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  1. #1
    Amore vince la morte
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    Exclamation PEAK OIL? Solo buffale o....

    Forse questo non e' il forum adatto per questo tipo di questione, ma forse si.

    Questa teoria del "peak oil" e cose connesse ad essa, e' solo un'ennesima panzana pacifisto-sinistroide?

    Be', vi posto un articolo di un giornalista di cui si puo' dir di tutto, ma che gli manca l'intelligenza proprio no.

    Grazie


    ps.
    Sono piu' che graditi vostri pareri (magari documentati), commenti.




    http://lasentinelladellamaremma.word...coli/peak-oil/


    di Giovanni Sartori, Corriere della Sera 15/8/2007


    è Albert Schweitzer Professor Emeritus in the Humanities, Columbia University, New York (dal 1994), nonché professore emerito dell’Università di Firenze (www.giovannisartori.it)

    La Terra è ammalata, il clima è impazzito, le risorse si assottigliano. Pian piano (troppo piano) se ne stanno accorgendo un po’ tutti. Ma la gente non vuole sapere; vuole sperare. E così la gente «rimuove» le cattive notizie. Chi ne dà notizia è un catastrofico, un apocalittico, e magari anche un uccello di malaugurio. Ma se una cattiva notizia è vera, allora è vera. Ed è purtroppo vero — la scienza è pressoché unanime nel certificarlo — che siamo al cospetto di una catastrofe ecologica che andrà a rendere invivibile anche la vita dell’uomo.

    Comincio dalla notizia più sconfortante: che i più indifferenti al loro stesso destino sono i giovani. Gli spregiati anziani si battono, in definitiva, per le generazioni future (al momento della resa dei conti loro, gli anziani del Duemila, non ci saranno più). Ma i giovani se ne sbattono, non gliene frega niente. Il documentario americano di Al Gore, Una verità scomoda, sul riscaldamento globale è stato visto da molta gente; ma, a quanto pare, da un pubblico tutto al di sopra dei 40 anni, nessuno, o quasi, sotto. Il cosiddetto popolo di Seattle gira il mondo diffondendo sciocchezze sul capitalismo e sulla globalizzazione, senza capire che la loro causa dovrebbe essere di salvare la Terra e, con essa, se stessi.

    Però anche tra i quarantenni in su l’istinto è di «struzzeggiare». Anche se l’evidenza scientifica sul collasso ecologico è ormai schiacciante, per il grosso pubblico ogni pretesto è buono per non crederci. Il dibattito si svolge su tre fronti:
    1) la fallibilità delle previsioni,
    2) l’incertezza sulle cause, e quindi sulle «colpe»,
    3) l’efficacia dei rimedi.
    Se queste tre indagini vengono pasticciate, allora «l’ambientalista scettico» ha buon gioco nel far confusione. Ma se vengono separate, allora si vede subito che bara al gioco.

    1. Nelle previsioni bisogna distinguere tra prevedere un trend, una linea di tendenza, e prevedere una scadenza. Le previsioni sbagliate sono quasi sempre le seconde. Il che non vuol dire che siano sbagliate per eccesso di pessimismo. Al momento risultano semmai sbagliate per ottimismo. Per esempio, la Terra si sta scaldando più rapidamente del previsto. E lo stesso vale per l’esaurimento del petrolio, che potrebbe avvenire anzitempo. Invece la previsione di un trend è raramente sbagliata. Perché in questo caso non anticipiamo il «quando» di un evento, ma che avverrà. E il punto è che lo sbaglio cronologico (di date) non scredita la credibilità di un andamento.

    2. In materia di spiegazione causale, l’ambientalista scettico ci racconta che le oscillazioni climatiche ci sono sempre state, e quindi che sono causate da fattori naturali e astronomici che sfuggono al nostro controllo. Se così fosse, saremmo impotenti. Ma per fortuna non è così. Nell’ultimo milione di anni i cicli glaciali sulla Terra si sono ripetuti per durate medie di 100.000 anni; e la più recente «piccola era glaciale» copre un periodo di circa 500 anni con un massimo di raffreddamento tra il 1645 e il 1750. E questi richiami fanno già intravedere radicali differenze tra quei passati e il nostro presente. Il nostro cambiamento è velocissimo e cumulativo, il che induce a sospettare uno sviluppo lineare «senza ritorno », e cioè senza ciclicità. A conferma basta la logica, l’argomento che i fattori scatenanti dell’inquinamento dell’atmosfera e anche del suolo non esistevano in passato.

    L’inquinamento industriale, l’inquinamento da automobili, l’inquinamento da produzione di energia, e così via, sono una novità assoluta. Inoltre il problema non è soltanto un inquinamento riscaldante, ma anche un rapido esaurimento delle risorse, ivi incluse le risorse rinnovabili. Il nostro è ormai uno «sviluppo insostenibile », tale perché l’uomo consuma le risorse rinnovabili della Terra — specialmente l’acqua e il cibo — a un ritmo che già supera del 20 per cento la capacità che ha la Terra di rigenerarle. Un ritmo che ha tutte le minacciose sembianze di una crescita esponenziale (come nella sequenza aritmetica 1, 2, 4, 8, 16…).

    Dunque che la nostra catastrofe ecologica sia causata da fattori cosmici non è soltanto smentito da tutta la scienza seria e dai milioni di dati che ha raccolto, ma risulta anche una tesi del tutto implausibile a lume di logica.



    3. Veniamo ai rimedi. Ovviamente i rimedi dipendono dalle cause, e cioè dalla malattia che li richiede. Altrettanto ovviamente molti rimedi non rimediano: sono sbagliati o comunque insufficienti. L’aspirina non cura la polmonite. L’acqua è un rimedio per la sete ma non per la fame. In gergo tecnico le cause sono chiamate variabili indipendenti, che possono essere tantissime (multicausalità).

    Inoltre una variabile indipendente può risultare dipendente da una variabile che la precede. Ma niente paura. Il groviglio viene semplificato se ci chiediamo: qual è la variabile primaria che sta a monte di tutte le altre? E cioè la variabile che più e meglio fa variare tutte le altre?

    A mio avviso è la variabile demografica, la «bomba demografica», e cioè l’esplosione della popolazione. In un solo secolo la popolazione si è più che triplicata. Sono passate diecimila generazioni per farci arrivare a 2 miliardi di essere umani. Oggi siamo 6 miliardi e mezzo; e tra 50 anni potremmo essere 9 miliardi. Follia. Si risponde che ci salverà la tecnologia. Forse. Ma forse no. Perché un effetto collaterale della tecnologia è di aggravare il danno. L’uomo dell’età tecnologica ha, rispetto ai suoi antenati, un potere cento volte superiore (dico a caso) di danneggiare il suo habitat. Oggi ogni persona in più dei paesi sviluppati o in rapido sviluppo (Cina inclusa) inquina ed esaurisce le risorse naturali (mettiamo) 50 volte di più di un uomo di cinquecento anni fa.

    Comunque, ammettiamo — ottimisticamente — che la tecnologia ci possa salvare. Ma questa speranza è sottoposta a una condizione tassativa: fermare, e anzi fare retromarcia, sulla crescita della popolazione. Volendo, è l’intervento più facile e indolore: basta promuovere con risolutezza l’uso dei contraccettivi. Già, volendo.

    Senonché la Chiesa cattolica (non le altre religioni) non vuole, il piissimo presidente Bush non vuole, e i demografi (assieme a molti economisti) vogliono sempre più bambini per alimentare le pensioni. Si può essere più irresponsabili e dissennati di così? Non volere i contraccettivi equivale a condannare, nei prossimi decenni, due miliardi di persone a morire di sete, e un altro miliardo a morire di fame. Anche se queste sono stime all’ingrosso, sono stime attendibili. A fronte delle quali non ci dovrebbero essere tabù (religiosi o emotivi) che tengano. Invece tengono. Ci siamo fregiati del titolo di homo sapiens sapiens. Ma un’umanità che non sa salvare se stessa da se stessa merita semmai il titolo di homo stupidus stupidus.

  2. #2
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    Mamma mia....

    Ma che modo di ragionare e' questo Antonio?

    "il mondo dovra' finire, o no?" ...

    Ma quanto sei informato sul problema?
    Quanto ti importa?




    Va be', ringrazio comunque per il tuo contributo.
    Magari se hai qualcosa di intelligente da aggiungere.


    Grazie

  3. #3
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    Antonio, ma questo e' solo un aspetto del problema, non il centro di esso.
    Non fissiamoci su questa constatazione di Sartori.
    Non e' questo il vero tema del 3d.

  4. #4
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    Pensare che il signor Giovanni Sartori sia un accademico la dice lunga sullo stato comatoso dell'Università italiana. Un unico merito riconosco a questo poveretto, ogni volta che apre bocca incredibilmente riesce a far crescere la disistima che ho per lui.
    Del resto abbiamo un ministro come Pecoraro Scanio che pochi giorni fa, o per malafede o per la congenita e crassa ignoranza che ha per le tematiche ambientali, ha detto che la temperatura in Italia cresce di 4 volte rispetto alla media mondiale.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    no, guarda che e' docente della Columbia University.
    E non risulta che questa sia in Italia, forse confondi con la uniranieri promossa dal ministro moratti.
    Caro Antonio, visto che il signor Sartori è mio concittadino mi permetterai di esserne un tantinello più informato

    Carriera Accademica:
    Professore Incaricato di Storia della Filosofia Moderna, Università di Firenze, 1950-56.
    Professore Incaricato di Scienza Politica, Università di Firenze, 1956-63.
    Professore Straordinario di Sociologia, Università di Firenze, 1963-66.
    Professore Ordinario di Scienza Politica, Università di Firenze, 1966-76.
    Professore, Istituto Universitario Europeo, 1974-76.
    Professore di Scienza Politica, Stanford University, 1976-79.
    Albert Schweitzer Professor in the Humanities, Columbia University, 1979-1994

    Professore di Scienza Politica, Università di Firenze, 1992-94.

    Il suo ultimo incarico cattedratico è stato presso la Cesare Alfieri di Firenze, per l'esattezza al secondo piano dello stabile di Via Laura, mentre io stavo al terzo alla facoltà di giurisprudenza.
    Poi è anche vero che quando si è un tale barone universitario, ma che dico barone, arciduca, da quale università o facoltà si dipenda e si riceva lo stipendio poco importa passando tutto il tempo fra dibattiti congressi e dotte discettazioni di tutto lo scibile umano

 

 

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