
Originariamente Scritto da
pedro
Come già scrissi a suo tempo: Catartica, nun te temo!
E' che pedro oltre a parla' de derivate deve: preparà da magnà, parla co' a ragazza, spiegaje che c'ha fame e che se deve da' 'na mossa, magnà, leggese 20 paggine de stronzate sui laziali burini selvaggi de paese.
I romani parlano un dialetto diverso da paesani delle province. Ci sono tante teorie, chi dice che dopo il sacco Roma sia stata ripopolata di fiorentini, chi dice che furono politiche linguistiche del papa e chi, come me, non lo sa e tira dritto. Comunque sticazzi: i romani parlano un dialetto con parecchi tratti toscani, mentre i paesani delle province del Lazio parlano dei dialettacci meridionali incomprensibili (tolta Viterbo). Per esempio quando vado al paese di mia madre, in provincia di Roma e vicino a Rieti, le vecchie mi parlano, mi dicono che sono cresciuto e poi blaterano per ore nella loro lingua strampalata, piena di 'u' e completamente priva di 't'. Sand'Andonio! Alberi genealogici a buttatura. Nel paese ho il patronimico:
Vecchia: "Chi sei?"
Pedro: "Sono pedro"
V: "E pedro de' chi?"
P: "Pedro de [mamma di pedro]"
V: "Pedru? Pedru de [mamma de pedro]? Ma chi per casu saresti lo nipode de [nonna de pedro]?"
P: "Sì"
V: "Ah! Me ricordu! Eri nu nì dandu bellinu! Eri picculo accuscì e venivi allu parcu e giocavi coll'aldri regazzini. [ore di frasi senza senso piene di 'u' e prive di 't'...."
Questo per dire cosa? Che i laziali dicono veramente "lazie" perché parlano delle lingue di fantasia incomprensibili. "Riomma" non esiste e non si è mai sentito, finché un laziale non ha deciso di prendersi per il culo da solo.