
Originariamente Scritto da
pfjodor
Cari forumisti, vorrei chiedere vostri pareri (documentati magari) su questo argomento che ritengo comunque serio.
Vi prego di cuore di lasciar da parte le solite contrapposizioni ideologiche (pacifisti contro guerrafondai, comunisti contro libertari, complottisti contro ufficialisti), e di concentrarci su fatti concreti.
Vi prego, solo argomenti, lasciamo da parte la solita arcinota dialettica.
Almeno su questo argomento.
Spero di non chiedere troppo.
Grazie
dall'indirizzo:
http://realismoenergetico.blogspot.c...-peak-oil.html
Un piccolo passaggio che potrebbe servirci da introduzone:
I sostenitori della dottrina del peak-oil si rifanno al famoso articolo del 1998 "La fine del petrolio a basso costo", pubblicato sull'American Scientist ad opera dei geologi C. Campbell e J. Laherrère, i quali, applicando il modello matematico del geologo K. Hubbert, prevedono terribili shocks sul fronte dell'offerta di idrocarburi, con conseguenti scenari apocalittici in un futuro - ad oggi - imprecisato. Il modello utilizzato per elaborare le stime ha dato dimostrazione di funzionare egregiamente, infatti, nel 1956 Hubbert fu in grado di fissare al 1972 la data del peak-oil statunitense, e così, effettivamente, fu (1971). Dove sta dunque la differenza? Perchè quell'ottimo modello (trascurando i problemi connessi alla sua attualità) oggi non dovrebbe più essere affidabile? Per via dei dati. In occasione del primo impiego del modello, nel 1956, i dati riguardavano gli USA, ed Hubbert attinse tutto ciò di cui aveva bisogno da fonti universalmente riconosciute per la loro validità ed affidabilità. Nell'utilizzo più recente del medesimo modello, i dati impiegati non riguardavano più i soli Stati Uniti, ma la totalità dei Paesi produttori di petrolio. La domanda, dunque, è: possiamo ragionevolmente considerare i dati forniti dai Paesi membri dell'OPEC e dalle Compagnie petrolifere come affidabili?