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  1. #1
    SOVRANISTA ISRAELIANO
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    Predefinito Calasso da Fazio sui Veda



    Al minuto 7' Fazio chiede a Calasso se l'atteggiamento troppo compassato, contemplativo e distaccato dalle cose terrene dei Veda non porti all'inazione dato che sembra accettare il mondo per quello che è, a differenza della scienza occidentale che interviene sul mondo, è scienza fatta e pensata per essere applicata, Calasso risponde di no e a prova di ciò ricorda che in India ci sono ancora 800 milioni di indù, i cui sacramenti e rituali e credenze deriverebbero, in forma più o meno ridotta, semplificata (se non proprio degenerata) dai Veda, mentre da noi in Europa non sarebbe rimasta traccia viva del paganesimo...
    ma che c'entra questo?è una non risposta.

    Poi parla di Ashoka, un convertito al Buddhismo (quindi non più Vedico) che sarebbe stato una specie di liberal-democratico perchè a suo dire avrebbe dichiarato cosa buona e giusta la tutela della diversità religiosa :gratgrat:

    Più avanti, al minuto 14' scade secondo me in un altro equivoco modernista, dopo aver attribuito ad Ashoka caratteristiche liberal-democratico-pacifiste attribuisce alla scuola Shvetambar idee proto-femministe a causa della venerazione della sapiente Malli :gratgrat:
    Ultima modifica di Robert; 21-09-11 alle 15:33
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  2. #2
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    Predefinito Rif: Calasso da Fazio sui Veda

    Calasso e i Veda


    Premesso che di Calasso e del suo libro “L’Ardore” se ne parlava già qui, c’è da considerare che non è facile riassumere in poche frasi e per un pubblico eterogeneo come quello televisivo, un argomento tanto vasto ed una vita di studi. Con questo bisogna ammettere anche la figura di Calasso non è uscita da questi pochi minuti in modo molto brillante. A mio avviso lui è un buon conoscitore della materia unicamente da un punto di vista letterario, si occupa della scorza, non del nocciolo della materia, il Veda lo interessano da un punto di vista storico e letterario, non gli interessa la Shruti, la Verità rivelata. Leggendo il suo libro è chiaro che si occupa dell’aspetto esteriore dei Veda, dei cavalieri e dei loro cavalli e non dell’insegnamento metafisico che si cela dietro alle belle parole dei canti. Della descrizione fisica degli dei e non del simbolismo dell’assoluto di cui sono un aspetto. D’altronde è meglio così, visto che la sua portata intellettuale si rifà a Daumal e quindi a Salzman/Gurdjieff, tutti a mio avviso noti deformatori di una conoscenza tradizionale antica, piegata ed adattata alle coscienze moderne per poterne fare meglio mercato ... D’altronde il sapere non ha brevetti, ognuno è libero di farne l’uso che crede.

    È proprio per questa “limitatezza” mentale, che quando Fazio chiede, seguendo un noto pregiudizio occidentale, se l'atteggiamento contemplativo e distaccato dalle cose terrene non porti all'inazione dato che sembra accettare il mondo per quello che è, a differenza della scienza occidentale che interviene sul mondo; Calasso non sa rispondere e va fuori tema. Nei Veda non c’è rassegnazione fatale, ne’ supina accettazione, c’è guerra, c’è passione e conoscenza. La contemplazione non è inazione, è distacco morale dai beni materiali, beni intesi anche in quanto onori, in quanto agi, non in quanto partecipazione attiva alla vita di ogni giorno. Avrebbe dovuto parlare della Bhagavad Gita, non di Ashoka che è stato un grande sovrano ma che ha ben poco a che vedere con i Veda e con l’ardore di quelle genti.

    Altra cosa che mi è piaciuta poco è l’aver parlato della condizione della donna nella dottrina giainista. Non che questa dottrina non abbia la sua rilevanza nell’India attuale ma dire, a proposito della statua di una bella dea, che una parte di giainisti che non considera possibile una “liberazione” o realizzazione spirituale per le donne mentre un’altra parte di questa scuola dice che si, una ogni tanto ce l’ha può fare, è proiettare un’immagine distorta dell’India attuale nell’ascoltatore italiano medio. I Veda sono induisti, il giainismo no: è una dottrina con origini antiche ma che nasce in un preciso momento storico che è quello che segna la rivolta degli Kshatriya sulla classe dominante Brahmana, è il momento in cui l’autorità dei Veda viene messa in discussione e rielaborata. Nell’India attuale il giainismo è solo una dottrina abbastanza diffusa in alcune città del sud ma non rappresenta più di un 15% della popolazione globale dell’India e allora perchè non parlare invece degli shakta, assai più numerosi in India dei Giaina, per cui Dio è donna? O degli Shivaiti del nord, o dei Vishnuiti che sicuramente rappresentano la stragrande maggioranza degli indiani? Tanto valeva facesse vedere una statua della madonna dicendo che in India sono in molti quelli che l’adorano ... è vero, indipendentemente dal fatto che sono molti di più quelli che non sanno affatto chi sia!

  3. #3
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    Predefinito Rif: Calasso da Fazio sui Veda

    Concordo sulla tua analisi, ma la teoria che prevedeva una rivolta della classe guerriera all'origine delle dottrine non vediche, come il gianismo, è in gran parte superata. E' anzi molto probabile che al contrario le idee di moksha e di karma siano penentrate nella civiltà vedica per il contatto con le culture che già abitavano la penisola indiana, quindi se c'è stato un grande passaggio di conoscenze è piu probabile che sia avvenuto in senso contrario rispetto a quanto si pensava. Calasso oltretutto mi pare ancora prigioniero di quest'impostazione, che ricercava affanosamente nella civiltà vedica una sorta di primordiale eldorado della spiritualità.

    The Origins of yoga and tantra di Geoffrey Samuel, già citato dal buon Baba, traccia tralaltro un quadro interessante del contesto culturale e politico proprio nel V-VI secolo a. C., epoca in cui sorgono buddismo e gianismo (ma probabilmente quest'ultimo preesisteva). Allora l'"egemonia" culturale nell' india del nord dell' "ortodossia" vedica sembra fosse tutt'altro che assoluta, specie nel medio Gange.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Calasso da Fazio sui Veda

    Non intendevo alludere ad una presumibile "teoria che prevedeva una rivolta della classe guerriera all'origine delle dottrine non vediche."

    Parlavo di un "momento" storico in cui la popolazione si è presumibilmente ribellata al predominio "brahmano" che stava diventando soffocante e degenerato. Le classi guerriere probabilmente hanno capeggiato questa rivolta, d’altronde è da notare il fatto che sia il Jina che Buddha siano principi, figli di re e re mancati a loro volta.
    Buddhismo e giainismo nascono come ribellione o protesta contro un sistema che stava decadendo e che si affermano “riscoprendo” elementi vitali della tradizione “dimenticati” dall’allora classe sacerdotale dominante.
    È logico che nell’India pre-vedica ci fosse già molto di quello che si è conservato nei vari culti, Shiva Pashupati, lo yoga e altro ancora, più che probabilmente sono pre-arii, tra l’altro io sono dell’opinione che tra arii e non arii ci fosse molto in comune molto di più di quel che normalmente si suppone.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Calasso da Fazio sui Veda

    del libro di Calasso, oltre che nel link di zucchetta, avevo inserito in un altro post una critica che poi Agesilao22 aveva contestato

    penso che comprendere un periodo storico così complesso come quello attorno al VI secolo a. C. nel nord dell'India sia un'impresa difficile

    Jainismo e Buddismo sono due movimenti che uscirono vittoriosi dalla riforma culturale in atto, anche grazie alle protezioni politiche dei reali dell'epoca

    che entrambi rimandino a un tempo molto anteriore non è ancora stato accertato definitivamente ma alcuni sono propensi a ritenerli il culmine di movimenti che già lavoravano da secoli

    più che di fondatori, forse sarebbe adeguato parlare di riformatori e organizzatori riguardo a Sakyamuni e Mahavira,

    i movimenti Ajivika e Jain sono stati indicati tra i possibili discendenti dell'antica religione della civiltà harappana
    Ultima modifica di baba; 25-09-11 alle 15:37

  6. #6
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    Predefinito Rif: Calasso da Fazio sui Veda

    Citazione Originariamente Scritto da Robert Visualizza Messaggio


    Al minuto 7' Fazio chiede a Calasso se l'atteggiamento troppo compassato, contemplativo e distaccato dalle cose terrene dei Veda non porti all'inazione dato che sembra accettare il mondo per quello che è, a differenza della scienza occidentale che interviene sul mondo, è scienza fatta e pensata per essere applicata, Calasso risponde di no e a prova di ciò ricorda che in India ci sono ancora 800 milioni di indù, i cui sacramenti e rituali e credenze deriverebbero, in forma più o meno ridotta, semplificata (se non proprio degenerata) dai Veda, mentre da noi in Europa non sarebbe rimasta traccia viva del paganesimo...
    ma che c'entra questo?è una non risposta.

    Poi parla di Ashoka, un convertito al Buddhismo (quindi non più Vedico) che sarebbe stato una specie di liberal-democratico perchè a suo dire avrebbe dichiarato cosa buona e giusta la tutela della diversità religiosa :gratgrat:

    Più avanti, al minuto 14' scade secondo me in un altro equivoco modernista, dopo aver attribuito ad Ashoka caratteristiche liberal-democratico-pacifiste attribuisce alla scuola Shvetambar idee proto-femministe a causa della venerazione della sapiente Malli :gratgrat:
    che ignoranza stratosferica.

  7. #7
    Papessa
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    Predefinito Rif: Calasso da Fazio sui Veda

    ...i "samskara" sarebbero i "sacramenti"?

    Allibisco.
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

  8. #8
    SOVRANISTA ISRAELIANO
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    Predefinito Rif: Calasso da Fazio sui Veda

    Citazione Originariamente Scritto da Zucchetta
    Con questo bisogna ammettere anche la figura di Calasso non è uscita da questi pochi minuti in modo molto brillante. A mio avviso lui è un buon conoscitore della materia unicamente da un punto di vista letterario, si occupa della scorza, non del nocciolo della materia, il Veda lo interessano da un punto di vista storico e letterario, non gli interessa la Shruti, la Verità rivelata. Leggendo il suo libro è chiaro che si occupa dell’aspetto esteriore dei Veda, dei cavalieri e dei loro cavalli e non dell’insegnamento metafisico che si cela dietro alle belle parole dei canti. Della descrizione fisica degli dei e non del simbolismo dell’assoluto di cui sono un aspetto. D’altronde è meglio così, visto che la sua portata intellettuale si rifà a Daumal e quindi a Salzman/Gurdjieff, tutti a mio avviso noti deformatori di una conoscenza tradizionale antica, piegata ed adattata alle coscienze moderne per poterne fare meglio mercato ... D’altronde il sapere non ha brevetti, ognuno è libero di farne l’uso che crede.
    Ah bene, utile disamina che mi fa evitare di spendere soldini per i suoi libri, il gran sedere che ha avuto Calasso per me è stata la pubblicità negativa che gli ha fatto Blondet quale profeta nero antimoderno, altrimenti nessuno dell'Area se lo sarebbe sucato.
    È proprio per questa “limitatezza” mentale, che quando Fazio chiede, seguendo un noto pregiudizio occidentale, se l'atteggiamento contemplativo e distaccato dalle cose terrene non porti all'inazione dato che sembra accettare il mondo per quello che è, a differenza della scienza occidentale che interviene sul mondo; Calasso non sa rispondere e va fuori tema. Nei Veda non c’è rassegnazione fatale, ne’ supina accettazione, c’è guerra, c’è passione e conoscenza. La contemplazione non è inazione, è distacco morale dai beni materiali, beni intesi anche in quanto onori, in quanto agi, non in quanto partecipazione attiva alla vita di ogni giorno.
    Beh però Fazio fa notare come il "popolo Veda" (gli Arii) non abbia lasciato forti testimonianze "fisiche" , no monumenti, no infrastrutture etc
    per cui è pacifico uno possa pensare a loro come lo specchio contrario dei nostri Romani.
    Un popolo quello Ario, dedito alle speculazioni intellettuali e poco alla modifica del mondo oggettivo, non ci può stare?

    del resto anche in Occidente c'è una lunga tradizione di attacco alle forme sensibili della vita, da Platone a Cartesio, ma questo disprezzo era interpretato come la via giusta per capire la realtà e intervenire poi su di essa, invece la via contemplativa vedica sembra proprio rifiutare il potere di modificare la realtà per concentrarsi invece sulla modifica del proprio io interiore...

    mi sembrano due opposti sistemi di pensiero e non mi pare giusto "difendere" la matericità degli Arii come se essere fuori dal mondo fosse un difetto...

    Citazione Originariamente Scritto da Eraclio Visualizza Messaggio
    che ignoranza stratosferica.
    Ignoranza di chi?
    Ultima modifica di Robert; 25-09-11 alle 20:41
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  9. #9
    A - democratia
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    Predefinito Rif: Calasso da Fazio sui Veda

    Citazione Originariamente Scritto da Robert Visualizza Messaggio
    mi sembrano due opposti sistemi di pensiero e non mi pare giusto "difendere" la matericità degli Arii come se essere fuori dal mondo fosse un difetto...

    La pensiamo allo stesso modo...

    ...al riguardo quoto quello che scrissi nel thread dedicato a l'Ardore:

    Lo sto leggendo...abbastanza "pesante" ma con spunti interessanti.

    Suggestive le evocazioni delle gesta quotidiane del popolo dei veda.

    Fuoco, rituali e sacrificio...gesta atte a non lasciare nulla di materialmente duraturo...

    Alla fine il libro l'ho finito e mi sento di suggerirlo a chi si interessa di queste tematiche...nonostante tutto.
    Ultima modifica di RAYO; 26-09-11 alle 11:25
    Gioia e dolore hanno il confine incerto...

  10. #10
    A - democratia
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    Predefinito Rif: Calasso da Fazio sui Veda

    Citazione Originariamente Scritto da zucchetta Visualizza Messaggio


    (...) Avrebbe dovuto parlare della Bhagavad Gita...
    Ti ho reputata per tutto il tuo intervento, ma concordo soprattutto con questo.

    Nella Gita c'è il senso della via dell'azione e della via della rinuncia ai frutti dell'azione stessa...
    Gioia e dolore hanno il confine incerto...

 

 
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