Secondo le ultime stime, nella sola capitale cinese ce ne sarebbero più di quattro milioni. Vivono in stanze di due metri quadri nei sotterranei dei palazzi, lavorano tredici ore al giorno in condizioni disumane per dei salari da fame. Qui in Cina li chiamano ming-gong, contadini operai. Xiao Yue è uno di loro, uno dei tanti emigrati in città per inseguire il sogno di una vita migliore. Per loro la vita diventerà ancora più dura dopo la fine delle Olimpiadi, quando non ci sarà più bisogno di loro. Senza lavoro stabile e senza residenza (in Cina è impossibile ottenere la residenza nelle città senza un lavoro fisso), per questi disperati si prospetta un ritorno nelle campagne, dove non troveranno altro che il mondo da cui sono scappati.
La storia di Xiao Yue: "uno, nessuno, centomila". Si chiama Xiao Yue, ha 18 anni, da circa due vive a Pechino. Per la gente di questa metropoli è solo uno dei tanti insignificanti guidatori di
san-lun-che, letteralmente ‘veicolo a tre ruote’: la versione moderna del risciò. A 16 anni ha lasciato il suo villaggio nella provincia centrale dello Shanxi, per seguire un gruppo di compaesani ingaggiati da un impresa di costruzioni edilizie di Pechino. Da allora Xiao Yue ha smesso di essere un ragazzo di campagna, ed è diventato uno dei milioni di lavoratori senza volto e senza diritti che lavorano per fare di Pechino la città che ospiterà le prossime Olimpiadi. Dopo aver lavorato per circa un anno come operaio edile, per tredici ore al giorno, senza assistenza e assicurazione sanitaria di alcun tipo, in condizioni assolutamente inimmaginabili, ed esser riuscito a guadagnare 8mila yuan (circa 800 euro), gran parte dei quali ha spedito ai suoi genitori, ha deciso, come avrebbe fatto ogni persona al suo posto, di cambiare vita e trovare un lavoro con ritmi e condizioni più umane.
Ma Xiao Yue qui a Pechino non è una persona normale, qui lui non ha non ha nome non ha diritti, non è nemmeno più un contadino, ora che non ha più terra da arare, può solo contare sulla forza delle sue braccia e delle sue gambe. Ed è proprio facendo affidamento sulla forza delle sue gambe, che ha un giorno ha comprato per 300 Yuan (circa 30 euro) un risciò, ed ha cominciato la sua nuova professione. Ora, ogni mattina alle sei, Xiao Yue è lì d'avanti uno dei cancelli di un centro residenziale della moderna Pechino che apetta i suoi clienti. Per una tariffa che và dai 3 agli 8 Yuan ( pochi centesimi di Euro), pedalerà per trasportare il suo cliente fino a destinazione.
“Per la prima volta qualcuno parla con me”. Ho conosciuto Xiao Yue un giorno d'inverno, lui era in fila con altri "guidatori" di risciò, all’uscita del centro residenziale dove alloggiavo. Notai subito il suo aspetto molto giovane, e incominciai a fargli alcune domande sulla sua vita e sulla sua famiglia, mi accorsi con piacevole sorpresa, che Xiao Yue non solo aveva voglia di rispondermi, ma che era anche molto interessato alla mia vita e al motivo che mi aveva portato qui a Pechino. Da quel giorno diventai suo amico. Da allora io e lui abbiamo trascorso molto tempo a chiacchierare di fronte al cancello del centro residenziale o nella sua stanza di due metri quadri nel sotterraneo del palazzo dove abita. "Lo sai, questa è la prima volta che qualcuno parla veramente con me - mi disse un giorno sorprendendomi - la sola gente che conosco sono i clienti, che non parlano mai con me, e poi gli altri guidatori di risciò, ma con loro si parla solo di come far soldi".
Due chiacchiere con Xiao Yue.
Xiao Yue come mai sei venuto a lavorare qui a Pechino?
Non ho potuto continuare scuola perché non sono riuscito a passare gli esami di ammissione alla scuola superiore, così quando ho saputo che alcuni del villaggio stavano andando a lavorare a Pechino, mi sono unito a loro.
Perché propio la città, lì in campagna non si vive bene, non c’è lavoro?
In campagna ho cibo, vestiti e un tetto, questo è vero, ma lì per noi giovani non c’è nulla, solo campi da arare; qui in città invece, ci sono più possibilità.
Ei tuoi genitori? Non ti manca la tua famiglia? Loro cosa pensano della tua decisione di venire in città?
Certo che mi mancano i miei genitori. Ogni tanto ci parliamo per telefono, ma raramente; loro non hanno istruzione non riescono a capire molte cose.
Hai fratelli o sorelle? Anche loro sono in città che lavorano?
R: Ho una sorella maggiore, lei è nel Guang Dong ora, che lavora come operaia in un'industria di guanti, non ci sentiamo spesso.
Cosa pensi delle tue condizioni di vita? Sei soddisfatto?
R: No, Non sono soddisfatto, ma di certo le migliorerò. Ho intenzione di usare i soldi che ho guadagnato per prendere la patente e diventare autista di camion, così potrò guadagnare più soldi.
E dopo cosa farai? Hai intenzione di fare l'autista per sempre?
R: No, certo che no! Quando avrò raccolto, forse in 5 anni, 50.000 Yuan ( 5000 Euro),
Tornerò nel mio villaggio e aprirò un industria agricola per l'allevamento dei polli. Non voglio rimanere in città per sempre, qui per quelli come me non c’è posto.
Cosa pensi della situazione odierna tra campagna e città nel tuo paese? Sei soddisfatto?
Non sono soddisfatto, ma non c’è scelta, prendere o lasciare. Si può continuare a vivere in campagna come contadini, o rischiare tutto per venire in città e cercare una vita migliore.
E il governo? Sei soddisfatto del governo?
Lo sai...non dovrei parlare di queste cose.( dopo un momento di esitazione ) Qui non c’è libertà, molta gente ha paura di esprimere le proprie idee, ancor più se sono contro il governo. Qui funziona così, il partito comunista ha in mano tutto il potere, se si protesta è la fine.
Com’è la tua vita a parte il lavoro? La tua vita sentimentale per esempio. Hai la ragazza?
Oltre il mio lavoro non ho null’altro. Le ragazze – dice sospirando – non mi guardano nemmeno, per loro sono solo un'altro come tanti portatori di risciò...io per loro non esisto, non sono un ragazzo. Lo sai, io qui nel cuore, ho come una sorta di amaro, non so come spiegarlo.
Nota dell’autore: Xiao Yue, non ha voluto che pubblicassi sue foto, ha paura che qualcuno possa riconoscerlo e riportare alla polizia le sue parole sulle condizioni in cui vive, e sulla libertà di espressione. Qui a Pechino, specialmente ora che con l'avvento delle Olimpiadi si sono intensificati i controlli, parlare dei lavoratori delle campagne è un tabù per cui si rischia la galera.
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