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5 gennaio 2008 - 11.43 Il rally Dakar di fronte a un futuro incerto
Didascalia: Il deserto della Mauritania, un luogo magnifico dove però è difficile garantire la sicurezza (Keystone)
La famosa corsa automobilistica potrebbe non tenersi mai più in Africa dopo l'improvviso annuncio dell'annullamento di questa edizione a causa delle minacce terroristiche.
Philippe Cottet, uno dei due motociclisti svizzeri che sarebbero dovuti partire da Lisbona sabato, deplora questa decisione.
Per la prima volta nei suoi 30 anni di storia, il rally che originariamente conduceva i piloti da Parigi a Dakar, è stato annullato per problemi di sicurezza in Mauritania.
In un comunicato gli organizzatori della corsa hanno ricordato la recente uccisione di quattro membri di una famiglia francese e hanno fatto stato di "minacce dirette contro la corsa da parte di gruppi terroristici".
"Dopo diverse consultazioni con il governo francese, gli organizzatori della Dakar hanno preso la decisione di cancellare l'edizione 2008 del rally", ha indicato la Amaury Sport Organization.
"Una delusione enorme"
"È una delusione enorme dal punto di vista sportivo e professionale, poiché per giungere sulla linea di partenza c'è voluto un enorme lavoro; e oggi mi è stato detto di ritornarmene a casa", ha dichiarato Philippe Cottet a swissinfo, uno dei due motociclisti svizzeri iscritti alla gara. "Non penso proprio che questa sia una buona decisione, poiché significa che i terroristi hanno vinto".
Il motociclista di 36 anni di Collombey-Muraz, in Vallese, spiega che nessuno si aspettava una così brutta notizia, in particolare a poche ore dalla partenza.
"Nessuno si sarebbe immaginato che ciò sarebbe potuto succedere", sottolinea Cottet, che per la sua quarta Dakar puntava a finire nei primi venti.
Ora l'avvenire della corsa potrebbe essere compromesso, per lo meno in terra africana. Sabato praticamente tutta la stampa francese sottolinea le difficoltà di organizzare una gara di rally in questi paesi. "L'annullamento di questa edizione della Dakar potrebbe significare la morte dei rally-raid sul continente africano", scrive ad esempio Libération.
Anche gli organizzatori della corsa, del resto stanno valutando la possibilità di organizzare nel 2009 un rally in America latina.
Philippe Cottet aveva già partecipato all'edizione 2007 (Keystone)
Poche informazioni
Cottet critica gli organizzatori per le poche informazioni date, in particolare sul significato da attribuire a delle minacce terroristiche dirette.
"Come concorrenti – afferma – avremmo voluto che gli organizzatori giustificassero un po' meglio la loro decisione".
La Francia, dove ha sede l'organizzazione della corsa, aveva esortato i responsabili del rally ad evitare la Mauritania, dopo appunto l'assassinio dei quattro francesi.
La gara sarebbe dovuta partire sabato. L'arrivo era previsto il 20 gennaio in Senegal. Otto delle 15 tappe dovevano passare sul territorio della Mauritania.
Circa 550 piloti – di auto, moto e camion – avrebbero dovuto prender parte a questa corsa di 9'270 chilometri.
Sicurezza, punto debole
Ciò che fa l'interesse della corsa, ossia i percorsi nel deserto e nella savana, rappresenta anche il punto debole in materia di sicurezza. È infatti difficile, per non dire impossibile, proteggere migliaia di persone durante le traversate di queste regioni isolate.
Quattro giorni dopo l'assassinio dei quattro membri della famiglia francese avvenuto la vigilia di Natale, tre soldati mauritani sono stati uccisi a un posto di blocco. Un attacco rivendicato poi da una cellula di al Qaida.
Dopo questo attacco il governo mauritano aveva annunciato di voler mobilitare 3'000 membri delle forze di sicurezza per garantire la sicurezza della corsa. Il ministero degli esteri di Nouakchott ha deplorato l'annullamento del rally, una decisione definita ingiustificata.
swissinfo, Simon Bradley
(traduzione ed adattamento di Daniele Mariani)
è ora di ripristinare il buon vecchio raid parigi-pechino


Bah, potranno organizzare un altro rally da un altra parte per carità, ma il fascino del deserto non so dove potranno ritrovarlo...






Ma già tanto tanto il rally dei faraoni può essere paragonabile, ma in sudamerica no dai. Poi non so se anche lì ci sono grandi spazi aperti, nella zona della patagonia mi sa di si, avevo letto su motociclismo fuoristrada di un paio d'anni fa un articolo di un tizio che s'era fatto mezzo sudamerica con una transalp, se non ricordo male, magari può risultare comunque affascinante. Certo senza il brivido del rischio mortale corso nel deserto non potrà essere la stessa cosa, un po' come il TT dell'isola di Man.


Per me hanno fatto bene ad annulare tutto!




Perchè se ci sono dei rischi è bene che si garantisca la sicurezza delle persone. Secondo te noo?