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Discussione: Conciati per le Feste

  1. #1
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    Predefinito Conciati per le Feste

    Conciati per le feste

    Scritto da tagliobasso



    Forse non ve ne siete accorti. Magari eravate distratti e troppo concentrati sui cappelletti in brodo, oppure appesantiti dallo zampone. O forse siete stati impegnati a correre tra i negozi per gli ultimi regali di queste feste natalizie. Eppure, cari miei, la notizia è di quelle che fanno tirare un sospiro di sollievo. E' la fine di un incubo, di un tunnel che sembrava infinito. Finalmente anche noi possiamo vedere la luce come i Blues Brothers, possiamo tirare fuori dal cassetto i sogni non realizzati in tanti anni, possiamo dormire sonni tranquilli. Naturalmente stò parlando della situazione economica di noi italiani, tutti, nessuno escluso. No, non si tratta di illusioni o di un tasso alcolico superiore al consentito, la fonte di tanta gioia e senso di liberazione viene direttamente dal nostro presidente del Consiglio Romano Prodi. Se non mi credete riporto il virgolettato della conferenza stampa di fine anno: «L’Italia è un Paese che si è rimesso a camminare ed è uscito dalle emergenze». E allora orsù, riprendete in mano il vostro portafogli e scoprite la sorpresa, oppure lucidate la carta di credito che aveva fatto le ragnatele e fatela strisciare nei megastore, nei supermercati, nelle agenzie di viaggi o, perchè no, nelle gioiellerie, financo dai fruttivendoli. E al commerciante chi non si fidasse di cotanta disponibilità mostrate orgogliosi la vostra busta paga e sbattetegli in faccia i numeri dicendo: "garantisce Prodi". E se vi faranno notare che nulla è cambiato, anzi, forse siete addirittura un po' più poveri, acquistate tutto in comode rate, cambiali, leasing, rateizzazioni perchè tanto quel pezzetto di carta, che è la vostra busta paga, nel 2008 registrerà numeri da capogiro. Si, fidatevi del professore, che ne stà strologando un'altra delle sue, un «grande patto per maggiori salari, maggiore produttività, riduzione delle imposte per i salari medio bassi. Inizieremo subito questa sfida comune per la grande ripresa dell’Italia».

    Abbandonata la metafora del motore , che ci ha tenuto compagnia per tutto il 2007, ora si cammina ed un bel paio di scarpe nuove simboleggia bene questa ripresa. Nel 2008 passeremo ai sandali e a fine legislatura concluderemo con le pantofole. L'importante non è cosa portiamo ai piedi, ma dove ci stà conducendo il salvatore della patria che, sempre ottimista, ci indica all'orizzonte il sol dell'avvenir che già splende nel cuore del suo governo. Se tanto mi dà tanto dobbiamo brindare a questo 2007 di abbondanza economica non solo per i conti pubblici disastrosi che finalmente ci siamo lasciati alle spalle, ma anche a tutti gli altri obiettivi raggiunti brillantemente da questo esecutivo: la criminalità, il lavoro, il welfare, la ridistribuzione del reddito, la politica estera, l'ambiente, l'informatizzazione e i salari. Tutto positivo, tutto risolto, in una frase che resterà celebre e scritta a caratteri cubitali nelle pagine di storia patria: L'ITALIA E' USCITA DALLE EMERGENZE. Non crediate che stia inventandomi tutto o mi sia bevuto il cervello, perchè è tutto scritto nero su bianco e quello che, per colpa della nostra poca fede, non si è fatto nel 2007, lo si farà sicuramente nel 2008.

    Apprestiamo dunque a festeggiare un capodanno come da anni non si faceva, con spumante e fuochi artificiali perchè il governo, instancabile e non pago di tutto ciò che ha fatto per renderci oggi più sereni, prospetta addirittura che il 2008 «Dovrà essere l'anno in cui proiettiamo l'Italia nel futuro». Tenetevi stretti, allacciate le cinture e pronti a compiere il grande balzo...
    Voi intanto partite senza di me. Io resto qui coi piedi per terra e auguro semplicemente a tutti gli italiani che il 2008 porti salute a chi non ne ha e un po' di tranquillità a chi non riesce ancora ad arrivare a fine mese. Grazie di tutto... soprattutto delle scarpe.

    Da:http://tagliobasso.blogspot.com/


  2. #2
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    Le cifre di Prodi (e quelle vere)

    di Fausto Carioti

    Una cosa giusta Romano Prodi ieri l'ha biascicata. Quando ha ricordato a Lamberto Dini che i governi si mandano a casa con le votazioni di sfiducia, e non con le interviste sui giornali, gli ha rammentato una verità lapalissiana. A 76 anni suonati il senatore ha ormai l'età per decidere cosa fare da grande: se davvero vuole che Prodi vada a casa, proponga una bella mozione di sfiducia, oppure voti quella che il centrodestra farebbe bene a presentare non appena ricominceranno i lavori parlamentari. L’annuncio, fatto ieri alla Stampa, di voler votare la fiducia a Tommaso Padoa Schioppa il 22 gennaio, «perché a dover essere sfiduciato è Prodi, non il ministro dell’Economia», fa capire che Dini ha intenzione di continuare con i suoi bizantinismi e mantenere il piede in due scarpe. Per una volta, farebbe bene invece a seguire il consiglio di Prodi: se deve staccare la spina al governo si decida a farlo, altrimenti smetta di minacciare gesti che poi non compie. Per il resto, la conferenza stampa di fine anno fatta ieri da Prodi è stata la sintesi perfetta dei dodici mesi di governo che si stanno per chiudere: da Prozac. Nemmeno il racconto mitologico in cui si è esibito il presidente del consiglio, quando ci ha mostrato quell’Italia felice e vincente che purtroppo esiste solo nel boschetto della sua fantasia, è riuscito a renderla meno deprimente.

    Consapevole di essere vulnerabile, Prodi ieri ha pensato bene di chiudere la conferenza stampa in modo da evitare le domande di tanti giornalisti (incluso quello di Libero) ai quali era stato invece promesso che avrebbero potuto chiedergli conto del suo operato. Così facendo, il premier ha mostrato anche scarso rispetto per la libertà di stampa. La scaletta dei cronisti che sarebbero intervenuti era nota dal giorno prima, ma l’ultima domanda che ha accettato, guarda caso, è stata quella del fido Tg1.

    Come è abituato a fare quando si sente messo all’angolo, Prodi ha cercato rifugio dietro ai numeri dell’economia. Ma, tra mezze verità e omissioni plateali, li ha manipolati in modo da costruirci un Paese che non c’è. Ha detto che grazie a lui l’Italia «si è rimessa a camminare», perché «la crescita si attesta da due anni attorno al 2%». Non è proprio così. Quest’anno - lo dicono le stime dell’Ocse, dell’Isae e dell’ufficio studi di Confindustria - l’economia italiana crescerà dell’1,8%. Tanto per cambiare (ma questo Prodi non l’ha detto) siamo in fondo alla classifica continentale: nell’area dell’euro, in media, nel 2007 la crescita è stata del 2,6%. Nel 2008 andrà peggio: la Commissione europea ha previsto che l’economia del nostro Paese, come quella dell’intera eurozona, rallenterà. Il prossimo anno cresceremo appena dell’1,3-1,4%. Quella italiana, come ha ricordato il commissario all’Economia, Jaquin Almunia, sarà però la crescita «più bassa della zona euro», dove la ricchezza prodotta aumenterà invece del 2,2%. In parole povere, siamo sempre i più lenti di tutti, continuiamo a viaggiare a 60 chilometri all’ora quando i nostri vicini di casa, in media, ne fanno 100, e qualcuno arriva a 130. Prodi non ha alcun motivo per vantarsi dell’andamento dell’economia italiana.

    Il segnale concreto della «fine dell’emergenza», secondo lui, sarebbe il contenimento del deficit pubblico, cioè della differenza tra entrate e uscite durante il 2007, entro il 2% del prodotto interno lordo. In realtà, tutti gli osservatori dicono l’esatto contrario: nell’anno in corso il rapporto tra deficit e Pil dovrebbe attestarsi attorno al 2,2-2,3%, a causa dell’aumento della spesa pubblica voluto da Prodi e dal suo governo. A meno che il ministro Tommaso Padoa-Schioppa non abbia in mente l’ennesimo espediente contabile, non si capisce da dove Prodi abbia tirato fuori la sua previsione.

    Comunque sia, anche in questo caso il premier pecca di omissione grave. Non dice, intanto, che se nell’anno in corso il deficit non è esploso è stato solo grazie alla comparsa miracolosa dei “tesoretti”, cioè a entrate fiscali superiori alle aspettative, e all’aumento delle tasse. Nel 2006 la pressione fiscale era pari al 42,3% della ricchezza prodotta dagli italiani; nel 2007 è arrivata al 43%. La differenza (0,7 punti di Pil) è pari a una spremuta da 10 miliardi di euro per i contribuenti. Prodi omette anche di dire che se avesse usato questo maggior gettito solo per mettere in sesto i conti, invece che spenderne una parte importante per venire incontro alle richieste dei suoi alleati (indimenticabile Alfonso Pecoraro Scanio quando chiese di usare il “tesoretto” per combattere l’effetto serra), oggi la contabilità di Stato sarebbe assai meno traballante. Altro che anno del raddrizzamento della finanza pubblica: il 2007 è stato un’enorme occasione persa.

    È verissimo, invece, che oggi il tasso di disoccupazione italiano è il più basso «da 25 anni, nettamente sotto la media europea». Ma anche questa non è una medaglia che Prodi può mettersi al petto. Piaccia o meno, la riduzione della disoccupazione è dovuta al pacchetto Treu, varato dal centrosinistra due legislature fa, ma del quale adesso il centrosinistra si vergogna, e alla legge Biagi, introdotta dal governo Berlusconi, della quale Prodi disse che «ha distrutto un’intera generazione». Insomma, o Prodi si prende i meriti della legge Biagi e dei contratti “flessibili” che essa ha introdotto, ma allora la difende davanti ai suoi alleati trinariciuti. Oppure continua a criminalizzarla, ma in questo caso dovrebbe avere il buon gusto di non andare in giro a vantarsi dei risultati che essa ha prodotto.

    © Libero. Pubblicato il 28 dicembre 2007.

    http://aconservativemind.blogspot.com/

  3. #3
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    Finisce il tempo, c'è spazio solo per la stampa amica

    Il sorteggio era stato effettuato con largo anticipo tanto che mercoledì sera l'Ordine dei giornalisti aveva inviato alle agenzie la successione delle testate che avrebbero posto una domanda al Presidente del Consiglio.
    Un lista indicativa. Difficile infatti concentrare 35 domande in un'ora e mezza di tempo.

    Tutto, però, si è svolto regolarmente. Ha iniziato Il Mattino, poi Radio 24 e via così. L'Agi, l'Adn Kronos, il Sole 24 Ore, il Wall Street Journal. Nessun intoppo, nessuna domanda imbarazzante. In molti hanno posto l'accento sullo strappo di Lamberto Dini.
    Le testate economiche si sono concentrate sul caso Alitalia, sulle nomine delle società ancora partecipate dallo Stato, su Pil e deficit. Soddisfazione per la presenza in sala di Zainab Najem, una stagista irachena in forza all'Adn Kronos International («un raggio di sole nel panorama compromesso del Medioriente» l'ha salutata il presidente dell'Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca).
    Poi, all'improvviso, accade qualcosa di inspiegabile. Il portavoce di Prodi Silvio Sircana si alza e porge un foglio di carta a Del Boca. Il Tg4, sedicesima testata in ordine di apparizione viene saltata. Il tempo stringe, ci si avvia alla conclusione.
    Tocca alla Reuters, sono quasi le 13.30, bisogna chiudere. Salta il Giornale Radio Rai, l'Ansa, ma non il Tg1 che sta trasmettendo in diretta la conferenza stampa.
    Del Boca prende il microfono: «C'è spazio per un'ultima domanda, il Tg1». Il giornalista, preso in contropiede, si alza dalla poltrona e va verso il microfono. Dopo di lui sarebbe stato il turno di Libero ma è tardi. Bisogna chiudere.

    http://www.iltempo.it/politica/2007/...pa_amica.shtml

  4. #4
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    fantastico... cmq la prodi sta alla comunicazione come rocco siffredi alla castita'

  5. #5
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    beh,che prodi con Mediaset in generale ed il tg4 in particolare non vuol parlare mica è una novità

 

 

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