, oppure per renderli intensi ed efficaci. Così per un'ora intera l'organismo viene caricato di forza magnetica o, come diremmo noi moderni, la tensione suggestiva è preparata attraverso l'eccitante nervosismo della monotonia e dell'attesa. Alla fine si presenta Mesmer stesso. Entra serio, tranquillo, lento, con un atteggiamento maestoso, irradiando calma in mezzo all'inquietudine generale, e appena si avvicina ai malati un lieve tremito, come il primo alito di vento, passa attraverso la catena umana. Indossa una lunga zimarra di seta violetta, che ricorda Zoroastro o un mago indiano, e avanza austero, compreso e concentrato in se stesso. Tocca con la sua sottile bacchetta metallica un malato dopo l'altro. Accanto a uno si sofferma, interrogandolo piano sulle sue sofferenze; poi gli passa la verga magnetica in una determinata direzione su una parte del corpo, dall'alto in basso, quindi in senso contrario, obbligando il malato a non distogliere dal suo il proprio sguardo. Con altri tralascia qualsiasi contatto diretto della bacchetta e fa attorno a loro dei circoli, come tracciando in aria segni invisibili, indirizzandosi alla fronte o al centro del male, concentrando senza posa con le pupille sbarrate la propria attenzione sul soggetto e imponendogli di fissarlo a sua volta. Mentre dura questo procedimento, gli altri trattengono il respiro, pieni di tremore e venerazione, e per un certo tempo nella sala non si ode che il suo passo lento e qua e là un respiro o un sospiro soffocato. Di solito non passa molto che uno dei soggetti, appena sfiorato, è invaso da un tremito convulso e comincia a sudare, a gridare, a gemere, a sospirare. Non appena in uno di questi malati si verifica una manifestazione visibile della forza suggestiva, gli altri, a lui uniti in catena, credono di avvertire in loro l'inizio della celebre "crisi". Nella schiera ininterrotta passano i sussulti come una corrente elettrica. Si determina una psicosi collettiva: un secondo, poi un terzo paziente è colto dai crampi e a un tratto la ridda infernale si scatena. Taluni si torcono a terra con gli occhi fuori delle orbite; altri lanciano folli e aspre risate; altri gridano, singhiozzano, gemono; molti ballano, squassati dal tremito nervoso al par di demoni; altri infine - tutto questo si può osservare nelle incisioni molto particolareggiate del tempo - sotto l'effetto della bacchetta o dello sguardo di Mesmer cadono in deliquio o sono immersi in un sonno ipnotico e giacciono a terra con un muto sorriso sulle labbra nell'inerte rigidità catalettica. Intanto continua la musica nella camera attigua, per rendere sempre più intensa questa tensione morbosa, giacché secondo la "teoria della crisi" mesmeriana ogni malattia di origine nervosa deve essere portata all'acme del suo sviluppo, in modo da essere poi espulsa, come sudore dal corpo risanato. Quelli che sono colpiti troppo violentemente dalla crisi, che urlano, che si dibattono, si torcono nelle convulsioni, vengono trasportati dai domestici e dagli assistenti in una cameretta attigua bene imbottita e insonorizzata, la salle des crises, dove si provvederà a calmarli; il che naturalmente dà lo spunto a un'infinità di opuscoli umoristici di affermare che le dame nervose venivano calmate in modo molto "fisiologico" ( ). Nel magico salone di Mesmer si verificano ogni giorno le scene più singolari: malati balzano su dalla tinozza, si strappano dalla catena, si dichiarano guariti; altri si gettano ginocchioni e baciano le mani del Maestro; altri lo supplicano di rafforzare la corrente, di sfiorarli ancora una volta.

    A poco a poco la fede nella magia della sua persona si trasforma nei pazienti in una specie di follia religiosa, per cui egli diventa il santo e il salvatore di infiniti credenti. Appena Mesmer è scorto in una strada, gli infermi gli corrono incontro, soltanto per toccarne le vesti. Principesse e duchesse invocano a mani giunte una sua visita. I ritardatari che non hanno ottenuto un posto al suo baquet si comprano per uso privato uno dei petits baquets per magnetizzarsi in casa propria secondo il suo metodo. E un giorno Parigi assiste alla scena grottesca e curiosa di centinaia di persone che, in mezzo alla Rue Bondi, si fanno legare con delle funi a un albero magnetizzato da Mesmer, aspettando la "crisi". Mai un medico ha conseguito successi così rapidi e travolgenti come Mesmer. Per cinque anni la società di Parigi non parla d'altro che delle sue cure magico-magnetiche. Ma nulla può risultare più pericoloso a una scienza ancora bambina che il divenire una moda. Contrariamente alle sue intenzioni, Mesmer viene a trovarsi impigliato in un equivoco pericoloso: da leale uomo di scienza voleva indicare alla ricerca medica un nuovo procedimento terapeutico, e invece offre argomenti al frivolo ozio annoiato degli infiniti dilettanti. Si discute a favore o contro Mesmer con la stessa superficialità con cui si disputa intorno a Gluck o Piccini, Rousseau o Voltaire. Inoltre, quest'epoca ha la tendenza a trasformare in erotica ogni cosa nuova: i signori della Corte cercano nel magnetismo soprattutto una ripresa delle stanche energie virili; delle dame si racconta che nella salle des crises desiderano soltanto un naturale acquietamento dei sensi. Ogni scribacchino getta nella disputa un opuscolo estatico o satirico; gli aneddoti e i pamphlets portano droga letteraria nella contesa scientifica, e finalmente anche il teatro si impadronisce della mesmeromania. Il 16 novembre 1783 la Compagnia Reale degli Italiani recita una farsa intitolata Les docteurs modernes, in cui Radet, un poetucolo di terz'ordine, mette in ridicolo il magnetismo. Mal gliene incoglie, giacché i fanatici di Mesmer non permettono di ironizzare sul loro salvatore neppure in teatro. I signori d'alto lignaggio - troppo alto per disturbare le proprie labbra - mandano a teatro i lacchè a fischiare la farsa. In piena rappresentazione un Regio Consigliere di Stato lancia dal palco un libello da lui composto in difesa del magnetismo, e quando l'imprudente autore Radet, l'indomani, vuol presentarsi nel salone della duchessa di Villerois, questa lo fa mettere alla porta dai suoi servitori, facendogli dire che non riceverà un individuo che ha osato "come Aristofane, schernire il nuovo Socrate". Di giorno in giorno la pazzia cresce e quanti più profani si appassionano al nuovo gioco di società, tanto più grotteschi e assurdi diventano gli eccessi: alla presenza del Principe di Prussia e di tutti i magistrati in alta tenuta, a Charenton viene magnetizzato un vecchio cavallo. Nei castelli e nei parchi sorgono i boschetti e le grotte magnetiche, nelle città si istituiscono circoli e logge segrete, accadono scontri, persino duelli fra i mesmeriani e gli antimesmeriani. E così la forza scoperta da un medico trabocca dalla sua legittima sfera, la medicina, e inonda la Francia intera di un fluido pericolosamente epidemico, fatto di snobismo: la mesmeromania.

    Stefan Zweig su www.psichica.it


  6. #6
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    RITRATTO


    Nel 1773 Leopold Mozart, il padre di Wolfgang, narra alla moglie a Salisburgo: "Non ti ho scritto con l'ultima posta perché abbiamo avuto una grande serata musicale dal nostro amico Mesmer, nel giardino della Landstrasse. Mesmer suona molto bene l'armonica di vetro di Miss Dewis; egli è l'unico viennese che l'abbia comprata e possiede uno strumento di vetro ancor più bello di quello che aveva la stessa Miss Dewis. Anche Wolfgang vi ha già suonato". Si vede che sono buoni amici, il medico di Vienna e il musicista salisburghese col il suo celebre figliolo. Già alcuni anni prima, quando il famigerato direttore dell'Opera di Corte, Afligio, che poi andò a finire in galera, malgrado gli ordini imperiali, si era rifiutato di rappresentare l'opera La finta semplice del quattordicenne Wolfgang Amadeus, il mecenate musicale Franz Anton Mesmer, più energico dell'Imperatore e della Corte, interviene mettendo a disposizione il suo piccolo teatro all'aperto per la nuova operetta Bastien und Bastienne e si prepara così la meritata e imperitura benemerenza storica di avere tenuto a battesimo la prima composizione teatrale di Wolfgang Amadeus Mozart. Il piccolo genio non dimenticherà questo gesto amichevole: in tutte le sue lettere parla di Mesmer e del "caro Mesmer" cerca con predilezione l'ospitalità. Quando nel 1781 si stabilisce a Vienna, va direttamente con la sua carrozza di posta dal casello del dazio sino alla casa dell'amico. La sua prima lettera al padre, datata da Vienna il 17 marzo 1781, comincia con: "Ti scrivo dal giardino di Mesmer nella Landstrasse". Più tardi in Così fan tutte eleverà un piccolo monumento scherzoso al suo dotto e celebre amico. Ancora oggi, e certo ancora per secoli, udremo ricordare in un allegro recitativo il maestro del magnetismo:

    Eccovi qui il magnete
    che ve lo mostrerà.
    La pietra di quel Mesmer venuto
    d'Allemagna
    che massima sua fama
    in Francia poi trovò.

    Ma questo strano dottor Franz Anton Mesmer non è soltanto un uomo di dottrina, amico dell'arte e degli artisti: è anche un uomo molto ricco. Pochi borghesi di Vienna potevano vantarsi di possedere allora una casa così elegante e ospitale come quella della Landstrasse n. 261, una vera e propria minuscola Versailles sulle rive del Danubio. Nel parco spazioso e quasi principesco gli ospiti trovano mille divertimenti in stile rococò, vialetti verdi coperti, boschetti, statue antiche, la casa degli uccelli, una piccionaia, e quel grazioso (purtroppo completamente sparito) teatro all'aperto in cui ebbe luogo il battesimo di Bastien und Bastienne, nonché un ampio bacino di marmo che vedrà più tardi le singolarissime scene delle cure magnetiche, e su un piccolo poggio il Belvedere dal quale si può ammirare il Danubio e il Prater. Non c'è da stupirsi che la società viennese, gaudente e chiacchierona, ami incontrarsi in questa bella casa, tanto più che il dottor Mesmer è fra i borghesi di maggior conto da quando ha sposato la vedova del Consigliere aulico Van Bosch, fornita di ben trentamila fiorini. La sua tavola, ce lo racconta Mozart, è sempre imbandita per tutti gli amici e conoscenti. Si mangia e si beve ottimamente in casa di quest'uomo gioviale e interessante, e non mancano neppure i godimenti dello spirito. Qui, per esempio, molto prima della stampa, leggendo le partiture manoscritte vengono eseguiti i nuovi quartetti, le arie e le sonate di Haydn, di Mozart e di Gluck, amici di casa, nonché le novità di Piccini e di Righini. Chi invece preferisce parlare di argomenti intellettuali, piuttosto che ascoltar musica, troverà pure nel padron di casa un compagno di cultura universale. Il calunniato Franz Anton Mesmer può infatti tener alta la fronte anche in mezzo ai dotti.

    Quando Mesmer si trasferisce a Vienna per completare la sua istruzione, è già dottore in filosofia e studiosus emeritus di teologia a Ingolstadt. Ma questo non basta al suo spirito inquieto. Al pari del famoso dottor Faust, vorrebbe afferrare la scienza da tutti i suoi capi. A Vienna comincia a studiar legge, per rivolgersi poi definitivamente alla quarta Facoltà, alla medicina. Il 27 maggio 1766 Franz Anton Mesmer, quantunque già due volte laureato auctoritate et consensu illustrissimorum, perillustrium, magnificorum, spectabilium, clarissimorum Professorum, viene di nuovo solennemente promosso dottore in medicina. Tuttavia Mesmer, divenuto ricco per matrimonio, non pensa affatto a trar ducati dalla sua nuova professione. Non ha fretta di crearsi una clientela di pazienti e preferisce tener dietro da dilettante alle scoperte più rinomate nei campi della geologia, della fisica, della chimica e della matematica, inseguire i progressi della filosofia astratta, e, prima di tutto, della musica. Egli stesso suona il piano e il violoncello, ed è il primo che introduce l'armonica di vetro, per la quale Mozart più tardi comporrà appositamente un Quintetto. Ben presto le serate musicali in casa Mesmer contano fra le preferite nella Vienna intellettuale e, con il salotto musicale del giovane Van Swieten sul Tiefen Graben, dove si incontrano ogni domenica Haydn, Mozart e, più tardi, anche Beethoven, la sua casa nella Landstrasse 261 è considerata il più eletto rifugio dell'arte e della scienza.

    Insomma, quest'uomo tanto calunniato, cui più tardi vorranno perfidamente imprimere il marchio dell'ignorante e del ciurmadore, non è il primo venuto: lo sente subito chiunque lo avvicini. Già esteriormente si fa notare in ogni società per la statura alta, l'atteggiamento imponente, l'ampia e nobile fronte. Quando a Parigi entra in un salone accanto all'amico Cristoforo Villibaldo Gluck, tutti gli sguardi si voltano curiosi verso questi due alemanni che superano di tutto il capo la statura normale. Purtroppo i pochi ritratti rimastici danno un'insufficiente impressione della sua fisionomia; tuttavia si vede che il volto è di linee armoniche e belle, il labbro carnoso, il mento pieno ed energico, la fronte meravigliosamente arcuata sulla chiara limpidità degli sguardi. Una sicurezza riposta irraggia da questa figura possente, che raggiungerà in perfetta salute l'età dei Patriarchi.

    Nulla di più errato, dunque, che immaginarsi il grande magnetizzatore come un mago, una figura demoniaca dall'occhio inquieto, dai lampeggiamenti diabolici, come uno Svengali o un dottor Spallanzani. Al contrario, quella su cui tutti i contemporanei insistono come sua caratteristica, è la pazienza salda e incrollabile. Piuttosto di sangue lento che caldo, più tenace che battagliero, questo solido svevo considera e osserva in tutta calma i fenomeni, e allo stesso modo con cui attraversa una camera con passo tranquillo, misurato e pesante, procede senza fretta e con grande decisione nelle sue ricerche da un'osservazione all'altra: senza fretta, imperturbabile. Non pensa con improvvise intuizioni lampeggianti e accecanti, ma attraverso conclusioni prudenti e appunto per questo incrollabili. Non c'è contraddizione, amarezza, che valga a scalfire la calma della sua epidermide resistente. Questa impassibilità, questa tenacia, questa grandiosa e salda pazienza rappresentano il genio specifico di Mesmer. Solo al suo riserbo insolitamente modesto, alla sua bonaria assenza di vanità, dobbiamo lo strano fenomeno per cui un personaggio a un tempo notevole e ricco può avere a Vienna tanti amici e nessun nemico. Tutti ne vantano la dottrina, l'indole simpatica e alla mano, la larga generosità, la mente aperta: son ame est comme sa découverte: simple, bienfaisante et sublime. Persino i suoi colleghi, i dottori viennesi, apprezzano Franz Anton Mesmer quale medico eccellente: per la verità solo fino all'istante in cui ha l'audacia di cercare una propria via e di fare scoperte che commuovono il mondo senza il loro permesso. Allora, d'un tratto, è finita la benevolenza e scoppia una lotta per la vita e per la morte.

    Stefan Zweig su www.neuroingegneria.com

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    Daniele Abbiati

    MESMER, RIVOLUZIONE ALLO STATO «FLUIDO»





    E’ il 27 maggio 1766 quando un aspirante medico ormai trentaduenne si siede di fronte alla commissione presieduta dal severo decano dell'Università di Vienna, Van Swieten, per discutere una tesi dal titolo singolare: Dissertatio de planetarum influxu. Il lavoro si basa su un'opera dì Richard Mead, De imperio Solis ac Lunae in corpora humana et morbis inde oriundis. Con queste parole Franz Anton Mesmer, da Iznang, piccolo borgo sul lago di Costanza, incomincia la propria enunciazione: «Se le nostre idee convinceranno della loro veridicità qualcuno che avrà più tempo di noi (anche se io ho avuto più talento di lui) egli potrà far avanzare questa dottrina e dimostrare con esattezza quali malattie provengano dall'influenza degli astri e insegnarci, cosa ancor più utile e auspicabile, con quale metodo è possibile curarle». E via elencando i casi di epilettici, isterici ipocondriaci, maniaci, i quali, soggetti alla «gravitazione animale», hanno ritrovato «l'armonia della salute». La commissione, un po' indispettita dll’istrionico studente che mulina (chissà perché) una bacchetta di rame, si lascia convincere. «Accettiamo», dicono i commissari. «Deliberiamo», bofonchia Van Swieten. E le potenti mani di Franz Anton afferrano il diploma sigillato con l'effigie di Santo Stefano.
    Quell'atletico e intraprendente provinciale è destinato a diventare, in pochi anni, una leggenda vivente, grazie al talento e a uno spiccato senso pratico. Se al secondo si deve il matrimonio con la vedova Maria Anna von Eulenschenk, fra le donne più ricche di Vienna, il primo è figlio delle innate doti di guaritore. Del resto, egli conosceva bene l'insegnamento di Paracelso: «La suggestione conferisce all'uomo un potere sul suo simile paragonabile a quello del magnete sul ferro». Anche se, come dice Jean Thuillier nella biografia romanzata del Nostro (Mesmer o l'estasi magnetica) «in quell'epoca di Aufklärung (illuminismo) non era prudente citarlo».
    Genio o ciarlatano? L'interrogativo accompagnerà per sempre Franz Anton, e addirittura sarà lui stesso a porselo, nei momenti difficili. «Quante persone, venute a consultarmi con l'idea che avrei dovuto guarirle immediatamente con un dito e uno sguardo, se ne sono andate irritate quando non rispondevo alla loro speranza!», scriverà nel periodo parigino.

    Mesmer il magnetizzatore, l'uomo che ristabilisce l'equilibrio naturale dei malati massaggiandoli o fissandoli negli occhi, immergendoli in vasche apposite o schierandoli intorno a un albero che fa le sue veci, chiamava «sonnambulismo artificiale» l'ipnosi, «conversazioni» l'analisi, «crisi» le abreazioni e i transfert affettivi. In fondo, la psicanalisi gli deve molto, nonostante spesso i suoi metodi siano stati accostati a quelli di Johann Gassner, l'esorcista di Ratisbona, e alcuni maliziosi abbiano sottolineato la sua predilezione per le pazienti in possesso di buone doti, sia fìsiche sia economiche, ben liete di svenire fra le sue braccia più da contadino che da medico.
    Fra queste signore ci furono la Du Barry e la principessa di Lamballe («dottore, ci vediamo domani per un'altra crisi», ammiccava), e persino Maria Antonietta, la regina. Giunto a Parigi nel 1778 portando in valigia una buona scorta di fama (e di fame di successo), Franz Anton non impiega molto a entrare nelle grazie dell'alta società, sempre pronta a tenere a battesimo le mode più strane. Le sedute collettive all'hotel de Bullion e all'hotel de Coigny si trasformano in salotti dove esserci è un obbligo, se si vuoi far parte della crème. E lui non si tira indietro: riceve dalla mattina alla sera, accumula un bel po' di soldi, istruisce alcuni aiutanti ai quali "trasmette" i propri poteri. Però si dà democraticamente da fare anche per il popolino, curando fruttivendoli e piccoli commercianti, persino gli aggiotatori di borsa.

    Insomma, Mesmer s'immerge anima, corpo e... magnete nello spirito del tempo, che esulta per i primi voli in pallone aerostatico e per una scienza ancora bambina ma che ha una pazza voglia di diventare presto donna. È l'epoca aurea del mesmerismo. «Negli anni Ottanta del Settecento, spiega Robert Darnton nel suo saggio Il mesmerismo e il tramonto dei Lumi(editrice Medusa), c'erano così tanti fluidi, sponsorizzati da diversi filosofi, che i lettori del XVIII secolo vi avrebbero potuto nuotare dentro. Era un secolo tanto improntato alla "dottrina" quanto all'empirismo e alla sperimentazione. Gli "scienziati", spesso sacerdoti, perseguivano la "scienza", il più delle volte considerata alla stregua di una semplice filosofia, lungo la Grande Catena dell'Essere, fino a passare dalla fisica alla metafisica e all'Essere Supremo». Fare il salto più lungo della gamba è un esercizio pericoloso. «Il progressivo divorzio della scienza dalla teologia nel XVIII secolo non liberò quest'ultima dalla fiction, perché gli scienziati dovevano far ricorso all'immaginazione per dare un senso (e spesso per vederli) ai dati rivelati da microscopi, telescopi, bottiglie di Leida, reperti fossili e dissezioni».
    Il solco che separa la realtà dall'immaginazione, dunque, viene colmato dalla suggestione, dal fascino per la novità. Ma sotto la cenere dei toccamenti e dell'isteria collettiva, del fenomeno di costume e della voglia di credere di cui Mesmer è compiaciuto interprete, cova una forza dirompente di cui lo stesso Franz Anton è inconsapevole. Il magnetismo animale, essendo una forza universale, cosmica, non fa distinzione fra il più potente degli aristocratici e il più misero dei manovali: il magnetismo è libertà, fraternità, uguaglianza. Il magnetismo è una Rivoluzione.

    Come potevano Marat e Carra, Brissot e Bergasse, d'Eprémesnil e Duport, Lafayette e i Rolands, prossimi leader di quella stagione che cambierà il mondo, non essere, in varia misura, mesmeriani? Come potevano non individuare, nel fluido che accomuna la regina alla servetta, il comune denominatore su cui costruire un radioso avvenire? Certo, poi alla teoria segue la pratica, all'interesse di tutti seguono le teste mozzate dalla louisette, all'ardore segue il Terrore. E gli incendiari che infiammano il popolo diventano pompieri pieni di borghesissima boria e voglia di vendetta...
    Ma la Società dell'Armonia Universale creata da Mesmer, spazzata via dal nuovo corso, non voleva giungere a tanto. E dalla bocca di Franz Anton non uscì mai una parola pro o contro la Rivoluzione. Forse fu il suo orgoglio ad allontanarlo dal teatro degli eventi. Forse si rese conto della piega che la faccenda stava prendendo. Preferì tornare sul lago di Costanza, il «mare svevo» le cui acque avevano cullato i suoi sogni di un'altra gloria, un'altra umanità. Il massone, il mago, il dispensatore di Bene, cercò rifugio nei misteri alchemici, volendo compiere un salto di qualità che lo avvicinasse ancor più all'armonia del cosmo.

    Morì il 5 marzo 1815. Una zingara gli aveva predetto che se ne sarebbe andato a ottant'anni, quando non avrebbe più potuto udire il canto degli uccelli. Così fu, quella mattina i suoi canarini giacevano stecchiti nella gabbietta. Ma per molti il dottor Franz Anton Mesmer era morto da tempo, da quando il suo magnete gli aveva attirato contro l'odio dei compagni di strada e la sua bacchetta di rame era diventata il simbolo di un potere senza patria.

    Da Il Giornale di domenica 1 maggio 2005

  8. #8
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    Rivelazione mesmerica – Mesmeric Revelation (1844)
    di Edgar A. Poe


    Immagine tratta dal sito http://upload.wikimedia.org/

    Quali che possano essere i dubbi che si nutrono sulla base razionale del mesmerismo, i suoi fattisorprendenti sono ora quasi universalmente ammessi. D’altra parte quelli che dubitano di questi ultimi sono dubitatori di professione, una congrega di inutili e screditati individui. Non c’è maggiore perdita di tempo del voler dimostrare oggi, che un uomo per semplice esercizio della volontà, possa influenzare un suo simile al punto di ridurlo in uno stato anormale, nel quale si manifestano fenomeni molto vicini alla morte, molto più vicini di quelli di qualsiasi altra condizione normale a nostra conoscenza; che in queste condizioni, colui che è stato influenzato, utilizza con sforzo e quindi con deboli risultati, gli organi di senso esterni, mentre avverte, con raffinata ed acuta percezione e attraverso canali che si suppongono sconosciuti, cose che stanno fuori della portata degli organi fisici; che, le sue facoltà intellettive, inoltre, sono meravigliosamente accresciute; che la sua simpatia per la persona che ha esercitato su di lui la sua influenza è profonda; e, infine, la sua suscettibilità a tale influenza cresce in ragione diretta della frequenza con cui essa viene esercitata, mentre, nella stessa proporzione, i fenomeni particolari che ne derivano divengono più estesi e più intensi.Affermo che sarebbe superfluo voler dimostrare queste che sono le leggi del mesmerismo in senso generale, ne infliggerò ai miei lettori una dimostrazione oggi inutile. Il mio scopo è ora ben differente. Mi sento costretto, anche a dispetto dei pregiudizi del mondo, a dettagliare, senza commento, la sostanza rilevante di un colloquio avvenuto tra un ipnotizzato e me stesso.Da lunga data avevo l’abitudine di mesmerizzare la persona in questione (il signor Vankirk) e l’usuale acuta sensibilità ed esaltazione della percezione mesmerica si era già manifestata. Da molti mesi egli era ammalato di una tisi in stadio avanzato, e gli effetti più devastanti della malattia erano stati attenuati dalle mie manipolazioni. Nella notte di mercoledì quindici corrente, fui chiamato al suo capezzale.L’ammalato soffriva di un dolore acuto nella regione del cuore e respirava a fatica, presentando tutti i caratteristici sintomi dell’asma. Negli spasmi di questo tipo aveva di solito trovato qualche sollievo nelle applicazioni di senapismi ai centri nervosi, ma quella notte tali interventi erano risultati vani. Appena entrato nella sua stanza, mi accolse con un vivace sorriso e, sebbene sofferente di acuti dolori fisici, sembrava m buone condizioni mentali.«Ho chiesto di lei stanotte», disse, «non tanto perché porti sollievo al mio corpo, quanto per rassicurarmi in merito a taluni turbamenti psichici che, recentemente, mi hanno causato grande ansietà mista a sorpresa. Non c’è bisogno che le dica quanto sia stato finora scettico in merito alla questione dell’immortalità dell’anima. Non posso tuttavia negare che proprio in fondo a quell’anima, che negavo di avere, c’era una confusa mezza idea della sua esistenza. In realtà questa mezza idea non è mai giunta a convinzione, con essa la mia ragione non aveva niente a che fare. Tutti i tentativi di indagine su basi logiche hanno invece avuto come risultato di lasciarmi più scettico di prima. Sono stato consigliato di studiare Cousin, e ho studiato sia i suoi lavori originali che quelli dei suoi seguaci europei e americani. Mi hanno messo, per esempio, tra le mani il Charles Elwood del signor Brownson e l’ho letto con grande attenzione. Nel suo complesso l’ho trovato logico, ma le parti non puramente logiche, erano malauguratamente leargomentazioni iniziali del miscredente protagonista del libro. Tirando le somme, mi è sembrato evidente che il pensatore non fosse riuscito nemmeno a convincere se stesso. La conclusione aveva semplicemente dimenticato l’inizio del libro, come avviene al governo di Trinculo. In breve, non mi ci volle molto a comprendere che se l’uomo deve essere convinto intellettualmente della propria immortalità, non lo sarà mai per le mere astrazioni che per tanto tempo sono state in voga tra i moralisti di Inghilterra, Francia, Germania. Le astrazioni possono divertire o istruire ma non hanno presa sulla mente. Qui sulla terra, la filosofia, ne sono persuaso, ci inviterà sempre invano a considerare le qualità come cose concrete. La volontà potrà forse dichiararsi d’accordo – l’anima – l’intelletto mai.
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    Ripeto quindi che sono arrivato a sentire soltanto a metà, mai al convincimento intellettuale. Ultimamente c’è stato tuttavia un approfondimento di questa sensazione, al punto che mi è sembrato arrivasse quasi all’acquiescenza della ragione e non vedevo più tanta differenza tra le due. Sento di poter attribuire anche questo all’effetto dell’influenza mesmerica. Non posso spiegarmelo, se non con l’ipotesi che l’esaltazione mesmerica mi mette in condizione di percepire una sequenza logica che, nel mio stato anormale, risulta convincente ma, come tutti i fenomeni mesmerici, non dura nella condizione normale, se non per i suoi effetti. Nel sonno me-smerico i ragionamenti e le conclusioni – cioè la causa ed il suo effetto – sono presenti insieme, nella mia condizione naturale, la causa svanisce e rimane soltanto l’effetto e forse solo parzialmente.Queste considerazioni mi hanno indotto a pensare che si possano ottenere buoni risultati da una serie di domande ben mirate da rivolgermi durante il sonno mesmerico. Lei ha spesso osservato la profonda conoscenza di sé che si riscontra nell’ipnotizzato... la vasta conoscenza che egli dimostra su tutti i punti relativi allo stato mesmerico stesso; da tale conoscenza di sé si possono dedurre gli spunti per una adeguata forma di interrogatorio.»Consentii senz’altro ad effettuare l’esperimento e con poche manipolazioni il signor Vankirk cadde nel sonno mesmerico. Il suo respiro divenne immediatamente più tranquillo e sembrò non soffrire più disagi fisici.Cominciò cosi la seguente conversazione. V. nel dialogo rappresenta il paziente, P. me stesso. P. «E addormentato?»V. «Sì... no, veramente vorrei dormire più profondamente.» P. (Dopo nuove manipolazioni.) «Dorme ora?» V. «Sì.» P. «Come crede si risolverà la sua attuale malattia?»V. (Dopo lunga esitazione e parlando con un certo sforzo). «Debbo morire.»P. «L’idea della morte la affligge?» V. (Prontamente). «No... no!» P. «Le piace?»V. «Se fossi sveglio preferirei morire, ma ora non importa. Lo stato di mesmerico è così vicino alla morte da bastarmi.» P. «Desidero che si spieghi, signor Vankirk.»V. «Vorrei farlo, ma questo richiede uno sforzo superiore alle mie forze. Lei non mi fa le domande giuste.» P. «Cosa le debbo chiedere?» V. «Deve cominciare dal principio.» P. «Il principio! Ma dov’è il principio?»V. «Sa che il principio è DIO.»(Questo fu detto con un tono basso, esitante, mostrando chiari segni di una profonda venerazione).P. «Che cos’è dunque Dio?»V. (Esitando per molti minuti). «Non sono in grado di dirlo.» P. «Dio non è puro spirito?»V. «Quando ero sveglio sapevo cosa intende per “spirito”, ma ora mi sembra soltanto una parola... come, ad esempio, la bellezza, la verità... in sostanza una qualità.» P. «Dio non è immateriale?»V. «Non esiste l’immaterialità; è soltanto una parola. Quello che non è materia, non esiste e basta... a meno che le qualità siano cose.» P. «Allora Dio è materiale?»V. «No.» (Questa risposta mi stupì non poco).
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    P. «Allora cos’è?»V. (Dopo una lunga pausa, mormorando). «Vedo, ma è difficile a dirsi (un’altra lunga pausa). Non è spirito, perché esiste. Non è materia, nel senso che intende lei. Ma ci sono stadi della materia dei quali l’uomo non sa niente; il più denso spinge il più sottile, e quest’ultimo permea il più denso. L’atmosfera, ad esempio, dà impulso all’elettricità e questa si diffonde nell’atmosfera. Questi stadi della materia sono via via più rarefatti e assottigliati finché arriviamo a una materia non articolata – indivisibile – una. In tale stadio la legge dell’impulso e della permeazione si modifica. La materia finale, non particolata, non solo permea di sé tutte le cose, ma dà impulso a tutte le cose e quindi è tutte le cose di sé. Questa materia è Dio. Quello che gli uomini tentano di incorporare nella parola “pensiero” è questa materia in movimento.»P. «I metafisici sostengono che tutte le azioni sono riducibili al moto ed al pensare e che il secondo è l’origine del primo.»V. «Sì e ora vedo la confusione delle idee. Il moto è l’azione della mente, non del pensare. La materia non particolata, o Dio, in stato di quiete è (almeno per quanto possiamo capirne) quello che gli uomini chiamano mente. Il potere di auto-movimento (equivalente in effetto alla umana volizione) è, nella materia imparticolata, il risultato della sua unità e onniprevalenza; in qual modo, non lo so e ora vedo chiaramente che non lo saprò mai. Tuttavia la materia imparticolata, messa in moto da un principio o da una qualità che esiste in lei stessa, è il pensare.»P. «Non può darmi un’idea più precisa di quello che intende per materia imparticolata?» V. «Le materie di cui l’uomo ha conoscenza sfuggono alla sua percezione sensoria per gradi. Abbiamo, ad esempio, un metallo, un pezzo di legno, una goccia d’acqua, l’atmosfera, un gas, il calore, l’elettricità, l’etere luminoso. Chiamiamo tutte queste cose materia e comprendiamo tutti i materiali in questa unica definizione, eppure non esistono due concetti più nettamente distinti di quello di metallo e di etere luminoso. Quando arriviamo a quest’ultimo, abbiamo quasi la tentazione irresistibile di classificarlo come spirito, o come nulla. L’unica considerazione che ci limita è la nostra concezione della sua struttura atomica, e anche qui dobbiamo ricorrere all’ausilio della nostra nozione di atomo come di qualcosa di dimensioni infinitesime dotato tuttavia di solidità e tangibilità e peso. Se si scarta l’idea della costituzione atomica, nonsiamo in grado di definire l’etere come una entità o, almeno, come materia; il modo migliore per definirlo è chiamarlo Spirito. Facciamo ora un passo al di là dell’etere, cerchiamo di concepire una materia piùrarefatta dell’etere di quanto questa lo è del metallo e arriveremo finalmente (a dispetto di tutti i dogmi scolastici) alla massa continua... alla materia indivisibile. Poiché nonostante si possa ammettere l’infinita piccolezza degli atomi, è assurdo che gli spazi tra loro siano infinitamente piccoli. Ci sarà un punto... un livello di rarefazione nel quale il numero degli atomi sarà sufficientemente alto da eliminare gli interspazi e la massa sarà assolutamente coalescente. Se si prescinde dalla considerazione della costituzione atomica, la natura della massa inevitabilmente scivola in quello che chiamiamo spirito. E chiaro, per contro, che essa resta pienamente materia. La verità è che è impossibile concepire lo spirito in quanto è impossibile immaginare ciò che non è. Quando ci lusinghiamo di aver formulato la sua concezione, abbiamosemplicemente ingannato la nostra intelligenza con la considerazione della materia infinitamente rarefatta.»P. «Mi sembra ci sia una obiezione insormontabile all’idea di assoluta coalescenza; ed è la leggerissima resistenza incontrata dai corpi celesti nelle loro rivoluzioni nello spazio – una resistenza ora accertata, che esiste in qualche misura, anche se è cosi leggera da essere sfuggita del tutto perfino alla sapienza di Newton. Sappiamo che la resistenza dei corpi è sostanzialmente proporzionale alla loro densità.Coalescenza assoluta vuol dire densità massima, dove non ci sono interspazi non ci può esserepermeabilità. Un etere assolutamente denso costituirebbe un ostacolo infinitamente più efficace al moto delle stelle che non un etere di diamante o di ferro.»V. «Alla sua obiezione si può rispondere con una facilità pari alla sua apparente inconfutabilità. Per quanto riguarda il moto delle stelle, non c’è nessuna differenza se è la stella a passare attraverso l’etere o l’etere attraverso la stella. Non c’è errore astronomico più inspiegabile di quello che ricollega il noto
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    ritardo delle comete all’idea di un loro passaggio attraverso un etere; perché, per rarefatto che possa essere tale etere, causerebbe comunque l’arresto di ogni rivoluzione delle stelle in un periodo di tempo assai più breve di quello che è stato ammesso dagli astronomi che si sono sforzati di sorvolare su un punto che non riuscivano a comprendere. Il ritardo effettivamente sperimentato è quello che ci si può aspettare per effetto dell’attrito dell’etere nel suo passaggio attraverso l’astro. In un caso la forza ritardante è momentanea e completa in sé, nell’altro è accumulativa all’infinito.»P. «Ma in tutto ciò, nella identificazione di pura materia con Dio, non c’è un che di irriverente?» (Fui costretto a ripetere questa domanda prima che il paziente mesmerizzato ne comprendessepienamente il significato).V. «Può dirmi perché la materia dovrebbe essere meno rispettata della mente? Lei dimentica che la materia di cui parlo è proprio “la mente” o “lo spirito” delle scuole, per quanto attiene le sue capacità superiori e contemporaneamente è la “materia” di queste stesse scuole. Dio, con tutti i poteri attribuiti allo spirito è in sostanza la sublimazione della materia.»P. «Lei asserisce, dunque, che la materia imparticolata, in moto, è il pensiero?»V. «In generale, questo moto è il pensiero universale della mente universale. Questo pensiero crea. Tutte le cose create sono quindi pensieri di Dio.»P. «Lei dice “in generale”.»V. «Sì. La mente universale è Dio. Per nuove individualità è necessaria la materia.»P. «Ma ora lei parla di “mente” e di “materia” come fanno i metafisici.» V. «Sì... per evitare confusione. Quando dico “mente” intendo materia imparticolata, materia ultima; per “materia” intendo tutte le altre forme.» P. «Stava dicendo “per nuove individualità è necessaria la materia”.» V. «Sì, perché la mente incorporea è semplicemente Dio. Per creare individualità, esseri pensanti, è stato necessario incarnare parti della mente divina. Così l’uomo è individualizzato. Spogliato della veste corporea, era Dio. Ora il moto particolare delle particelle incarnate della materia imparticolata è il pensiero dell’uomo; così come il moto del tutto è quello di Dio.»P. «Dice che, spogliato del corpo, l’uomo sarà Dio?» V. (Dopo molta esitazione). «Non posso aver detto questo; è un’assurdità.»P. (Leggendo il contenuto dei miei appunti). «Lei ha detto che “spogliato della sua veste corporea l’uomo era Dio”.»V. «E questo è vero. L’uomo così spogliato sarebbe Dio... Sarebbe non individualizzato. Ma non può mai essere così spogliato... per lo meno non lo sarà mai... altrimenti dobbiamo immaginare un’azione di Dio che ritorna su se stessa... Un’azione senza scopo, futile. L’uomo è una creatura. Le creature sono pensieri di Dio. E la natura del pensiero che è irrevocabile.»P. «Non capisco. Dice che l’uomo non sarà mai posto fuori dal suo corpo?»V. «Dico che non sarà mai senza corpo.» P. «Mi spieghi.»V. «Vi sono due corpi... il rudimentale ed il completo, che corrispondono alle due condizioni del bruco e dalla farfalla. Quella che noi chiamiamo “morte” è soltanto la dolorosa metamorfosi. La nostra presente incarnazione è progressiva, preparatoria, temporanea. Quella futura è perfetta, definitiva, immortale. La vita ultima è il fine supremo.» P. «Ma della metamorfosi del bruco abbiamo una conoscenza tangibile.» V. «Noi certamente, ma non il bruco. La materia di cui è composto il nostro corpo rudimentale è alla portata degli organi del corpo; o, più precisamente, i nostri rudimentali organi sono adeguati alla materia di cui è formato il corpo rudimentale, ma non a quello di cui è composto il corpo finale. Il corpo definitivo quindi sfugge ai nostri sensi rudimentali e noi percepiamo solo il guscio che cade, decomponendosi, dalla
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    sua forma interna; non la stessa forma interna; per contro questa forma interna, così come il guscio, è percepibile da coloro che hanno già raggiunto la vita finale.»P. «Ha spesso detto che lo stato mesmerico somiglia molto alla morte. Come?»V. «Quando dico che somiglia alla morte, intendo che assomiglia alla vita finale; perché quando sono in trance i sensi della mia vita rudimentale sono assenti e percepisco le cose esteme, direttamente, senza organi, attraverso un mezzo che utilizzerò nella vita finale, priva di organi.» P. «Priva di organi?»V. «Sì, gli organi sono strumenti per mezzo dei quali l’uomo può avere relazioni sensoriali con particolari classi e forme della materia, con l’esclusione di altre classi e forme. Gli organi dell’uomo sono adeguati alla sua condizione rudimentale e a quella soltanto. Nella sua condizione finale, essendo egli privo di organi, ha la capacità di comprendere tutto tranne la natura della volontà di Dio... cioè il moto della materiaimparticolata. Avrà un’idea chiara del corpo definitivo pensandolo come fosse interamente cervello. Non è così; ma un concetto simile lo porterà assai vicino a comprendere che cosa esso sia. Un corpo luminoso trasmette vibrazioni all’etere. Tali vibrazioni ne generano altre simili entro la retina, questa comunica vibrazioni simili al nervo ottico. Il nervo ottico convoglia nel cervello simili vibrazioni e il cervello stesso le ritrasmette alla materia imparticolata di cui è permeato. Il moto di quest’ultima è il pensiero la cui prima percezione è la prima vibrazione. Questa è la modalità secondo cui la mente della vita rudimentale comunica con il mondo estemo, e questo mondo estemo è, per la vita rudimentale, limitato per la idiosincrasia dei suoi organi. Al contrario nella vita definitiva, quella organica, il mondo esterno giunge all’intero corpo (che è di una sostanza affine a quella del cervello, come ho detto) senza alcun altro intervento oltre a quello dell’etere infinitamente più rarefatto perfino dell’etere luminoso. Con questo etere... all’unisono con esso... tutto il corpo vibra, mettendo in moto la materia imparticolata che lo permea. Ed è proprio all’assenza di organi idiosincratici che dobbiamo attribuire la pressoché illimitata percezione della vita definitiva. Per gli essere rudimentali gli organi sono le gabbie necessario perimprigionarli, finché non avranno messo le ali.»P. «Lei parla di “esseri” rudimentali. Esistono forse altri esseri rudimentali pensanti oltre l’uomo?»V. «Gli innumerevoli ammassi di materia rarefatta delle nebulose, dei pianeti, dei soli e di altri diversi còrpi celesti, che non sono né nebulose, né soli, ne pianeti, hanno l’unico scopo di fornire pabulumall’idiosincrasia degli organi incompleti di una infinità di esseri rudimentali. Se non fosse per le esigenze di esseri rudimentali, prima della vita finale, tali corpi non avrebbero giustificazione. In ognuno di essi, dimoravano forme diverse di creature organiche rudimentali, pensanti. Alla loro morte o metamorfosi questi esseri godono della vita definitiva – l’immortalità – arrivando alla conoscenza di tutti i segreti, ad eccezione dell’unico e agiscono e vanno ovunque solo per atti della volontà. E popolano non le stelle – che a noi sembrano essere le uniche presenze complete dello spazio, che anzi ci sembra creato solo per contenere le stelle – popolano lo SPAZIO stesso... questa infinità di reale sostanza che inghiotte le ombre stellari – e le cancella, come non entità, dalla percezione degli angeli.»P. «Lei dice che “se non vi fosse questa esigenza della vita rudimentale” non vi sarebbero stelle. Ma perché questa esigenza?»V. «Nella vita inorganica così come nella materia inorganica in generale, non c’è alcun ostacolo all’azione di una semplice unica legge – la volizione divina. La vita e le materie organiche (complesse, sostanziali, gravate di leggi) sono state create proprio per costituire questo ostacolo.» P. «Ma perché mai si è reso necessario creare questo ostacolo?» V. «Il risultato di una legge inviolata è la perfezione, il diritto, la felicità negativa. Se una legge viene violata sì genera l’imperfezione, il torto, il dolore positivo. L’ostacolo dovuto al numero, alla complessità e alla sostanzialità delle leggi che regolano la vita degli esseri organici, rende, fino a un certo punto, praticabile la violazione della legge. Quindi il dolore, impossibile nella vita inorganica, esiste in quella organica.»
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    P. «Ma perché rendere possibile il dolore?»V. «Tutte le cose sono buone o cattive solo in base ad un confronto. Un’analisi basterà a mostrare che il piacere, in ogni caso, è il contrario della pena. Il piacere positivo è un’astrazione, per essere felici in qualche misura bisogna aver sofferto prima in pari misura. Non soffrire significherebbe non essere stato mai felice. Poiché nella vita inorganica non è possibile il dolore, si è reso necessario creare la vita organica. Il dolore della vita primitiva sulla Terra è l’unica base per arrivare alla felicità della vita finale del Cielo.»P. «C’è ancora una espressione che non comprendo... la vera sostanziale vastità dell’infinito.»V. «Forse lei non ha un concetto abbastanza generale della parola “sostanza”. Non dobbiamo considerarla una qualità ma un sentimento: è la percezione da parte degli esseri pensanti dell’adattarsi della materia alla propria organicità. Ci sono molte cose della terra che sarebbero inesistenti per gli abitanti di Venere e, viceversa, cose visibili e tangibili su Venere non verrebbero considerate esistenti da noi. Per gli esseri inorganici – per gli angeli – tutta la materia imparticolata è sostanza, cioè tutto quello che noi chiamiamo “spazio” ha per loro il massimo della sostanzialità; le stelle, invece, attraverso ciò che noiconsideriamo la loro materialità, sfuggono alla sensibilità angelica, proprio come la materia indivisa, attraverso quella che è da noi considerata la sua immaterialità, sfugge a quella organica.»Mentre il mio paziente pronunciava queste ultime parole con voce flebile, osservai che il suo volto aveva una particolare espressione che mi allarmò, e mi indusse a destarlo subito. Appena lo ebbi fatto, con un sorriso smagliante che gli illuminava tutto il volto, ricadde sul guanciale e spirò. Mi accorsi che meno di un minuto dopo il suo cadavere aveva la rigidità della pietra e la sua fronte era di ghiaccio. Questo di solito avviene soltanto dopo una prolungata pressione della mano di Asraele. Il malato mi aveva forse indirizzato l’ultima parte del suo discorso dal regno delle ombre?

    http://www.raccontare.com/halloween/..._mesmerica.pdf

    Dal sito http://www.raccontare.com/

 

 

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