E' gelo tra il presidente del Consiglio e il segretario del Partito Democratico. Il motivo dello scontro è il caos sul decreto legge sicurezza, ormai decaduto dopo i rilievi del capo dello Stato sulla norma anti-omofobia. Da Palazzo Chigi filtra parecchio nervosismo per una vicenda che ha messo nuovamente in difficoltà l'esecutivo. Se fosse stato per il Professore il decreto non ci sarebbe stato, perché Prodi considera sbagliato intervenire sull'onda dell'emotività. Ma l'intervento del sindaco di Roma subito dopo l'omicidio Reggiani, in cui chiedeve misure d'urgenza, ha di fatto imposto al governo di intervenire. L'unanimità del cdm è durata due giorni, la sinistra radicale ha imposto modifiche in Parlamento e il compromesso uscito è stato il clamoroso errore che ha portato il presidente della Repubblica a intervenire. Risultato: il decreto decade, l'esecutivo deve correre ai ripari, la maggioranza è di nuovo spaccata, tecnicamente non è facile risolvere la questione delle espulsioni e, come se non bastasse, si rischia l'effetto delusione nell'opinione pubblica.
L'intenzione del premier era quella di andare avanti con un disegno di legge. Ed è per questo che - stando a quanto filtra dall'entourage del Professore - c'è molta irritazione nei confronti di Veltroni. "Colpevole" di essere intervenuto senza considerare la materia in sé e nemmeno i difficili equilibri della maggioranza variegata e precaria. Il dl sicurezza è il primo, vero, esempio della difficile convivenza tra il presidente del Consiglio e il segretario del Partito Democratico.
Da www.affaritaliani.it




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