Decalogo per destre declinanti
di Lanfranco Pace
Polpok, 25 marzo 2010
Se sei un grande capo e vedi che il nemico ha forze preponderanti di numero, lo eviti: non contare sul tuo carisma, rinvia la battaglia a quando avrai forze uguali.
Se vedi che il fronte avverso si allarga, minane fin da subito l’unità. Rompi. E se non puoi rompere, corrompi.
Non vedere nemici ovunque, non gridare al complotto contro la tua persona: se hai paura di essere colpito, sei già morto.
Quando la tua popolarità è in forte calo, cerca di capire perché prima di agire.
Se non puoi mantenere le promesse avventate del passato, non dare la colpa agli attentati del 2001, alla crisi, agli gnomi, agli alleati sleali, all’equipaggio dal braccio corto, al destino cinico e baro: la colpa è solo tua.
Evita di essere volgare nella forma e dozzinale nella sostanza, non agire come un politicante, non dire mai che le promesse impegnano solo coloro che le ricevono.
Per senso di virile prudenza e di femminile seduzione, hai interesse ad essere sincero e ad ammettere i tuoi errori di fronte al popolo sovrano.
Per risalire, scegli un solo obiettivo sentito dal più grande numero di persone e concentrati esclusivamente su questo, fino alla fine del tuo regno.
D’ora in avanti dovrai essere ponderato nel giudizio, misurato nel parlare, sobrio nell’apparire. Mai esibirai segni esteriori del potere.
Riporrai la grisaglia blu. E gli occhiali da sole da “sceriffo der Kansas City”.
Sarkozy:
ha rispettato in parte il primo punto e il terzo. In pieno il secondo, il quarto e il quinto. Non ha rispettato il sesto e il settimo. Ha rispettato l’ottavo. Il nono punto è ancora una scommessa. Quanto al decimo, lo scempio continua nonostante i consigli di Carla. Ha perso le regionali, senza metterci troppo la faccia visto che la sinistra governava già venti regioni su ventidue. Ha stretto a sé buon numero di dirigenti socialisti, d’ora in avanti punterà tutto sulla riforma delle pensioni: ha poco più di un anno per portarla a termine e riconquistare la popolarità necessaria per succedere a se stesso nel 2012. Non si vedono cavalli di ricambio nel centro destra: se Sarkozy salta, all’Eliseo tra due anni arriverà un socialista. Forse il sarkozismo è stata un abbaglio, un’inutile meteora.
Berlusconi:
non ha rispettato il primo, né il secondo, né il terzo, né il quinto né il sesto né il settimo né l’ottavo, né il nono. Del quarto può fregarsene perché è ancora molto popolare. Quanto al decimo, se non smolla la grisaglia, per fortuna non ama i Ray Ban (a differenza di Fini). Si avverte comunque assenza di femmina di classe al suo fianco. Il Cav. si è infilato di forza nelle regionali, ne ha strappate già due alla sinistra e altre, (almeno quattro) si ripromette di vincerne domenica e lunedì. Ha trasformato un’elezione tradizionalmente senza interesse in un plebiscito sulla sua persona, ha cancellato la dabbenaggine dei suoi con un concorso di circostanze favorevoli e grazie all’ottusità di una parte dell’opposizione. Vincerà perciò quale che sia il risultato del Lazio. Ma poi? Ha detto che riformerà la giustizia, il fisco, le istituzioni: farebbe dunque nei tre anni che restano fino alla fine della legislatura quello che non ha fatto in altri sette anni di governo. Poco credibile, tanto più che la bagarre per il 2013 è già cominciata. Il berlusconismo rischia di infrangersi su se stesso: come la risacca dell’oceano.
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