"Offriamo in concessione le rotte aeree per Cindia"


Franco Masera, amministratore delegato di Kpmg Advisory lancia una proposta provocatoria: «L’Italia è la Sardegna d’Europa, mettiamo all’asta contratti di servizio per nuovi collegamenti»


PAOLA JADELUCA




Un bando di gara per l’assegnazione in concessione di nuove rotte verso la Cina, l’India, il Sud America e la costa occidentale del Nord America. In pieno dibattito sulla liberalizzazione dei voli con gli Stati Uniti, della vicenda Alitalia che ha riportato l’attenzione sui limiti alla concorrenza derivanti dalla presenta di un azionista pubblico in una compagnia aerea, Franco Masera, amministratore delegato di Kpmg Advisory, si fa portavoce di una proposta che, almeno a prima vista, sembra andare nella direzione opposta a quella in cui si muove il mercato: un’asta pubblica, per fare aprire nuove rotte sovvenzionate verso destinazioni non coperte o poco servite da e verso l’Italia. Collegamenti pensati e gestiti secondo il modello di un contratto di servizio, sulla falsariga di quello utilizzato per i collegamenti aerei con la Sardegna, o quello con le ferrovie locali, che le Fs non coprono e della quale si fanno carico gli enti locali.
«Il nostro paese spiega Masera si trova in una posizione periferica rispetto all’Europa e a una maggiore distanza dal Nord America rispetto a paesi come l’Inghilterra e la Francia. Sconta pertanto un gap competitivo nel movimento di persone e beni, una marginalità rispetto al baricentro dei paesi industrializzati».
Meno linee aeree vuol dire meno turisti, meno viaggi d’affari, meno alberghi, in poche parole, minor ricchezza. L’Italia Sardegna d’Europa, periferia marginale del mondo, dunque? «Lo sviluppo economico dei paesi più industrializzati è imperniato, in larga misura, sul terziario avanzato, dove la materia prima è rappresentata dall’interscambio di informazioni. In questo contesto i due cardini dello sviluppo sono le telecomunicazioni e i sistemi di trasporto delle persone», afferma Masera. E spiega: «Prendiamo l’industria del turismo, uno dei principali valori di scambio del sistema nazionale. Il turismo implica un sistema di connettività particolarmente articolato, sia a livello intercontinentale e internazionale che interno. In questo scenario, la rete di collegamenti tra l’Italia e il resto del mondo si configura come un vero e proprio "bene strutturale" e non come un mero asset aziendale. Pensiamo a Dubai, quando hanno costruito l’aeroporto, uno dei più efficienti del mondo, non c’era quasi nulla. Oggi Dubai è una delle capitali del business, sede di meeting che richiamano manager da tutto il mondo, nonché polo del lusso mondiale».
Dove arriva una compagnia aerea arriva lo sviluppo. Lo provano le compagnie low cost, che da Ciampino a Bergamo Orio al Serio, da Catania a Pisa, hanno fatto decollare passeggeri e distretti economici. E gli aeroporti se le contendono a colpi di promozioni e incentivi. Prendiamo il caso della Puglia che, dopo la Sardegna, beneficia di investimenti pubblici per lo sviluppo di rotte aeree puntoapunto, ovvero dirette, dalla partenza alla destinazione, sia nazionali che internazionali. La Regione, attraverso la gestione unitaria dei suoi quattro aeroporti, ha creato uno strumento per attuare una politica di sviluppo del territorio. E in Puglia, abbandonata dall’Alitalia, sono atterrati MyAir, SnBrussels, Tufly «Il collegamento diretto BrindisiLondra ha fatto impennare la richiesta di trulli nell’hinterland, determinando un accrescimento di valore di tutto il sistema del real estate», racconta Masera.
Ma su 24 nuove rotte attese, solo tre si sono aggiunte. Diversi i motivi. Il primo, dicono gli analisti, aver limitato la gara alle sole compagnie low cost. Quando invece, compagnie più grandi, magari le americane che stanno invadendo l’Europa di voli puntoapunto, avrebbero ampliato l’offerta. Insomma, dipende da come viene formulata la gara. «Aperta a tutti, per non incorrere in distorsioni della concorrenza», spiega Masera.
Le normative europee consentono solo agli aeroporti al di sotto dei 5 milioni di passeggeri di beneficiare di sussidi per nuovi voli, aiuti in fase di startup che siano paragonabili agli investimenti che farebbe un privato operante in un’economia di mercato. Tutto in nome dello sviluppo del territorio, della pari opportunità tra i cittadini. Ma questa stessa normativa, secondo Masera, si potrebbe cominciare ad applicare, in un’ottica di sviluppo europeo, a tutta l’Italia.
Non mancano programmi in questo senso. «Lo stesso Enit, Ente Nazionale del Turismo, ha un programma "vola per l’Italia" che incentiva una decina di voli, tra questi i collegamenti Eurofly da Napoli e da Lamezia Terme per New York; ma si tratta di aree ultraperiferiche, e di 12 voli settimanali. Se scattano ricorsi è facilissimo bloccare questo tipo di attività», commenta Oliviero Baccelli, vicedirettore del Certet Bocconi.
Opensky, la liberalizzazione dei cieli con l’America, sta portando in Italia molte compagnie, aumentando voli e rotte verso l’America del Nord. American Airlines ha un investimento da 100 milioni di dollari per una nuova rotta New YorkMalpensa. La canadese Zoom, una delle prime compagnie low cost intercontinentali, sta puntando sul RomaToronto. Delta ha aperto le rotte tra New York e Pisa e New York e Venezia. Mancano, invece, iniziative analoghe su rotte sempre più trafficate e strategiche come quelle con i paesi asiatici, o il Sud America. Dove promozioni e incentivi si potrebbero inserire nella rivisitazione degli accordi bilaterali dai quali dipendono rotte e compagnie ammesse ai collegamenti.
Le promozioni funzionano. L’Enav, l’ente nazionale assistenza ai voli, per esempio, è riuscito a captare una grossa fetta di voli che passavano sui cieli dell’Austria e della Croazia, abbassando le tariffe. «Ci sono ancora 3000 accordi bilaterali con restrizioni operazionali e di proprietà azionaria», denuncia Giovanni Bisignani, Ceo della Iata, International Air Transport Association, nell’ultimo economic briefing. «La buona notizia è che 200 di questi accordi contano per il 75% del traffico, così cambiandone pochi si può avere un grosso impatto». Un impatto calcolato in un incremento del traffico aereo del 63% a livello mondiale, con 24 milioni di occupati in più e un valore addizionale di 490 miliardi di dollari del Pil.


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