
Originariamente Scritto da
Pieralvise
Bene eccoci.
Ieri pomeriggio vado dal barbiere, e trovo un paio di clienti prima di me.
Nell'attesa, da bravo maschio latino, vorrei dare uno sguardo al giornale per aggiornarmi su calcio e politica.
Purtroppo i quotidiani sono già "in uso" dagli altri due signori, e devo ripiegare su una rivista di moda femminile.
Mentre la sfoglio distrattamente, apprezzando qualche modella, mi casca l'occhio su un trafiletto, dove viene usata l'espressione "classe sofisticata".
Vado in catalessi, e mentre aspetto il mio turno nel mio encefalo conscio, inconscio e subconscio si mettono al lavoro.
Inizia un indescrivibile - anche perché non ci ho capito un'acca - processo dialettico tripartito, che prosegue mentre il barbiere mi spunta la chioma, mi profila le basette e risciacqua la folta criniera.
Torno a casa in stato confusionale, ma ad un certo punto tutto acquisisce una forma lineare.
La spiegazione di tante cose mi si para dinanzi.
"Classe sofisticata" in realtà non saprei neppur bene definire cos'è, ma in definitiva è tutto ciò che in una donna non solo è fuori dallo standard, ma è sopra lo standard del consueto, del prevedibile, dell'ordinario.
E' qualcosa di ricercato che stupisce, che comunica un alto valore di sé, una capacità e volontà di vivere oltre le banalità quotidiane.
E' un tratto del carattere, che dice di non accontentarsi della rassicurante mediocrità, di fare "le cose giuste al momento giusto" e tutta la classica solfa dei bravi ragazzi che vogliono metter su casa e famiglia.
Insomma, per farla breve:
quando mi trovo davanti la classica "brava ragazza" (che poi che vuol dire che è brava?) "senza grilli per la testa", in sostanza non ho nulla da comunicare, e di conseguenza non sono attratto nemmeno un po'.
Tutte le situazioni di rassicurante ripetitività (visita ai genitori, domeniche al parco, vedere altre coppie), tutte le varie abitudini di coppia, mi trasmettono una indescrivibile sensazione di vuoto.
Il risultato è diverso a seconda dei periodi (a volte tento il rimorchio seriale, altre mi dedico a relazioni superficiali che non interferiscono troppo col resto della mia vita, altre volte ancora frequento signore di 40 o 50 anni che talvolta hanno qualcosa da dire, e perlomeno sanno apprezzare un buon ristorante), ma in generale tutto ciò che è stabilità ripetitiva mi suscita malessere.
Adesso ho una ragazza eccezionale sotto tanti aspetti, più giovane di me, con cui - forse - potenzialmente potrei costruire qualcosa, e con la quale c'è affiatamento e sentimento.
Persino la fredda razionalità dice che economia e demografia ci darebbero ragione.
Però nella testa ho un tarlo che mi dice che, nel giro di pochi anni, potremmo precipitare nel conforme grigiore sub-urbano medioborghese.
E allora mi domando: perché farsi del male?
Uno psicologo potrebbe aiutarmi? Ho i miei dubbi.
Temo di conoscere già anche i suggerimenti di Amerigo.