Druuna cosa pensi degli zingari?


Druuna cosa pensi degli zingari?
se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...


E' una domanda che non ha molto senso
tipo: cosa ne pensi dei francesi ? cosa ne pensi degli italiani ?
Gli italiani ad esempio mi stanno sul cazzo, e sono italiana pure io
Gli "zingari" poi non si sa chi sono. Ci sono i Rom, i Sinti, e tanti altri gruppi.
Ci sono i buoni e i cattivi come in tutte le comunità umane...
quelli che ha studiato la mia amica, ad esempio fanno i giostrai. Il capostipite è stato pure internato ai tempi in cui gli italiani facevano "campi di detenzione", chiamiamoli così.
Programmano il loro lavoro da veri imprenditori... ma anche tra loro ci sono quelli che rubano.
Come tra gli italiani, gli inglesi, i francesi, i tedeschi, gli americani, i cinesi...e chi più ne ha più ne metta![]()
«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij






Piasere lo sa benissimo che il tasso di devianza degli zingari é maggiore ed è anche frutto della loro cultura .
Ultima modifica di King Z.; 17-07-14 alle 14:10
Regressista amante della pucchiacca.






E' come dire che il tasso di criminalità è maggiore nelle favelas o in quei gruppi che vivono una condizione sociale di emarginazione, discriminazione, sfruttamento ecc.
Se tu fossi nato in una favela avresti avuto un alto tasso di probabilità di diventare un criminale.
Quindi ritengo che non sia una questione di "cultura", bensì una questione di condizione socio-economica.
Molti gruppi nomadi avevano una tradizione di lavoro circense o come calderai e lavoratori di metalli; negli anni '60 la società si è trasformata e sia l'ambito del circo che la lavorazione artigianale dei metalli ha subito una crisi enorme. Aggiungici il pregiudizio di cui erano già oggetto e ottieni una comunità impossibilitata a mantenere il proprio stile di vita e le proprie tradizioni, e capisci come mai è aumentato il tasso di criminalità.
Poi io non sono un'esperta, però l'antropologia ha esaminato moltissimi casi diversi di popolazioni che per varie ragioni sono state marginalizzate e quindi hanno sviluppato comportamenti visti come "criminali", che in realtà sono forme di resistenza culturale all'estinzione. Puoi guardare gli indios amazzonici, i nomadi africani, o anche certe popolazioni del sud che dopo l'Unità d'Italia si sono trovate davanti uno Stato che non ha mantenuto le sue promesse e ha sviluppato reti di relazione parallele come quella mafiosa.
L'antropologia, ovviamente, non dà giudizi morali o di altro tipo, semplicemente cerca di capire come accadono certi fenomeni sociali e umani.
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«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij


L'esperienza diretta è un termine vago e discutibile. Infatti in antropologia, da quando nel '22 Malinowski ha proposto il metodo della "osservazione partecipata", il dibattito sulla questione non è mai terminato.
Chi vive un'esperienza dall'interno non è un buon osservatore. D'altra parte chi non cerca di entrare in contatto con la realtà che studia, ne rimane troppo estraneo.
Ci sono biblioteche infinite sull'argomento e la questione è sostanzialmente irrisolvibile.
Lo scienziato cerca di entrare in contatto con un mondo "altro" sapendo che non potrà mai "diventare l'altro" e non lo vuole nemmeno, altrimenti non potrebbe più essere un osservatore credibile.
Un esempio che tutti quelli di una certa età possono capire è quello legato al mondo che cambia durante la sua vita.
Chi ha 40 anni ad esempio, ha vissuto a 10 anni in un mondo, a 20 in un altro, a 30 in un altro. E' stato abitante di quei mondi e poi li può guardare a distanza una volta che quei mondi non esistono più.
E' stato dentro quei mondi, ma ne è anche uscito. E' ovvio che quando ci stava dentro, non aveva la stessa visione di quando ne è fuori. Ma qual era la verità ? Quella di quando c'era dentro o quella che gli appare in distanza ?
In un certo senso entrambe... e comunque sono tutte interpretazioni. A volte interpretazioni di interpretazioni, perché quello che sai di una comunità umana, è un insieme di significati che ti vengono trasmessi nell'interazione con quel mondo, da qualcuno. Non è osservazione di fatti oggettivi.
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