
Originariamente Scritto da
Barsanufio
Io invece, da cattolico, sono colpito dall'assenza di più ampia riflessione sul punto.
C'è una preghiera di san Basilio Magno:
Signore e salvatore del mondo, / noi ti preghiamo per gli animali / che umilmente portano con noi / il peso e il calore del giorno / e offrono le loro misere vite / affinché noi viviamo bene.../ Noi ti preghiamo / anche per le creature selvagge / che tu hai creato sapienti, forti, belle; / ti preghiamo per tutte le creature / e supplichiamo / la tua grande tenerezza di cuore / perché tu hai promesso / di salvare l'uomo / e gli animali / e hai concesso loro il tuo amore infinito.
'Uomini e animali tu salvi, Signore' recita il salmo 36.
A me sembra evidente che, se Dio ha vinto la morte, la ha vinta a favore di tutta la creazione e non soltanto dell'homo sapiens sapiens. Io sono totalmente convinto che o tutto si perde o niente si perde. Niente vuol dire niente: e non parlo solo di enti, ma anche di eventi. Si salverà anche lo scintillio del frammento di neve che al sol si dissigilla - poggiato su una minuscola cengia sulle Grandes Jorasses, nel mezzodì di quel determinato giorno di quel determinato anno, visto alla distanza di quaranta centimetri guardando verso sud-est: e naturalmente potrebbe darsi che nessuno, se non Dio, abbia visto questo scintillio. Poi si salverà la medesima vista da una diversa distanza, o alle sei di sera, o da una differente angolazione. Tutto si salverà, anche quell'esplosione stellare ai confini dell'universo, anche quella mitosi.
Tutto si salverà, e non perché tutto sia dotato di un'ontologia consistente e immortale, ma perché Dio ama la sua creazione, e in Dio l'amore precede l'essere e lo fonda.
Oppure tutto perirà, se il dio è minore e la morte è più forte di lui.
Del resto anche intuitivamente è ben difficile immaginarsi un Oltre in cui l'unico frammento della creazione salvato sia unicamente costituito da esseri viventi appartenenti alla specie umana. Sembra grottesco solo a me?
Io non so se risorgerò col corpo (lo spero, ma non lo so). Però qualora potessi risorgere vorrei trascinare con me almeno tutti i miei sguardi, tutti i suoni che ho udito, e anche i rumori, tutto ciò che ho odorato, tutto ciò che ho toccato. Vorrei portare quel fiore che ho ricevuto e quello che ho dato. Magari la mia vecchia pipa di radica fiammata. Quella mia prima Autobianchi su cui ho imparato a guidare in quinta liceo. Lo yak dal muso dolce, dai muscoli rocciosi, dal pelo foltissimo e dall'afrore insopportabile che mi ha aiutato a portare le mie cose durante la circumambulazione del monte Kailas, in Tibet. Oh, almeno loro ci saranno. Altrimenti sarei veramente io, quello 'di là'? Come, non lo so. Come una banca dati di ricordi vividi come esperienze attuali depositati nella immensa memoria divina? In fondo anche io potrei sopravvivere così, come un ricordo di Dio. Insomma, come non lo so, ma dovranno pur esserci. Nelle absidi delle chiese ravennati il Cristo Pantocratore siede al centro di una festa di uomini, animali e vegetali.
Il libro di De Benedetti riporta una poesia di Paul Klee
Oh non lasciar morire l'infinita scintilla
nella misura stretta della legge.
Ma fai attenzione, non
allontanarti troppo da questo mondo!
Pensa di esser morto
e dopo molti anni di lontananza
ti viene concesso un solo
sguardo verso la terra.
Vedrai un lampione
e un vecchio cane con la zampa alzata.
Singhiozzerai dalla commozione.
Grazie, Barsanufio