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NEPAL - 29/01/2008
Manifestano gli indù di India e Nepal per restaurare la monarchia religiosa
di Kalpit Parajuli
Al confine tra i due Stati, migliaia di asceti indù protestano pacificamente. Per un giorno bloccano le strade, cantando inni e slogan. Ora gli estremisti minacciano maggiori azioni, se il governo non ripristina il re e la monarchia indù.
Kathmandu (AsiaNews) – Migliaia di Sadhu indù (asceti contemplativi) di India e Nepal hanno protestato ieri mattina a Birgunj, vicino al confine indiano a circa 250 chilometri da Kathmandu, chiedendo la restaurazione della monarchia indù nel Nepal.
Tutte le strade della zona sono state bloccate dai dimostranti, che si sono seduti sulla via principale, che va da Birgunj a Raksaul in India, occupandone circa 2 chilometri. Hanno cantato slogan in sostegno del re del Nepal e della monarchia indù. Hanno pregato e offerto grano per propiziare l’accoglimento delle loro richieste. Hanno cucinato il pranzo sulla strada e poi hanno recitato inni indù accompagnandosi con strumenti musicali. Divisi in più gruppi, vestiti di giallo e bianco e con un Tika giallo (segno religioso) sulla fronte, hanno danzato impugnando bastoni e vasi.
La manifestzione è stata organizzata da gruppi fondamentalisti dell’India collegati con la Federazione mondiale indù, insieme a partiti nepalesi indù come il Partito Nepal Janasangh. I dimostranti sono venuti in pullman da varie parti dell’India, molti dal Maharastra, come pure da tutto il Nepal.
Ha partecipato anche il leader indiano fondamentalista Swami Gurunath con i suoi seguaci, che ha detto che “continueremo a sostenere gli indù del Nepal per restaurare una monarchia indù nel Paese. Siamo pronti ad aiutarli in ogni modo”.
Il leader indù nepalese Swami Prapannacharya ha minacciato il governo che “se non ascolta la nostra voce, faremo maggiori manifestazioni e scioperi nell’intero Paese. Tutta la nazione sarà bloccata”.
Burgunj è uno dei principali luoghi di transito del traffico veicolare e commerciale tra India e Nepal. Tra i due Paesi ogni giorno passano oltre 400 veicoli trasportanti merci. La manifestazione ha impedito qualsiasi transito. All’inizio la polizia ha cercato di disperdere i dimostranti e riaprire la strada, ma il governo ha vietato di usare la forza.
Bharat Keshari Singh, rappresentante del Nepal nella Federazione mondiale indù e consigliere del re nepalese, ha detto che “ora aspettiamo di vedere cosa deciderà il governo. Se pochi partiti politici tentano di agire in contrasto con la nostra tradizione religiosa e la cultura senza il consenso della popolazione, saremo obbligati a intervenire per preservare la nostra nazione e l’identità nazionale, anche con il sostegno estero. Questa dimostrazione unitaria può essere un punto di partenza”.
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Elezioni in Nepal: la congiura dei maoisti
Kathmandu (AsiaNews) – Se perderanno le elezioni, i maosti faranno un colpo di Stato. La strategia è stata annunciata da Baburam Bhattarai durante l'incontro avvenuto il 13 febbraio, quando le associazioni affiliate ai maoisti si sono riunite nella capitale per festeggiare il tredicesimo anniversario dalla nascita del Partito maoista nepalese.
In quell’occasione il leader Bhattarai ha annunciato il piano alternativo da mettere in atto nel caso il Partito perda le elezioni: “Stiamo combattendo per uno Stato repubblicano e stiamo facendo quanto in nostro potere per vincere le elezioni, ma se non dovessimo farcela prenderemo il potere evitando la violenza. In passato usavamo l’insorgenza armata ma ora vogliamo combattere con mezzi pacifici. Dobbiamo vincere ad ogni costo. Il trionfo è inevitabile”.
Il capo del Partito maoista, Prachanda aka Pushpa Kamal Dahal, ha accusato i monarchici e le forze internazionali di essere responsabili dell’aumento della violenza nella zona di Terai, nel sud del Paese. “I Paesi stranieri e i monarchici garantendo il sostegno ai piccoli partiti stanno in realtà creando impedimenti che mettono a rischio le elezioni”. Pushpa Kamal Dahal ha aggiunto che i partiti a Terai “crescono come funghi” e non costituiscono nuove speranze per la gente, ma soltanto ostacoli nella corsa alle elezioni.
I maoisti sono in piena campagna elettorale e acclamano a gran voce Pushpa Kamal Dahal candidato alla presidenza del “Nuovo Nepal”. Inoltre, sembra che stiano impedendo ad altri partiti di associarsi e concorrere minacciando di morte i vari membri ed esponenti politici. I maoisti hanno recentemente attaccato Dilendra Prasad Bandu, il leader del Congresso nepalese ed ex ministro mentre si trovava in un’area isolata del Paese per la campagna elettorale.
Bishnu Raj Upreti, analista politico esperto di conflitti, in un’intervista ad AsiaNews ha commentato: “I maoisti stanno alimentando la confusione nella gente. La minaccia di prendersi il potere genera paura all’interno del Paese e a livello internazionale. Ma il Partito sa che mancherebbe di una base legale per governare”.
La paura generata dalle minacce dei maoisti sta compromettendo le elezioni che avvengono in un clima di timori e pressioni che ne minano l’autenticità.
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Gli anni cambiano, le repubbliche mai !
In questa apertura d’anno, tra le innumerevoli notizie che giornalmente ci piombano addosso riguardanti la malridotta politica interna, il maltempo, la crisi mondiale e l’ultima rappresaglia armata israelita sul Libano, la mia attenzione viene attirata da una breve notiziola riguardante il Nepal.
Questo piccolo paese, fuori dagli interessi energetici occidentali, e troppo vicino agli interessi strategici cinesi, ha goduto negli anni passati, (soprattutto 2007 e 2008) di una notevole notorietà grazie all’occasione propizia offerta a tutti i lacchè di questa repubblica di scagliarsi contro il Re e la Monarchia morente fintanto che era possibile.
Trattandosi ormai di una repubblica infatti, il Nepal non fa più notizia, o meglio diventa una notizia “grama” per gli stessi lacchè dell’edera universale.
Leggo comunque su uno sconosciuto sito (equilibri.net) un trafiletto a firma di Luca Viganò : “Nepal: sei mesi difficili per il governo Prachanda
La neo-Repubblica Federale del Nepal si trova in un delicato momento politico. Le difficili situazioni sociali che caratterizzano il paese, le recenti dispute sulle questioni religiose, i gruppi di maoisti ormai al di fuori dalla sfera di controllo di Prachanda, leader del Partito Comunista Nepalese (Maoista), non fanno che alimentare i dissidi, già forti in precedenza, all’interno dell’Assemblea Costituente che ha il compito di redigere la Carta Costituzionale del paese asiatico, momento necessario, che segnerà la conclusione di un percorso iniziato più di un decennio fa con la rivoluzione intrapresa da Prachanda e dai suoi compagni maoisti.”
Riflettendo su di essa… ma allora, il problema del disordine e del malcontento popolare non era rappresentato dal Re e dalla Monarchia ! Sbaglio ?
I disordini ed il malcontento all’interno del Paese ed attribuiti all’arretratezza della Monarchia Nepalese sono presenti anche dopo la proclamazione della repubblica, anzi veniamo a sapere da questa onesta “firma” che si è creato anche un fronte di proteste religioso (prima inesistente), che si affianca intrecciandosi al problema politico.
Il capo dei Maoisti di ieri, e presidente della repubblica oggi, non ha più il controllo dei suoi terroristi con cui ha “realizzato” la repubblica.
I dissidi all’interno dell’Assemblea che deve redigere un documento costituzionale aumentano invece di sopirsi.
Siamo insomma di fronte, ad una situazione che definire critica è davvero poco.
Mi auguro di sbagliare, ma essendo scarse le tradizioni democratiche di questa piccola neo-repubblica, prevedo in ordine, una rapida involuzione in guerra civile prima e in dittatura poi. Logica conseguenza di ogni repubblica in preda al Caos determinato dagli insaziabili interessi di potere che scaturiscono all’alba della loro distribuzione, dovuti al vuoto istituzionale creato e dalla mancanza di un arbitro super partes sempre necessario al buon funzionamento di una società.
Quando ciò avrà a succedere, oltre al popolo, che pagherà come sempre il prezzo più alto per l’arroganza altrui, avranno a pagare anche tutti coloro che sulle ali dell’opportunismo politico hanno voltato le spalle alla Monarchia secolare del Nepal, aprendo colpevolmente le porte ai terroristi, ed all’ideologia dell’inganno repubblicana.
14.01.2009 - http://opinionimonarchiche.blogspot.com/


Il comunismo, dai vetero ai maoisti, sotto vesti neo-catare o terzomondiste non è ancora morto...


Come dicevi un anno fa in questo thread caro Alberto, le analogie con la nostra situazione del 1946 facevano paura...