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Mannygoldoni
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Comunque potresti fare la concorrenza a sto qui
Gazza, tra genio e sregolatezza: i ricordi di Zoff, Signori e Bergodi
29.12.2008 09.37 di Daniele Baldini articolo letto 278 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Come definire meglio Paul Gascoigne, se non con le parole di Dino Zoff: «Un artista che non sapeva gestire la sua arte ». Pazzo e geniale, pedinato eppure imprendibile, irascibile eppure generoso. Eccolo qui, l’aggettivo che senti ripetere come un ritornello dagli ex compagni di Gazza alla Lazio.
Che spettacolo Scherzi a parte, verrebbe da dire. Perché dei tre anni di Gascoigne a Roma, sono soprattutto i suoi scherzi a tornare in mente. Gazza si prendeva gioco della vita, dei compagni, dei giornalisti. Come quella volta all’Olimpico, quando uscì dalla tribuna autorità e, inseguito da un microfono Rai, rispose alla domanda di un cronista con un rutto che finì in tv alla «Domenica Sportiva». Tra i compagni, il bersaglio preferito era il difensore Luigi Corino, non proprio il più tecnico: «Eppure per lui ero il più forte di tutti — dice Corino, oggi allenatore —. Aveva una villa all’Olgiata, io abitavo al Fleming. Un giorno mi chiese di andarlo a prendere, insieme saremmo andati all’allenamento. Erano le 14. Entrai con la macchina nel cancello di casa sua, luì uscì dalla parte opposta e mi chiuse dentro. Lui andò regolarmente ad allenarsi, io no. Restai lì ad aspettare fino alle 20, quando tornò si mise a ridere e mi fece uscire. Vallo a spiegare a Zoff il giorno dopo…». Eppure era amato, Gazza. «Perché non ho mai più conosciuto una persona generosa come lui — ancora Corino —. Ogni volta che tornava dalle partite con l’Inghilterra, riempiva la mia auto di regali per mio figlio e di sigarette per me. Nel 2004 facevo il vice di Arrigoni a Cagliari. In estate giocammo un’amichevole a Londra con il Tottenham. Arrivai fino all’ingresso della clinica dov’era ricoverato, ma non mi fecero entrare. Un mese fa io e altri suoi ex compagni ci siamo messi in contatto con il suo medico: saremmo andati a trovarlo a fine gennaio, gli avremmo fatto una sorpresa. Ora non so, dopo questi ultimi giorni… Spero solo che non abbia fatto una sciocchezza, che questo sia solo uno dei suoi tanti scherzi».
L’amarezza Perché alla Lazio preferiscono ricordarlo così, guascone e fenomenale allo stesso tempo. «Non riesco ad essere triste quando penso a lui», dice Zoff prima di chiederci: «Ci sono novità?». No, purtroppo. «Che rabbia mi faceva — ancora Zoff —. Era un artista, eravamo molto legati nonostante io facessi l’allenatore, e dunque non potevo tollerare certi suoi atteggiamenti. Gazza non si comportava come avrebbe dovuto fare un professionista. Sì, è stata dura gestirlo, nessuno nella mia carriera di allenatore mi ha dato tanto da fare. Faceva di tutto, quel ragazzo. Eppure in campo, o in allenamento, era sempre il migliore».
Pedinato Fuori, però, non lo marcava nessuno. Arrivò alla Lazio nel 1992 acquistato da Calleri, il proprietario della Mondialpol. Forse non è un caso che — come ricorda Cristiano Bergodi — «un agente della Mondialpol pedinava Gazza giorno e notte. Ma non riusciva a stargli dietro, lui sfuggiva continuamente ». Continua Bergodi: «È stato limitato dal suo stile di vita. Un giorno d’estate arrivò in ritiro con un guaio al ginocchio, poi si scoprì che se l’era rotto durante una rissa in un pub. Zoff sapeva gestirlo, ma ancora ricordo quando lo attaccò a brutto muso davanti alla squadra un martedì. In allenamento entrava duro come fosse una partita, una volta per poco non fece male a Winter. In campo, il gol del pareggio contro la Roma al 90′ resta indimenticabile: non toccò palla perché intimorito da una gomitata di Carnevale, poi di testa fece l’1-1. I suoi scherzi? Qualcuno era pure pesante, Fuser era uno che non la prendeva bene. A Tor di Quinto (la vecchia sede della Lazio, ndr) arrivavano spesso i suoi amici con un pulmino: sembrava la famiglia Addams, infatti a Gazza cantavamo sempre il ritornello della serie tv. Un giorno vedemmo uno di questi amici senza capelli né ciglia: Gazza nella notte lo aveva rasato a zero ovunque».
Genio e sregolatezza Scherzo da pazzo. Come quello che fece al Pescara il 6 dicembre 1992, un gol dopo aver dribblato mezza squadra: «In quell’azione, c’è tutto Gazza — ricorda Giuseppe Signori —. Ha sempre fatto la differenza, quando è stato bene. L’ho visto l’ultima volta un anno fa a Malta, in un Italia-Inghilterra giocato da ex giocatori: dimagrito, a posto, mi fece un’ottima impressione. Evidentemente, però, lotta contro una cosa più grande di lui».







