Noi? Eravamo fuori, siamo fuori e resteremo fuoriVeltroni azzarda un primo bilancio sulle prospettive della "legge elettorale", da lui proposta e sponsorizzata. A dirla con gli opinionisti, pare che vedrà il porto, anche se l’ultima fase è la più difficile. E può riservare delle sorprese (1). In ogni caso, a breve ne sapremo di più, visto e considerato che molti avvenimenti vanno a collocarsi nel Gennaio 2008. Vediamo le forze in campo: vogliono una nuova legge elettorale che "assicuri la governabilità" il Partito Democratico e Forza Italia; l’accettano più o meno convinti Rifondazione comunista, l’UDC ed AN; manifesta ancora qualche perplessità la Lega. Sono decisamente contrari i "nanetti del centrosinistra" (UDEUR, PCI, SDI, Verdi). Tacciono i "nanetti del centrodestra", timorosi che "Padron Berlusconi" li sculacci.
In questi frangenti, "Romano perfido" dichiara di appoggiare l’iniziativa di Veltroni, ma poi lancia siluri contro l’intesa tra Berlusconi e Veltroni. Un poco perché è nella sua natura, un poco perché spinto dai nanetti del centrosinistra che minacciano di fare saltare il suo governo.
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Noi? Noi non c’eravamo, non ci siamo e non ci saremo. Siamo stati tagliati fuori con il Trattato di pace nel quale sta scritto che è "vietata la ricostituzione"; siamo stati tagliati fuori dalla Costituzione; siano stati tagliati fuori da una serie di leggine successive. Sì, nella Costituzione il "divieto di ricostituzione" è tra le "norme transitorie". Ma ve lo immaginate voi che questa classe politica possa abolire quella norma transitoria? E chi avanzerà la proposta? Fini? AN? Scusate, ma io non ci credo.
E non venitemi a dire: "c’era il MSI". Anche a voler credere alla buonafede di tutti quelli che diedero vita al MSI, è certo che si formò dentro il MSI una classe dirigente di "carrieristi". I quali carrieristi diedero poi vita alla "svolta di Fiuggi". E non venitemi a dire: "ci sono alcuni gruppuscoli a destra di AN". Perché "a destra di AN" trovate "mariani" e "silliani"; "cesariani" e "pompeiani". Ma vi illudete se credete di trovare dei "fascisti". Su questo non vorrei essere frainteso. Molti si dicono "fascisti" e lo dicono in buonafede. Ma, invitati a scegliere, se ne stanno nelle loro "compagnie di ventura". Non concependo che tante "milizie" non fanno "SPQR". Così come la vedo io, la via politica non è percorribile.
E allora? E allora bisogna convincersi che qualsiasi possibilità di "rinascita" passa da e attraverso una "battaglia culturale": bisogna convincersi che una nostra "presenza" sarà possibile solo se metteremo "identità" e "sovranità" al centro di qualsiasi nostro programma. E bisognerà imparare a stare assieme "da camerati", così come si conviene a "soldati" che combattono la stessa battaglia. O, se preferite, come "senatori" che si preoccupano della stessa "res publica". Su questo piano, le forze non mancano. Anzi sono numerose. Abbiamo case editrici, abbiamo pubblicazioni, abbiamo centri librari, abbiamo svariate associazioni.
Il problema è avviare tra costoro un rapporto di "fattiva collaborazione". Facile a dirsi, ma difficile a farsi. Ma è da farsi. Io non vedo altra strada




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