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  1. #11
    Sospeso/a
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    Citazione Originariamente Scritto da dechristen Visualizza Messaggio
    Amico mio ,le tue parole mi hanno suscitato un forte stato di commozione. Se ho causato a te ed a chiunque dei miei compatrioti una cattiva sensazione nel leggersi terroni chiedo fortemente ed umilmente scusa. Il mio era rivolto a quella puzzetta di Giannino ed anche al fatto che personalmente non mi sento offeso dalla parola per quello che anche tu hai riportato ad inizio del tuo ultimo post.Non ho conosciuto direttamente l'onta e l'angoscia dell'emigrazione ho solo potuto conoscerla attraverso le parole di mio papà, non sono in grado di paragonare il tuo dolore ed il dolore di tanti nostri cari paesani dal distacco della propria terra ma quei racconti di umiliazione e di sofferenza li porto dentro come fossero anche miei.
    Onore ai figli delle Due Sicilie che per sventura hanno dovuto lasciare le loro contrade .
    forza e onore
    fiore
    Caro dechristen, ci mancherebbe altro che non ti riconoscessi in buona fede per l'uso del termine che altri "italiani meridionali" accettano passivamente mentre altri ne ironizzano il senso e se ne appropriano proprio per prendere forza ("Fottuto terrone...ojéeeee": è una "canzone"), quindi non ho niente da scusarti poiché in te non vi era l'offesa.
    Grazie.
    Forza, pazienza e coraggio.

  2. #12
    Forza e onore
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    Al Direttore

    del Corriere della sera





    In questi giorni di emergenza rifiuti in Campania, i quotidiani stanno pubblicando di tutto. C’è chi nei propri articoli colpevolizza la popolazione, che si è opposta alle discariche; c’è chi punta il dito contro i politici, rei di aver sperperato soldi pubblici, senza risolvere il problema e c’è chi come Gian Antonio Stella ha elaborato un articolo, pubblicato dal suo giornale il 10 gennaio u.s., in cui ha “riesumato” le dichiarazioni degli stranieri venuti a Napoli, 3 o 4 secoli fa e che registrarono una immagine pessima della città, indicando la nostra come terra di sudiciume e di colera.

    Il giornalista in questo articolo, sembra che abbia voluto inizialmente sparare sul mucchio e successivamente poi raddrizzare il tiro, facendo cenno ad altrettanti giudizi negativi emessi nei confronti di altre città del Nord, questa volta però senza indicarne il contenuto. Ma non è questo il motivo della mia missiva.

    In un momento così delicato, in cui ciascun cittadino della Campania è esposto a gravi rischi di salute, l’articolo di Stella sembra francamente strumentale e a dir poco fuori luogo. Del resto quando vi fu l’emergenza rifiuti a Milano dieci anni fa, tra l’altro risolta brillantemente, nessun giornalista si sognò di far riferimento al periodo della peste verificatasi nella città ambrosiana e che la nostra manzoniana memoria scolastica ricorda, senza andare a ricercare negli archivi i giudizi espressi dai visitatori stranieri.

    Sicuramente ci saremmo aspettati un altro articolo, da un giornalista come Stella che, bisogna dargli merito, ha avuto il coraggio di rendere noto a tutti il sudiciume della politica nel suo libro “La Casta”. Almeno da lui ci saremmo aspettati un articolo che riportasse la verità dei fatti, che è scomoda e che, a quanto pare, nessuno vuol tirar fuori. Nessuno dice che l’IMPREGILO, una società del Nord, vinse alla fine degli anni 90 la gara d’appalto messa a bando dalla Regione Campania per la realizzazione del termovalorizzatore e di alcuni impianti di Cdr. Tale impresa con le sue consociate FIBE, FIBE CAMPANIA e FISIA, mise in atto un progetto che si è dimostrato, a dir poco inefficace e che, grazie alla connivenza delle istituzioni locali, colpevoli di non aver effettuato i dovuti controlli, sono accusate a quanto pare, di non aver rispettato le norme contrattuali. Per questo motivo, la magistratura ha disposto alle aziende in questione, l’interdizione per un anno dalle gare pubbliche, un sequestro preventivo di 750 milioni di euro alla IMPREGILO ed ha rinviato a giudizio una ventina di persone, tra i quali dei funzionari ed gli amministratori delegati delle stesse imprese, ed inoltre l’attuale governatore della Regione Campania che fu anche commissario straordinario per l’emergenza rifiuti fino ai primi mesi del 2004.

    Se ancora oggi, quindi, le nostre zone sono così martoriate, tanto da essere considerate terre di sudiciume e di colera, la responsabilità non va, pertanto, ricercata tra la gente comune, che forse ha la colpa di essere scesa in piazza solo adesso, ma invece va ricercata altrove.

    Sono queste le notizie che noi vorremmo iniziare a leggere su un quotidiano “serio” come quello da Lei diretto, perché qui al Sud, siamo ormai stanchi di essere sempre considerati responsabili, in qualsiasi circostanza, di tutti i problemi del paese e non invece, come anche in questo caso, vittime di complotti messi in atto dai capitalisti avallati dai politici locali. Siamo stanchi di leggere articoli di chi, invece di fare informazione, in maniera strumentale coglie sempre l’occasione per criminalizzare o denigrare i meridionali o come si sta facendo adesso, boicottare i prodotti del Sud.



    Mauro Giaquinto

    Presidente Comitato delle Due Sicilie Caserta “Terra di Lavoro”

  3. #13
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    Ottima lettera...fai i miei complimenti al compatriota di Terra di Lavoro!

    Un abbraccio duosiciliano!

  4. #14
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    Forse è opportuno ricordare che l'articolo di Oscar Giannino era la risposta a quello pubblicato il giorno precedente sul Corriere, a firma di Raffaele La Capria:

    Cari napoletani, colpa anche nostra

    Io so. Così iniziava un famoso articolo di Pasolini. Lui sapeva o presumeva di sapere, insomma aveva un'idea precisa nella testa di quel che era il Palazzo del potere. Ma io come posso cominciare questo articolo sulla monnezza a Napoli, come posso se non con un accorato: Io non so. Io non so, non capisco, eppure vorrei sapere, per scrivere, per far sentire il mio cordoglio per quel che avviene a Napoli, perché, pur non vivendo a Napoli da più di mezzo secolo, Napoli fa parte di me, della mia memoria, e dunque tutto ciò che avviene a Napoli, nel bene e nel male, mi riguarda. Tempo fa, più di dieci anni fa, avevo scritto: «Napoli è una città intellettualmente vivace, dicono. Mostre, convegni... poi esci dalla mostra e dal convegno e ti ritrovi con sdegno in una strada così lontana dalla cultura a causa della lordura, che inevitabilmente sei portato a pensare: Ma non sarebbe meglio, in nome della cultura, cominciare prima a pulire il vico (vicolo) e poi occuparsi del Vico (autore de "La Scienza Nuova")? » Ma questi sarcasmi che allora compensavano la mia indignazione oggi non bastano più, torna meglio quel detto di Nietzsche: «Nessuno mente più dell'indignato».

    Allora per non assumere la parte dell'indignato riprendo il discorso da dove lo avevo lasciato e ricomincio: Io non so. Io vorrei sapere, ma non so. Io non so perché a Napoli si sia arrivati al punto in cui si è, non so come è potuto avvenire, per quali meccanismi perversi si è potuto arrivare, sotto lo sguardo del sindaco, dei commissari, degli amministratori e dei circa due milioni di abitanti che conta la città, fino al punto in cui si è. Com'è stato possibile? Qualcuno avrebbe dovuto spiegarcelo. Ma io ho letto i giornali, ho letto molti articoli, ho letto quello di Saviano su la Repubblica, ho capito che c'entra anche (e quando mai no?) la camorra, ma come effettivamente stanno le cose, nessuno, né i giornalisti, né Saviano, né chi ha amministrato in questi anni la città, ha saputo dirlo. Questa incapacità di sapere, questa nube che confonde le cose, questa mancanza di analisi dei fatti accaduti, è già essa stessa un dato negativo. Perché se non si sa bene come è potuta avvenire una certa cosa, come si può non farla più accadere? Come sì può trovare il rimedio? Come si può riportare l'emergenza alla normalità, là dove è la normalità lo stato d'emergenza? Leggo i giornali e leggo la dichiarazione di Bassolino che lealmente dichiara la sua parte di responsabilità «per non essere riuscito nei tempi giusti a costruire i termovalorizzatori». Ma perché, gli domando, con la stessa lealtà non dici quali sono le ragioni per cui non sei riuscito a costruirli? Quali le cause? Perché non le hai individuate in tempo? Che vuoi dire «nei tempi giusti»? Se sapevi quali erano i tempi giusti perché li hai oltrepassati? Chi, che cosa, ti ha impedito di intervenire in tempo? Sono queste le risposte che mi aspetterei per sapere qualcosa di più.

    E ora dalla dichiarazione di Bassolino passo a quella di Prodi: «Il governo si assume tutte le responsabilità riguardo a questa emergenza perché sta mettendo in gioco il Paese. Tutti ci osservano e non voglio che l'Italia dia quest'immagine negativa di sé». Bravo Prodi, vedremo cosa saprà fare in breve per cancellare l'immagine negativa che l'Italia sta dando di sé a tutta l'Europa, vedremo cosa si metterà in atto, dopo queste sue dichiarazioni, per fare sparire in tempi brevi la monnezza dalle strade di Napoli. E non solo per cancellare l'immagine che l'Italia dà di sé davanti all'Europa, ma anche perché la monnezza, soprattutto quando viene imprudentemente bruciata nelle strade, porta malattie, tumori e altre gravi conseguenze per la salute dei napoletani e gli abitanti della Campania. E infetta i prodotti dell' agricoltura. Ma riprendendo le parole di Prodi vorremmo allargarne il significato e dire a Prodi come a qualsiasi altro rappresentante del governo: non è questa assunzione di responsabilità che l'Italia tutta avrebbe dovuto storicamente e da sempre prendersi nei confronti delle regioni meridionali del Paese? Se ne accorgono solo ora, in un momento di emergenza come questo, che Napoli è anche Italia, nonostante il parere contrario del senatore Calderoli? Se nel bel corpo d'Italia la punta della gamba è lasciata andare in cancrena non è tutto il corpo che ne soffre e s'ammala? Oppure rimediamo come vorrebbe Calderoli con una bella amputazione? Dopo queste domande rivolte a Prodi è d'obbligo rivolgerne anche una, e grande, a tutti i napoletani. Cari napoletani, è difficile trovare gente attaccata alla propria città più di voi.

    Quest' amore è proclamato non solo da versi e canzoni che vanno per il mondo, ma anche da rimpianti, ricordi, nostalgie, da una continua produzione di libri, di incisioni, di gouaches, fotografie, che tramandano la decantata bellezza della nostra città. So di napoletani che da lontano sognano Napoli e so di altri che per averla dovuta abbandonare sono morti. E allora come si spiega che voi abbiate assistito senza batter ciglio e con suprema indifferenza, quasi si trattasse di una città nemica da distruggere, a tutti gli scempi che negli anni hanno devastato la nostra città fino a renderla irriconoscibile? E ora assistiate a questa estrema derisione della monnezza, che se fosse accumulata in un punto farebbe una montagna più alta del Vesuvio? Quando la monnezza ha cominciato ad apparire nelle strade, perché nessun occhio l'ha guardata, si è allarmato, ha denunciato, o fatto qualcosa per fermarla in tempo? Fu distrazione, negligenza, abitudine, abulia, parassitismo, o fu mancanza di senso civico, di spirito di iniziativa, di classe dirigente, di coraggio intellettuale, di orgoglio, di cultura, di amore infine. O di che altro? Vogliamo domandarcelo una buona volta?

    Raffaele La Capria
    Risposta di Oscar Giannino:

    Non rivoltate la pizza, sporchi terroni
    Perfetto stile sabaudo, non c'è che dire.

  5. #15

 

 
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