In commissione al Senato sì bipartisan al testo base
Brutti: "Se in Aula non ci saranno voltafaccia si può approvare a febbraio"
Divorzio breve, primo passo
basterà un anno per ottenerlo
di MARINA CAVALLIERI
ROMA - Dopo tentativi falliti, proposte rinviate, imboscate e bocciature, torna in aula a sorpresa il divorzio breve. La commissione Giustizia del Senato ha approvato il testo base che fissa ad un anno e non più a tre il tempo necessario per chiedere il divorzio. Il testo è stato presentato da Massimo Brutti del Partito Democratico e approvato senza voti contrari.
Il provvedimento è composto da dieci articoli. Il primo è quello che cambia la norma più discussa riducendo il tempo necessario tra separazione e divorzio: l'anno potrebbe anche ridursi a sei mesi se la coppia non ha figli e se c'è il consenso di entrambi. Il testo messo a punto unifica otto disegni di legge, nella commissione l'approvazione è stata unanime ma al momento del voto ci sono state diplomatiche assenze: mancava il capogruppo dell'Udc Francesco D'Onofrio che, se presente, avrebbe espresso un parere negativo.
Mancavano anche altri esponenti dell'Udc e, soprattutto, non c'erano gli esponenti del Partito democratico che sono su posizioni cattoliche ortodosse.
"Non è stato faticoso ottenere il parere unanime, mi pare che ci sia un interesse trasversale", ha spiegato tranquillo dopo il voto Massimo Brutti. "C'erano otto proposte di legge di cui due incentrate sui tempi, una di questa era di una parlamentare di Alleanza Nazionale, le altre invece ruotavano su le questioni patrimoniali. Sono ottimista perché c'è una pressione reale su questo problema, le resistenze poi si stanno concentrando su altri terreni, ci sono duemila emendamenti sulle unioni civili, non ci si può impuntare su tutto".
Nel testo approvato ci sono anche articoli che riguardano le questioni patrimoniali, le più conflittuali. Il quarto articolo modifica un comma dell'articolo 177 del Codice civile e stabilisce che costituiscono oggetto della comunione dei beni, anche "i proventi dell'attività separata di ciascuno dei due coniugi e l'indennità di fine rapporto di lavoro, relativa agli anni in cui il rapporto di lavoro coincide con la convivenza matrimoniale".
Il quinto articolo stabilisce, in caso di separazione dei beni, per il coniuge a cui sia stato riconosciuto dalla sentenza, un assegno di mantenimento, anche il godimento di "una percentuale del tfr riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro dell'altro coniuge è coinciso con la convivenza matrimoniale". Il termine per gli emendamenti è stato fissato per il 22 gennaio.
La riduzione dei tempi del divorzio è una questione di cui si parla da molto tempo, sempre senza esito. Il primo "sconto" da cinque a tre anni ci fu nel 1987 in un clima di sostanziale consenso, nel 2003 invece il tentativo di ridurre ad un anno naufragò nella palude del voto segreto. Il testo di legge presentato da Elena Montecchi, oggi sottosegretario ai Beni Culturali, quando andò in aula fu clamorosamente bocciato. "Ora se non ci saranno voltafaccia", dice Brutti, "il testo potrebbe essere approvato in aula a febbraio".
(20 dicembre 2007)
http://www.repubblica.it/2007/12/sez...zio-breve.html




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