veramente lo stavo dicendo io :D
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per un imprenditore pagare sempre meno il dipendente in caso di deflazione, o pagarlo sempre di più come nei casi di inflazione è la stessa rottura di scatole, lo scenario è uguale, con in più la scocciatura per l'imprenditore di essersi indebitato per acqusitare terreni e macchinari il suo debito sarà più difficile da ripagare rispetto ad un periodo inflattivo.
ho letto il papiro, che si rivolge ai fan dell'inflazione, quindi non a me e se vogliamo dirla tutta si esprime più in termini goliardici che accademici.
cmq queste sono sue parole testuali dell'articolo: la deflazione non è un male peggiore dell'inflazione.
io quindi aggiungo che è un male uguale e opposto all'infazione.
Noi, sappiamo che l'inflazione è un'arbitraria mossa politica che redistribuisce il reddito all'interno di un paese, che ha alcuni effetti buoni per alcuni soggetti ed effetti negativi per altri soggetti.
La deflazione sarebbe solamente un'altra redistribuzione arbitraria del reddito provocata sempre e cmq da una banca centrale, noi invece stiamo parlando di free banking, il che ci permetterebbe di uscire da questi dibattiti neoclassici, perchè questo testo cmq difende la deflezione senza uscire dall'ottica di istituto nazionale di emissione.
Con il free banking ci liberiamo sia del problema inflazione, che del problema non peggiore, come definito dall'autore del testo che hai postato, della deflazione, questo perchè in un contesto di concorrenza valutaria salterebbe il concetto di ciclo economico, di inflazione e di deflazione.
in un contesto multivalutario potrebbe tornare utile ad alcuni soggetti economici utilizzare monete più valutate, in altri contesti monete svalutate, quel che è certo non si può parlare di deflazione o inflazione in un contesto multivalutario, per definizione, essendo il corso legale di un'unica moneta a poter provocare denomeni inflattivi o deflattivi, se le monete in circolazione sono molteplici come nel caso del free banking non potremmo più parlare di aumento generalizzato dei prezzi o di diminuzione generalizzata dei prezzi perchè alcune monete potrebbero svalutarsi, altre rivalutarsi e altre ancora rimanere constanti,nel nostro contesto di privatizzazione delle moneta la valuta non è una ma sono molteplici, ognuna con le sue caratteristiche di valorizzazione.
Rispondo con un quote, hai evidentemente letto male.
Siccome siamo nel contesto inflattivo non è il caso di intestardirci a dire che va evitata la deflazione, anzi... essa va PERSEGUITA il più possibile come un bene.Citazione:
La conclusione che possiamo trarre, quindi, è che la deflazione non è certamente più ingiusta dell'inflazione. Ma volendo approfondire ulteriormente, vi sono addirittura benefici tangibili nella deflazione, tanto da farla preferire all'inflazione. Prima di affrontare questo punto pero, è utile affrontare un'altra considerazione.
Rimane che io sono a favore del free banking, mi secca doverlo ripetere, come sempre... Ma NEGO l'esistenza e la logicità dei discorsi assurdi per cui il gold standard sarebbe un male etc. o peggio ancora sarebbe "impossibile"! Falsissimo!
Il free banking è bene, prima di allora ci sono tante soluzioni da attuare, tanto per cominciare il gold standard. Proprio come dice il buon Ron.
anche l'inflazione in alcuni casi porta dei benifici,ma cmq non è disiderabile.
io credo che prima del free banking puro il passo intermedio sia quello solamente di eliminare il monopolio dello stato, ovvero che lo stato immetta moneta sul mercato in concorrenza con le banche private.
se si stabilisce il gold standard per la banca centrale ci sarebbe una concorrenza sleale da parte dello stato perchè ha l'arma del dibito pubblico e può quindi facilmente sbarazzarsi della concrrenza privata e si tornerebbe quindi a un monopolio pubblico della moneta.
che il gold standard poi sia possibile al 100% io personalmente non lo credo.
Balle,tutto toltalmente arbitrario,in generale "le finanze" non bloccano mia la produzione,esse non sono mai cosi' potenti ed importanti,come TUTTE ,senza eccezioni,scuole conomiche, paiono,credere,
L'economia e' fatta di produzione,lavoro,abbondanza di prodotti e' cio' che desideriamo,non spiegazioni finanziarie e "gestioni di denaro".
Ma ,in articolare per cio' che riguarda inflazione e deflazione,vale a dire il soggetto ,secondario delle finanze..e' tutto molto piu' semplice:
Fattori come inflazione e deflazione sono secondari,alla produzione vera e propria,al lavoro,ma la dflazione significa semplicemnete
aumneto dle potere di acquisto del denaro grazie al fenomeno,totalmente positivo e senza controindicazione alcuna,ovviamente dell'aumento
della produzione rispetto all'emissione della carta straccia(senza
un prodotto a sostenerla) chiamata denaro.
Come questo causerebbe " blocchi di produzione" e' uno di quei misteri che paiono "capire",in realta' profondamente malcomprendere,solo gli "esperti di economia".
Ancheperche' ,la storia insegna,la deflazione e' avvenuta sempre e solo in connessiopne aperiodi di grande, veramente sotanziale ,espansione economica,veri' e propri salti di qualita' molteplici verso l'alto nel numero ed espansione dei mercati,dimila disoccupazione,aumenti percetuali sostanzialissmi di produzione.
ovviamente dipende dal tipo di deflazione, se è di pochi punti può avere effetti positivi, se galoppante procurerà disastri, come un'inflazione galoppante.
se fai un mutuo oggi e ti compri una casa e domani viene una deflazione galoppante ci sarà un adeguamento dei salari e dei profitti verso il basso, quindi la casa te la pignorano perchè le rate non le puoi più pagare, stessa sorte accade ad un industriale che si è comprato un macchinario, un caponnone o un terreno ricorrendo all'indebitamento. eccome se non ci sono effetti negativi, questo è solo uno dei tanti.
Mi piace ragionare su dati oggettivi, non su etichette senza senso o su sofismi alquanto opinabili. Ciò fa si che a volte ci si possa giovare di fredde equazioni matematiche il cui utilizzo può anche risultare "impopolare": per quanto mi riguarda non sono gli applausi che vado cercando. Se non capisci l'equazione quantitativa della moneta ti invito a consultare qualsiasi testo di macroeconomia, ma non mi venire a dire che è un neoclassicismo perchè non troverai nessun economista che ne contesti la veridicità. Anche perchè, in quanto identità contabile, non ci sarebbe proprio nulla da contestare, se non le implicazioni che da essa le varie scuole economiche fanno derivare. Ma qualsiasi visione o contestazione di parte non ha mai messo in dubbio la veridicità dell'equazione in se.
Su una cosa sola avevate ragione: postulare che la V è costante (che era, questa si, un'ipotesi della teoria classica) è sbagliato.
Ad ogni modo ciò non intacca minimamente il nocciolo del discorso, ovvero che la variazione dei prezzi è direttamente proporzionale alla variazione del rapporto tra massa monetaria e ricchezza reale.
Il perchè è dimostrabile matematicamente, ma vi rinuncio perchè temo che sarebbe tempo perso. Ad ogni modo rimando a qualsiasi testo di macroeconomia per la dimostrazione.
A ecco, lo vedi che il materiale con cui è composta fisicamente la moneta è indifferente? Hai girato intorno alla questione con mille parole, ma non hai risposto (se non indirettamente) ad una semplice domanda: il valore di una moneta corrisponde al valore del materiale con cui è costituita fisicamente?
Non stai neanche attento a quello che scrivo, perchè io non ho mai parlato di convenzioni universali, bensì mi riferivo ad un'ottica di libero mercato e quindi proprio a convenzioni fra due o più individui. Che poi il valore sia un dato soggettivo non è affatto in contraddizione con la possibilità che due o più individui si mettano d'accordo su un'unità di misura convenzionale del valore, qual è la moneta non convertibile.
Sei tu, non io, che riguardo alla monete private hai detto che "essendo merci LA LORO PRODUZIONE AUMENTEREBBE ALL'AUMENTARE DELLA DOMANDA" (e tra l'altro l'hai pure sottolineato).
Tornando al discorso del gold standard, quello che contesto di questa teoria è la convizione che la gestione della politica economica sia un gioco a somma zero, cioè che abbia solo effetti redistributivi e non anche sulla ricchezza complessiva.
Secondo l'articolo postato da Ronnie "le fonti del benessere sono il risparmio, la tecnologia e l'imprenditoria", il che è vero, ma necessita di alcune considerazioni. Il risparmio è fonte di benessere nella misura in cui permette il credito, il quale a sua volta favorisce l'imprenditoria e gli investimenti, da cui la tecnologia. E' il credito quindi la molla ultima che permette ad un'economia di crescere. Quello che i fan del gold standard trascurano di considerare è che un'economia fondata sul gold standard e sull'abolizione delle riserve frazionarie vedrebbe decimata l'offerta di credito e quindi il sostegno all'imprenditorialità ed all'investimento. I ritmi di crescita dell'economia sarebbero quindi di molto ridotti. L'ipotesi del gold standard rappresenta quindi un'opzione che, se fosse possibile, sarebbe complessivamente sconveniente.
Ma anche senza voler entrare nel merito delle teorie del gold standard, vale una considerazione più generale: tutti, gold standardisti compresi, sono convinti che la quantità di moneta abbia degli effetti, altrimenti non si capirebbe perchè preferiscano l'oro ad altre ipotesi monetarie o viceversa. In un'ottica di libero mercato e di libera concorrenza monetaria si deve quindi ammettere che la regolazione della quantità di moneta avverrebbe in modo da soddisfare le esigenze e gli interessi dei "consumatori" della moneta, cioè degli utenti. Questo vale anche nel caso in cui (da me ritenuto improbabile) gli utenti dovessero preferire una moneta deflazionata. Le monete non convertibili, infatti, non sono affatto incompatibili con la deflazione: basterebbe semplicemente fermare l'emissione monetaria per ottenere un effetto deflattivo. L'unica differenza tra le monete non convertibili ed il gold standard risiederebbe unicamente nel fatto che la gestione delle prime, in un regime di libera concorrenza monetaria, tenderebbe a soddisfare gli interessi e le preferenze degli utenti, essendo questi ultimi liberi di scegliere la moneta che più preferiscono; al contrario, una moneta aurea non è regolabile se non dal ritmo imprevedibile con cui l'oro viene scoperto ed estratto dai suoi giacimenti: gli interessi degli utenti conterebbero quindi ben poco.
Ma anche la stessa realizzabilità del gold standard, specie in assenza di stato, è molto dubbia.
Infatti nessuno mi ha ancora spiegato chi o cosa, a parte lo stato, potrebbe impedire, partendo da un regime di gold standard, l'emissione in soprannumero di "note di banca" ed il loro utilizzo come mezzo di scambio, così come è già avvenuto nel medioevo.
La mancata soluzione a questo problema renderebbe il gold standard inattuabile nell'anarchia e quindi in un contesto di free banking.
Una considerazione infine sulla deflazione: è stato detto che la deflazione ha storicamente accompagnato periodi di espansione economica. Ma, come si deduce dalla famosa equazione, ciò è dovuto al fatto che, mantenendo stabile la massa monetaria, la deflazione consegue ad un aumento dei redditi reali, non che ne sia la causa.
Anzi si potrebbe ipotizzare che la deflazione contribuisca a raffreddare la crescita economica, in linea con i fenomeni di omeostasi tanto diffusi in natura.
Ad ogni modo la deflazione aumenta i vantaggi del detenere moneta e quindi disincentiva la domanda di beni e servizi, nonchè gli investimenti. In condizioni di sottoproduzione la deflazione potrebbe anche essere sostenibile, ma nelle condizioni di sovraproduzione in cui viviamo sarebbe evidentemente controproducente.
che poi la deflazione sia sempre stata accompagnata daperiodi di espansione è una sciocchezza, basta guardare la storia economiaca giapponese degli ultimi 15: deflazione e recessione.
l'europa da 50 conosce inflazione e mediamente crescita economica.
Caro Duca, la differenza tra inflazione e deflazione sta nel fatto che le banche centrali con lo stato mandante immette più moneta in circolazione che abbassa il valore della moneta e quindi rapina i consumatori innalzando i prezzi dei prodotti e i risparmiatori (di solito le stesse persone, rapinate due volte ma c'è anche la terza ovvero il pagamento degli interessi sul debito pubblico con prelievo fiscale) che vedono calare il valore di depositi bancari e quant'altro; insomma l'inflazione è un fenomeno che si impone per pura volontà di un soggetto lo stato a scapito dei più. La deflazione ha cause economiche (e non finanziarie) invece non avviene in maniera così generalizzata (negli scorsi anni per il settore telecomunicazioni c'è stata deflazione ovvero crollo dei costi) ma mette in crisi sole alcune imprese di alcuni settori produttivi che non riescono a mantenere i livelli produttivi a causa di cattiva organizzazione dei fattori capitale (di solito investimenti innovativi) e lavoro (organizzazione efficiente della divisione del lavoro). Quindi se contro l'inflazione non si può fare nulla (si dovrebbe abbattere la banca centrale) contro la deflazione le imprese in crisi devono adeguare la produttività a quella dei concorrenti che riescono a offrie beni e servizi a costi minori; quando c'è deflazione i tassi di interessi sono molto bassi e le imprese possono essere incentivate a fare investimenti per rinnovarsi e poter competere nuovamente e rilanciare così una nuovo ciclo, il tutto a beneficio dei consumatori (cioè tutti). Le politiche inflazionistiche favoriscono solo lo stato che con il debito si ritrova con grosse quantità di denaro tra le mani che "investe" (sappiamo che vuol dire investire per lo stato: sprechi, privilegi, corruzione, tangenti, clientelismo) distorcendo prezzi di beni servizi (a scapito dei consumatori) e alterando i tassi di interessi bancari (a scapito delle imprese che vogliono investire e a scapito dei risparmiatori).
I keynesiani, (che più di tutti hanno influenzato le politiche dei governi occidentali nel '900 e purtroppo si continua) sono coloro che dovremmo "ringraziare" per aver ipotecato (col debito pubblico) le nostre vite a tutto vantaggio delle banche centrali e di chi non può mai fallire (lo stato & Co.).
Ultima nota: la crisi del 1997 in Giappone non fu dovuta alla deflazione ma alla cattiva gestione del credito di alcune banche che finanziavano progetti esteri fallimentari di imprenditori insolventi. Ma stiamo parlando di un paese che nel 2006 ha avuto una crescita del PIL del 2,6 % annuo e un'inflazione del -0,3 % annuo (cioè deflazione !).