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Discussione: E' il 7 gennaio...

  1. #1
    RibelleSano
    Ospite

    Predefinito E' il 7 gennaio...

    La mezzanotte é passata da più di un'ora...
    E' il 7 gennaio...
    Nella medesima data di 30 fa venivano uccisi tre nostri camerati: Francesco Ciavatta, Franco Bigonzetti, Stefano Recchioni.

    A Roma quest oggi saranno ricordati:
    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=394150

    Francesco, Franco e Stefano: PRESENTI!!!

  2. #2
    RibelleSano
    Ospite

    Predefinito

    Generazione ’78. A trent’anni dal sacrificio di Franco, Francesco e Stefano Segnala Poche ore fa ero in macchina con mia moglie e i mie due figli di 5 anni. Ero a qualche centinaio di metri da via Acca Larentia. Oggi, mentre sto scrivendo, è il 6 gennaio, la sera del 6 gennaio. Guardavo le luci giallognole dei lampioni e le luminarie natalizie. Guardavo ma la mia mente correva e non era la in quel momento. Il mio corpo era al volante di una macchina, ma il mio pensiero era tornato indietro di 30 anni. Pensava, ricordava le notizie alla radio e le immagini televisive. Il mio cervello ricordava. E non erano ricordi sbiaditi dal tempo. Corrosi da una memoria lontana. Erano ricordi lucidissimi, a colori. Non in bianco e nero. Fermo ad un semaforo mi sono girato a guardare i miei figli. Il desiderio, la voglia di fermarmi e di portarli con me a salutare dei camerati che non ci sono più, che hanno sacrificato la loro vita per un ideale, per una concezione di vita…perché per molti erano dalla parte sbagliata, è stato forte. Quasi un moto di rabbia. Poi però guardi due bambini che hai avuto la fortuna di avere e di crescere e dici che no, non è giusto, non è il momento, non capirebbero il dolore, la rabbia, la sofferenza che stringe il cuore del proprio papà.
    Non capirebbero e non è nemmeno giusto catapultarli in una realtà che non conoscono, che non sanno, che non comprenderebbero.
    Come potrei spiegare a due bambini il sacrificio di 3 giovani vite. Come potrei spiegare loro che si può morire per un’idea. Come potrei fa capire loro che nel loro nome tanti, tantissimi giovani hanno buttato il loro cuore e la loro rabbia al vento, oltre le barricate. Deciso un destino diverso da quello di un “bravo” ragazzo. Come potrei fargli capire tutto questo. Ora non ci riuscirei. Magari un giorno, quando saranno più grandi, capiranno, comprenderanno, giudicheranno. Giudicheranno il loro padre e le scelte che fece pur essendo ancora piccolo. Giudicheranno il suo ingresso in formazioni non partitiche, la sua vita sregolata votata ad un’idea. Giudicheranno il dolore e la sofferenza che il proprio padre fece provare per anni alla propria madre, alla loro nonna. Anni di silenzi di una donna atterrita da quello che accadeva per le strade di Roma. Per le strade d’Italia. Una donna forte. Di sani principi morali. Di destra. Per convinzione, per tradizione. Non certo per convenienza. Una donna che soffriva ma mai vietò. Perché capiva, perché sapeva. Perché aveva dignità.
    Quella stessa dignità che lessi negli occhi di un’altra donna, la mamma di Stefano Recchioni che un giorno mi fermo di fronte la mia sezione dell’epoca: Colle Oppio. La stessa di Stefano Recchioni. Mi guardò con un sorriso dolce ma allo stesso tempo triste. Non sapevo chi fosse. Mi parlo, mi chiese cosa facevamo in sezione. Poi mi chiese il nome: “mi chiamo Stefano”. Due lacrime solcarono il suo volto. Mi fece una carezza sul viso e mi disse: “anche io avevo un figlio, si chiamava Stefano. Stefano Recchioni”. Mi sorrise e se ne andò. Rimasi di pietra. Non scorderò mai quel momento. Rimarrà scolpito nel mio cuore. In quel momento pensai a mia madre comprendendo tutto quello che fino a quel momento non avevo minimamente contemplato.
    Un giorno racconterò la mia vita ai miei figli e gli dirò che sono ancora qui anche per loro. Perchè loro, come dice una canzone del nostro mondo, "non conoscano quei torti". Quelli che abbiamo subito noi per anni, decenni. Che abbiamo avuto la forza di subire anche e soprattutto grazie a Franco, Francesco, Stefano, Paolo e tanti altri. Capiranno? Non lo so. Sicuramente mi giudicheranno. Bene? Male? Non lo so. Ma quel che so è che li ho cresciuti e li crescerò nel loro nome. Nel nome di Franco, di Francesco, di Stefano, di Alessandro, di Nanni, di Francesco, di Walter, di Sergio, di Alberto, di Paolo e di tutti coloro che hanno donato la propria vita in nome di un ideale. Il nostro. Li crescerò nel solco di un’idea che ci a forgiati nel sangue e nel dolore, nella gioia, nella forza morale ed etica, nella libertà. Per l’Italia. Retorica? No, non è retorica. La retorica appartiene a coloro che quei giorni c’erano e che oggi hanno dimenticato. Che quei giorni erano in piazza, magari con sassi e bastoni o molotov nelle mani ed oggi vanno in giro con l’auto blu e la scorta dimenticando, volutamente, il proprio passato. La retorica appartiene a loro non a me.
    Ed è per questo che il loro sacrificio non è stato vano. Ed è per questo che non potremo mai dimenticarli.
    Quel 7 gennaio di 30 anni fa io non c’ero di fronte a quella sezione, non ero per le strade a gridare la mia rabbia. Ero ancora troppo piccolo. Ma c’ero due anni dopo quando “qualcuno” mise la parola fine sulla destra giovanile italiana facendo esplodere una bomba alla stazione di Bologna. Due anni dopo c’ero a ricordare per le strade quelle giovani vite spezzate dal piombo brigatista e di uno Stato troppo impegnato a “combattere” i fascisti stragisti. Due anni dopo c’ero quando decine di ragazzi venivano sbattuti in celle d’isolamento nelle carceri di massima sicurezza e altre decine dovettero prendere la via dell’esilio. Quasi nessuno era maggiorenne. Due anni dopo c’ero quando Nanni De Angelis veniva trovato cadavere in una cella. L’avevo giurato quel 7 gennaio del 1978 che ci sarei stato anche io per le strade e le piazze ad onorare i loro nomi, la loro assurda morte. Ho mantenuto la promessa fatta. Oggi sono ancora qui. E loro sono qui con me, con tutti noi. Per sempre al nostro fianco.
    Stefano Schiavi

    http://www.ladestranews.it/focus/gen...e-stefano.html





    Genio, mi son permesso d'inserire questo racconto tratto da un sito de La Destra; so che é il forum della Destra Sociale ma credo che in questi casi le sigle debbano andare a farsi benedire. Qui c'é da stare tutti uniti e ricordare tre ragazzi che non ci sono più.

  3. #3
    RibelleSano
    Ospite

    Predefinito

    Nel Vostro Nome, noi non scordiamo Poteva essere un sette gennaio qualunque di qualsiasi anno, ed anche il luogo, una delle tante vie di Roma, ma per tre ragazzi quel giorno era quello dell’incontro con la violenza e con la morte. L’anno il 78, una serata qualsiasi di un giorno qualsiasi, dedicata alla militanza, alla preparazione di un volantinaggio, anch’esso come tanti, ma quel giorno ad Acca Larentia in agguato c’era la morte rossa, quella che oltre alla falce aveva anche il martello: «… Un nucleo armato, dopo un’accurata opera di controinformazione e controllo alla fogna di via Acca Larenzia, ha colpito i topi neri nell’esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l’ennesima azione squadristica. Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga… », con questo scarno linguaggio da burocrate, veniva suggellato dai comunisti l’assassinio di Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta. Poche ore dopo, veniva assassinato anche Stefano Recchioni, colpito dal Capitano dei CC Sivori. Questi lutti, purtroppo, per la nostra comunità umana e militante, non erano isolati, non furono il frutto perverso di un piano folle, purtroppo appartennero ad un preciso disegno di annientamento politico e fisico che i giovani di destra subirono per tutti gli anni 70 e parte degli anni 80. A partire dalla morte di Venturini a Genova, gli attacchi s’intensificarono raggiungendo livelli d’estrema follia criminale come a Primavalle, quando i fratelli Mattei furono bruciati vivi nella loro casa. Tutto sembrava essere giustificato contro i giovani di destra, il concetto che “uccidere i fascisti non e’ reato” fece da struttura portante alle teorizzazioni di tutta la sinistra extraparlamentare e non. Fu così che morirono nel disinteresse della gente, dei politici, dei giornalisti e dei magistrati, i nostri ragazzi, cui era negata l’appartenenza al genere umano persino da morti, arrivando a negare loro persino la sepoltura come nel caso di Sergio Ramelli. Poco importava all’opinione bempensante dei salottini chic della sinistra se, a cadere sotto le pallottole o le spranghe rosse, erano dei “cuori neri”, dei ragazzi che avevano il solo torto di pensare controcorrente. Ai radical chic della sinistra italiana non faceva effetto il corpo di Mantakas, il cervello di Ramelli sparso sull’asfalto dalle democratiche chiavi inglesi di Avanguardia Operaia, i corpi carbonizzati dei Mattei, Cecchin scaraventato nel vuoto da un terrazzo; la loro coscienza non era turbata quando a sparare erano le forze dell’ordine come nel caso di Recchioni e Giaquinto. Questi vigliacchi, dal lusso dei loro salotti, pontificavano con parole forbite mentre i massacratori di una sinistra assassina “ripulivano” le loro città dalla vista politicamente scorretta di quei giovano attivisti di destra. Fatto sta che quasi tutti questi omicidi, non hanno visto i responsabili finire in galera, anche quando nomi e precise responsabilità erano note a tutti, la maggior parte di questi personaggi ha vissuto e vive comodi esili a Parigi come in Brasile, in America latina e centro America, senza che estradizioni possano essere ottenute. Per noi, che di quel mondo umano tanto odiato ci pregiamo aver fatto parte, nonché di appartenervi tuttora, il 7 Gennaio è una data di ricordo commosso, è la data che le raggruppa tutti, quegli infausti giorni in cui morirono i nostri ragazzi, davanti alle sedi, sotto casa, nelle piazze. A tutti loro, il nostro ricordo, oggi come ieri, per quel tricolore fiammeggiante, per quelle celtiche, che erano ben più di un mero simbolo grafico, erano l’essenza di cui essere fieri. Ma il ricordo ancor più commosso va a quelle mamme che attesero inutilmente una porta aprirsi, un campanello suonare. Il loro dolore cui nessuno porgeva una spalla, la disperazione nel vedere le indagini approdare al nulla, la loro dignità nel vivere quei momenti terribili, sono un insegnamento da non dimenticare. A loro, ai Padri, fratelli, sorelle, figli di quei MARTIRI il ricordo del nostro mondo. Camerati Caduti: Presenti!
    Paolo Ebana, corrispondente dagli Usa

    http://www.ladestranews.it/notizie-l...scordiamo.html

  4. #4
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  5. #5
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    P R E S E N T I ...per l'eternità

  6. #6
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  7. #7
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  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da RibelleSano Visualizza Messaggio
    La mezzanotte é passata da più di un'ora...
    E' il 7 gennaio...
    Nella medesima data di 30 fa venivano uccisi tre nostri camerati: Francesco Ciavatta, Franco Bigonzetti, Stefano Recchioni.

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  9. #9
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  10. #10
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