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  1. #1
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    Question Avete mai provato un "Natale meno acquisti"?

    Per Natale ho deciso di regalare un libro a mio marito. Sono andata nella mia piccola edicola/libreria di fiducia e la mia amica edicolante, che aveva in negozio il libro che cercavo, mi ha gentilmente fatto notare che, se fossi andata ad acquistarlo all’ipermercato, avrei certamente risparmiato il 20% sul prezzo di copertina.
    Ci ho pensato un po’ sù e ho fatto due rapidi conti. Mi sono chiesta se, andando all’ipermercato, avrei davvero risparmiato. L’iper dista 15 chilometri da casa mia e devo per forza prendere la macchina per andarci, e la benzina non è certo a buon mercato. All’edicola/libreria di fiducia invece ci vado in bicicletta. Inoltre, andare all’iper presuppone che io debba dedicare un pomeriggio intero all’acquisto di un solo oggetto. Per andare all’edicola/libreria di fiducia ci metto invece 5 minuti, faccio quattro chiacchiere con la mia amica libraria, e, in tre quarti d’ora al massimo, acquisto il libro. Se vado all’iper sarò certamente tentata ad acquistare altro: chi può resistere di fronte a montagne di pandori ad 1 euro e pile di torroni e 50 centesimi? Per non parlare delle super offerte natalizie: vuoi il cellulare nuovo? A Natale ti costa solo 49,99 euro, e anche se il vecchio telefonino va ancora alla grande, come non essere tentati dalla cover rosa confetto dell’ultimo modello?
    La conclusione è presto tratta: decido per l’edicola/libreria di fiducia: il 20% in più del prezzo del libro lo risparmio in tempo, denaro, benzina, stress, ansia da acquisti e ci guadagno in salute mentale e rapporti interpersonali più umani.

    Le super offerte e le strategie di marketing della grande distribuzione organizzata ci lusingano ogni giorno di più al grido di “compra compra compra”, specialmente durante il periodo natalizio, ormai unicamente consacrato allo shopping e al consumismo più sfrenato. L’uomo si è trasformato in consumatore e in quanto tale viene monitorato, studiato, manipolato, indirizzato, controllato. Non siamo più cittadini, persone, uomini e donne, ma consumatori e target: Homo Consumens per dirla come Zygmunt Bauman.
    A coloro che vogliono imparare a conoscere i meccanismi della GDO - per difendersene e trovare altre strade possibili, oltre il consumismo di massa - consigliamo la lettura del libro di Saverio Pipitone e Monica Di Bari Schiavi del Supermercato.

    www.ariannaeditrice.it

  2. #2
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    La rivista canadese Adbusters propone per il Natale 2007 la campagna "Natale senza acquisti" o, in alternativa, la versione più soft “Natale meno acquisti”. La campagna invita a riprendersi indietro il Natale tenendo lontani se stessi, amici e parenti dai centri commerciali, dalle liste di cose da fare e da comprare, dalle trappole del marketing. In questo modo si può avere più tempo da passare in famiglia o con gli amici, riscoprendo come si viveva il Natale prima dell’avvento dei distretti commerciali, degli iper, dei mega supermercati.
    Se il “Natale senza acquisti” è troppo estremo (non c’è dubbio: necessita di enorme forza di volontà) è possibile muoversi in altre direzioni, non meno incisive: darsi un budget per i regali e imparare a rispettarlo; fare da sé, con le proprie mani, il regalo; dare vita ad un “Natale verde” regalando oggetti eco; scambiarsi cose che già si hanno in casa (che è un po’ il vecchio sistema del riciclare i regali, ma se fatto con l’intento comunicativo giusto acquista tutto un altro sapore!); donare, barattare e riciclare, magari in rete (si veda a questo proposito il pezzo di Monica Di Bari “Barattare, donare, riciclare”).
    Se invece siete troppo avanti per queste pratiche, vi consigliamo il “voucher di esenzione dal regalo di Natale”: geniale e spassosissimo.

    www.ariannaeditrice.it

  3. #3
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    Post Barattare, donare, riciclare



    Donare: dare ad altri spontaneamente e senza compenso.
    Il dono non è sterile elemosina o un regalo studiato per ricevere in cambio una contropartita diretta. Donare significa far fronte all’esigenza di un singolo che è comunque parte di un gruppo, nella consapevolezza che prima o poi un’esigenza simile toccherà al donatore stesso.

    Ogni seconda domenica del mese nella località di Ozzano dell’Emilia, alle porte di Bologna, è possibile barattare, donare e riciclare. Si tratta di un mercatino del dono e del baratto, un’iniziativa nata dalla collaborazione tra la Cooperativa Dulcamara e l’Associazione Amici della Terra di Ozzano. Negli ultimi mesi, in molte città italiane sono state proposte esperienze simili: luoghi in cui effettuare scambi non monetari hanno aperto le porte alla cittadinanza. Un esempio è l'iniziativa del baratto svoltasi a Roma il 21 aprile e promossa da Reti di Pace: un mercato in cui, senza l'ausilio della moneta, sono stati scambiati CD musicali, libri, abiti e altri oggetti.
    Dal Nord al Sud della penisola troviamo non solo spazi sociali concreti, ma anche sistemi di scambio non monetari, tra i quali il più diffuso è la Banca del Tempo.

    Nella società dei consumi, dove la grande distribuzione organizzata assume un ruolo sempre più totalizzante, un bisogno consapevole e diffuso è quello di riscoprire gli spazi di socialità, dove lo scambio dei beni sia alla base della relazione umana.
    Barattare è un primo passo: storicamente, scambiare o barattare due oggetti presuppone un intento commerciale equo per entrambe le parti; ma non basta: donare è un’azione dal significato sociale e antropologico ancora più complesso.
    Non si può parlare di dono senza far riferimento al celebre Essai sur le don di Marcel Mauss: l’antropologo individua, alla base del dono e della comunicazione tra singoli e gruppi, il principio di reciprocità, strutturato nel concetto tripartito del dare, ricevere e ricambiare. Il dono non è sterile elemosina o un regalo studiato per ricevere in cambio una contropartita diretta; donare significa far fronte a un’esigenza di un singolo che è comunque parte di un gruppo, nella consapevolezza che prima o poi un’esigenza simile toccherà al donatore stesso; quest’ultimo, a sua volta, può contare sull’appoggio dell’intera comunità. Reciprocità può voler dire che chi ha dato non ottiene necessariamente una restituzione dal suo stesso beneficiario, ma dalla comunità stessa o dal sistema; d’altro canto colui che riceve è chiamato a restituire anche a un terzo, estraneo allo scambio originario.


    La rete informale di solidarietà nell’Africa Sub Sahariana

    Nell’Africa sub sahariana la reciprocità del dono è regola sociale e garanzia di un singolo in quanto membro di una comunità. Nel saggio L’Altra Africa, tra dono e mercato Serge Latouche distingue la povertà occidentale dalla sfortuna africana: in Africa il concetto di povertà implica quello di solitudine e l’isolamento dalla comunità comporta l’esclusione dagli scambi; nelle principali lingue africane le parole che designano il concetto di “povero” sottendono il significato di “orfano”. Un orfano, senza uno o entrambi i genitori, non può fare affidamento sulla rete di solidarietà della famiglia allargata, determinata in base al vincolo di parentela.

    La capacità di costruire una rete di persone sulle quali poter contare è determinante per la sopravvivenza del singolo e della comunità; in base a questo obiettivo la capacità di memorizzare l’identità delle persone è stupefacente. Ciascuno deve conoscere ogni membro della rete, che può contare centinaia di persone: nome, condizione, storia individuale e posizione familiare determinano la conoscenza e gli scambi come relazioni umane.



    Il dono, il baratto e la solidarietà nella civiltà contadina

    Anche nelle comunità contadine dei nostri nonni ritroviamo il principio della reciprocità: ancora oggi nei piccoli contesti rurali i beni prodotti, se in eccesso, sono scambiati attraverso il dono reciproco. Le reti di scambio non monetario hanno sempre fatto parte della civiltà contadina: frutta, verdura, uova venivano donati a un membro della comunità senza aspettarsi una contropartita diretta. Il beneficiario a sua volta, contando su una produzione abbondante, ne donava una parte all’interno della comunità. Anche il baratto era alla base dell’organizzazione economica: in questo caso due individui potevano scambiare qualità diverse di semi, di vitigni e razze animali. I nuclei familiari godevano di una dimensione allargata che garantiva, in caso di necessità, l’assistenza agli anziani e la cura dei bambini. Maurizio Pallante ne La Decrescita Felice sottolinea come in questi contesti la dinamica del dono e contro-dono di tempo, capacità professionali, disponibilità umana, attenzione e solidarietà fosse alla base dei legami sociali. La stessa parola comunità è composta dalla preposizione cum che significa ‘con’ e indica un legame e dal nome munus che significa ‘dono’.

    Recuperare, nella vita quotidiana, il senso del dono e della solidarietà tradizionale significa riappropriarsi dei valori e delle risorse realmente necessari alla comunità; è la base per ripensare un altro tipo di economia in cui lo scambio monetario e non monetario, il baratto e il dono, possano ridisegnare le reti sociali della solidarietà umana. Questo percorso, astratto in apparenza, parte dalla coscienza individuale dei singoli e trova possibilità di confronto nelle esperienze collettive: nei mercati per il baratto o il dono e nelle reti per gli scambi non monetari.

    http://www.ilconsapevole.it/articolo.php?id=8528

  4. #4
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    Sommessamente: non sarebbe meglio il contrario? Meno consumismo durante il resto dell'anno e più acquisti in questo periodo? Non sarebbe anche più "tradizionale"? Detto altrimenti: un Natale povero suona strano, forse persino sospetto...

  5. #5
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  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da VladIIITepes Visualizza Messaggio
    Sommessamente: non sarebbe meglio il contrario? Meno consumismo durante il resto dell'anno e più acquisti in questo periodo? Non sarebbe anche più "tradizionale"? Detto altrimenti: un Natale povero suona strano, forse persino sospetto...
    Meno si è schiavi del consumismo e meglio è. Certamente, tra le due opzioni, sceglierei quella da te citata.

    Per quanto sia "tradizionale", non ne sarei così sicuro.

    L'unica occasione di regalare spendendo qualcosa, dalle mie parti, era unicamente Santa Lucia. E i doni non erano certo paragonabili a quelli odierni.
    Ma sicuramente più sinceri e più meritati(o qualcuno crede davvero che i bambini odierni, qualsiasi cosa combinino, non riceveranno lo stesso i loro costosissimi giochi assemblati in Cina? ).
    Certo, la tradizione è cominciata da quando hanno trasmesso, anche il Lombardia, i filmoni americani con il vecchio, riesumato da una multinazionale che vende una bevanda ultrazuccherata, a portare doni sotto l'abete.

    Cos'è che ti fa sospettare nell'iniziativa?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Gioàn Padàn Visualizza Messaggio

    Cos'è che ti fa sospettare nell'iniziativa?
    Non nell'iniziativa in sè, ma in un insieme di cose diverse, dai film sulla fuga dal Natale alle indagini psicologiche su "quanto siamo tristi durante le Feste", ecc. Tutte cose il cui risultato, se non lo scopo, è il raffreddamento di certi sentimenti.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da VladIIITepes Visualizza Messaggio
    Non nell'iniziativa in sè, ma in un insieme di cose diverse, dai film sulla fuga dal Natale alle indagini psicologiche su "quanto siamo tristi durante le Feste", ecc. Tutte cose il cui risultato, se non lo scopo, è il raffreddamento di certi sentimenti.
    ma ormai i vecchi sentimenti sono già morti, stramorti e sepolti.

    Qualsiasi festa viene vista, dal Lombardo medio che vive per lavorare(e non lavora per vivere...), solo come la pausa dall'attività lavorativa.

    Le ferie ai tropici sono le nuove feste, le spiagge sono le vecchie cattedrali.

  9. #9
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    qualsiasi cosa freni il consumismo è una buona iniziativa

    sotto natale per i centri commerciali è molto piu facile catturare la massa, che regolarmente ci casca

  10. #10
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    LAVORA

    COMPRA

    CONSUMA

    MUORI


    Ci vogliono cosi , e cosi siamo diventati , gli schiavi più ubbidienti perchè convinti di essere liberi







    Ascoltiamo i pazzi perchè i "normali" hanno ormai il cervello vuoto
    sono automi fabbricati in serie .
    Questa società "democratica" è riuscita a far diventare il singolo un individualista e la comunità una massa di singoli che credono di essere liberi perchè individualisti ma pensano ed agiscono tutti allo stesso modo , non c'è che dire , ci sono riusciti alla grande !!!
    Quello che noi ci dovremmo invece proporre è di ritrovare il nostro sentire comune che ci unisca nel profondo ma allo stesso tempo ci rende Liberi , non fondato sulla labile illusione che ognuno puo' fare il cazzo che gli pare , ma più semplicemente sulle usanze e le leggi che nascano dal profondo della nostra anima , come è avvenuto per milleni in ogni regione d'europa prima del dominio U$raeliano consumista e capitalista.

    «Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo» (Goethe).

 

 
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