di Sergio Rizzo

ROMA - Decisi anche l'accorpamento della biblioteca e la soppressione dei viaggi di studio per i deputati. Per più di trent'anni, dopo aver terminato nel 1963 il mandato parlamentare, Giancarlo Matteotti, figlio di Giacomo e come suo padre deputato socialista, ha continuato a frequentare regolarmente Montecitorio. Si sedeva in Transatlantico, chiacchierava con colleghi e giornalisti. Poi, verso sera, girava per le stanze vuote e spegneva le luci rimaste accese. Uno scrupolo tanto ammirevole quanto inutile, viste le bollette che arrivavano a Montecitorio: dove per più di mezzo secolo dare un'occhiata ai contatori di tanto in tanto doveva essere considerata una mezza umiliazione. Anche per questa ragione il giro di vite ai consumi di elettricità, e soprattutto di acqua, che prevede il bilancio 2008 della Camera, ha qualche cosa di storico. Per il prossimo anno, è scritto nel documento di 17 pagine che accompagna le tabelle, gli uffici della Camera faranno una «verifica straordinaria delle utenze» con un «monitoraggio sistematico dei consumi». Ma è prevista anche la «rinegoziazione dei contratti di fornitura» e anche la «verifica dell'adeguatezza dei minimi contrattuali per le utenze idriche». Perché se una bolletta della luce di 3,3 milioni di euro per 20,4 ettari di uffici, sale e magazzini, può essere considerata già un po' salata, che dire di una fattura di 305 mila euro per l'acqua, che equivale al consumo di mezza piscina olimpionica per ogni giorno di seduta? Risultato dell'operazione, una riduzione di 200 mila euro dei consumi elettrici e un taglio di 80 mila euro del conto dell'acqua: da 305 mila a 225 mila euro. Segno dei tempi che cambiano? Certamente una cosa del genere soltanto qualche mese fa era impensabile: per credere, chiedere ai questori che ci hanno lavorato. Come impensabile sarebbe stato vedere per la prima volta nel dopoguerra, in fondo al bilancio della Camera, il segno meno. Roba da stropicciarsi gli occhi: è proprio così.
Se le previsioni del bilancio 2008 che sta per essere approvato da Montecitorio saranno rispettate, il prossimo anno la Camera spenderà 150 mila euro meno che nel 2007. Esattamente 1.052.985.000 euro, contro 1.053.135.000 euro. La diminuzione è dello 0,014%. Un'inezia. Ma senza precedenti. Va comunque sottolineato che il segno meno riguarda una cifra totale, in cui sono comprese anche le spese in conto capitale, per le quali è previsto un taglio di quasi il 4%. Le sole spese correnti, perciò, registrano ancora un aumento: + 0,14%. Che rapportato alla mole enorme delle uscite significa un milione 450 mila euro. La spesa corrente della Camera passerà cioè da 1.011.505.000 a 1.012.955.000 euro. Senza i tagli che saranno operativi dal primo gennaio, il conto avrebbe invece raggiunto 1.032.670.000 euro: quasi 20 milioni in più. La misura più dura da digerire? Senza dubbio l'affidamento all'esterno della gestione del ristorante, anche perché il personale dovrà essere riconvertito: da cuochi e camerieri (alcuni dei quali non svolgevano neanche quelle mansioni) ad assistenti parlamentari. L'appalto è per 46 mila pasti al costo di 24 euro più Iva ciascuno, il risparmio previsto di 3 milioni 95 mila euro.
All'annuncio, pochissimi hanno fatto salti di gioia. Sarà più caro anche il barbiere interno: l'incasso previsto per la famosa barberia sale da 60 mila a 110 mila euro. Due palazzi esterni a Montecitorio, che sono oggi presidiati in modo permanente resteranno chiusi tutti i giorni dalle 20,30 e dal sabato pomeriggio al lunedì mattina, il che consentirà di economizzare 2 mila giornate lavorative. Facendo calare pure le spese di sorveglianza e la bolletta della luce. Anche le visite guidate a Montecitorio, in programma la prima domenica di ogni mese, verranno riorganizzate affidando agli assistenti parlamentari che accompagnano i gruppi l'incarico di spiegare le stanze, i quadri e gli affreschi. C'è poi il blocco del turnover: 4 milioni 71 mila euro di risparmi.

La razionalizzazione degli investimenti nell'informatica: altri 2 milioni. L'accorpamento della biblioteca della Camera con quella del Senato: ancora 250 mila euro. I viaggi in classe economica e i soggiorni in alberghi massimo a quattro stelle per i deputati in missione all'estero: 890 mila euro. La soppressione dei viaggi di studio per i parlamentari: 2 milioni. Il taglio alle spese per i servizi di pulizia e le utenze: un milione 660 mila euro. Infine, la riduzione della stampa degli atti parlamentari. Un'opera ciclopica, che costa 9 milioni 50 mila euro l'anno per produrre qualcosa come 220 milioni di pagine. Tanta carta che per farla ogni anno bisognerebbe abbattere almeno 25 mila alberi, ovvero 150 ettari di bosco. Meno male che gli atti parlamentari si stampano su carta riciclata, e quindi l'ecosistema, almeno in apparenza, non ne risente più di tanto. Di tutta questa carta, tuttavia, dal 2008 se ne farà un po' a meno: la tiratura calerà di 24 milioni di pagine e la spesa di un altro milioncino di euro. In attesa delle sforbiciate, quelle vere, non alla tipografia o alle bollette dell'acqua, e nemmeno ai pasti caldi o alle rasature. Ma al numero dei parlamentari, agli uffici e ai palazzi affittati a peso d'oro. Questa, però, è tutta un'altra storia.




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Personalmente, anche quando parlano bene del mio governo e della mia maggioranza, ci tengo a sottolineare che non mi piace che si parli prima che le cose accadano. Questo articolo mi sarebbe piaciuto leggerlo dopo che la Camera aveva approvato il suo Bilancio, non prima. E' si vero che difficilmente i bilanci delle camere sono poi modificati dall'aula, ma la certezza non esiste. Come quando Stella disse che nel maxi-emendamento alla Finanziaria c'erano state determinate modifiche, ma senza averlo potuto leggere, dato che nemmeno i ministri conoscevano il contenuto dell'emendamento stesso..



Cmq è una buona notizia, una piccola buona notizia..