LOGGIA 2008. Un gruppo di ex leghisti della prima ora ha deciso di scendere in campo per le amministrative Orini candidato sindacoÈ sostenuto dalla lista dei «Liberi bresciani» «La città è a un punto di non ritorno: o c’è uno scatto adesso o non ci sarà più» La Lega? Sono i nostri nipotini, o se preferite i cugini ricchi d’America Gli altri candidati? Sono deputati, mi pare vengano dalla "casta"
I volti sono quelli di quindici anni fa. Qualche capello è caduto, qualche altro è diventato grigio. Però la baldanza e la voglia di «lanciare sassi nello stagno cittadino» è la stessa di allora. In questi anni si sono tenuti in contatto nel circolo «Lombardia nazione», recentemente si sono ritrovati alla «cena degli attacchini» e adesso alcuni nomi storici della Lega bresciana delle origini hanno deciso di rompere gli indugi.
Le elezioni di primavera per la Loggia hanno acquistato un nuovo candidato sindaco, Giancarlo Orini, e una nuova lista d’assalto: si chiamerà «Liberi bresciani», avrà per simbolo una leonessa ruggente e come scopo quello di «offrire un’ultima chiamata» ai bresciani insoddisfatti di come vanno le cose nella loro città.
ORINI, 68 ANNI, è diplomato geometra. Sposato, padre di due figli e nonno di tre nipotini, è titolare di un’azienda di servizi turistici. «Gli amici mi hanno precettato, non ho potuto dire di no». Accanto a lui Corrado Manessi e Mario Alloisio, con lui consiglieri comunali per la Lega dal ’91 al ’94, negli anni «caldi» della crisi in Loggia.
Manessi (primo iscritto della Lega a Brescia insieme a Mario Abeni nel 1984) e Alloisio lasciarono il Carroccio nel ’94: «Eravamo nati come movimento, non ci riconoscevamo più in un partito fatto di sedie e poltrone, che si alleava con Forza Italia. Più che leghisti noi ci consideriamo fondamentalisti della Lega».
Orini attese ancora qualche tempo. «Poi - dice - il 10 maggio del ’97 ci fu l’assalto dei Serenissimi al campanile di San Marco. Era un segnale importante ma il Capo (Bossi, ndr.) li massacrò. Capii che non saremmo andati da nessuna parte e lasciai la Lega. Io ho continuato a sognare l’autonomia e l’indipendenza, e fuori dalla Lega ho scoperto un sacco di gruppetti che hanno continuato a farlo».
Ma i «Liberi bresciani» non sono un’operazione nostalgica o di rifondazione leghista. «Abbiamo accettato di candidarci per l’ultima volta - dice Alloisio - per cercare di cambiare una situazione degradata. Brescia ha subito una devastazione sociale, grandi opere non richieste e non discusse, la città è stata stravolta dalle logiche dettate dalle segreterie di partito, il centro storico ha perso completamente la sua identità. Noi non abbiamo mire di potere, cerchiamo di moralizzare la politica, e di ripartire dal rispetto di regole certe. Per tutti, stranieri e bresciani».
Chi vuole contattare i «Liberi bresciani» può farlo, per ora, solamente via e-mail scrivendo a corman11@libero.it
MANESSI CHIARISCE: «Noi non prendiamo ordini nè da Roma nè da Milano. Non tutti siamo ex leghisti. Ci siamo messi in gioco perchè la città è a un punto di non ritorno: o c’è uno scatto d’orgoglio adesso o non ci sarà più». I giudizi sull’ultimo decennio sono severi: «Corsini ha sfregiato il volto della città, è sempre più il sindaco degli immigrati e dei clandestini. Hanno usato la città come laboratorio di integrazione, ma così Brescia e i bresciani sono stati trattati come cavie senza che nessuno chiedesse loro niente. Richiamano immigrati illudendoli di trovare casa e lavoro. La città ha subito interventi come metrò, Ztl e Freccia rossa. Uno sfregio».
Il bacino di elettori potenziali? «Vogliamo smuovere le coscienze di chi non va più a votare», dice Alloisio. Orini, un po’ guascone e un po’ giacobino, guarda più in là e polemizza con i concorrenti: «C’è un 25% di gente incerta, un 2% di schede bianche e un 3% di schede nulle: noi guardiamo a quel 30% lì. Oggi si parla di "casta". Mi pare che i candidati in ballo finora (i deputati Paroli e Del Bono, ndr.) vengano da lì, siano "castigiani". Alla città serve un Termidoro per liberarla dalla dittatura degli affaristi e degli immobiliaristi».
E i rapporti con la Lega? Distaccati, almeno per ora. «Loro - dice Orini - sono i nostri nipotini, o se preferite i cugini ricchi d’America. Ricchi di poltrone».
«Noi restiamo gli attacchini di sempre», assicura Alloisio. Già, con qualche capello grigio in più, gli attacchini della Lega delle origini sono tornati. I muri della città sono avvisati.
Massimo Tedeschi
Domenica 6 Gennaio 2008
http://www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/cronaca/Aae.htm




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