Alcuni numeri sullo sterminio dei lavoratori italiani
I morti all’acciaieria torinese ThyssenKrupp sono diventati 6: altri 2 operai, uno dei quali padre di famiglia, si sono spenti in ospedale dopo una lunga agonia. Soprattutto, il risalto della tragedia non ha avuto alcun effetto immediato in termini di attenuazione degli infortuni nei giorni successivi: in cantieri edili e fabbriche, diventati stazioni per l’aldilà, i lavoratori sono continuati a morire come prima (solo il 18 dicembre ne sono morti 5). Molti datori di lavoro continuano a fare i tirchi sulle norme elementari di sicurezza, a sottoporre i dipendenti a ritmi e a situazioni pericolanti perché tanto sanno che la passeranno quasi sempre liscia: si fanno i calcoli su quanto possono guadagnare risparmiando sulla sicurezza e vedono che alla fine nel caso di azioni giudiziarie e multe relative ad incidenti i profitti non vengono intaccati significativamente; insomma, sfruttare fino all’osso la gente e non rispettare le norme anti-infortunistiche in Italia conviene più di comportarsi onestamente.
Parole, solo parole, dalle bocche di industriali, ministri, sindacalisti; nei fatti menefreghismo della sorte di chi fatica e rischia la vita per stipendi spesso neppure sufficienti per tirare avanti.
Dal sito della trasmissione televisiva “annozero” ho tratto alcuni dati giusto per capire:
SICUREZZA SUL LAVORO
774 sono stati i morti sul lavoro da gennaio a settembre 2007
34.051 sono stati gli incidenti sul lavoro nel 2006 Inail
8.450 sono gli ispettori in Italia per 5 milioni di aziende
30 sono gli ispettori a Torino per 68 mila aziende (1 ogni 2.266 aziende)
IMPUNITA'
93% dei condannati in primo grado non va in carcere Mario Almerighi, magistrato
150 mila i processi che ogni anno vanno in prescrizione Ministero Giustizia
INVESTIMENTI SULLA SICUREZZA
832 milioni di euro è il volume d’affari del comparto sicurezza nel 2006 (-2,1% rispetto al 2004) Assosic
QUANTO SONO CRESCIUTI I PROFITTI?
+8,1% sono i profitti generati da ciascun dipendente per la propria azienda ogni anno
+0,4% il salario di un dipendente ogni anno
+90% i profitti delle grandi imprese industriali in dieci anni
+5% i redditi di un dipendente in dieci anni Ires-Cgil
LA PAGA DI UN OPERAIO
-2.592 euro E’ il potere di acquisto di un operaio negli ultimi 5 anni
+11.984 euro E’ il potere di acquisto di un imprenditore negli ultimi 5 anni Ires-Cgil
3,3 miliardi euro Sono gli utili della Thyssenkrupp nel 2006 (+27%)
52 miliardi euro E' il fatturato della Thyssenkrupp nel 2006 (+10%) Bilanci Thyssenkrupp
Adesso che siamo a Natale il conto ufficiale dei caduti sul lavoro ha superato le mille unità. Ovviamente vanno considerati i morti sul lavoro fatti passare per morti di altro tipo, per non parlare di quelli che hanno contratto tumori e altre malattie mortali per contatto con sostanze tossiche. Difficile quantificarli ma di certo negli ultimi anni ne saranno morti a decine di migliaia: solo al petrolchimico di Marghera, al petrolchimico di Gela, ai cantieri Finmeccanica, sono parecchie centinaia i lavoratori che sono morti di cancro a causa dell’esposizione a sostanze nocive, esposizione che poteva essere limitata ma evidentemente coloro che dirigevano le fabbriche se ne sono fregati per risparmiare, come se provvedere avesse cambiato loro chissà quanto la vita! Cifre degne di un autentico olocausto questa volta scientificamente vero, ignorato dalla cultura di regime.
Emerge che nelle fabbriche un tempo si investiva in formazione: le aziende organizzavano corsi di uno/due anni per preparare i futuri dipendenti insegnando come ci si doveva comportare in situazioni di pericolo, come riconoscerle etc.; oggi invece questi corsi non si fanno più, le aziende assumono gente senza prepararla; esse delegano la formazione ad altri (scuole, corsi regionali etc.) che non sono in grado di insegnare come si lavora. Inoltre si assume una sempre più vasta massa di precari, i quali vengono sottoposti ad uno sforzo maggiore in termini di orari e di richieste di svolgimento di mansioni pericolose senza alcuna preparazione; i precari sono costretti ad accettare perché rischiano di non vedersi rinnovare il contratto. A differenza dei giovani lavoratori fissi di 30 anni fa, perdono il contatto costante con i lavoratori più anziani, che insegnavano ai neo-assunti come comportarsi in caso di pericolo, come evitare gli infortuni etc. Un operaio precario (talvolta anche fisso) non può neppure segnalare pericoli perché rischia il licenziamento. Ancora, emerge che in alcune fabbriche dove 20 anni fa i nuovi arrivati trascorrevano i primi mesi a vedere come si lavora, adesso vengono subito messi a fare le stesse cose che fanno i più anziani.
Nei cantieri edili poi, accade veramente di tutto, l’illegalità lì regna sovrana.
Stiamo tornando all’800. Oggi non si lavora per vivere ma si muore per sopravvivere! Dobbiamo sempre più affaticarci, stressarci, rischiare di morire bruciati vivi, di romperci l’osso del collo, arrivare a 50 anni con la schiena e il cuore a pezzi, per arricchire le caste parassite che vivono delle fatiche del comune mortale, a noi restano briciole spesso insufficienti per arrivare alla quarta, a volte anche terza, settimana del mese; e quando si va al di là delle briciole oppure prendi 800 euro al mese restando a casa dei genitori (con 800-900 euro dove pretendi di andare?), quanto guadagni serve per comprare beni inutili per riempire vuoti esistenziali causati dal sistema stesso: depressione, insoddisfazione, noia, complessi di inferiorità verso chi ha di più, rappresentano una fonte immensa di guadagno, certamente calcolata dai capitalisti.
A questo punto vale forse la pena di morire in fabbrica, nei cantieri, per i profitti di chi vede nel lavoratore un oggetto da usare come si vuole? Noi diciamo di No. La sicurezza e la salubrità dei luoghi di lavoro sono diritti primari dei lavoratori; ogni lavoro è parte di un tutto organico, detto Comunità Nazionale, pertanto deve potersi svolgere nella massima tranquillità possibile. Se taluni diritti sono estranei all’ordine borghese, sono invece basilari dello Stato Nazionalsocialista.
Alfredo Ibba
23 dicembre 2007
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