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    Predefinito I Magi? Per gli anglicani: una leggenda

    Il prelato: Resti la tradizione, ma si abbia il coraggio di superare le incongruenze

    «I re magi? Solo una leggenda»

    Dichiarazioni choc dell'arcivescovo di Canterbury: dubbi anche sul bue e l'asinello e sulla data di nascita


    LONDRA (Gran Bretagna) - «La storia dei Re Magi è una leggenda». A dirlo non è un acceso anticlericale nostrano, ma nientemeno che Rowan Williams, l'Arcivescovo di Canterbury, la più alta carica religiosa della Chiesa Anglicana. Secondo Williams il racconto tanto amato dal grande Eduardo de Filippo che intorno alla «Natività» costruì una delle sue più famose commedie, «Natale in Casa Cupiello», è una semplice storia di fantasia.

    VANGELO - L'unico testo che parla dell'esistenza dei Re Magi è il vangelo di Matteo: in esso l'apostolo di Cristo narra la storia dei Magi che giungono da lontano per adorare Gesù, definito nuovo «Re dei Giudei». La tradizione cristiana, inoltre, afferma che questi «saggi» si chiamassero Melchiorre, Baldassarre e Gaspare e portassero in dono al piccolo Gesù oro, incenso e mirra. Secondo l'arcivescovo le prove storiche di una effettiva esistenza di questi personaggi del Vangelo sono insufficienti: «Il vangelo di Matteo non ci dice inoltre che essi erano tre, che erano re e da dove venivano» ha sottolineato l'arcivescovo durante un'intervista alla BBC Radio 5 trasmessa martedì scorso. «Il vangelo ci dice solo che essi erano astrologi, uomini saggi, sacerdoti che provenivano da qualche angolo dell'Impero Romano. Tutto il resto è leggenda».

    PROVE INSUFFICIENTI - Le sorprese non finiscono qui. Riprendendo la storia della natività di Gesù l'arcivescovo afferma che non ci sono prove che nella stalla di Betlemme ci fossero un asino e un bue. Inoltre è molto improbabile che quel giorno fosse caduta neve su Betlemme e infine è assurdo pensare che i Re Magi fossero guidati dalla stella cometa perchè gli astri difficilmente si muovono così rapidamente. L'arcivescovo ha spiegato che queste sue affermazioni non vogliono mettere in discussione la tradizione e le certezze cristiane. Egli però ha sottolineato che è giusto che il nuovo cristianesimo non abbia paura di discutere alcuni aneddoti della tradizione che appaiono assurdi alla maggioranza delle persone. Una delle storie poco probabili è quella che Gesù sia nato a dicembre: «Natale è festeggiato a dicembre solo perchè ben si adatta alle feste invernali» ha affermato il religioso. Naturalmente non tutto il racconto della Natività è da smontare. Secondo l'Arcivescovo vi sono delle cose che sono più che certe come il fatto che la madre di Gesù si chiamasse Maria e il suo padre terreno Giuseppe. Tutti e quattro i Vangeli lo confermerebbero.

    Francesco Tortora

    Fonte: Corriere della sera, 20.12.2007

  2. #2
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    Glielo vada a dire a tedeschi di Colonia


    evidentemente ha letto Baudolino

  3. #3
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    Il titolo del post non è corretto in quanto non risponde alla realtà anglicana. Infatti Rowan Williams non è la più alta carica dell'anglicanesimo, come è scritto (che invece è il vescovo che cammina sinodalmente con gli altri vescovi - visibilmente nelle Conferenze di Lambeth ogni 10 anni).
    L'arcivescovo di Canterbury è primus inter pares e non è l'alter ego del Papa, il quale invece è all'apice della gerarchia e veramente capo della Chiesa.

    Quindi, quella riportata, non è una dichiarazione ufficiale dell'Anglicanesimo, ma l'opinione personale di Rowan Williams, che tra l'altro non è molto distante da quella di tanti altri teologi cattolici e protestanti.

    E' evidente che non essendoci prove storiche, se non una menzione in un unico Vangelo, non si possa parlare oggettivamente di fatti storici. Se non sono fatti storici, possono essere ritenute leggende, che non significa necessariamente falsità o cose costruite ad arte, ma cose nelle quali c'è stato remotamente una profonda verità, i cui dettagli però sono insondabili.
    E' comunque una Verità!

    Personalmente, per ragionamenti e criteri interni al Vangelo stesso, ritengo che quella dei Magi sia una verità storica. Ma si tratta di deduzioni.
    Per il resto, ciò che nell'articolo riportato viene menzionato come facente parte della "tradizione" non è altro che quanto scritto in alcuni Apocrifi che quando conviene entrano a far parte della tradizione.

    Qui ha ragione Williams: se i Magi veramente adorarono Gesù, non abbiamo certezza nè che fossero re, nè che fossero 3 (se non lo deduciamo, anche questo, come una ipotesi, dai doni che portarono a Gesù stesso).

    Pace & bene

  4. #4
    email non funzionante
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    Non ho tempo per documentarmi adesso, ma se non erro in qualche antico mosaico (forse a Ravenna) i Magi sono ben 12. E sempre se non ricordo male, altre fonti antiche parlano di addirittura 40 re. Le Scritture, come ricorda Vetero Catholico, non dicono quanti fossero realmente...

  5. #5
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    Quello che possano pensare i teologi sedicenti "cattolici" (in realtà neomodernisti e negazionisti) come anche quelli protestanti o anglicani, poco interessa.
    A noi interessa la Rivelazione. Questa basta e avanza. Ed anche un solo dato evangelico è più che sufficiente. Se a questa si unisce la Santa Tradizione (anche mistica), avallata dal Magistero, il quadro è completo e sufficiente.

  6. #6
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    Predefinito

    Comunque, per incidens, nei mosaici ravennati di S. Apollinare in Classe, i Magi sono 3:

    .

    Nell'antico affresco delle Catacombe di S. Domitilla, i magi che appaiono sono 4:



    Nelle Catacombe di S. Priscilla i magi raffigurati sono 3:



    Ciosì anche sul sarcofago c.d. dogmatico, conservato nei Musei Vaticani:



    Nelle Catacombe dei SS. Marcellino e Pietro, erano addirittura 2.
    Questo dimostra che un numero ristretto di magi (poche unità) è ben attestato dalla tradizione.

  7. #7
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    Predefinito La tradizione di tre re è molto antica ....

    Annunciazione, Natività e adorazione dei Magi secondo gli antichi cristiani

    Gesù nasce nelle catacombe di Priscilla

    Fabrizio Bisconti


    Tra il II e il III secolo, nelle gallerie di una miniera abbandonata e nei cunicoli idraulici di una villa rustica situata al III miglio della via Salaria nuova, sotto all'attuale Villa Ada, i cristiani della comunità romana iniziarono a seppellire i fratelli di fede, utilizzando questi ambulacri, che si sviluppavano nel praedium della nobildonna Priscilla, appartenente alla famiglia degli Acilii.
    Questo primo nucleo catacombale si sviluppò sino ad ospitare migliaia di sepolture, organizzandosi in due piani ancora perfettamente conservati. Qui furono sepolti alcuni martiri - tra i quali possiamo ricordare Felice e Filippo, due dei sette figli di Felicita, uccisi durante la persecuzione di Valeriano - e qui fu tumulato il corpo di Papa Silvestro, contemporaneo di Costantino, nel sopratterra della catacomba, dove sorse una basilica in suo onore.
    Nel primo piano delle catacombe di Priscilla - oggi amorevolmente custodite dalle suore benedettine - si incontrano, tra le altre, alcune antiche pitture risalenti ad un periodo che va dal 230 e il 260, che rievocano i momenti salienti della nascita di Gesù, a cominciare dall'episodio dell'Annunciazione, affrescato nella volta dell'omonimo cubicolo, che risale agli anni centrali del III secolo. La scena rappresenta il nucleo centrale di un programma decorativo, che comporta la presenza di scene neo e veterotestamentarie, ossia la resurrezione di Lazzaro, il buon pastore, il ciclo di Giona. La scena, ispirata al Vangelo di Luca (I, 26-38), rappresenta in maniera assai sintetica l'incontro e il dialogo tra Maria e l'angelo: la Vergine è seduta su un seggio dinanzi al messaggero, ancora privo di ali, secondo la tipologia iconografica più antica, mentre solleva il braccio, per indicare l'atto dell'adlocutio e dunque dell'annuncio.
    Nella stessa area, segnatamente nell'arenario della catacomba di Priscilla, in un nicchione precedentemente decorato in stucco con l'immagine del buon pastore, tra il 230 e il 240 venne rappresentata ad affresco la più antica immagine della Natività.
    La semplice scena comprende Maria, che tiene tra le braccia il Bambino, il quale si volge verso un personaggio in tunica e pallio, che indica una stella. Tale personaggio può essere identificato con Balaam, in riferimento a Numeri 24, 17: "Una stella spunterà da Giacobbe"; oppure con Michea (5, 1-4) "E tu, Betlemme di Efrate, così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele". La pittura propone una semplice, ma suggestiva risposta ai dubbi di tipo cristologico, che si stavano affacciando nel dibattito del III secolo, dimostrando la coesione delle due economie testamentarie per mezzo di Gesù e della sua incarnazione.
    A poche centinaia di metri, nella cosiddetta cappella greca, tra molte altre scene ispirate al Vecchio e al Nuovo Testamento, compare una delle prime rappresentazioni dell'Epifania, che traduce in figura, intorno al 260, il brano del Vangelo di Matteo (2, 1-12). L'affresco rappresenta i tre re, vestiti all'orientale, che recano doni al Bambino, sostenuto dalla Vergine seduta in trono.
    Le tre pitture delle catacombe di Priscilla, per la loro antichità, costituiscono la testimonianza più precoce di un repertorio ispirato alla nascita di Gesù, secondo l'immaginario diffuso presso la comunità di Roma nel corso del III secolo, quando i fratelli di fede trovano la coscienza per strutturarsi ed affrontare le dure prove delle persecuzioni di Decio e di Valeriano. Nelle catacombe di Priscilla, in questo frangente così delicato, i pittori continuano a rievocare, con estrema semplicità, gli episodi salienti della vita di Gesù, considerandone l'accezione soterica e teofanica, nell'ambito di una visione salvifica che vede il Vecchio e il Nuovo Testamento interagire, nelle forme della prefigurazione e dell'annuncio messianico.
    È suggestivo rintracciare nelle gallerie dei cimiteri cristiani delle origini i segni, gli episodi di una fede, che pone il Cristo al centro di un repertorio iconografico che crescerà e si arricchirà di accezioni e sfumature con il trascorrere dei secoli.
    Il pellegrino, che giungerà a Priscilla in questi giorni, potrà vedere con gli occhi dei cristiani della prima ora gli episodi relativi all'infantia Salvatoris, collocandoli nel grande piano della nuova evangelizzazione, che connota l'avvio del nuovo millennio.

    Fonte: L'Osservatore Romano, 29 dicembre 2007

  8. #8
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    Dimenticate Milano : le reliquie dei Re magi sono passate anche di lì ( con buona pace dei tedeschi di Colonia).

    Ed è stato anche scritto un libro, pubblicato qualche anno fa dalla PIEMME proprio sulla leggenda dei Re magi. O megli su come un fatto storico sia diventato leggenda....

    Cercherò di trovarlo in biblioteca, dove sono certa che esiste, e poi vi riassumerò quanto scritto. Nome dell'autore compreso, ovviamente.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da xenia45 Visualizza Messaggio
    Dimenticate Milano : le reliquie dei Re magi sono passate anche di lì ( con buona pace dei tedeschi di Colonia).

    Ed è stato anche scritto un libro, pubblicato qualche anno fa dalla PIEMME proprio sulla leggenda dei Re magi. O megli su come un fatto storico sia diventato leggenda....

    Cercherò di trovarlo in biblioteca, dove sono certa che esiste, e poi vi riassumerò quanto scritto. Nome dell'autore compreso, ovviamente.
    Il testo cui alludi è probabilmente quello di Massimo Centini, La vera storia dei Re Magi. Dall'Oriente alla ricerca del re bambino, Piemme 1997.

  10. #10
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    Infatti. E' proprio quello.

    L'ho sfogliato di recente perchè una mia conoscente mi ha detto di aver venerato le reliquie dei Re magi in quel di Milano...

    Lo scorso anno avevo sfogliato un libro illustrato della Jaca Book in cui si diceva che le reliquie dei Re magi erano in quel di Colonia, in Germania e quindi l'affermazione della mia amica mi sembrava strana...

    ma sul libro di Centini è descritta tutta la storia delle reliquie dei Re magi.

 

 
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