



Siamo tutti marionette dei poteri forti. Come le equazioni sono il risultato di un ragionamento sensato sulla base dell'osservazione dei fenomeni, così le frasi fatte e i modi di dire sono il frutto dell'esperienza di vita di ciascuno di noi in società.
Sono contraria alle diseguaglianze economiche e, quindi, sociali. Ciascuno deve avere il diritto a una casa, a un lavoro, alla pensione. In una società giusta ciascuno guadagna il giusto. La nostra società è ingiusta. Non è normale che un imprenditore quale Agnelli o un politico quale Berlusconi guadagni miliardi, al di là delle differenze di professione, di ideali, di obiettivi tra i due. Non è giusto che un operaio FIAT guadagni ottocento euro al mese; per il lavoro che fa, per la fatica che spende, per il sudore che scorre, per i rischi che corre, meriterebbe molto di più.
Si parla tanto delle responsabilità che i manager dell'alta finanza hanno nei confronti dell'economia tutta, della salute dei mercati, della sanezza delle banche. Che cosa significa che i mercati sono in salute? Che cosa significa che le banche sono sane? Significa che i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. E noi chi siamo? Siamo i ricchi o siamo i poveri? Dipende dai parametri che impostiamo per delineare il discrimine tra ricchezza e povertà. Se diciamo che è ricco chi guadagna oltre cento euro al mese, difficilmente qualcuno di noi, gentili lettori, è povero. Ma se spostiamo il discrimine verso cifre più elevate, diciamo a cinquemila euro, allora probabilmente moltissimi di noi sono poveri, me compresa.
Ecco il nocciolo della questione: i ricchi sono abituati a un tenore di vita che noi non possiamo permetterci. Noi ci accontentiamo di un po' di pane, di un po' di pasta, di un po' di frutta; poche volte mangiamo la carne, ancor meno il pesce (al di là dei gusti personali di ciascuno). I ricchi no. Essi sono abituati a mangiare cibi più raffinati, a bere bevande più pregiate, insomma a condurre uno stile di vita diverso dal nostro, a viaggiare di più, a leggere libri più rari, costosi e specifici. I ricchi possono garantire ai propri figli un futuro migliore grazie alla propria disponibilità economica. Ecco il punto: nella nostra società, solo chi ha i soldi ha accesso garantito all’istruzione migliore e al lavoro più qualificante. Pazzesco: istruzione e lavoro sono i cardini attorno ai quali ruota il benessere per ciascun essere umano, e dovrebbero essere garantiti a tutti, indipendentemente dal reddito. Invece, nella nostra società malata e – senza timore di sbagliare – in tutte le società cosiddette “avanzate” o “civili” dell’Occidente capitalizzato, l’istruzione e il lavoro migliori sono appannaggio dei ceti socialmente più elevati, mentre al contrario l’istruzione e il lavoro meno qualificanti sono appannaggio dei ceti socialmente più bassi. Avete mai visto il figlio di un imprenditore lavorare all’altoforno? Avete mai visto il figlio del direttore di una multinazionale lavorare in miniera? No.
Che cosa serve allora? Un cambiamento radicale della società. Un cambiamento non violento, pacifico. Questo cosa comporta? Comporta che i più ricchi decurtino anche solo del 10% i loro introiti a favore dei più bisognosi. Se venisse applicata e rispettata, questa regola cambierebbe il mondo. Non è più accettabile la differenza abissale tra ricchi e poveri. Ad esempio, che cosa costa a un parlamentare pagare venti euro per un piatto di spaghetti all’aragosta con tartufo bianco al posto dei tre euro attuali? Miei cari lettori, un gesto come questo non deve essere visto come un simbolo, ma deve diventare un dovere morale di ciascuno. Ecco qui il cuore della questione: la morale ci insegna che chi ha di più dà di più, ma non perché qualcuno lo obbliga a farlo, quanto perché un sentimento innato ci spinge a sentirci in debito con chi ha meno di noi. E questo sentimento oggi, nel mondo, dov’è? Avete mai visto un milionario fare la carità a un diseredato? Avete mai visto un potente della Terra ospitare bambini del terzo mondo in casa propria o in strutture adeguate da lui stesso commissionate? No. Io vedo che solo i poveri si capiscono tra di loro. Solo i poveri, proprio in quanto poveri, sanno cosa significa essere privati di un tetto, di una famiglia, di un lavoro. E solo loro hanno un cuore grande, perché sanno cosa sia la sofferenza.
I ricchi tendono e pretendono con ingordigia di avere sempre di più, più di quanto serve loro non solo per sopravvivere, ma anche per vivere degnamente e serenamente. Loro non sopravvivono, né vivono degnamente: vivono nella ricchezza più schifosa, più ripugnante, più ributtante. Non sono soldi guadagnati col sudore della fronte: sono soldi che noi, la società civile tutta, regala loro, ora con le accise, ora con le tasse, ora con il nostro lavoro. Ricordatevi che noi siamo il motore dell’economia, non le banche. Noi siamo i piccoli produttori, i piccoli artigiani, i piccoli contadini. Noi siamo i motori primi del sistema, noi facciamo girare i soldi; noi acquistiamo, noi paghiamo, noi vendiamo, noi offriamo. L’intera società, banchieri e imprenditori compresi, si reggono grazie a noi. Possono privatizzare tutto, possono comprare tutto, possono vendere tutto, mai non noi. E se noi ci uniamo, possiamo cambiare la società. Noi siamo molti, loro sono pochi. Si stanno dando la zappa sui piedi: la gente soffre sempre di più. Ma arriverà il giorno in cui perderemo la pazienza, che a quel punto cederà il posto alla rabbia. Allora faremo festa.
Sono stanca di scrivere; finisco qui, sebbene il discorso meriterebbe una trattazione più ampia e approfondita. Io non so che opinione avete di me, dell’Italia, dei nostri politici e dell’Occidente... ma spero che le mie parole possano non dico avervi fatto riflettere, ma quanto meno aver lasciato un segno in voi. Studiate e riflettete criticamente, non su quanto da me detto finora, ma in termini generali. Buona continuazione




c'era un punto dopo buona continuazione


"Stupratori della lingua e dell'immaginario collettivo" (Felipe su Calvino, Brecht e Moravia)
"Scribacchini di regime." (su Nazim Hikmet e Pablo Neruda)
"Raccapricciante. Comunismo sanguinario allo stato puro." (su "Valore" di Erri De Luca)


Buttiamo un terzo del cibo che acquistiamo... il dramma è che si tratta di cibo ancora perfettamente conservato e commestibile... il dramma è che migliaia di italiani mangiano alle mense per i poveri... il dramma è che, nel mondo, più di 25.000 persone muoiono di fame ogni giorno.... il dramma è che non esiste un piano di recupero del cibo a livello nazionale... il dramma è, ancora una volta, ecologico oltre che economico. Anche questa è sensibilizzazione.




Ho appena ricevuto un messaggio di parte di una persona, un uomo, che non vuole stringere amicizia con me perché ho postato un messaggio di Benigni, che a suo dire è un venduto. Sarò strana, ma io sono d'accordo con Benigni, con le sue parole, con il suo pensiero, con il suo rispetto per la Costituzione... rispetto che, certamente, non ha quell'uomo che mi aveva chiesto l'amicizia.


"Stupratori della lingua e dell'immaginario collettivo" (Felipe su Calvino, Brecht e Moravia)
"Scribacchini di regime." (su Nazim Hikmet e Pablo Neruda)
"Raccapricciante. Comunismo sanguinario allo stato puro." (su "Valore" di Erri De Luca)


comunque non ho capito come mai non scrive più qui