http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=19596
Buona lettura


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Il motivo fondamenta della crisi dell'immondizia a Napoli è stato il dirottamento dei fondi necessari agli investimenti nell'organizzazione dei servizi di smistamento in commissioni, sub-commissioni ed altri enti per assumere, assumere, assumere e creare un welfare alla napoletana: ovvero lavori, non fai niente, entri per raccomandazione e consumi.
Di questo, ahimé, son colpevoli tutti i napoletani. Poiché fa parte della loro (della nostra) mentalità 'all'italiana' che semplicemente in tale città si concentra al suo massimale.
Non che non esistano i paesotti padani dove nei comuni con una manciata di residenti tutti lavorano in comune, non che la situazione delle raccomandazioni non sia scandalosa a livelli disgustosi a Roma, non che sia una cosa di cui non vergognarci tutti.
Chi ha un'idea di come si supera un concorso pubblico, anche nei ruoli più 'retti' come quelli delle forze di pubblica sicurezza, chi ha come me amici imboscati in camera dei deputati, interi clan familiari in banca d'Italia, conoscenza delle dinastie universitarie ecc... possa non rendersi conto.
Senza dubbio però il vittimismo e il particolare acume di Napoli, dove tutti sono furbi e nisciuno è fesso è particolarmente grave e corresponsabile della politica 'alla napoletana' (e lì è veramente da sciocchi stare a fare destra e sinistra) e dei problemi 'alla napoletana'.
Del resto un mio maresciallo sotto le armi (napoletano) definiva benissimo il problema dicendo ''i soliti napoletani, furbi che si inventano cose incredibili e geniali per farti fesso, e poi sono i più fessi di tutti e la prendono in quel posto''.
In questo caso la monnezza.
Insomma la chiamata alla 'pia solidarietà' non è che non sia indispensabile, ma non è che non sia anche ipocrita.
E non parliamo di 'è nostro dovere intervenire poiché in un paese civile queste cose non si possono bla bla'. O si è paese civile, o non si è paese civile. Non ci sono limiti 'da non varcare'. Se si parte dalle dinastie che ereditano lo stesso ufficio pubblico come ai tempi dell'impero ottomano si finisce nella monezza. Dalle alpi allo ionio, non si tratta di dimensioni maggiori. Si tratta dello stesso problema, solo da una prospettiva diversa.
Ma finché non ne sentiamo la puzza non interveniamo.
Quindi io direi di lasciarla lì la monnezza: ad imperitura memoria.


La frase di d'Azeglio è proprio azzeccata, spiega del perché i Savoia portarono in quello che era il Regno più ricco d'Italia, in pochi anni da 25 mila soldati (1860) a 120 mila militari (1863) del Regno di Sardegna - inclusi i nuovi nati Carabinieri (abituati a stanare i briganti sardi nella Barbagia) - proprio per fottersi le industrie e le banche della lebbrosa Napoli, e dove tra paesi distrutti, civili massacrati e soldati regnicoli morti di stenti nelle prigioni del nord, non si è mai potuto appurare il loro numero esatto: ma di una cosa si sa con certezza, che iniziò il declino del Meridione con l'avvento della camorra-politici Italia al potere, portando in giro per il mondo milioni di emigranti meridionali.
Oggi, è vero, la monnezza è lì per le strade, ma non nei quartieri di chi si ha fatto pagare per seppellire i veleni giunti un po' dappertutto dal nord: e quindi, dal 1860 ad oggi, Napoli è sempre lì tenuta a distanza, poiché è lebbrosa.
E mentre i cittadini manifestano, si localizza la camorra fra i manifestanti e si mandano poliziotti a bastonarli!
Beh, questa è la vera monnezza, quella pericolosa del sistema "Italia".
L'altra monnezza, quella che non intacca i quartieri dei politici e dei camorristi, è pericolosa lo stesso: ma si sa, prima o poi morir bisogna tutti, e quindi o la natura o il lavoro dell'uomo, prima o poi sparirà dalle strade, mentre il "sistema Italia" dobbiamo essere noi italiani stessi a buttarlo nei gasificatori se vogliamo liberarci per sempre della monnezza dalle nostre strade.