Aleksandr Ivanovič Lebed' in russo: Алекса́ндр Ива́нович Ле́бедь[?] (Novočerkassk, 20 aprile 1950 – Kraj di Krasnojarsk, 28 aprile 2002) è stato un militare e politico russo.
È stato un tenente generale dell'Armata Rossa, ed un politico molto popolare nella Russia post-sovietica, vice-presidente della Federazione Russa durante il periodo di Boris Eltsin. Rimase ucciso per la catastrofica caduta di un elicottero Mi-8 nella Siberia occidentale.
Dopo aver represso brutalmente il dissenso nel Caucaso durante gli anni ottanta, includendo la dispersione violenta di un raduno independentista il 9 aprile, di fronte all'edificio di governo di Tbilisi (capitale della Georgia), che fece venti morti, Aleksandr Lebed' fuil comandante della 106° Divisione Aerotrasportata delle Guardie di Tula dal 1990 al 1991.
Lebed rimase al centro dell' attenzione nazionale russa ed internazionale dopo il fallito colpo di stato sovietico del 1991, nel quale una congiura di comunisti oltranzisti della vecchia guardia cercò di rovesciare il governo riformista di Mikhail Gorbaciov per invertire le sue riforme, note come "Glasnost" e "Perestrojka". All'apice della crisi, esponenti comunisti della linea dura ordinarono all'Armata Rossa di circondare la Casa Bianca, sede del parlamento russo. Al generale Aleksandr Lebed' vennero dati ordini di circondare il parlamento con i tank, ma i soldati assedianti non intrapresero alcuna azione violenta contro i parlamentari, ed infine Boris Eltsin, oppositore ultra-riformista a Gorbaciov (e presidente democraticamente eletto della Repubblica Socialista Sovietica Russa), che si oppose coraggiosamente ai golpisti, salì su un BMP-3 assediante, per fare un discorso in difesa delle riforme.
Più tardi, Lebed venne promosso e divenne il vice del comandante supremo delle Truppe Aerotrasportate Russe, generale Pavel Sergeevič Gračëv.
Aleksandr Lebed' divenne nel giugno 1992 il comandante della 14° Armata Russa, basata in Moldavia.
La presenza delle sue truppe è generalmente considerata responsabile del conflitto su vasta scala nella regione, anche perché Lebed espresse pubblicamente il suo disgusto per la corruzione e l'ininterrotta occupazione del potere di Igor' Smirnov, presidente della Transnistria (una sub-regione che aspirava a separarsi dalla Repubblica Socialista Sovietica di Moldavia).
Il 30 maggio del 1995 rassegna le sue dimissioni, per irrompere nell'arena politica della Russia post-Sovietica. Nelle elezioni alla Duma di Stato (il parlamento della Federazione Russa) del dicembre 1995, Lebed' è a capo di un partito nazionalista moderato con il nome Congresso delle Comunità Russe (Конгресс русских общин). Il partito non riesce a superare lo sbarramento del 5% per ottenere posti nel parlamento ma lo stesso Lebed' viene eletto in un singolo collegio elettorale.
Finisce terzo al primo turno delle elezioni presidenziali russe del 1996
Aleksandr Lebed' corre come candidato alle elezioni presidenziali russe del 1996 e finisce terzo con il 14.5% dei voti nella prima tornata. Due giorni dopo la prima fase, il presidente incombente Boris Yeltsin sceglie Lebed' per il ruolo di Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa e come Consulente di Sicurezza Nazionale del Presidente. Lebed' a sua volta appoggia Yeltsin nella tornata elettorale finale due settimane più tardi, ed infine Yeltsin vinse il ballottaggio.
Il corso politico di Lebed è stato marcatamente propenso alla militarizzazione. Lebed acclamò il colpo di stato di Augusto Pinochet in Cile, affermando in un articolo "preservare l'esercito è la base per preservare il governo."
In qualità di abile politico e come poeta dilettante, Lebed', dietro consiglio dei suoi assessori politici, cominciò ad utilizzare un linguaggio fatto di minacciosi grugniti, proclami e l'utilizzo di parole di quattro lettere durante le sue apparizioni pubbliche, rappresentando l'archetipo di un "orribile nazionalista russo".
Come capo del consiglio di sicurezza russo, Lebed' intavolò negoziati con il presidente ceceno Aslan Maskhadov e firmò accordi di pace per il Dagestan, nel borgo ceceno di Khasavyurt dove venne firmata la fine della prima guerra cecena nell'agosto 1996. In seguito venne espulso dal Consiglio di Sicurezza Russo dal presidente Boris Yeltsin, nel ottobre del 1996, in seguito all'istaurarsi di grosse conflittualità tra Aleksandr Lebed' e l'influente Ministro degli Interno Anatolij Kulikov.
Il 7 settembre del 1997, in un'intervista TV con il newsmagazine Sixty Minutes, Aleksandr Lebed' sosteneva che l'ex Unione Sovietica aveva perso dai suoi arsenali, la traccia sui registri di alcune armi nucleari miniaturizzate, della dimensione di una valigetta. Sia i governi degli Stati Uniti che la Federazione Russa hanno immediatamente confutato le affermazioni di Lebed', con il governo russo che arrivava a contestare di aver mai creato di tali armi.
Il 17 maggio del 1998, Aleksandr Lebed' vinse l'elezione per il governatorato di Kraj di Krasnojarsk. Occupò questo incarico fino alla sua morte il 28 aprile del 2002, in un incidente di elicottero dalle cause controverse, circondato da grande affetto e popolarità nel mondo militare. La causa ufficiale dell'incidente è stata la collisione dell'elicottero in questione con linee elettriche durante l'attravversamento dei Monti Sajany in una giornata di nebbia. La sua morte è circondata da diverse teorie della cospirazione.
http://it.wikipedia.org/wiki/Aleksandr_Ivanovič_Lebed'




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