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  1. #1
    History Lesson - Part II
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    Exclamation La Legler al capolinea : chiudono le fabbriche

    Siniscola, la Legler al capolinea: chiudono le fabbriche Stop al rilancio, operai a casa: "Siamo stati traditi"


    Non c'è pace per i lavoratori della Legler. La ripresa produttiva non decolla e da lunedì lo stabilimento di Siniscola chiuderà i battenti. Subito dopo tocca agli altri: Ottana e Macomer. E resta il giallo sul piano industriale della società, che sembra non dare alcuna certezza ai lavoratori sardi. Inoltre, mancano le commesse. I sindacati parlano di tradimento e di «promesse non mantenute da parte della Regione» e aggiungono che i telai da trasferire in Sardegna dalla Lombardia sono ancora nello stabilimento di Ponte San Pietro.




    Ironicamente si potrebbe dire che la messa l'ha cantata eccome: un bel Requiem. Ma purtroppo in questa storia di divertente non c'è davvero nulla, soprattutto per gli oltre 850 lavoratori sardi del gruppo Legler che da ieri sono ripiombati in un incubo che pensavano di essersi ormai buttati alle spalle.
    Invece, l'altro ieri, in un drammatico incontro coi sindacati, il direttore generale dell'azienda tessile (che di nome fa, appunto, Simone Cantalamessa) è stato così chiaro che più chiaro non si può: da lunedì (ri)chiude i battenti la fabbrica di Siniscola, dal primo ottobre accadrà la stessa cosa in quelle di Ottana e Macomer. E i lavoratori? Tutti a casa, come era già avvenuto da aprile a giugno scorsi e poi ad agosto. E il piano industriale della Regione che attraverso la Sfirs, ora azionista di maggioranza dell'azienda, sta tentando di trovare un nuovo investitore per il rilancio? Perso nei meandri della burocrazia secondo qualcuno, tenuto segreto perché estremamente indigesto per i lavoratori sardi secondo altri.

    PASSO INDIETRO
    . Di certo la svolta di queste ore rappresenta un brutale passo indietro rispetto alle speranze che si erano riaccese lo scorso 5 settembre, quando circa 350 operai erano stati "resuscitati" dalla cassa integrazione e parte degli impianti di filatura e tessitura riavviati. Uno stop, l'ennesimo visto che è ormai un anno che le fabbriche sarde vanno avanti a singhiozzo, che stavolta si teme possa diventare irreversibile. Anche perché, nonostante nessuno lo dica apertamente, in mancanza di straordinarie novità dell'ultimo momento il destino degli stabilimenti sardi appare segnato: Macomer potrebbe chiudere definitivamente, mentre Ottana (che comunque dovrebbe riammodernare gli impianti di tintura e finisaggio: tempi necessari un anno) e Siniscola ripartirebbero ma con livelli occupazionali dimezzati. Insomma, rispunterebbe dalle sue ceneri il vecchio piano di salvataggio della Legler che fu, come se intanto sotto i ponti non fossero passati anni di scioperi e promesse.

    L'AMMINISTRATORE. «La fermata degli impianti dei mesi scorsi - spiega l'amministratore delegato Franco Storaci - ha fatto saltare la campagna invernale. Mancano le commesse, insomma. I nostri clienti naturalmente hanno dovuto tutelarsi e si sono rivolti altrove. Così non avevamo altra scelta se non quella di chiudere la fabbrica di Siniscola da lunedì e, restando così le cose, quelle di Ottana e Macomer dal primo ottobre». L'amministratore della Legler parla di situazione momentanea, esprime un cauto ottimismo, ma si capisce che di certezze in mano non ne ha: «In questi ultimi quindici giorni ci sono state le fiere di settore a Milano e Monaco di Baviera in cui i nostri agenti hanno lavorato molto bene e i prodotti sono stati molto apprezzati - sono le sue parole -, ora speriamo di raccogliere i frutti di questo lavoro anche se è sempre difficile recuperare i clienti che sono andati via. Comunque per far funzionare gli stabilimenti di filaggio e tessitura dobbiamo avere un certo carnet, altrimenti rischiamo di buttare tutto a mare. Entro fine ottobre la situazione sarà più chiara». Resta invece a macinare lo storico stabilimento lombardo di Ponte San Pietro: «Ma qui - precisa Storaci - si provvederà solo a soddisfare gli ordini pregressi e ad eseguire il finissaggio dei prodotti».

    CASSA INTEGRAZIONE. Insomma, l'unica certezza per i 350 operai sardi richiamati al lavoro appena quindici giorni fa è che tra lunedì e il primo ottobre torneranno tutti a fare compagnia agli altri 500 rimasti in cassa integrazione straordinaria, che tra l'altro è in scadenza il prossimo 31 dicembre. Senza dimenticarsi che sul futuro della Legler pende ancora la spada di Damocle della decisione dell'Unione Europea sui 13 milioni di euro di prestito concessi a suo tempo dal governo nazionale alla vecchia proprietà, che potrebbero essere revocati qualora venissero considerati aiuti di Stato («in questo caso allora anche Fiat e Alitalia dovrebbero iniziare a tremare», è il fulminante commento sul punto del leader della Cisl di Nuoro, Ignazio Ganga). Soldi che sono indispensabili, insieme agli altri 10 milioni dell'intesa Soru-Bersani, per stabilizzare quantomeno la situazione economica del gruppo.

    L'ASSESSORE RAU. Interpellata telefonicamente per commentare le pessime novità emerse sul fronte Legler l'assessore regionale all'Industria Concetta Rau non si sbilancia: «La situazione della Legler che abbiamo ereditato è quella che tutti conoscono. Posso solo dire che stiamo facendo di tutto per riorganizzare l'azienda e trovare degli investitori che vogliono scommettere sul suo rilancio. Abbiamo promesso ai dipendenti che avremo fatto tutto il possibile per salvare il loro posto di lavoro e posso garantire che l'intenzione resta quella». Nulla di nuovo sotto il sole dunque. Chiusura delle fabbriche a parte.

    MASSIMO LEDDA




    20/09/2007 09:41
    http://www.unionesarda.it/DettaglioS...ontentId=13785

  2. #2
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    Zero commesse, niente lavoro
    La Legler verso la chiusura


    Giuseppe Tito Tola

    NUORO. Lunedì si ferma lo stabilimento di Siniscola. Il primo ottobre si fermeranno quelli di Macomer e Ottana. Riapriranno quando arriveranno le commesse. La Legler chiude perchè per ora non c’è lavoro. I dipendenti andranno a casa. L’amministratore, Francesco Storaci, assicura che si tratta di una normale programmazione del lavoro disponibile e che gli ordini dovrebbero arrivare. Entro la fine del mese si avranno più certezze sul lavoro. Le organizzazioni sindacali temono però che la nuova Legler a capitale Sfirs abbia adottato i piani della vecchia azienda, che prevedono tagli agli organici e la chiusura di Macomer, e si preparano alla mobilitazione.
    Già ieri i sindacati hanno chiesto un incontro col presidente Soru e l’assessore all’Industria «perchè ci spieghino quali sono gli intendimenti della Regione e se questo è questo l’orientamento che ha ispirato il piano di salvataggio che ha portato all’acquisizione della maggioranza del pacchetto Legler». Con le fabbriche di Ottana, Siniscola e Macomer si fermeranno anche i telai di Ponte San Pietro, dove però continuerà a marciare il finissaggio che lavorerà per conto terzi. La decisione di chiudere i tre stabilimenti e di collocare le maestranze in cassa integrazione è stata comunicata ai sindacati nel corso degli incontri con l’amministratore, Francesco Storaci, e il direttore generale, Cantamessa. Ieri e martedì si è parlato di tutto, in modo molto generico anche del piano di rilancio che l’azienda continua a tenere nel cassetto. Poi la doccia fredda. Siniscola si fermerà lunedì e dal primo ottobre si fermeranno le fabbriche di Ottana e Macomer. Francesco Storaci ritiene che l’allarme lanciato dai sindacati sia ingiustificato. «Non è una chiusura a tempo indeterminato - dice l’amministratore -. Siamo di fronte a una normale programmazione delle attività e della cassa integrazione. Siniscola doveva lavorare per due settimane, invece ha lavorato per tre. Per la tessitura di Macomer e Ottana stiamo aspettando che i nostri agenti concludano il giro dei clienti. Abbiamo partecipato a due fiere del tessile, quella di Monaco e quella di Milano. I clienti hanno mostrato interesse. Siamo in attesa degli ordini. Considerato che l’ultima fiera si è chiusa domenica, aspettiamo 15 giorni perchè gli agenti rientrino con le commesse. Con gli ordini in mano possiamo programmare l’attività. Macomer e Ottana, ma anche la tessitura di Ponte San Pietro, si fermeranno contemporaneamente dal 1º ottobre. Nessuno ha detto che si fermeranno a tempo indeterminato. Questo vuol dire che non stiamo chiudendo. A fine settembre ci rivedremo con i sindacati per riprogrammare tutto».
    La Legler è rimasta fuori dal mercato del tessile perché è saltata la campagna ordini di primavera, che si chiude ad aprile. Le commesse arrivate sono poca cosa rispetto alle petenzialità dell’azienda, lavori di tre o quattro mesi. Produrre a magazzino significa rischiare troppo in una situazione di mercato già difficle per la concorrenza dei paesi orientali. La schiarita potrebbe arrivare a breve. I sindacati, però, non si sentono rassicurati. «Non hanno presentato un progetto industriale - dicono - e sul futuro delle fabbriche sarde mantengono uno stretto riserbo. Ci va bene che ai vecchi clienti e ai potenziali nuovi clienti della Legler sia piaciuto il campionario. Ma anche a noi servono certezze. Avere la gente fuori dalle fabbriche non ci tranquillizza. É per questo che chiediamo che si dia attuazione agli accordi, compreso quello del 2006 che prevede il trasferimento in Sardegna dei telai e delle produzioni di Ponte San Pietro».
    Portare a Ottana la tintoria e il finissaggio comporta investimenti e tre mesi di lavori per la prima e dieci per il secondo. La fermata della tintoria impone di fermare la filatura per tre mesi. Senza filo si fermano anche i telai. Praticamente si fermerebbe tutto. Secondo i sindacati la situazione attuale era stata creata dalla vecchia azienda per poter chiudere tutto in Sardegna a favore della nuova fabbrica aperta in Marocco. Poi ci sono i timori per il futuro dello stabilimento di Macomer. Nel corso degli incontri con l’azienda non si è entrati nei dettagli del piano, ma dai discorsi sarebbe emerso che la vecchia fabbrica di Tossilo, dove la Legler iniziò l’attività come Tirsotex, sarà ridimensionata o chiusa. «Per Macomer - dicono i sindacati - si parla di altre produzioni non legate al tessile. Sta passando la linea della vecchia Legler. Di fatto non c’è la dismissione di Ponte San Pietro e per Macomer non c’è niente, neppure i soldi da investire. L’impressione è che non sia cambiato nulla». A questo si lega il futuro dei lavoratori di Macomer, soprattutto degli ultracinquantenni che l’azienda vorrebbe accompagnare alla pensione con la mobilità. «É gente che ha 30 o 35 anni di lavoro e impegni finanziari da rispettare - dicono i sindacati -, non si può buttare per strada con 780 euro al mese nel primo anno e poco più di 600 euro negli anni successivi fino alla pensione. Su questo siamo pronti a dare battaglia. Oggi, comunque, se ne parlerà a Cagliari con l’assessore al lavoro, Congera».
    Francesco Storaci non promette soluzioni, ma rassicura. «Ci stiamo dando da fare per trovare un imprenditore che porti prodotto - dice -, lavoriamo per mantenere gli impegni e salvare quanto è possibile». I sindacati aspettano la convocazione di Soru, poi decideranno. «A questo punto - dicono - non escludiamo di riportare la gente in piazza. Aspettiamo una risposta da Soru al quale abbiamo chiesto un incontro».
    (20 settembre 2007)
    http://espresso.repubblica.it/dettag...sura/1779656/6

  3. #3
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    La domanda è la seguente: era davvero necessario da parte della Sfirs acquistare la Legler?
    Perchè tenere in vita un'azienda improduttiva?
    Perchè cedere sempre e comunque al ricatto sindacale?

    A casa mia (ed è successo) se l'azienda è improduttiva la si chiude.

  4. #4
    Meda sabios paris
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    Citazione Originariamente Scritto da frankobollo Visualizza Messaggio
    La domanda è la seguente: era davvero necessario da parte della Sfirs acquistare la Legler?
    Perchè tenere in vita un'azienda improduttiva?
    Perchè cedere sempre e comunque al ricatto sindacale?

    A casa mia (ed è successo) se l'azienda è improduttiva la si chiude.
    Eh, deviat esse goi, ma jae l'iskis ki kena aziende improduttive sos politicos e sindacalistas italianos de dretta e de manca fini jae dae meda appiccados a calki mata de arvaree

  5. #5
    History Lesson - Part II
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    Noto :
    i sindacati (Cgil - Uil - Cisl) stanno sempre a dire come bisogna utilizzare risorse , finanziamenti etc etc , ma avete notato che poi le loro proposte che vengono attuate falliscono (quasi ?) tutte ?
    E' possibile che lo facciano di proposito per poi riavere di nuovo parola per la cassa integrazione ? E i politici , con le promesse (e bhè ...) per i voti ? (vabbè , su questi ultimi credo non ci siano dubbi...)

    possibile ?
    ma c'è la remota possibilità che questi sindacati ci prendano per i fondelli ?

  6. #6
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    cose dell'altro mondo!era maqtematico che si finisse così!...cmq anche gli operai ,si stanno rivelando assai ingenui e illusi!

  7. #7
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    A casa mia (ed è successo) se l'azienda è improduttiva la si chiude.

    se guardiamo bene, a casa nostra (e sta succedendo) anche certe aziende produttive vengono chiuse se al padrone fa comodo così.

    comunque, lasciamo fare al libero mercato che le cose già si risolvono automaticamente. i disoccupati ce l'avranno un padre parassita-pensionato che gli possa passare qualche centinaio di euro al mese per mangiare qualcosa, mandare a scuola i figli e pagare le bollette.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Luca78 Visualizza Messaggio
    A casa mia (ed è successo) se l'azienda è improduttiva la si chiude.

    se guardiamo bene, a casa nostra (e sta succedendo) anche certe aziende produttive vengono chiuse se al padrone fa comodo così.

    comunque, lasciamo fare al libero mercato che le cose già si risolvono automaticamente. i disoccupati ce l'avranno un padre parassita-pensionato che gli possa passare qualche centinaio di euro al mese per mangiare qualcosa, mandare a scuola i figli e pagare le bollette.
    forse non tutti i disoccupati hanno un padre come il tuo

  9. #9
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    forse non tutti i disoccupati hanno un padre come il tuo

    o' goppai Areste, è proprio quello che volevo dire io: non tutti i disoccupati hanno la fortuna di avere una famiglia di origine che ti guarda i figli e ti puo' aggiungere un piatto a tavola. molta gente rischia di finire veramente in mezzo alla strada. per quello mi spaventano discorsi tipo: "se l'azienda è improduttiva chiudiamola e arrivederci".
    poi cosa ci sia veramente dietro questa "crisi" della Legler in Sardegna io di preciso non lo so, so però che in tutto il mondo la gente acquista jeans e spesso li paga anche molto, anzi troppo, e allora? non c'è mercato per il tessuto denim e per il velluto? non sembrerebbe proprio visitando lo stesso sito web dell'azienda.
    http://www.legler.it/index.html

  10. #10
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    ma siete nati ieri ?????

    questa azienda è bergamasca ..... da sempre si compra in Sardegna, si beccano i contributi e poi ... si chiude

    i soldi si portano a casa (loro) a Bergamo e arrivederci a tutti.

    è storia vecchia un secolo.

 

 
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