
Originariamente Scritto da
catartica
Innanzi tutto, essendo una nuova utente, rivolgo un saluto ai compagni, alle compagne e a tutti gli altri.
Io non credo che la riapertura delle case chiuse risolverebbe alcunchè, servirebbe solo ai benpensanti che, vedendo una prostituta per strada, si impressionano per l'"indecenza" della situazione e non per il fatto di essere al cospetto di un'orribile forma di violenza. L'analisi che avete fatto sull'inutilità di una simile iniziativa ai fini di tutelare le prostitute è assolutamente condivisibile.
La prostituzione non è un problema di ordine pubblico, è uno dei sintomi dell'errore su cui la nostra società si basa. E' il mestiere più antico del mondo perché questo è un mondo plasmato dagli uomini. Non è solo una questione di sfruttamento della donna, perché chi si prostituisce può essere una donna, un uomo o una persona in transito, però è decisamente una questione di sfruttamento da parte dell'uomo, perché la figura della cliente donna è molto rara ed ha delle modalità del tutto particolari.
Prostituzione significa anteporre le presunte necessità di sfogo fisico degli uomini alla dignità della sessualità femminile (o transessuale, o omosessuale maschile, ma per ora parliamo delle donne, una cosa alla volta). Significa affermare che le donne non hanno diritto al desiderio, che non sono davvero degli esseri sessuati: prima di tutto, le loro necessità non devono essere impellenti quanto quelle maschili, se non c'è un corrispettivo della prostituzione a ruoli invertiti; inoltre il loro desiderio è così ininfluente che se ne può comprare la simulazione a poco prezzo.
A quanto pare una porzione consistentissima della clientela è composta da uomini sposati, questo la dice lunga sulla miseria di un'istituzione come quella matrimoniale che, pur avendo ormai assunto nel nostro mondo occidentale una connotazione diversa da quella che aveva un tempo (ci si sposa per amore, non ci sono più i matrimoni combinati), continua ad essere una prigione in cui l'altro è un estraneo. Alle mogli, intrappolate nel circolo vizioso della simulazione, del coito vaginale che non le soddisfa, dei desideri repressi, della routine preorgasmica, non si può mica chiedere un pompino! No, quelle cose sono roba umiliante, da donnacce! Quanta tristezza, quanta mancanza di rispetto.
Ovviamente ritengo la prostituzione forzata una barbarie inaccettabile, su questo non ci piove.
La prostituzione volontaria apre una serie di problemi che non si possono ignorare. Io rispetto le scelte individuali e ritengo che ognuno con un minimo di cervello abbia gli strumenti per decidere cosa fare del suo corpo.
Tuttavia ritengo che legalizzare la prostituzione significhi legittimare la subordinazione della sessualità femminile a quella maschile, o della sessualità di chi paga rispetto a quella di chi "offre un servizio", e questo non posso accettarlo, come non posso accettare che sulle prestazioni sessuali si paghino le tasse, perché è concettualmente terrificante, tanto quanto il preservativo come imposizione di stato.
Che fare, dunque? Lo so che la risposta farà sorridere qualcuno, però io penso che si debba puntare a cancellare la prostituzione dalla storia, o al massimo a trovare un modo per ripensarla. Ci vuole la rivoluzione! Io sono convinta che ci sia bisogno di abbattere anche il patriarcato, non solo il capitalismo (che del patriarcato è un degno figlio). Le due cose devono andare di pari passo, altrimenti sono convinta che falliremo su entrambi i fronti.
Le donne che si prostituiscono volontariamente spesso lo fanno contemporaneamente per il guadagno in sè per sè è per il senso di potere che il denaro guadagnato con quelle modalità dà loro. Scusatemi se sbaglio, ma noi comunisti non puntiamo ad un tipo di società in cui il denaro abbia un ruolo un po' diverso? Come possiamo indignarci per lo sfruttamento dei lavoratori (che vanno volontariamente a lavorare, venendo pagati, e si sentono tanto importanti in questa fantastica società dei consumi) e non farlo per delle lavoratrici che mettono in gioco una parte così importante della loro vita? Com'è, per risvegliare la coscienza del virilissimo metalmeccanico oppresso ci impegnamo tanto, e per quella delle donne no?
Le transessuali a quanto pare usano il sesso come strumento d'indagine della loro identità fisica nel tentativo di farla finalmente riconciliare con quella interiore, e fanno benissimo, anzi noi donne dovremmo prenderle come esempio. Il problema è che lo usano anche come conferma della loro femminilità, come se dipendesse dall'approvazione maschile, cosa che secondo me non va per niente bene.
Sulla prostituzione dei gay non mi esprimo, perché non l'ho studiata.
Perché gli uomini difficilmente si prostituiscono per le donne? Non è un fatto di erezione difficile da raggiungere (quante storie che smentiscono questa fandonia potrei raccontare persino io nel mio piccolo!), anche perché quella ha un ruolo marginalissimo nel mondo del piacere femminile.
Non lo fanno perché la sessualità è vissuta come un gioco delle parti in cui la gerarchia è importante e immutabile. E' peggio del capitalismo, perché almeno lì il poveraccio può illudersi ed aspirare alla scalata sociale.
Non lo fanno perché il concetto di "mascolinità" è intrecciato inestricabilmente a quello di potere (e quindi al solito denaro). Dipendere economicamente dalle donne sarebbe troppo umiliante.
Ci vuole l'autocoscienza, per tutti. Le donne, grazie al femminismo, qualche passo in avanti nella riscoperta del loro corpo l'hanno fatto in questi anni, ma c'è ancora tanto da fare. Gli uomini invece mi sembrano totalmente lontani da un minimo di consapevolezza dei loro desideri (e, di conseguenza, da quelli delle loro partner sessuali). Come ci insegna il femminismo della liberazione, dobbiamo imparare a pensare con il corpo, rinnegare la dicotomia cartesiana tra res cogita e res extensa. Il mondo si cambia facendo del nostro corpo uno strumento di lotta politica.
Dobbiamo ripensare i ruoli di genere, la femminilità e la mascolinità, con tutti i loro stereotipi, dai quali bisogna liberare la sessualità, e non solo quella.
Secondo me ce la possiamo fare.
Nel frattempo, però, come arginiamo il fenomeno della prostituzione, in questo pessimo mondo così lontano dalla liberazione? Io la butto lì... i clienti in galera.
Spero che il mio intervento (prolisso!) offra uno spunto di riflessione e spero di frequentare spesso questo forum. Non amo le citazioni, però vi saluto con le parole di Carla Lonzi:
"Il femminismo mi si è presentato come lo sbocco tra le alternative simboliche della condizione femminile, la prostituzione e la clausura: riuscire a vivere senza vendere il proprio corpo e senza rinunciarvi. Senza perdersi e senza mettersi in salvo. Ritrovare una completezza, un'identità contro una civilità maschile che l'aveva resa irraggiungibile"