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Nicola81
Caro Duca, la differenza tra inflazione e deflazione sta nel fatto che le banche centrali con lo stato mandante immette più moneta in circolazione che abbassa il valore della moneta e quindi rapina i consumatori innalzando i prezzi dei prodotti e i risparmiatori (di solito le stesse persone, rapinate due volte ma c'è anche la terza ovvero il pagamento degli interessi sul debito pubblico con prelievo fiscale) che vedono calare il valore di depositi bancari e quant'altro; insomma l'inflazione è un fenomeno che si impone per pura volontà di un soggetto lo stato a scapito dei più. La deflazione ha cause economiche (e non finanziarie) invece non avviene in maniera così generalizzata (negli scorsi anni per il settore telecomunicazioni c'è stata deflazione ovvero crollo dei costi) ma mette in crisi sole alcune imprese di alcuni settori produttivi che non riescono a mantenere i livelli produttivi a causa di cattiva organizzazione dei fattori capitale (di solito investimenti innovativi) e lavoro (organizzazione efficiente della divisione del lavoro). Quindi se contro l'inflazione non si può fare nulla (si dovrebbe abbattere la banca centrale) contro la deflazione le imprese in crisi devono adeguare la produttività a quella dei concorrenti che riescono a offrie beni e servizi a costi minori; quando c'è deflazione i tassi di interessi sono molto bassi e le imprese possono essere incentivate a fare investimenti per rinnovarsi e poter competere nuovamente e rilanciare così una nuovo ciclo, il tutto a beneficio dei consumatori (cioè tutti). Le politiche inflazionistiche favoriscono solo lo stato che con il debito si ritrova con grosse quantità di denaro tra le mani che "investe" (sappiamo che vuol dire investire per lo stato: sprechi, privilegi, corruzione, tangenti, clientelismo) distorcendo prezzi di beni servizi (a scapito dei consumatori) e alterando i tassi di interessi bancari (a scapito delle imprese che vogliono investire e a scapito dei risparmiatori).
I keynesiani, (che più di tutti hanno influenzato le politiche dei governi occidentali nel '900 e purtroppo si continua) sono coloro che dovremmo "ringraziare" per aver ipotecato (col debito pubblico) le nostre vite a tutto vantaggio delle banche centrali e di chi non può mai fallire (lo stato & Co.).
Ultima nota: la crisi del 1997 in Giappone non fu dovuta alla deflazione ma alla cattiva gestione del credito di alcune banche che finanziavano progetti esteri fallimentari di imprenditori insolventi. Ma stiamo parlando di un paese che nel 2006 ha avuto una crescita del PIL del 2,6 % annuo e un'inflazione del -0,3 % annuo (cioè deflazione !).
dire che la deflazione non sia una politica monetaria è molto campato in aria.
una scelta inflazionistica o deflazionistica è una politica scelta dalla banca centrale,poi che noi libertari siamo contrari alla banca centrale che tendenzialmete opera con poltiche inflazionistiche non è un motivo suffiecente per ritenere che una politica opposta, ossia deflazionistica sia desiderabile.
E' solo un altro tipo di politica monetaria che privilegia altri settori, tendenzialmente opposti a quelli favoriti dall'inflazione. E' un altro tipo arbitrario di politica, noi siamo liberisti, non vedo come si possano incitare politiche pubbliche, specialmente da parte di chi si proclama anarchico.
Poi che i tassi di interesse siano bassi durante la deflazione è un granchio colossale, per provocare deflazione la banca centrale dovrebbe aumentare di molto il tasso di sconto!!!!!!
In Giappone è solo da un paio d'anni che il pil è tornato a crescere, prima sono stati una dozzina d'anni in recessione con un tasso di inflaizone negativo, ossia deflazione.
Mi stupisce dover ribadire quete cose, siamo all'interno del forum libertarismo e invece di essere all'unanimità a favore del free banking qualcuno predilge politiche monetarie rispetto ad altre, quando avrei dato per scontato che un libertario sia consapevole del fatto che non è con politiche diverse che si risolve il problema, ma facendo uscire lo stato dalla questione.
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Originariamente Scritto da
mojtaba
Buona parte dei neokeynesiani non riconoscono la validità della teoria quantitativa tanto per fare un esempio. E' una formula neoclassica è inutile che ti difendi dicendo che è sui libri di testo.
Mi difendo? A me non me ne frega niente se volete continuare a credere alle favole, semplicemente provavo a dare il mio contributo alla discussione nella speranza di indurre qualcuno a ragionare e nel contempo di ricevere spunti interessanti al mio ragionamento.
E poi tu confondi la teoria quantitativa con l'equazione, sono due cose diverse. Vai a studiare, va...
Una cosa è l'equazione, che nessuno può contestare in quanto è una banale identità contabile. Un'altra è la teoria quantitativa, questa si contestabile, in quanto postula che Y e V siano costanti, opinione che oggi nessun economista serio si sognerebbe di appoggiare.
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Citazione:
Originariamente Scritto da
Antistato
Mi difendo? A me non me ne frega niente se volete continuare a credere alle favole, semplicemente provavo a dare il mio contributo alla discussione nella speranza di indurre qualcuno a ragionare e nel contempo di ricevere spunti interessanti al mio ragionamento.
E poi tu confondi la teoria quantitativa con l'equazione, sono due cose diverse. Vai a studiare, va...
Una cosa è l'equazione, che nessuno può contestare in quanto è una banale identità contabile. Un'altra è la teoria quantitativa, questa si contestabile, in quanto postula che Y e V siano costanti, opinione che oggi nessun economista serio si sognerebbe di appoggiare.
dicendo che nessun economista e nessun testo contesta la veridicità di quella come di altre equazioni, stai espungendo gli austriaci dal panorama delle scuole economiche...e siccome in questo forum la scuola austriaca è il punto di riferimento principale, il tuo appare post quantomeno singolare...per non parlare del tuo invito a studiare: sei tu che ignori una fetta consistente della scienza economica, non certo noi.
Economia è sostanzialmente azione umana, e l'azione umana non si presta a matematizzazioni di sorta. Certo, i modellini a volte possono risultare utili, nel parlare di economia. Ma che tu ci spieghi il mondo dall'alto di una velocità di circolazione (per di più supposta costante) che non esiste, non sta nè in cielo nè in terra.
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trovami un solo economista, anche austriaco, che contesti l'equazione quantitativa. E poi sulla velocità di circolazione della moneta ho già chiarito
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Rothbard ad esempio sostiene che la moneta non circoli, figurati se si perde dietro alla sua supposta velocità.
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si si.. anche secondo me è una formula di merda..
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Citazione:
Originariamente Scritto da
mojtaba
Scusami si più realista, 12 anni di recessione ma dove l'hai letto...
beh.. ho letto molto sul giappone.. anche uno degli ultimi numeri di limes, dedicato al giappone ne parla.
nell'encarta il tasso di crescita del 2005 è 0,05% con un tasso di defalzione dell 0,1%.
http://www.indexmundi.com/japan/infl...r_prices).html
la storica del pil si dovrebbe trovare sul sito della worldbank..
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confondi la recessione con la bassa crescita... che ti si può dire?
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Citazione:
Originariamente Scritto da
mojtaba
Sei tu che non studi. L'equazione quantitativa parte dal presupposto che l'offerta di moneta sia esogena oltre che indipendente dalla produzione. Se l'economista non considera l'offerta di moneta come dato esogeno nel sistema non riconosce la formula, mi sembra evidente.
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Originariamente Scritto da
Jefferson
Rothbard ad esempio sostiene che la moneta non circoli, figurati se si perde dietro alla sua supposta velocità.
:-0008n