Il Sardegna, 24 novembre 2007
Luce di taglio
L’effimera rivoluzione di Soru
Giovanni Columbu
Nessun governo regionale aveva mai espresso idee tanto innovative e condivisibili come ebbe a fare al suo debutto l'attuale governo. Spiccava il proposito di dire basta ai complessi di inferiorità che riducevano le aspirazioni dei sardi al ruolo subalterno di semplici lavoratori dipendenti o di fornitori di subappalti e di servizi marginali. C'era l'impegno a una seria revisione della burocrazia e delle tante forme di assistenzialismo che interpretava i già diffusi sentimenti dell'antipolitica.
E ancora risaltava la più ferma determinazione a difendere e valorizzare l'ambiente naturale, la cultura e l'identità della nostra Isola, dopo che per oltre mezzo secolo erano stati trascurati o trattati quasi come impedimenti allo sviluppo. Tutto questo non poteva che suscitare molte speranze trovando credito nei personali successi dell'uomo che dopo essere stato fondatore dell'impresa Tiscali si poneva al servizio dell'interesse pubblico. Ma dopo la stagione delle enunciazioni è subentrato il tempo dei bilanci.
E gli iniziali propositi oggi appaiono disattesi, realizzati male o clamorosamente contraddetti.
Si è dato corso a una frenetica dismissione degli enti cosiddetti inutili, con cambio di nomi e di simboli e molta gente privata del lavoro, e incredibilmente non si sono mai visti quegli atti costruttivi che tutti attendevano dal genio del politico imprenditore.
Al vertice delle istituzioni regionali, come mai era accaduto, sono stati posti uomini chiamati da altre regioni italiane. I più importanti concorsi pubblici sono stati concepiti con dimensioni e criteri che hanno escluso a priori le imprese locali. E le stesse opere dell'ingegno sono state affidate a professionisti stranieri, quasi che nell'Isola non vi fossero talenti disponibili.
Quanto ai piani di tutela dell'ambiente, sebbene proposti con l'enfasi di provvedimenti destinati a durare nei secoli, sono stati concepiti con grande fretta e con errori che forse hanno suscitato più conflitti che consensi. Nessuno vuole ora concludere che tutto si sia stato un clamoroso e deludente insuccesso. Però matura un forte bisogno di pace, di lavoro e, se possibile, di buon senso. E c'è il rischio che la delusione si estenda ingiustamente anche alle idee e ai propositi di cambiamento.
Regista




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