Luce di taglio
Se gli auguri suonano quasi falsi
Giovanni Columbu
Si siamo scambiati tanti auguri in questi giorni, in certi casi prudenti e sobri e in altri casi forse dettati dall'eccitazione del capodanno. Auguri per un 2008 sereno e felice e ricco di successi e di tanti sogni da realizzare. Ogni auspicio positivo, anche se poco realistico, non può che essere ben accolto nella dimensione privata. Ma se ci sentiamo dire seriosamente che ci attende una stagione di benessere e di prosperità forse non ci sentiamo affatto incoraggiati.
Suonano falsi, infatti, e quasi provocatori certi ottimistici messaggi di chi sta al vertice del potere.
Messaggi che sfoderano statistiche o bilanci pubblici più o meno risanati per convincerci che le cose vanno bene e che dobbiamo continuare ad avere fiducia. Purtroppo occorrerebbe non credere a se stessi per credere a tali rassicurazioni.
Perché la realtà che ognuno constata è drammatica. C'è sullo sfondo un'oscura e imprevedibile situazione internazionale e c'è nel nostro Paese uno stato di impoverimento che mette paura.
Mancanza di lavoro, aumento del costo della vita e tasse spropositate. Poi c'è una classe politica che non vuol saperne di ridurre i propri privilegi e di cui non si capisce quanto sia disonesta e quanto incapace, e ciononostante vorrebbe aumentare il proprio potere di concedere o non concedere benefici, di corrompere e asservire, penetrando sempre più capillarmente in ogni ambito della società, e che litiga ferocemente e pretende che anche i cittadini litighino tra loro, come se dovessero parteggiare per il Bene contro il Male. Intanto le aspirazioni si fanno incredibilmente banali. Con la solennità di chi formula una grande utopia si ripete che l'Italia deve diventare un Paese "normale" e avere un governo onesto che svolga l'ordinaria amministrazione. Eppure anche questo sembra irrealistico.
Perché dunque indignarsi o sorprendersi se certi osservatori stranieri hanno rappresentato l'Italia come un paese afflitto da uno stato di depressione economica, sociale e morale? La depressione è innegabile. Ma nel nostro animo mediterraneo può riemergere un soffio di speranza che apra le porte a un futuro migliore.
La gente è stanca dei soprusi e degli inganni, non è stanca di sognare.
Regista