



"Caro Zecchinelli, usi categorie in cui non mi riconosco e che anzi ho messo in congedo da tempo: fascismo, borghesia, ecc. Usarle equivale a combattere con vecchie mappe sul nuovo territorio, ed è un errore che non intendo fare. Le categorie che usi valgono nella fase dialettica del capitalismo (dunque fino al 1968), ma non oggi. Ebbene sì, sono estimatore di Schmitt e di Heidegger e non penso che si debba essere nazisti per apprezzare la loro grandezza (che solo chi è reso cieco dall'ideologia può negare), né rinuncio per questo alla mia visione dialettica ispirata a Hegel e a Marx. Citi Fukuyama e i suoi debiti teorici: il fatto che fosse un seguace di Hegel non significa che Hegel sia responsabile delle sciocchezze che ha detto, e lo stesso potrebbe dirsi per gran parte dei marxisti novecenteschi e del loro rapporto con Marx. Ti do ragione sul fatto che il mio pensiero non è marxista (con buona pace del coro di chi continua a darmi del marxista). poiché ho spiegato la mia posizione in 500 pagine facilmente disponibili ("Minima mercatalia"), mi limito a dire che l'obiettivo è per me la ridialettizzazione dell'odierno capitalismo assoluto: e per fare ciò, occorre tornare agli Stati nazionali, al conflitto di classe, al welfare state e alla progettazione operativa di futuri alternativi, sottratti alla presa fatale della globalizzazione e dell'eurocrazia dilagante. Non sono marxista, né voglio esserlo: ho sempre scelto, nel mio piccolo, di procedere con la mia testa, che è poi la via regia del filosofare. Ad maiora!"






"Stupratori della lingua e dell'immaginario collettivo" (Felipe su Calvino, Brecht e Moravia)
"Scribacchini di regime." (su Nazim Hikmet e Pablo Neruda)
"Raccapricciante. Comunismo sanguinario allo stato puro." (su "Valore" di Erri De Luca)


in linguaggio previano la fase dialettica del capitalismo è quella attraversata dalla "coscienza infelice" (in cui sussiste ancora un anelito etico ad abolire lo sfruttamento degli altri uomini), mentre la fase successiva è quella che Diego citando Fichte chiama "l'epoca della compiuta peccaminosità" (in cui non gliene frega più un cazzo a nessuno)
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"Stupratori della lingua e dell'immaginario collettivo" (Felipe su Calvino, Brecht e Moravia)
"Scribacchini di regime." (su Nazim Hikmet e Pablo Neruda)
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Io comunque sono anni che dico e scrivo che tutti sti critici de sinistra der penziero unico e daa globbalizzazione non vedono l'ora di votare i crediti di guerra e tornare alla stazione a salutare i soldati in partenza per il fronte.
"Stupratori della lingua e dell'immaginario collettivo" (Felipe su Calvino, Brecht e Moravia)
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